Feb 08
La consapevolezza del Sé

La consapevolezza del Sé

In tutto il percorso terapeutico della psicologia del Sé Multimodale, la consapevolezza si rifà al Sé nelle sue dimensioni più profonde, quelle del recupero e dell’integrazione degli stati affettivi. L’autoconsapevolezza è la capacità di sintonizzarsi sul proprio vero . Questo diventa possibile da parte del paziente solo riscoprendo la consapevolezza del proprio corpo, delle proprie emozioni, dei propri bisogni, delle proprie risorse, della propria storia personale.

Recuperando un progetto interno di guarigione che passa necessariamente nella capacità di auto riconoscimento che vuol dire diritto di esistere come persona che agisce e che stabilisce relazioni interpersonali significative.

Consapevolezza autoriflessiva è dunque la correlazione tra lo sviluppo del Sé e la capacità di stabilire un attaccamento sicuro e significativo con l’altro. Un Sé stabile e flessibile, dove per stabile si intende continuità e coesione degli stati d’animo e affettivi del Sé. E flessibile diventa la nuova capacità del Sé di apprendere e prendere forma in accordo sia con i propri bisogni e stati affettivi (emozioni e motivazioni) sia con la capacità di integrare nuove relazioni interpersonali. E’ il recupero profondo del significato della propria vita.

Solo un Sé consolidato e integrato può essere anche flessibile e stabile; il rischio contrario è la dissociazione. Nel percorso di vita di un individuo le emozioni sono tante, così come i sentimenti che fluiranno; ovviamente i fattori scatenanti che conducono alla consapevolezza del Sé, sono le motivazioni intrinseche e estrinseche. Il paziente che decide di intraprendere un percorso terapeutico è spinto da una forte motivazione, qualunque essa sia, intrinseca o estrinseca, generalmente la prima. Chiaramente tanto quanto siano forti la o le motivazioni, il paziente porta con sé nelle prime sedute molti freni inibitori, che con un ciclo continuo di terapia tenderanno a dissolversi, lasciando spazio al Sé emergente. La consapevolezza del Sé, ad esempio, in un paziente che abbia fatto un ciclo annuale di psicoterapia, ovviamente con una frequenza di almeno una volta a settimana, fa notare, in esso, un netto miglioramento della stabilità e della flessibilità del Sé; quando non c’è alcun progresso si sfocia nella patologia.

In ultimo, tengo a precisare che, la consapevolezza del proprio Sé produce un notevole cambiamento dell’assetto di vita di un individuo: in quanto si modificano gli approcci interpersonali e a volte avvengono dei cambiamenti radicali. Anche il rapporto con il proprio corpo muta, sentendosi stimolato nella ricerca di nuovi bisogni. Tutto ciò non deve provocare timore in chi decide di intraprendere una terapia individuale, poiché la consapevolezza serve a riappropriarsi della propria vita ascoltando i propri bisogni e vivendo “il qui ed ora”.

Di Cristian Chiappetta [Psicologo clinico e di comunità].
Fonte: http://cristianchiappetta.blogspot.com

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Feb 07
Come iniziate la giornata?

Come iniziate la giornata?

Quali sono le prime parole che pronunciate quando vi svegliate? Tutti ripetiamo qualcosa di specifico quasi ogni giorno: è positivo o negativo? Ricordo quando mi svegliavo al mattino e, con un gemito, mi lamentavo: “Oddio, un’altra giornata!” Ed era esattamente questo, il tipo di giornata che mi si sarebbe presentata, una seccatura dietro l’altra. Ora, al risveglio, prima ancora di aprire gli occhi, ringrazio il letto per la buona nottata di sonno; dopotutto l’abbiamo trascorsa insieme in comodità. Ancora con gli occhi chiusi, esprimo gratitudine per tutto il bene presente nella mia vita. Programmo la giornata, affermando che tutto andrà bene e che mi divertirò a realizzare quanto mi sono proposta di fare. Tutto questo avviene prima che io mi alzi e mediti e reciti le preghiere.

La meditazione

Concedetevi pochi minuti al giorno per sedervi in meditazione silenziosa. Se non lo avete mai sperimentato, iniziate con cinque minuti. Sedetevi tranquillamente osservando il respiro e i pensieri che passano attraverso la mente: se non date loro importanza, se ne andranno. La natura della mente è pensare, non cercate quindi di liberarvi dei pensieri.

Ci sono molti libri che potete esaminare per venire a conoscenza dei diversi modi di meditare. Non importa come e dove cominciate, alla fine troverete il metodo migliore per voi. Di solito, io mi siedo in un luogo tranquillo e chiedo: “Che cosa ho bisogno di sapere?” Lascio poi che la risposta venga da sé, altrimenti, so che arriverà più tardi. Non c’è un modo di meditare giusto o sbagliato.

Un’altra forma di meditazione consiste nell’osservare il respiro che entra e esce dal corpo: quando inspirate contete “uno” e quando espirate contate “due“, continuando fino a raggiungere il dieci, per poi ricominciare da uno. Se vi ritrovate a pensare alla lista della spesa e notate che siete andati avanti a contare fino a venticinque, ricominciate da uno.

Avevo una paziente che mi sembrava brillante e intelligente, la sua mente era pronta e veloce in modo superiore alla norma, e aveva un gran senso dell’umorismo. Malgrado tutto, non riusciva a passare all’azione, era sovrappeso, senza un soldo, frustrata nella carriera e priva di una storia d’amore da molti anni. Acquisì con facilità tutti i concetti metafisici, che avevano un notevole significato per lei. Però, era troppo intelligente e rapida. Trovò difficile rallentare i suoi processi mentali a sufficienza così da potersi esercitare per un periodo di tempo sufficientemente lungo, con quelle idee che lei era così brava ad afferrare.

La meditazione quotidiana la aiutò enormemente. Cominciammo con solo cinque minuti al giorno e a poco a poco passammo a quindici e poi a venti.

Da Puoi guarire la tua Vita di Louise L. Hay.

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Feb 06
La felicità

La felicità

La felicità consiste nel provare quello che c’è di bello nella vita. Si tratta di un’abilità individuale, e non di un’eventualità del destino: tutti possono essere felici se imparano a capire come si fa ad esserlo.

Infatti, per vivere una vita felice è necessario essere capaci di godere di ciò che già si ha. La felicità non va ricercata nel futuro, ma nel presente, perché non dobbiamo dimenticare che il nostro attuale presente è il futuro che immaginavamo per noi qualche tempo fa. Molti dei nostri desideri sono stati realizzati, ambiziosi traguardi sono stati raggiunti…

Ma siamo forse per questo ‘Felici’ ora? La risposta, sono sicura, è ‘no’, o meglio ‘ancora no’.

Ognuno di noi ha qualcosa che ancora gli manca per essere felice: il matrimonio, un lavoro, la carriera, la casa, la laurea, la vacanza… L’evasione dal presente, l’incapacità di prendere decisioni, la tendenza alla procastinazione determinano l’idealizzazione del proprio futuro, che intanto diventa il presente e la storia continua. La felicità, sempre rimandata all’indomani, continua a sfuggire alla nostra esistenza, nell’illusione che qualche forza magica, soprannaturale o anche proveniente da qualche misteriosa area del proprio sé possa finalmente risvegliarsi e risolvere per incanto tutti i problemi. A volte l’infelicità deriva dalla sensazione di non avere o non avere abbastanza, di ciò che è necessario per vivere bene. Molto spesso si tratta di bisogni indotti dall’ambiente sociale ed in particolare da quei ‘persuasori occulti’ che, con logiche sottili ed ingannevoli, cercano di condizionarci nelle scelte e soprattutto nei consumi.

La verità è che, se vogliamo essere felici, possiamo esserlo immediatamente, perché la felicità non è nel futuro, ma nel momento presente: non conta quanto abbiamo, ma quanto riusciamo a godere di quello che possediamo.

E’ inutile trascorrere la vita inseguendo il successo, la fama, i soldi e il potere: mentre lottiamo e competiamo per raggiungere tutto ciò, ci allontaniamo inevitabilmente dai nostri valori e ci rendiamo schiavi di un sistema che da noi vuole sempre di più e sempre di meglio. Solo concentrandoci sul processo anziché sul risultato, allontanandoci dalla competizione e dalle illusioni condizionanti coniate ad arte dagli strateghi della comunicazione, potremo ritrovare la gioia nelle piccole cose della vita quotidiana e ritornare ad impostare la vita secondo i nostri valori.

Infine un’ultima considerazione: solo l’essere umano comprende il senso della morte, perché è nel pacchetto delle sue conoscenze, sin da quando era bambino. La consapevolezza della propria sicura fine lo spaventa e per dimenticare questa paura tenta di esorcizzarla tentando di non pensarci. E’ un comportamento infantile, un meccanismo di difesa basato sulla negazione. La morte esiste e dunque tanto vale tenerne conto. Se la vita deve essere breve, facciamo almeno che sia lieta e lasciamo i tormenti, le angosce, le competizioni, gli accumuli, a quelli che pensano di non dover morire mai.

A cura della Dott.ssa Giuliana Proietti. L’articolo è tratto da “Il Pensiero Positivo” della Xenia Edizioni, Milano, 2001.
Fonte: http://www.salutedonna.it

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