Il mondo che ho visto finora non è la realtà , ma è quello che la mia mente mi ha fatto vedere. La mente è condizionata da quello che ha appreso e seleziona fra tutti i segnali esterni quelli che meglio si adattano alla sua concezione del mondo. In effetti la mente mente…
C’è un equilibrio interno al corpo che riposa silente tra gli organi. Lo shiatsu sveglia e libera questa armonia, portando caldo nel freddo, stasi nell’eccesso di moto, dinamismo nella stagnazione.
Toccare, sentire, dare
Prima di approfondire le caratteristiche che distinguono il massaggio shiatsu da qualsiasi altra tecnica, vale la pena sottolineare quanto delicata e importante sia la scelta di farsi massaggiare. Una seduta di massaggio è una vera e propria esplorazione della dimensione emotiva che può aprire vasi di pandora, possibilità , sensazioni da assimilare e digerire con la dovuta quiete.
Il massaggio è un vero e proprio, letterale “mettersi nelle mani di qualcuno“, consegnare i serbatoi di emozioni che ci abitano. Per questo ogni seduta ha una valenza sacra e irripetibile.
Il massaggio shiatsu: agopuntura senza aghi
Lo shiatsu è il frutto del matrimonio duraturo e felice tra Do-in e Anma, ovvero tra automassaggio e tecniche rivolte a terzi. A portare avanti questa fertile ibridazione sono stati monaci venuti a contatto con le discipline corporee interne alla Medicina Tradizionale Cinese e portate poi in Giappone tra il VII e il VIII a.C.
Non si usano gli aghi, ma la pressione delle dita viene esercitata sui punti vitali dell’agopuntura. Gli stili principali sono due: Namikoshi e Masunaga.
Il primo stile, Namikoshi, si caratterizza per l’utilizzo dei pollici sovrapposti e si basa su una mappa che codifica una serie di punti anatomo-fisiologici (inserzioni muscolari, innervazioni, gangli linfatici ecc.). Le pressioni sono ripetute più volte sullo stesso punto prima di passare ad altro punto del corpo.
Lo stile Masunaga invece si caratterizza per l’utilizzo di pressioni con nocche, gomiti e ginocchia; una mano, la mano “madre“, tiene con varie modalità la zona del corpo trattata, mentre l’altra mano (o gomito o ginocchio) opera con pressioni che si spostano lungo i meridiani; la mappa si basa sulla riscrittura originale dei percorsi energetici operata dallo stesso Masunaga.
Esiste poi lo stile della doppia pressione che unisce fondamenti di MTC, filosofia taoista e teoria della complessità , caratterizzato da pressioni simultanee su più punti o aree.
Più a fondo nello shiatsu
L’alternanza impera durante un trattamento shiatsu, la stessa alternanza che il bianco e il nero del Tao invitano a osservare e onorare. L’efficacia del trattamento riposa infatti sul passaggio continuato tra momento attivo e momento passivo; il terapeuta infatti stimola l’energia attraverso le pressioni lungo i meridiani sui punti Tsubo, le rotazioni delle articolazioni e gli stiramenti muscolari per poi passare a un fase più passiva di rilassamento e consapevolezza.
Il calore arriva laddove il freddo genera stagnazione, l’apertura cerca uno spazio nelle aree del corpo che hanno chiuso possibilità alla trasformazione, la stasi pacifica quieta zone eccessivamente dinamiche. Lo shiatsu cerca nel corpo l’equilibrio che nel corpo riposa silente in attesa di essere liberato e sprigionarsi attraverso i canali energetici.
Un corpo per curarmi, un’anima per guarire offre la chiave per interpretare questa risposta e individuare la provenienza di ogni manifestazione fisica, proponendo soluzioni per ritrovare da soli il proprio ottimale stato di salute.
La malattia non è una “sfortuna” o una “punizione“, è semplicemente il modo con cui il nostro corpo ci comunica che lo stress, lo stile di vita, i conflitti psicologici, ne hanno pregiudicato la salute e l’equilibrio.
La malattia è pertanto nostra alleata, in quanto ci permette di ritornare sui nostri passi e riscoprire noi stessi.
Conoscere i processi che conducono alla sofferenza
Multitasking significa, in sostanza, fare più cose contemporaneamente. Stai parlando con qualcuno e nello stesso tempo stai controllando le e-mail: questo è multitasking. Possono esserci due, tre o anche dieci compiti che si sovrappongono.
Spesso mi trovo a fare più cose contemporaneamente, soprattutto quando sono di fronte al computer: le distrazioni sono tante su Internet, e resistere non è molto semplice.
Molte volte anche mentre sto scrivendo un post faccio dell’altro. So che questo è sbagliato e non andrebbe fatto, ma la tentazione è forte.
Quando scrivo un articolo ho sempre una lista di compiti da svolgere in sequenza, per evitare di accavallare due cose: ricerca, scrittura, inserimento immagine, controllo dell’ortografia e formattazione (maiuscolo, paragrafi eccetera). Ma durante ognuna di queste fasi, ecco che spunta fuori l’e-mail o l’amico che mi contatta in chat.
Secondo un esperimento del New York Times, chi pratica multitasking ogni giorno ad alto livello (il che significa anche 10 cose diverse contemporaneamente) è meno attento, meno reattivo, meno concentrato e fa più fatica a filtrare le informazioni rilevanti da quelle inutili. Anche in compiti molto semplici, è stato osservato che concentrarsi solo su una cosa produce risultati nettamente migliori.
Ad inizio articolo ho detto che il multitasking è una droga: e qual è la caratteristica principale di ogni droga? Esatto, la dipendenza!
Secondo uno studio dell’università di Stanford, chi è abituato a fare più cose contemporaneamente ogni giorno farà fatica a staccarsi dall’abitudine. E anche quando dovrebbe concentrarsi o prendersela con calma, non riesce a focalizzare l’attenzione dove servirebbe.
Il cervello ha una specie di centro di controllo, all’interno del quale vengono smistate le informazioni e viene deciso come e quando processarle. Purtroppo la nostra mente nella storia della sua evoluzione non si è mai trovata a dover fare i conti con una così grande mole di dati e informazioni, e se non stiamo attenti potrebbe andare in tilt.
Facebook, Twitter, e-mail, feed RSS, cellulare, chat e via così, tutte cose che contribuiscono a mandare in palla il centro di controllo del cervello. Con tutti questi strumenti è possibile avere informazioni pronte e disponibili, senza dovere starle a cercare. La tentazione di andare a controllare ogni pochi minuti è fortissima. Secondo una ricerca sempre di Stanford, i dipendenti che usano il computer controllano la posta elettronica 37 volte… ogni ora!
Più di una volta ogni due minuti.
Il cervello non concepisce il concetto di multitasking: non è capace di fare due cose allo stesso tempo. Quello che fa in realtà è cambiare continuamente e freneticamente da un compito all’altro, dando l’illusione che ne sta facendo due o più.
Il risultato? Per gestire questo sovraccarico, il cervello rallenta. Secondo uno studio del MIT, il cervello perde all’incirca 10 punti di QI quando stai svolgendo tre o più operazioni contemporaneamente!
Se quindi ti sei sempre considerato capace a fare più cose nello stesso tempo, devo darti una brutta notizia: è solo il cervello che si dà delle finte arie.
Ti faccio una domanda: è veramente necessario stare connesso a Facebook notte e giorno?
Non pensare che sia contrario al social network di Mark Zuckerberg, lo trovo uno strumento fantastico per tenersi in contatto con gli amici e ricevere aggiornamenti. Ma dall’altra parte Facebook è il miglior alleato del multitasking, e quindi il peggior nemico della tua produttività .
Non c’è dubbio che chi sta al computer è maggiormente soggetto al pericolo. Tutte le mie attività hanno ormai come centro focale il computer: i miei appunti universitari sono lì, ci sto scrivendo la tesi, lavoro, mi svago e gestisco Mindcheats. Ci guardo anche la televisione!
Mi sono reso conto che stavo facendo troppe cose nello stesso tempo per poter essere produttivo, e quindi ho iniziato a informarmi sulle conseguenze che può avere il multitasking. Dopo aver letto quanto ti ho appena illustrato, mi sono deciso a darmi finalmente una regolata.
Non ti serve controllare la posta elettronica ogni due minuti, bastano tre o quattro volte al giorno. Io quando accendo il PC guardo le e-mail, gli aggiornamenti dei miei siti preferiti, le novità di Facebook e gli altri social network e via così. Dopo una mezz’ora spesa a fare tutto questo, semplicemente chiudo tutti i programmi che potrebbero distrarmi e inizio a darmi da fare.
Se lavori al computer, non sfidare la tua forza di volontà tenendo aperta la pagina di gmail: cederai alla tentazione di controllarla. E anche se non controllerai, il tuo cervello sarà sempre meno focalizzato sul compito principale. Devi scrivere un articolo? Bene, abbi aperta solo la tua pagina di Word e nient’altro. Più cose apri, più aggiornamenti ricevi, e meno sarai produttivo.
Crea una distinzione netta fra il tempo dedicato al lavoro e quello dedicato allo svago. E questo vale per tutto, non solo per il computer! Se stai facendo qualcosa, non permettere che nulla ti distragga. Certo la tecnologia è il pericolo di gran lunga maggiore, ma non è l’unico. Piuttosto che stare tutto il giorno a dividerti fra lavoro e SMS, crea una semplice tabella con gli orari nei quali fare ogni attività .
Conclusione
Io ho abbandonato il multitasking da un po’, e la mia produttività è cresciuta a dismisura. Ora a scrivere un articolo ci metto quasi la metà del tempo, mantenendo sempre al massimo la qualità .
Fare più cose contemporaneamente manda in tilt il cervello, che quindi non sarà più in grado di smistare i compiti in maniera adeguata. Questo provoca un sovraccarico, che la mente gestisce rallentando tutte le operazioni. Saltare con l’attenzione da un posto all’altro continuamente non permette al cervello di concentrarsi per un periodo lungo sullo stesso compito, causando un crollo della produttività .