Ago 21

Documentario dedicato a Carl Gustav Jung.

Carl Gustav Jung (Kesswil, 26 luglio 1875 – Bollingen , 6 giugno 1961) è stato uno psichiatra e psicoanalista svizzero. La sua tecnica e teoria di derivazione psicoanalitica è chiamata “psicologia analitica“.

Visualizza la versione integrale: http://www.lamentemente.com/carl-jung/

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Ago 20

Nella teoria classica della relatività generale non si può predire in che modo l’universo sia cominciato perché tutte le leggi note della scienza verrebbero meno in presenza della “singolarità” del Big Bang. L’universo potrebbe avere avuto inizio in un modo molto omogeneo e ordinato. Questo fatto avrebbe condotto a frecce del tempo termodinamica e cosmologica ben definite, come quelle che osserviamo. Esso avrebbe però potuto avere origine altrettanto bene in uno stato molto grumoso e disordinato. In questo caso l’universo si sarebbe trovato già in uno stato di completo disordine, cosicché il disordine non avrebbe potuto aumentare col tempo. Esso sarebbe stato destinato o a restare costante, nel qual caso non ci sarebbe stata una freccia del tempo termodinamica ben definita, o a diminuire, nel qual caso la freccia del tempo termodinamica avrebbe puntato nella direzione opposta a quella della freccia cosmologica. Nessuna di queste due possibilità e in accordo con ciò che osserviamo. Ma la teoria classica della relatività generale predice il suo stesso venir meno. Quando ci si avvicina alla singolarità del Big Bang, gli effetti gravitazionali quantistici diventeranno importanti e la teoria classica cesserà di essere una buona descrizione dell’universo. Si deve usare una teoria quantistica della gravità per capire in che modo abbia avuto inizio l’universo.

In una teoria quantistica della gravità per specificare lo stato dell’universo si dovrebbe ancora dire in che modo le possibili storie dell’universo si comporterebbero all’estremo confine dello spazio-tempo in passato. Si potrebbe evitare questa difficoltà di dover descrivere quel che non sappiamo e non possiamo sapere solo se le storie soddisfano la condizione dell’inesistenza di ogni confine: se hanno un’estensione finita, ma non hanno confini, margini o singolarità. In questo caso l’inizio del mondo sarebbe un punto regolare, omogeneo, dello spazio-tempo e l’universo avrebbe cominciato la sua espansione in un modo molto regolare e ordinato. Esso non potrebbe essere stato completamente uniforme, poiché in tal caso avrebbe violato il principio di indeterminazione della teoria quantistica. Dovettero esserci piccole fluttuazioni nella densità e nelle velocità delle particelle. La condizione dell’assenza di confine implicava però che queste fluttuazioni fossero il più possibile piccole, in accordo col principio di indeterminazione di Heisenberg.

L’universo avrebbe avuto inizio con un periodo di espansione esponenziale o “inflazionaria” in cui le sue dimensioni sarebbero aumentate di un fattore molto grande.

Nel corso di tale espansione le fluttuazioni di densità sarebbero rimaste dapprima piccole, ma in seguito avrebbero cominciato a crescere. Nelle regioni in cui la densità era leggermente maggiore della media si sarebbe avuto un rallentamento dell’espansione per opera dell’attrazione gravitazionale della massa extra. Infine,- tali regioni avrebbero cessato di espandersi e si sarebbero contratte a formare galassie, stelle ed esseri come noi. L’universo sarebbe iniziato in uno stato omogeneo e ordinato e sarebbe diventato grumoso e disordinato al passare del tempo. Ciò spiegherebbe l’esistenza della freccia del tempo termodinamica.

Ma che cosa accadrebbe se l’universo cessasse di espandersi e cominciasse a contrarsi? La freccia del tempo termodinamica si rovescerebbe e il disordine comincerebbe a diminuire col tempo? Questo fatto condurrebbe a ogni sorta di possibilità fantascientifiche per coloro che fossero riusciti a sopravvivere dalla fase di espansione a quella di contrazione. Quei nostri lontani pronipoti vedrebbero i cocci di tazze ridotte in frammenti ricomporsi in tazze integre, e vedrebbero queste volare dal pavimento sul tavolo? Sarebbero in grado di ricordare le quotazioni di domani e guadagnare una fortuna sul mercato azionario? Potrebbe sembrare un po’ accademico preoccuparsi di che cosa accadrebbe se l’universo tornasse a contrarsi, giacché questa contrazione non avrà inizio in ogni caso se non fra altri dieci miliardi di anni almeno. C’è però un modo più rapido per sapere che cosa accadrebbe: saltare in un buco nero. Il collasso di una stella a formare un buco nero è molto simile alle ultime fasi del collasso dell’intero universo. Se nella fase di contrazione dell’universo il disordine dovesse diminuire, potremmo quindi attenderci che esso diminuisca anche all’interno di un buco nero. Così, un astronauta che cadesse in un buco nero sarebbe forse in grado di vincere alla roulette ricordando in quale scomparto si trovava la pallina prima della sua puntata. (Purtroppo, però, non potrebbe giocare a lungo prima di essere trasformato in una fettuccina. Né sarebbe in grado di fornirci informazioni sull’inversione della freccia del tempo termodinamica, o neppure di versare in banca i suoi guadagni, giacché sarebbe intrappolato dietro l’orizzonte degli eventi del buco nero).

In principio credevo che nella fase di collasso dell’universo il disordine sarebbe diminuito. Questo perché pensavo che nel corso della contrazione l’universo dovesse torna re a uno stato omogeneo e ordinato. Ciò avrebbe significato che la fase di contrazione sarebbe stata simile all’inversione temporale della fase di espansione. Le persone nella fase di contrazione avrebbero vissuto la loro vita a ritroso: sarebbero morte prima di nascere e sarebbero diventate più giovani al procedere della contrazione dell’universo.

Quest’idea è attraente perché comporterebbe una bella simmetria fra le fasi di espansione e di contrazione. Non è però possibile adottarla a se, indipendentemente da altre idee sull’universo. La domanda è: essa è implicita nella condizione che l’universo sia illimitato o è in contraddizione con tale condizione? In principio pensavo che la condizione che l’universo non avesse alcun limite implicasse effettivamente che nella fase di contrazione il disordine sarebbe diminuito. Fui sviato in parte dall’analogia con la superficie terrestre. Se si supponeva che l’inizio dell’universo corrispondesse al Polo Nord, la fine dell’universo doveva essere simile al principio, esattamente come il Polo Sud è simile al Polo Nord. I poli Nord e Sud corrispondono però all’inizio e alla fine dell’universo nel tempo immaginario. L’inizio e la fine nel tempo reale possono essere molto diversi l’uno dall’altro. Fui tratto in inganno anche da una ricerca che avevo fatto su un modello semplice dell’universo in cui la fase di contrazione assomigliava all’inversione del tempo della fase di espansione. Un mio collega, Don Page, della Penn State University, sottolineò però che la condizione dell’assenza di ogni confine non richiedeva che la fase di contrazione dovesse essere necessariamente l’inversione temporale della fase di espansione. Inoltre un mio allievo, Raymond Laflamme, trovò che, in un modello leggermente più complicato, il collasso dell’universo era molto diverso dall’espansione. Mi resi conto di aver commesso un errore: la condizione dell’assenza di ogni limite implicava che il disordine sarebbe in effetti continuato ad aumentare anche durante la contrazione. Le frecce del tempo termodinamica e psicologica non si sarebbero rovesciate quando l’universo avesse cominciato a contrarsi, e neppure all’interno dei buchi neri.

Che cosa si deve fare quando si scopre di aver commesso un errore come questo? Alcuni non ammettono mai di avere sbagliato e continuano a trovare argomenti nuovi, a volte contraddittori fra loro, per sostenere la loro causa, come fece Eddington nella sua opposizione alla teoria dei buchi neri. Altri affermano di non avere mai sostenuto realmente la teoria sbagliata o, se lo hanno fatto, pretendono di averlo fatto solo per dimostrare che era contraddittoria. A me pare molto meglio e molto più chiaro ammettere in una pubblicazione di avere sbagliato. Un buon esempio in proposito fu quello di Einstein, che definì la costante cosmologica, da lui introdotta nel tentativo di costruire un modello statico dell’universo, l’errore più grave di tutta la sua vita. Per tornare alla freccia del tempo, rimane l’interrogativo: perché osserviamo che le frecce termodinamica e cosmologica puntano nella stessa direzione? O, in altri termini, perché il disordine aumenta nella stessa direzione del tempo in cui si espande l’universo? Se si crede che l’universo passi prima per una fase di espansione per tornare poi a contrarsi, come sembra implicare la proposta dell’inesistenza di confini, la domanda si trasforma nell’altra del perché dovremmo trovarci nella.fase di espansione e non in quella della contrazione.

Si può rispondere a questa domanda sulla base del “principio antropico debole“. Le condizioni nella fase di contrazione non sarebbero idonee all’esistenza di esseri intelligenti in grado di porsi la domanda: perché il disordine cresce nella stessa direzione del tempo in cui si sta espandendo l’universo? L’inflazione nel primissimo periodo di esistenza dell’universo, predetta dalla condizione dell’inesistenza di alcun confine, significa che l’universo deve espandersi con una velocità molto vicina al valore critico in corrispondenza del quale riuscirebbe a evitare di strettissima misura il collasso, e quindi che non invertirà comunque la direzione del suo movimento per moltissimo tempo. A quell’epoca tutte le stelle avranno esaurito il loro combustibile, e i protoni e i neutroni in esse contenuti saranno probabilmente decaduti in particelle di luce e radiazione. L’universo si troverebbe allora in uno stato di disordine quasi completo. Non ci sarebbe una freccia del tempo termodinamica forte. Il disordine non potrebbe aumentare di molto perché l’universo sarebbe già in uno stato di disordine quasi completo. Una freccia del tempo termodinamica forte è però necessaria per l’operare della vita intelligente. Per sopravvivere, gli esseri umani devono consumare cibo, che è una forma ordinata di energia, e convertirlo in calore, che è una forma di energia disordinata. Perciò nella fase di contrazione dell’universo non potrebbero esistere forme di vita intelligente. Questa è la spiegazione del perché osserviamo che le frecce del tempo termodinamica e cosmologica sono puntate nella stessa direzione. Non che l’espansione dell’universo causi un aumento del disordine. A causare l’aumento del disordine, e a far sì che le condizioni siano favorevoli alla vita intelligente soltanto nella fase di espansione, è piuttosto la condizione dell’assenza di confini dell’universo.

Per compendiare, le leggi della scienza non distinguono fra le direzioni del tempo in avanti e all’indietro. Ci sono però almeno tre frecce del tempo che distinguono il passato dal futuro. Esse sono la freccia termodinamica: la direzione del tempo in cui aumenta il disordine; la freccia psicologica: la direzione del tempo in cui ricordiamo il passato e non il futuro; e la freccia cosmologica: la direzione del tempo in cui l’universo si espande anziché contrarsi. Ho mostrato che la freccia psicologica è essenzialmente identica con la freccia termodinamica, cosicché le due puntano sempre nella stessa direzione. La proposta dell’assenza di un confine per l’universo predice l’esistenza di una freccia del tempo termodinamica ben definita perché l’universo deve cominciare in uno stato omogeneo e ordinato. È la ragione per cui noi vediamo questa freccia termodinamica accordarsi con la freccia cosmologica e che forme di vita intelligente possono esistere soltanto nella fase dell’espansione. La fase della contrazione non sarà adatta perché non ha una freccia del tempo termodinamica forte.

Il progresso del genere umano nella comprensione dell’universo ha stabilito un cantuccio d’ordine in un universo sempre più disordinato. Se il lettore ricordasse ogni parola di questo libro, la sua memoria avrebbe registrato circa due milioni di elementi di informazione: l’ordine nel suo cervello sarebbe aumentato di circa due milioni di unità. Leggendo il libro, però, egli avrà convertito almeno un migliaio di calorie di energia ordinata, sotto forma di cibo, in energia disordinata sotto forma di calore, che viene dissipato nell’aria per convezione e sotto forma di sudore. Il disordine dell’universo risulterà in tal modo accresciuto di circa venti milioni di milioni di milioni di milioni di unità - ossia di quasi dieci milioni di milioni di milioni di volte più dell’aumento dell’ordine nel suo cervello - e questo nell’ipotesi che ricordasse perfettamente l’intero contenuto di questo libro!!!

Fonte: “Dal Big Bang ai buchi neri” di Stephen Hawking

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Ago 19
La freccia del tempo

La freccia del tempo

Sino all’inizio di questo secolo si credette in un tempo assoluto. In altri termini, ogni evento poteva essere etichettato da un numero chiamato «tempo» ad esso associato in un modo unico, e ogni buon orologio avrebbe concordato con ogni altro nel misurare l’intervallo di tempo compreso fra due eventi. La scoperta che la velocità della luce appare la stessa a ogni osservatore, in qualsiasi modo si stia muovendo, condusse però alla teoria della relatività, nella quale si dovette abbandonare l’idea che esista un tempo unico assoluto. Ogni osservatore avrebbe invece la sua propria misura del tempo quale viene misurato da un orologio che egli porta con sé: orologi portati da differenti osservatori non concorderebbero necessariamente fra loro. Il tempo diventò così un concetto più personale, relativo all’osservatore che lo misurava.

Quando si tentò di unificare la gravità con la meccanica quantistica, si dovette introdurre l’idea del tempo “immaginario”. Il tempo immaginario è indistinguibile dalle direzioni nello spazio. Se si può andare verso nord, si può fare dietro-front e dirigersi verso sud; nello stesso modo, se si può procedere in avanti nel tempo immaginario, si dovrebbe poter fare dietro-front e procedere a ritroso. Ciò significa che non può esserci alcuna differenza importante fra le direzioni in avanti e all’indietro del tempo immaginario. D’altra parte, quando si considera il tempo “reale”, si trova una differenza grandissima fra le direzioni in avanti e all’indietro, come ognuno di noi sa anche troppo bene. Da dove ha avuto origine questa differenza fra il passato e il futuro? Perché ricordiamo il passato ma non il futuro?

Le leggi della scienza non distinguono fra passato e futuro. Più precisamente, le leggi della scienza sono invariate sotto la combinazione di operazioni (o simmetrie) note come C, P e T. (C significa lo scambio fra particelle e antiparticelle; P significa l’assunzione dell’immagine speculare, con inversione di destra e sinistra; T significa, infine, l’inversione del moto di tutte le particelle, ossia l’esecuzione del moto all’indietro). Le leggi della scienza che governano il comportamento della materia in tutte le situazioni normali rimangono immutate sotto la combinazione delle due operazioni C e P prese a sé. In altri termini, la vita sarebbe esattamente identica alla nostra per gli abitanti di un altro pianeta che fossero una nostra immagine speculare e che fossero composti di antimateria anziché di materia.

Se le leggi della scienza rimangono immutate sotto la combinazione delle operazioni C e P, e anche sotto la combinazione C, P e T, devono rimanere immutate anche sotto la sola operazione T. Eppure c’è una grande differenza fra le operazioni in avanti e all’indietro del tempo reale nella vita comune. Immaginiamo una tazza d’acqua che cada da un tavolo e vada a frantumarsi sul pavimento. Se filmiamo questo fatto, potremo dire facilmente, osservandone la proiezione, se la scena che vediamo si stia svolgendo in avanti o all’indietro. Se la scena è proiettata all’indietro, vedremo i cocci riunirsi rapidamente e ricomporsi in una tazza intera che balza sul tavolo. Possiamo dire che la scena che vediamo è proiettata all’indietro perché questo tipo di comportamento non viene mai osservato nella vita comune. Se lo fosse, i produttori di stoviglie farebbero fallimento.

La spiegazione che si dà di solito del perché non vediamo mai i cocci di una tazza riunirsi assieme a ricostituire l’oggetto integro è che questo fatto è proibito dal secondo principio della termodinamica. Questo dice che in ogni sistema chiuso il disordine, o l’entropia, aumenta sempre col tempo. In altri termini, questa è una forma della legge di Murphy: le cose tendono sempre ad andare storte! Una tazza integra sul tavolo è in uno stato di alto ordine, mentre una tazza rotta sul pavimento è in uno stato di disordine. Si può passare facilmente dalla tazza sul tavolo nel passato alla tazza rotta sul pavimento nel futuro, ma non viceversa.

L’aumento col tempo del disordine o dell’entropia è un esempio della cosiddetta freccia del tempo, qualcosa che distingue il passato dal futuro, dando al tempo una direzione ben precisa. Esistono almeno tre frecce del tempo diverse. Innanzitutto c’è la freccia del tempo termodinamica: la direzione del tempo in cui aumenta il disordine o l’entropia. Poi c’è la freccia del tempo psicologica: la direzione in cui noi sentiamo che passa il tempo, la direzione in cui ricordiamo il passato ma non il futuro. Infine c’è la freccia del tempo cosmologica: la direzione del tempo in cui l’universo si sta espandendo anziché contraendo.

Orbene, nessuna condizione al contorno per l’universo può spiegare perché tutt’e tre le frecce pun tino nella stessa direzione, e inoltre perché debba esistere in generale una freccia del tempo ben definita. La freccia psicologica è determinata dalla freccia termodinamica, e queste due frecce puntano sempre necessariamente nella stessa direzione. Se si suppone la condizione dell’inesistenza di confini per l’universo, devono esistere una freccia del tempo termodinamica e una cosmologica ben definite, ma esse non punteranno nella stessa direzione per l’intera storia dell’universo. Solo però quando esse puntano nella stessa direzione le condizioni sono idonee allo sviluppo di esseri intelligenti in grado di porsi la domanda: Perché il disordine aumenta nella stessa direzione del tempo in cui l’universo si espande?.

Esaminerò dapprima la freccia del tempo termodinamica. La seconda legge della termodinamica risulta dal fatto che gli stati disordinati sono sempre molti di più di quelli ordinati. Per esempio, consideriamo i pezzi di un puzzle in una scatola. Esiste uno, e un solo, ordinamento in cui tutti i pezzi formano una figura completa. Di contro esiste un numero grandissimo di disposizioni in cui i pezzi sono disordinati e non compongono un’immagine.

Supponiamo che un sistema prenda l’avvio in uno del piccolo numero di stati ordinati. Al passare del tempo il sistema si evolverà secondo le leggi della scienza e il suo stato si modificherà. In seguito è più probabile che il sistema si trovi in uno stato disordinato piuttosto che in uno ordinato, dato che gli stati disordinati sono in numero molto maggiore. Il disordine aumenterà quindi probabilmente col tempo se il sistema obbedisce alla condizione iniziale di grande ordine.

Supponiamo che nello stato iniziale i pezzi siano raccolti nella scatola nella disposizione ordinata in cui formano un’immagine. Se scuotiamo la scatola i pezzi assumeranno un’altra disposizione. Questa sarà probabilmente una disposizione disordinata in cui i pezzi non formeranno un’immagine appropriata, semplicemente perché le disposizioni disordinate sono in numero molto maggiore di quelle ordinate. Alcuni gruppi di pezzi potranno formare ancora parti della figura, ma quanto più scuotiamo la scatola tanto più aumenta la probabilità che anche questi gruppi si rompano e che i pezzi vengano a trovarsi in uno stato completamente mischiato, nel quale non formeranno più alcuna sorta di immagine. Così il disordine dei pezzi aumenterà probabilmente col tempo se i pezzi obbediscono alla condizione iniziale che si prenda l’avvio da uno stato altamente ordinato.

Supponiamo, però, che Dio abbia deciso che l’universo debba finire in uno stato di alto ordine, ma che non abbia alcuna importanza in quale stato sia iniziato. In principio l’universo sarebbe probabilmente in uno stato molto disordinato. Ciò significherebbe che il disordine è destinato a diminuire col tempo. Vedremmo allora i cocci di tazze rotte riunirsi assieme e le tazze intere saltare dal pavimento sul tavolo. Gli esseri umani che si trovassero a osservare queste scene vivrebbero però in un universo in cui il disordine diminuisce col tempo. Ebbene, tali esseri avrebbero una freccia del tempo psicologica orientata all’indietro. In altri termini, essi ricorderebbero gli eventi del futuro e non del passato. Quando la tazza è rotta, essi ricorderebbero di averla vista integra sul tavolo, ma vedendola sul tavolo non ricorderebbero di averla vista in pezzi sul pavimento.

È piuttosto difficile parlare della memoria umana perché non sappiamo nei particolari in che modo funzioni il cervello. Però sappiamo tutto su come funzionano le memorie dei computer. Esaminerò perciò la freccia del tempo psicologica per i computer. Io penso che sia ragionevole supporre che la freccia del tempo psicologica per i computer sia la stessa che per gli esseri umani. Se così non fosse, si potrebbe fare una strage sul mercato azionario avendo un computer che ricordasse le quotazioni di domani!

Una memoria di un computer è fondamentalmente un dispositivo contenente elementi che possono esistere in uno di due stati diversi. Un esempio semplice è un abaco. Nella sua forma più semplice, esso consiste in un certo numero di bacchette su ciascuna delle quali può scorrere una pallina forata, che può essere messa in una di due posizioni. Prima che un’informazione venga registrata in una memoria di computer, la memoria si trova in uno stato disordinato, con probabilità uguali per ciascuno dei due stati possibili. (Le palline dell’abaco sono distribuite in modo casuale sulle bacchette.) Dopo avere interagito col sistema che dev’essere ricordato, la memoria si troverà decisamente nell’uno o nell’altro stato, a seconda dello stato del sistema. (ogni pallina dell’abaco si troverà o nella parte destra o nella parte sinistra di ogni bacchetta). La memoria sarà quindi passata da uno stato disordinato a uno stato ordinato. Per essere certi, però, che la memoria si trovi nello stato giusto, è necessario usare una certa quantità di energia (per spostare le palline o per fornire energia al computer, per esempio). Quest’energia viene dissipata sotto forma di calore, e contribuisce ad aumentare la quantità di disordine nell’universo. Si può mostrare che quest’aumento del disordine è sempre maggiore dell’aumento dell’ordine nella memoria stessa. Così, il calore espulso dal ventilatore del computer significa che, quando un computer registra un’informazione nella sua memoria, la quantità totale di disordine nell’universo aumenta ancora. La direzione del tempo in cui un computer ricorda il passato è la stessa in cui aumenta il disordine.

Il nostro senso soggettivo della direzione del tempo, la freccia del tempo psicologica, è perciò determinato nel nostro cervello dalla freccia del tempo termodinamica. Esattamente come un computer, anche noi dobbiamo ricordare le cose nell’ordine in cui aumenta l’entropia. Questo fatto rende la seconda legge della termodinamica quasi banale. Il disordine aumenta col tempo perché noi misuriamo il tempo nella direzione in cui il disordine aumenta. Non c’è una cosa di cui possiamo essere più sicuri di questa!

Ma per quale ragione deve esistere la freccia del tempo termodinamica? O, in altri termini, perché l’universo dovrebbe essere in uno stato di grande ordine a un estremo del tempo, l’estremo che chiamiamo passato? Perché non si trova sempre in uno stato di completo disordine? Dopo tutto, questa cosa potrebbe sembrare più probabile. E perché la direzione del tempo in cui aumenta il disordine e la stessa in cui l’universo si espande?

Fonte: “Dal Big Bang ai buchi neri” di Stephen  Hawking

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Ago 18

Una delle cose più difficili da buttare giù per le persone quando pensano a migliorare la propria vita è che loro stessi sono responsabili di dove è la loro vita in quel momento.

Tendiamo a considerare la nostra vita come il culmine di anni e anni pieni di pensieri, emozioni e esperienze, e questo è vero. Però quando guardiamo indietro alla nostra vita in questi termini, normalmente dimentichiamo il fatto che siamo responsabili di ogni singolo momento delle nostre esistenze, compreso il momento presente.

Potrà sembrare che nella nostra vita ci siano state persone, circostanze e eventi, fuori dal nostro controllo, ma semplicemente, queste non sono argomentazioni sufficienti.

Quando accetti la verità a proposito della Legge dell’Attrazione, devi accettare tutta la verità, e la verità è che noi attraiamo tutto nelle nostre vite, il bene così come il male.

Ogni persona potrà dare la propria versione di come questo concetto si è manifestato nella propria esistenza, ma ci sono tre esempi per illustrare il punto.

Le relazioni

Questa è probabilmente l’area più comune in cui le persone attraggono esattamente quello che stavano cercando, ma spesso non si rendono conto del fatto che sono state loro a farlo. E’ dura da mandare giù che se sei coinvolto in una relazione sbagliata, in qualche modo volevi una relazione di quel tipo. E’ difficile credere che se il tuo compagno ti è stato infedele, tu hai giocato un qualche ruolo nel farlo accadere. E’ duro accettare il fatto che se non riesci a trovare la persona giusta, a qualche livello sei tu che non lo vuoi veramente, o più frequentemente, non sai nemmeno chi debba essere quella persona.

Carriera

Molte persone stanno o facendo un lavoro che non piace loro, o comunque non stanno ottenendo tutto ciò che vogliono dalla propria carriera. Il problema potrebbe essere che il proprio lavoro non piace, che non fa guadagnare abbastanza denaro, o semplicemente non instaurare buoni rapporti con i colleghi. Qualunque sia il problema individuale, il fatto è che a qualche livello stai trattenendo quella situazione, stai attraendo proprio quelle cose che non vorresti dalla tua vita professionale.

Salute

Questa problematica è evidente per tutti, ma molte persone continuano a ignorarla senza rendersi conto della verità. Se hai problemi di salute o se sei soprappeso è perché in qualche modo credi che devi essere poco in salute o soprappeso. A livello energetico stai emettendo la vibrazione che sei malato, che pesi troppo o che sei debole. Potrebbe essere perché credi di non meritare una vita lunga e piena di salute, o perché la tua autostima non è dove dovrebbe essere, anche se in apparenza pensi che lo sia, il che è spesso la vera causa.

Ognuna di queste circostanze - relazioni, carriera e salute - ha la propria soluzione per smettere di attrarre ciò che non vuoi. Comunque il problema di fondo è prima di tutto realizzare che si sta attraendo proprio quello che non vogliamo, e questa è una pillola dura da mandare giù .

Cerca dentro di te le cose nella tua vita che non sono dove dovrebbero, poni a te stesso qualche domanda “difficile”, pretendendo delle risposte oneste al 100%. Credi - nonostante le tue bravate - di non meritare il “compagno perfetto“? Pensi che, nonostante la tua grande etica lavorativa, non sei abbastanza intelligente o di talento per avere un lavoro più redditizio, o per avere il lavoro dei tuoi sogni? Onestamente, pensi di emanare vibrazioni di salute perfetta, vitalità, fiducia e autostima?

Queste domande sono solo degli esempi e dovresti interrogarti su situazioni simili nella tua vita. Domandati se stai attraendo la vita che desideri, o se stai pensando una cosa, ma sentendone completamente un’altra. Il problema di fondo è che noi attraiamo le nostre esistenze per intero, anche le cose che non ci piacciono. Se vuoi smettere di attrarre certe cose devi diventare quello che vuoi attrarre.

Se vuoi una relazione duratura, piena di compassione, amore, gentilezza, allora trova il modo di esprimere queste stesse emozioni verso gli altri, anche nei confronti di quelle persone con le quali non sei interessato a instaurare una relazione.

Se desideri un lavoro redditizio, il lavoro dei sogni allora comincia a comportarti come un lavoratore che si merita quel tipo di lavoro. Non diventare solo un bravo lavoratore, ma diventa un buon pensatore e un buon sognatore.

Se la tua vita è carente nel campo della salute o del fitness allora comincia a fare un po’ di esercizio e a mangiare bene e comincia a pensare in modo positivo, pieno di gratitudine e di cura per te stesso ogni singolo giorno. Il tuo corpo e la tua mente si trasformeranno automaticamente.

Smettila di lamentarti di ciò che manca. Diventa una persona che si merita e che vibra in armonia con il tipo di vita che vuoi e quella vita si presenterà a te. Garantito.

Di Aaron Potts.

Fonte: http://www.leggeattrazione.altervista.org

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Ago 17

La legge dell’attrazione, in parole semplici, afferma che “simile attrae simile“. Quello su cui focalizzi maggiormente l’attenzione è quello che sarà attratto in misura maggiore nella tua vita. A prima vista sembrerebbe affermare che visto che tutti noi pensiamo a essere in perfetta salute, ricchi, e ad avere una vita soddisfacente, allora di conseguenza dovremmo tutti vivere felicemente, giusto?

Sbagliato. Anche se è vero che se ci focalizziamo su determinate cose, queste arriveranno a noi in abbondanza, la verità è che la maggior parte delle persone non focalizzano l’attenzione nell’avere quelle cose, ma sul fatto che NON le hanno!

Quindi, se torniamo alla definizione di Legge dell’Attrazione, “simile attrae simile”, se tutto quello che fai è pensare a quanto desideri essere in salute, a quanto desideri essere ricco, a quanto desideri essere felice, sai cosa ti porterà la Legge dell’Attrazione?

Hai indovinato, una vita piena del desiderio di avere tutte quelle cose.

L’unico modo di attrarre quello che vuoi nella vita è di permettere a te stesso di capire come sarebbe avere già quello che desideri, permettere a te stesso di credere che lo avrai, che lo meriti, e di focalizzare l’attenzione su queste emozioni e credenze positive.

Sembra troppo semplice per essere vero? E’ difficile credere che solo pensando ad avere una macchina nuova ne otterrai una, è difficile afferrare il concetto che solo pensando ad essere promosso sul lavoro questo accadrà. Ti rifiuti di credere che provando emozioni positive a proposito della tua vita, quella vita soddisfacente si manifesterà .

Allora, vediamo se hai prestato attenzione. Se credi che non sia possibile avere quella macchina, quella promozione, o quella vita così soddisfacente, indovina cosa attrai con la Legge dell’Attrazione? Si giusto, non ottenere quelle cose!

Per far funzionare la Legge dell’Attrazione a tuo favore, devi visualizzare le cose che vuoi, sentire dentro di te come sarebbe se le avessi già ottenute, e credere che le otterrai. E’ veramente così semplice!

Però,dopo aver passato decenni della nostra vita sentendoci dire che bisogna lavorare duramente per ottenere ciò che vogliamo, non possiamo credere che tutto fuori che il duro lavoro porterà quelle cose nelle nostre vite.

No, non capite male. La Legge dell’Attrazione non è una magia. Non manifesterai beni materiali o successo personale semplicemente pensandoci, ma l’Universo ti fornirà dei modi per ottenere quelle cose e un duro lavoro potrà o non potrà essere parte di questi.

Per questo motivo, è importante ricordare che è necessario essere consapevoli.Quando alleni la tua mente a emettere vibrazioni positive nell’Universo, questo attrarrà ciò che vuoi, l’Universo risponderà sempre. Però se non presti attenzione, non sarai a casa quando l’Opportunità busserà alla tua porta! La Legge dell’Attrazione non è una sorta di rito magico, ma un fatto scientifico. La chiave sta nel sapere come usare questa scienza e le applicazioni di questi principi scientifici.

Di Aaron Potts.

Fonte: http://www.leggeattrazione.altervista.org

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Ago 16
Vivere listante presente - Dugpa Rimpoce

Vivere l'istante presente - Dugpa Rimpoce

23. Vivere in accordo con la vita non vuol solo dire seguire precetti e comandamenti rigidi, che soffocano il cuore e incatenano a forza le passioni. E’ un errato modo di vedere la disciplina spirituale. Impara ad ascoltare i fruscii dell’aria, i battiti del secondo che passa. Torna a essere il bambino stupito dalla vita, e la vita ti colmerà dei suoi doni.

24. Quando ci esercitiamo a restare seduti, immobili, attenti a noi stessi ci riconciliamo con l’istante presente. E’ allora che siamo in grado di agire su di noi e aiutare gli altri.

25. La pratica della meditazione da seduti ferma i movimenti disordinati del mondo. Permette di fare una profonda esperienza dell’istante.

26. Un’esperienza vissuta, forte, intensa non appartiene al passato. E’ con te in ogni istante. Non lasciare l’istante.

27. Tutto si compie qui e ora. Pensa all’istante come a un gioiello puro, a partire dal quale tutto comincia. Non c’è altro luogo che l’istante. Nell ‘esperienza dell’istante siamo realmente “laggiù”, e “laggiù” è sempre “= qui”.

28. Quello che crediamo realtà non è, nell’universo, neppure stabile. Ogni secondo che passa, il mondo non è più lo stesso. Turbini, emozioni, cellule, atomi, molecole…. Tutto si muove, tutto cambia.

29. Non c’è opposizione fra giorno e notte, fra passato e futuro. Il sole e la luna brillano nello stesso momento.

30. Non rimandare a domani quello che puoi vivere oggi. L’istante passato, che non hai saputo trattenere, è un istante perduto.

31. Anche le cose che non si vedono hanno una loro luce.

32. Si parla dei potenti del mondo: lo siamo tutti. I tesori dell’universo ci appartengono e possiamo offrirli in dono agli altri.

33. Se, discutendo animatamente, sei trascinato dalle parole la loro violenza soffoca tutto e non senti il torrente che scava da vicino il cuore della pietra. L’essenziale si trova all’interno. Serviti soprattutto dei tuoi occhi per guardare dentro te. Accostati all’arte di lasciar passare quello che passa e di ritrovare in te stesso, nella fuga rapida delle cose, il solo punto fisso.

34. Perdersi non vuol dire fuggire da se stessi, separarsi da se stessi, ma essere incatenati a sé’, come un condannato ai lavori forzati, e insieme ritrovarsi in un confronto continuo.

35. Tutto quello che passa non esiste più e diventa ricordo. Tutto quello che deve accadere non esiste ancora. Il solo spazio reale in cui puoi fare esperienza della vita si chiama presente: non ci sono altre realtà.

36. Medita su questa immagine, che permette di afferrare il segreto dell’Istante: “Io sono il ponte e - meraviglia! - non è il fiume che scorre, ma il ponte che procede sul torrente!”. Il ponte è l’istante, a partire dal quale fai esperienza del mondo. L’istante non passa. Si sposta. Appartiene al flusso eterno.

37. Vedere le proprie tenebre significa possedere una luce intensa.

38. Non si costruisce l’avvenire sognando il futuro, ma concentrando il desiderio e la volontà sull’istante presente. Non c’è altra via. L’istante presente è la fonte di tutte le cose, il cuore del mondo.

39. Lo stress e la stanchezza hanno origine nel tuo spirito che vagabonda e si affatica tra i giochi dell’immaginazione. Il pensiero si orienta sempre verso il rimpianto del passato, o verso le immagini di un futuro ideale. Sono fantasmagorie che portano solamente sofferenza e solitudine perché si svolgono in dimensioni inesistenti. Solo il presente é reale, è la tua forza vitale: a partire da esso puoi iniziare, costruire e realizzare la tua vita.

40. Impara a vivere l’istante presente con il tuo corpo e i tuoi desideri.

41. Quando incontri qualcuno non accontentarti di vivere istanti superficiali. Se lo ami prova quello che lui sente nella sua interiorità. Impara a viaggiare nei suoi sogni e nei suoi desideri. Non confondere l’istante presente con gli istanti quotidiani che la gente crede di poter misurare con l’orologio.

42. E’ così che il presente rivela la sua profondità: abbandonando il mondo della superficie. Poi, supera i tuoi desideri, cerca l’unione, che e’ il vuoto benedetto in cui si compie l’incontro.

43. Cambia il tuo modo di sentire e vedrai che l’istante presente è infinito.

44. Pensa all’istante come alla tua unica sicurezza. Impara a scoprirne le ricchezze, le potenzialità: contiene tutto. E’ dall’istante che nascono il passato e il futuro. E’ il cuore del tuo cuore.

45. Quando l’azione è condotta a partire dall’istante presente essa conserva una visione lucida del proprio fine, del proprio obiettivo. Raggiunge il bersaglio, come la freccia scagliata con uno sguardo fermo. Chi vive l’istante presente non conosce fallimento.

Fonte: “500 precetti per una vita felice” Oscar Mondadori (1a edizione Piccola Biblioteca Oscar giugno 1997)

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Ago 15

1. La difficoltà non sta nel riflettere, ma nell’avere l’intenzione di riflettere. Inizia con l’accogliere sempre le occasioni che ti si offrono. Accettare volontariamente di riflettere conferisce l’abitudine di riflettere spontaneamente.

2. Non esiste né passatofuturo. Quello che fai, lo fai sempre qui e ora. L’istante è il solo luogo dell’esperienza in cui la vita possa essere afferrata, provata, sentita. Il passato e il futuro appartengono al regno della fantasia e sono inconsistenti come i vapori della nebbia. Impara ad agire a partire dall’istante se vuoi cambiare la tua vita.

3. L’istante non ha limiti. Se riuscissimo a viverlo nella sua pienezza sapremmo cos’è l’eternità: perché il presente è eterno.

4. La parte più profonda dell’anima è quella che ti dà il potere di essere, nel bel mezzo della folla, a chilometri di distanza con lo spirito. Possiede la più nobile e la più rara delle libertà.

5. Puoi usare l’istante come una porta per spostarti nel tempo. Tutto è possibile. Ritrovarsi all’età di cinque anni, in una camera da bambini, o in un cortile di scuola, non è una fantasticheria vaga e nostalgica. Sei davvero in quella cameretta, in quella scuola, nel Presente cioè di quel periodo. E’ il segreto dell’Istante, la chiave d’oro che apre ogni porta: tutto accade nello stesso momento. Siamo davvero “laggiù”, e “laggiù” è “qui” .

6. I tibetani rappresentano l’Istante come un vuoto vorticante, al centro della ruota della vita e della morte. E’ il perno della ruota. Questo modo di essere non scompare mai. E’ la permanenza, il fondamento, e tuttavia si muove incessantemente, senza che per questo venga mai meno la sua immobilità irraggiante.

7. Veniamo da “qui”, e questo “qui” non si e’ mai mosso.

8. Dove saremo tra un milione di anni? Tra un milione di anni, ogni cosa sarà cambiata. Tutta la storia passa e ripassa dallo stesso punto, che è l’istante. Ritorniamo sempre, non nel “prima” o nel “poi”, ma nell’Istante che è il misterioso territorio centrale dell’Essere.

9. Impara ad afferrare l’istante. Non nasconderti, non fuggire nella fantasmagoria del passato o del futuro. Chiama a raccolta il tuo spirito, là dove sei, con un’acuta consapevolezza dell’istante. Esso è là dove siamo noi . Non c’è altro luogo che questo.

10. Liberati dal passato e dal futuro, ma sta attento all’istante che passa. Solo l’istante è reale. Tutto il resto è fantasmagoria.

11. Quanti anni hai sprecato, rifugiandoti in inutili fantasticherie? La felicità non aspetta, ma si dà qui e ora.

12. Sii felice ora. Non c’è altra occasione per amare.

13. Ti lamenti dell’incomprensione degli altri, della solitudine e della mancanza di amore. Ma non pensare che domani andrà meglio. “Domani” è solo un modo di vedere dello spirito e non ha più realtà di un sogno. Impara ad afferrare l’istante. Tutte le risposte ti sono date in ogni istante che viene. Non accontentarti di restare sulla riva a osservare l’acqua che scorre: immergiti nel fiume.

14. Per afferrare l’istante che passa è sufficiente che tu apra il cuore.

15. Non pensare di poter godere domani di circostanze favorevoli, che ti cambieranno la vita. Il domani non va mai in soccorso di chi soffre. Non c’è altra realtà che l’adesso.

16. Tutto comincia oggi.

17. Non aspettare domani. Approfitta dell’istante per regolare i conti in sospeso con gli altri. Non fissarti sui tuoi sogni e sulle tue delusioni. Impara a dare nell’istante, senza aspettare.

18. L’amore esige una risposta in ogni istante.

19. Se vuoi distruggere la tua paura del tempo e della morte immagina la vita come un cerchio senza inizio né fine. Considera l’istante presente come il punto che indica l’inizio e la fine nello stesso tempo.

20. Il guerriero spirituale non lascia mai l’istante presente. Per lui, l’istante presente resta eterno. E’ lo stato originario del mondo. Il suo splendore, la sua fonte.

21. Vivere l’istante presente richiede una grande attenzione alle cose più semplici. Sii disponibile, libero dai pregiudizi e dalle opinioni comuni. Ritrova l’innocenza dello sguardo e una volontà di diamante nel cuore. Allora l’istante non passerà più, ti proteggerà nella sua luce.

22. La semplicità è la chiave del presente. Dà accesso a ricchezze meravigliose.

Fonte: “500 precetti per una vita felice” Oscar Mondadori (1a edizione Piccola Biblioteca Oscar giugno 1997)

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Ago 14
Osho

Osho

Essere gioiosi, felici, è la condizione naturale del nostro essere.

Come conseguenza del massiccio bombardamento di regole, convenzioni e indottrinamenti cui siamo quotidianamente sottoposti tale stato dell’essere inizia a venir meno sin dai primi anni di vita, mentre parallelamente si formano strati su strati di condizionamenti, pregiudizi e false credenze che impediscono alla nostra anima di respirare.

Noi abbiamo familiarità esclusivamente con la felicità e l’infelicità legate all’ego. Abbiamo perduto la capacità di godere della gioia naturale, appagante, stabile, che è parte integrante del nostro essere.

Conoscendo unicamente tale tipo di pseudo-felicità – una sorta di euforia, di eccitazione passeggera – l’uomo non può far altro che tentare di procurarsene in misura sempre maggiore. Ma questa felicità, oltre ad essere soltanto un sottoprodotto della vera gioia, è anche unita indissolubilmente al dolore: se la tua gioia dipende dall’approvazione degli altri, la loro disapprovazione ti renderà triste: sarai semplicemente un inerme burattino di cui gli altri tireranno i fili.

La chiave risiede nel rinunciare deliberatamente a tale genere di felicità legata all’ego per ritrovare, attraverso una profonda comprensione, la gioia che ci appartiene per diritto di nascita, quella indipendente dal giudizio altrui, e da cui soltanto la mancanza di consapevolezza ci separa.

Pur se ad uno sguardo disattento può apparire una scelta illogica, essendo l’unica forma di felicità da noi riconosciuta come tale, dovremmo compiere ogni sforzo per tentare di conseguire un atteggiamento di indifferenza al giudizio positivo degli altri (allo stesso tempo giungerà anche l’indifferenza al giudizio negativo). In seguito al raggiungimento dell’indifferenza al giudizio altrui, sorgerà di nuovo in noi la gioia naturale di cui è costituita la nostra essenza. Ponendo fine al continuo oscillare tra felicità ed infelicità egoica, proprio al centro, all’interrompersi delle oscillazioni, la vera gioia.

L’estasi è essere, è la nostra natura; per farla riappropriare del posto che le spetta dobbiamo comprendere di dover rinunciare alla “felicità” che conosciamo.

In analogia con quanto accade per l’apprendimento di qualsiasi altra abilità umana, per ottenere elevati livelli di tranquillità e gioia interiori dobbiamo osservare ed ispirarci agli individui più felici ed appagati della loro vita, e non ai più eruditi, o ai più potenti o ai più ricchi.

Gli avvenimenti esterni che hanno caratterizzato la parte della nostra vita vissuta fino a oggi, generando in noi una certa percentuale di dolore e frustrazioni, determineranno con ogni probabilità nella parte restante della nostra esistenza come individui la stessa percentuale di sofferenza e disagio.

Non è in nostro potere operare affinché si verifichino eventi esterni tutti a noi favorevoli: l’unica alternativa in nostro possesso è mettere in atto una graduale trasformazione interiore, per ottenere che ciò che accade fuori di noi possa influenzarci negativamente in misura sempre minore.

Gli stati d’animo di gioia e tranquillità che sperimentiamo nel raggiungere un particolare obiettivo, non sono determinati, come potrebbe sembrare ad un’analisi poco attenta, dal raggiungimento dell’obiettivo, ma dal placarsi della mente (al raggiungimento dell’obiettivo). Infatti, per un breve periodo, al conseguimento del risultato desiderato la mente si rilassa (non insegue nuove mete), prima di tornare nuovamente a generare ansie e tensioni in corsa verso il prossimo traguardo. E’ una mente calma che ci dona pace, non l’appagamento del desiderio in sé. Ed è, dunque, all’arrendersi della mente al nostro vero sé che dobbiamo puntare, non ad una realizzazione senza fine di desideri…

Il punto essenziale è: avere obiettivi genera ansia, non averne produce rilassamento. Il segreto consiste nel trasformare ogni obiettivo in preferenza, in modo che le sue caratteristiche ansiogene vengano neutralizzate. Gli obiettivi, pena frustrazioni e sofferenza psicologica, “devono” essere raggiunti. Le preferenze corrispondono a desideri che è piacevole veder realizzati, ma che non provocano sofferenza in caso contrario…

Una nuvola bianca non ha una strada propria, non resiste, non lotta, si lascia trasportare dal vento. Non va da nessuna parte, non ha destinazione, non ha un fine. Non riuscirai mai a deludere una nuvola bianca perché dovunque essa arrivi quella è la meta.

Quando tu hai un fine sei contro il Tutto, e sarai certamente frustrato, perché non si può vincere contro il Tutto.

Osho

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Ago 13

Tenzin Gyatso, il XIV Dalai Lama del Tibet in visita a Udine per comunicare il proprio messaggio di pace al mondo e per celebrare la ricorrenza del 10 dicembre 1948, data in cui l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite adottò la Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo.

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Ago 12
Maharishi Mahesh Yogi

Maharishi Mahesh Yogi

“La Meditazione Trascendentale apre la consapevolezza all’illimitata riserva di energia, intelligenza e creatività che giace nel profondo di ogni persona. La Meditazione Trascendentale è quella singola procedura che risveglia questo livello più fondamentale della vita. In questo modo può innalzare l’esistenza di ogni individuo e di ogni società alla sua piena dignità: alla condizione in cui i problemi sono assenti e la salute perfetta, la felicità e un progresso rapido sono le caratteristiche naturali della vita.”

Desiderare sempre di più è una caratteristica della natura umana. Anche quando ci sentiamo già realizzati è presente in noi il desiderio di avere di più: più salute, ricchezza, soddisfazione, successo; più capacità di realizzare i propri desideri e di essere a proprio agio con gli altri, di sentirsi liberi da stress, ansia e tensioni.

La Meditazione Trascendentale soddisfa tutte queste esigenze

Nascosta dentro ognuno di noi esiste una riserva illimitata di energia, intelligenza, creatività e pace. Quanto più riusciamo ad attingere da questa realtà tanto più godiamo di buona salute e benessere, ci sentiamo realizzati interiormente e riusciamo a realizzare tutti i nostri desideri senza sforzo. La Meditazione Trascendentale di Maharishi è la procedura per liberare questo enorme potenziale e portare il suo sostegno nella nostra vita quotidiana.

La Meditazione Trascendentale è una tecnica mentale semplice e naturale che da tempo immemorabile viene utilizzata per raggiungere la condizione più appagante della vita: il pieno sviluppo delle potenzialità umane, lo stato di illuminazione. Oggi, grazie a Maharishi Mahesh Yogi, è a disposizione di tutti e più di 600 studi scientifici dimostrano che questa tecnica per l’illuminazione è la soluzione per vivere una vita realizzante e affrontare con successo il ritmo incalzante del nostro tempo.

La tecnica è così facile da essere alla portata di tutti. È piacevole da praticare e non richiede concentrazione, sforzo o speciali capacità: bastano 20 minuti due volte al giorno, comodamente seduti ad occhi chiusi.

I benefici

Durante la Meditazione Trascendentale la mente diventa sempre più silenziosa e il corpo entra in uno stato di rilassamento fisico così profondo da sciogliere la fatica e gli stress più radicati, producendo benefici in ogni aspetto della vita. Questo profondo riposo fisico e mentale rende la mente più chiara e rivitalizza l’intera fisiologia.

Meditazione Trascendentale

Meditazione Trascendentale

Gli studi scientifici indicano che praticare regolarmente la Meditazione Trascendentale migliora la salute fisica e quella mentale, il comportamento, le relazioni interpersonali e l’efficienza nella propria attività. I benefici sono cumulativi e continuano a crescere nel tempo.

Quattro caratteristiche rendono la Meditazione Trascendentale unica e la distinguono da tutti gli altri metodi di meditazione, di riduzione dello stress e di sviluppo personale: la sua origine, la facilità, l’universalità e la sua scientificità.

Un’antica tradizione di conoscenza

La tecnica di Meditazione Trascendentale ci viene da un’antica tradizione di conoscenza, la tradizione Vedica dell’India, la scienza completa della coscienza e da tempo immemorabile viene utilizzata per realizzare il pieno sviluppo delle infinite potenzialità umane: lo stato di illuminazione.

Grazie alla cura con la quale la Tradizione Vedica ha mantenuto l’integrità di questo insegnamento per migliaia di anni, la Meditazione Trascendentale è giunta a noi in tutta la sua efficacia e grazie a Maharishi oggi è a disposizione di tutti. La scienza moderna ha dimostrato che questa tecnica per l’illuminazione è la giusta risposta per affrontare con successo lo stress e il ritmo incalzante del nostro tempo e vivere una vita realizzata.

La conferma da parte della scienza moderna

Da quando, circa 50 anni fa, Maharishi Mahesh Yogi ha cominciato ad insegnare la Meditazione Trascendentale, questa tecnica ha destato l’interesse e il rispetto della comunità scientifica. Più di 600 studi condotti in 250 università e istituti di ricerca di 30 nazioni documentano i numerosi benefici che essa produce come, ad esempio, lo sviluppo delle potenzialità della mente, la diminuzione dell’ansia, il miglioramento globale della salute e la promozione della longevità, una migliore qualità dei rapporti interpersonali, la diminuzione dello stress collettivo e un miglioramento globale della società.

Come si impara

La Meditazione Trascendentale non è una religione né una filosofia e non richiede cambiamenti del proprio stile di vita. Per impararla occorre rivolgersi a un istruttore qualificato dell’Associazione Paese Globale della Pace Mondiale. Impararla è facile e piacevole: basta seguire un corso standardizzato in sette fasi che include la presentazione dei benefici e del meccanismo della tecnica, un’intervista personale con l’insegnante, e quattro incontri di circa 90 minuti ciascuno che si tengono in giorni consecutivi.

Fonte: http://www.maharishi.it

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