Il paradosso del “gatto di Schrödinger” David Bohm: il pensiero
Lug 24
What the bleep do we know!?

What the bleep do we know!?

Il cervello non riconosce la differenza tra quello che vede nell’ambiente e quello che ricorda

Com’è possibile continuare a vedere il mondo come reale se siamo noi stessi a determinare ciò che è reale?

In sintesi, la fisica quantistica è la fisica delle possibilità

Credo che alcune delle cose che vediamo con occhi da bambino sono il segnale che la cultura sta equivocando e che non considera il potere del pensiero

Il materialismo moderno ha spogliato la gente della necessità di sentirsi responsabili e spesso anche la religione ha fatto altrettanto. Credo però che se prendi la fisica quantistica con serietà poni la responsabilità del tuo destino nelle tue mani. Anche se questa non è una risposta ben definita, chiara e confortante. Il mondo è un posto molto grande e molto misterioso, ma il meccanismo non è la risposta. Non ti chiedere quale sia la risposta: hai un’età sufficiente per decidere da te stesso.

E’ possibile essere condizionati a tal punto da pensare di non avere alcun controllo sulla propria realtà? Siamo condizionati a tal punto da credere che il mondo esterno sia più reale del mondo interno. Questo nuovo modello di scienza afferma esattamente il contrario. Dice che quello che accade dentro di noi creerà quello che accade fuori di noi.

I filosofi del passato dicevano: “Se calcio una pietra e mi ferisco un dito, ciò è reale. Lo sento. E’ reale. E’ concreto. E pertanto questa è realtà“. Però questa è solo un’esperienza. L’esperienza di una singola persona su ciò che è reale.

Alcuni esperimenti scientifici dimostrano che se prendiamo un soggetto e colleghiamo il suo cervello ad una macchina tomografica e gli chiediamo di guardare un determinato oggetto osserveremo che certe zone del cervello si illuminano. Viceversa se si chiede al soggetto di chiudere gli occhi e di immaginare lo stesso oggetto, non appena focalizzato, osserveremo le stesse zone illuminarsi nuovamente come se lo stesse guardando realmente. Gli scienziati si domandano: Chi vede concretamente? Il cervello o gli occhi? E che cos’è la realtà? E’ reale ciò che stiamo vedendo con il nostro cervello o è reale ciò che stiamo vedendo con i nostri occhi? La verità è che il cervello non riconosce la differenza tra quello che vede nell’ambiente e quello che ricorda perché in entrambi i casi si attivano le stesse reti neuronali. Allora formula la domanda: cos’è la realtà?

Gli occhi sono come lenti. Però l’organo che realmente sta vedendo è la parte posteriore del cervello. Si chiama corteccia visuale. E’ come questa videocamera e il suo nastro. Sappiamo che il cervello possiede l’abilità della visione. E’ un’affermazione importante. Per esempio, questa camera sta vedendo molte cose attorno a me perché non pone alcuna obiezione e alcun giudizio su ciò che vede. Nel cervello, invece, può capitare che i nostri occhi, le nostre “camere”, vedano più di quello che il nostro cervello è in grado di proiettare coscientemente.

Per come funziona il nostro cervello vediamo solo ciò che crediamo possibile.Processiamo e combiniamo schemi che già risiedono dentro noi stessi. A tal proposito vale la pena di ricordare l’affascinante storia degli Indios americani che, all’avvicinarsi delle navi di Cristoforo Colombo non riuscirono a vederle perché erano talmente diverse da tutto ciò che già conoscevano.

Quando l’armata di Colombo sbarcò nelle isole dei Caraibi nessuno dei nativi poté vedere le navi anche se presenti all’orizzonte. Il motivo fu perché non avevano alcuna conoscenza nel cervello, nessuna esperienza del fatto che esistessero le caravelle. Così lo sciamano comincia a notare che nell’oceano ci sono strane onde, ma non vede alcuna nave. Inizia a domandarsi cosa sta causando quell’effetto e si avvicina ripetutamente alla costa guardando e riguardando. Solo dopo un certo periodo di tempo riesce a vedere le navi. E dopo averle viste, avvisa gli altri della loro presenza. Solo allora, gli altri, confidando e credendo in lui, riescono a vederle.

Noi creiamo la realtà. Siamo macchine che producono realtà. Noi creiamo di continuo gli effetti della realtà.

Percepiamo qualcosa solo dopo che viene riflessa dallo specchio della memoria.

Il tuo cervello non sa la differenza tra ciò che succede “là fuori” e ciò che succede “qui dentro”.

Non esiste un “là fuori” indipendente da ciò che succede “qui dentro”.

La materia non è ciò che da molto tempo crediamo sia. Per gli scienziati, la materia è sempre stata considerata fondamentale in quanto statica e prevedibile. Invece dentro gli atomi, lo spazio che occupano le particelle è una quantità insignificante del loro volume complessivo. Il resto è vuoto. Inoltre le particelle sembrano apparire e scomparire ripetutamente. E quindi dove vanno quando non sono qui? La domanda è capziosa…

Di fatto l’universo è praticamente vuoto. Ci piace pensare allo spazio come vuoto e alla materia come solida. In realtà anche nella materia non c’è assolutamente nulla. E’ completamente insostanziale. Guardiamo un atomo. Lo consideriamo come una specie di pallina. In realtà no. E’ un piccolo punto di materia, denso solamente al centro, attorno al quale ruota una specie di nube confusa di elettroni che appaiono e scompaiono di continuo. E’ così. Anche il nucleo, che consideriamo denso, appare e scompare dall’esistenza tanto rapidamente quanto gli elettroni. Pertanto ciò che si può dire sulla non sostanzialità della materia è che è tale e quale ad un pensiero, è come un bit di informazione molto concentrato.

E’ solo nell’esperienza cosciente che sembra avanzare il tempo. Nella teoria quantistica il tempo può anche retrocedere.

Quando non guardi è un’onda. Quando guardi è una particella.

Quando non guardi sono onde di possibilità. Quando guardi sono particelle di esperienza.

Una particella che consideriamo come una cosa solida, in realtà esiste in una cosiddetta superposizione, un’estesa onda di possibili localizzazioni tutte presenti allo stesso tempo. Nello stesso istante in cui guardiamo assume immediatamente una delle possibili posizioni.

La superposizione quantistica implica che una particella può stare in due o più luoghi simultaneamente. Questo è un concetto molto strano ma è distintivo del mondo quantico.

Come può un sistema o un oggetto essere in due o più luoghi allo stesso tempo? E’ molto facile: non pensando alle cose come cose. Tutti abbiamo l’abitudine di pensare che il nostro ambiente è una cosa già presente a prescindere da noi. Dobbiamo superare questo pensiero. Dobbiamo riconoscere che tutto ciò che ci circonda, tutti gli oggetti, non sono null’altro che i possibili movimenti dello stato cosciente scelti momento per momento per attuare la materializzazione della nostra esperienza. Questo è l’unico pensiero che bisogna avere. Però è tanto radicale, è tanto difficile perché la nostra tendenza di pensiero è che il mondo sia già così indipendentemente dalla nostra esperienza. Non è così. A tal proposito la fisica quantistica è stata molto chiara. Lo stesso Heisenberg, scopritore della fisica quantistica, disse che gli atomi non sono cose ma solo tendenze. Invece di pensare alle cose, è necessario pensare alle possibilità. Tutte sono possibili per la coscienza.

La fisica quantistica calcola unicamente le possibilità e se accettiamo tale tesi viene spontanea la seguente domanda: chi o cosa sceglie tra le possibilità gli eventi della propria esperienza tanto da vederne coinvolta immediatamente la coscienza? Non possiamo ignorare l’osservatore.

Sappiamo cosa fa l’osservatore dal punto di vista della fisica quantistica ma non sappiamo chi o che cosa sia in realtà l’osservatore. Eppure, tutti viviamo l’esperienza d’essere l’osservatore, in quanto osserviamo il mondo là fuori.

A Washington, capitale mondiale del crimine, nell’estate del 1993 è stato fatto un importante esperimento con 4 mila volontari provenienti da cento paesi per meditare in forma collettiva per lunghi periodi di tempo durante il giorno. I dati dimostrarono un’effettiva diminuzione dei crimini violenti del 25%. Questa fu la conferma su larga scala di quanto già dimostrato da 48 precedenti ricerche private. E porta a domandarsi se la gente influenza la realtà in cui vive. Naturalmente sì. Ognuno di noi influenza la realtà anche se ci nascondiamo da essa e facciamo le vittime. Tutti noi lo stiamo facendo.

Il pensiero può cambiare il corpo.

Se accettiamo l’idea che riusciremo a camminare sull’acqua, ciò avverrà? Sì, ciò avverrà. Conosciamo già la pratica del pensiero positivo. Il pensiero positivo è un’idea meravigliosa, ma generalmente se ne possiede soltanto una piccola dose coperta abbondantemente da una massa di pensiero negativo. Pertanto pensare positivo non è affatto smplice.

Quando pensiamo alle cose, rendiamo la realtà più concreta di ciò che è, la congeliamo e blocchiamo in essa anche noi stessi. Se la relatà fosse concreta, ovviamente, saremmo insignificanti. Non potremmo cambiarla. Ma se la realtà è una delle mie possibilità, immediatamente si pone la domanda su come si possa cambiarla. Come si può renderla migliore? Come si può renderla felice? Spero avvertiate che stiamo amplificando l’immagine di noi stessi. Con il vecchio pensiero io non posso cambiare nulla perché non ho alcun ruolo: la realtà è già così e gli oggetti materiali si muovono secondo le leggi deterministiche che regolano il loro comportamento. Ed io che sperimento non ho alcun ruolo. Nella nuova prospettiva, la matematica e la fisica ci possono dare qualcos’altro: il numero delle possibili realtà da sperimentare con la coscienza, ma non l’esperienza propriamente detta. Si tratta di scegliere la propria esperienza e creare la propria realtà.

Esistono differenti mondi in cui stiamo vivendo. C’è un mondo macroscopico che vediamo. C’è il mondo delle nostre cellule. C’è il mondo dei nostri atomi. C’è il mondo dei nostri nuclei. Ognuno di essi è un mondo totalmente differente. Ha un comportamento ed una matematica proprie. Non sono soltanto più piccoli. Ognuno di loro è molto differente. Però sono complementari, perché io sono i miei atomi, ma sono anche le mie cellule e la mia fisiologia macroscopica. E’ tutto vero, ma a diversi livelli di verità. Il livello di verità più profondo scoperto dalla scienza e dalla filosofia è la verità fondamentalde dell’unità. A livello subnucleare, tu ed io siamo uno. Siamo uno.

Alla mattina mi sveglio e creo coscientemente la mia giornata così come mi serve. Certo, alcune volte la mia mente esamina tutte le cose di cui ho bisogno e ci vuole un po’ di tempo perché riesca a creare intenzionalmente la mia giornata. Però questo è l’assunto. Quando creo la mia giornata accadono delle piccole cose dal nulla che sono inspiegabili e che sono il risultato della mia creazione. E più accade, più consolido nel cervello una rete neuronale che accetta che ciò sia possibile dandomi la forza e l’incentivo per insistere anche il giorno successivo.

Che io sia un tutt’uno con l’Essere Supremo che mi diede la vita e che formò le galassie e gli universi… Com’è che la religione non ne parla? La maggior parte dei precetti che la religione e i movimenti filosofici hanno prodotto nei secoli sono stati errori perché hanno sempre considerato Dio come separato da noi. Un Dio da venerare e da compiacere per ottenere la ricompensa finale. Questo non è Dio. E’ una blasfemia. Dio è una cosa talmente ampia che associare anche una sola parte di esso alle religioni organizzate mi provoca repulsione. E’ questa associazione che ha creato danno al mondo, alle donne, ai popoli oppressi e al World Trade Center.

Senza dubbio siamo all’inizio di una grande scienza. La scienza tradizionale a cercato di spiegare ciò che Gesù disse sul fatto che un seme di senape è più grande del regno dei cieli, ma l’unica che è in grado di comprendere questo paradosso è la fisica quantistica.

Ora abbiamo la grande tecnologia dei magneti antigravità e dei campi magnetici dell’energia del punto zero. Tuttavia conserviamo lo stesso antiquato e superstizioso concetto di Dio.

La gente si adatta molto rapidamente quando è condizionata dalla paura del castigo eterno. Ma Dio non è così. Anche semplicemente criticare l’iconografia tradizionale di Dio fa sentire le persone agnostiche, atee o distruttrici dell’ordine sociale.

Dio è più grande di qualsiasi debolezza umana e certamente anche di ogni capacità umana. Dio trascende anche il più straordinario di noi nello splendore assoluto della natura. Come si può peccare contro una mente così grande? Come può una piccola unità di carbonio della terra o delle regioni più remote della Via Lattea tradire Dio Onnipotente? E’ impossibile. Il livello di controllo che detengono quelli che credono a un Dio a loro propria immagine è uguale al loro livello di arroganza.

Quando il cervello elabora i pensieri si verifica un vero e proprio temporale. Lo spazio tra le sinapsi è come fosse il cielo fra la tormenta e la terra dove nubi oscure si fanno sempre più minacciose. Gli impulsi elettrici che si agitano al loro interno sembrano fulmini che colpiscono il suolo. Quando il cervello elabora i pensieri avviene una tempesta che rende impossibile vedere il pensiero stesso. La neurofisica ha rivelato una specie di tormenta nei diversi quadranti del cervello. I quadranti sono aree in cui il corpo è mappato affinchè la persona risponda all’immagine olografica. Rabbia, odio, delitti, compassione, amore. Il cervello non riconosce quello che vede nell’ambiente e quello che ricorda perché in entrambi i casi sono interessate le stesse reti neuronali.

Il cervello è composto da minuscole cellule nervose chiamate “neuroni“. I neuroni hanno sottili ramificazioni che si estendono e si connettono con altri neuroni per formare reti neuronali. In ogni punto della connessione è incamerato un pensiero o un ricordo. Il cervello archivia e ricostruisce i concetti secondo la legge della memoria associativa. E ciò significa che ogni idea, pensiero e sentimento immagazzinati nelle reti neuronali hanno la possibilità di relazionarsi l’uno con l’altro. Per esempio il concetto di amore e il sentimento stesso sono immagazzinati nella rete neuronale, ma sono costruiti anche su molte altre differenti idee. Alcuni associano all’amore la delusione e quando pensano all’amore sperimentano il ricordo del dolore, del dispiacere, della pena e persino della rabbia. L’ira può legarsi alla ferita provocata da una persona e di riflesso al concetto di amore.

Noi costruiamo i nostri modelli in base alla visione che abbiamo del mondo esterno. E più aggiungiamo informazioni, più raffiniamo tali modelli. In sostanza, raccontiamo a noi stessi delle storie su ciò che riteniamo essere il mondo esterno. Qualsiasi informazione processiamo o incameriamo dall’ambiente è sempre arricchita dalle esperienze che abbiamo avuto e dall’impatto emozionale che abbiamo provato.

Chi è che conduce quando controlliamo o rispondiamo alle emozioni? Fisiologicamente, le cellule nervose si connettono scaricando tra loro. Se metti in atto ripetutamente lo stesso pensiero, le cellule nervose stabiliscono tra loro solide relazioni a lungo termine. Se ti lamenti o soffri quotidianamente, se dai corpo al vittimizzare la tua esistenza non fai altro che assicurare saldamente questi pensieri alla rete neurale stabilendo così una relazione a lungo termine dando corpo a ciò che viene chiamata “identità della persona“. Se interrompiamo consapevolmente certi pensieri consentiamo alle cellule nervose di interrompere le relazioni precedentemente instaurate ed ovviare alla conseguente risposta chimica del corpo. Ogni volta che lo facciamo, le cellule nervose tra loro connesse spezzano la solida connessione instaurata. Se proviamo ad interrompere il flusso di pensieri e osserviamo senza essere condizionati dagli stimoli e dalle reazioni automatiche, ma semplicemente osservando gli effetti che tale pratica produce allora potremo essere consapevoli che l’ambiente si adeguerà alla nuova realtà.

Ma le emozioni che ruolo hanno? Sono buone o cattive?

No, le emozioni sono disegnate soltanto per rafforzare chimicamente la memoria a lungo termine. Hanno solo tale funzione. Ogni emozione è una sostanza chimica impressa olograficamente. La farmacia più sofisticata dell’universo si trova quà dentro. C’è una parte del cervello chiamata ipotalamo che è come una piccola fabbrica dove vengono assemblate le sostanze chimiche che danno vita alle emozioni che sperimentiamo. Queste sostanze sono delle proteine chiamate “peptidi.” Sono piccole sequenze di aminoacidi. Fondamentalmente il corpo è una unità di carbonio che produce 20 diversi aminoacidi per saldare la sua struttura fisica. Il corpo è una macchina che produce proteine. L’ipotalamo ne elabora alcune, i “peptidi” che noi classifichiamo come neuropeptidi o neuroormoni che producono gli stati emozionali. Perciò abbiamo sostanze chimiche per l’ira, per la tristezza, sostanze per il vittimismo, quelle per la lussuria e sostanze per ogni altro stato emozionale. Pertanto se sperimentiamo uno stato emozionale è perché l’ipotalamo ha prodotto i corrispondenti peptidi e li ha rilasciati nel sangue attraverso la ghiandola pituitaria. Dopo essere stati immessi nel sangue raggiungono le varie parti del corpo reagendo con le cellule per mezzo di recettori esterni. Ogni cellula ha sulla sua superficie migliaia di recettori come una porta sul mondo esterno. Quando un peptide raggiunge una cellula si aggancia al recettore aderendo perfettamente e da luogo a un movimento che trasmette un segnale di allarme alla cellula.

Noi siamo le emozioni e le emozioni sono noi. Non possiamo separarci dalle emozioni. Considera che ogni aspetto della tua digestione, ogni sfintere che si apre e si chiude, ogni gruppo di cellule alla ricerca di nutrizione si agita per sanare o riparare qualcosa. Tutte le cellule sono sotto l’influenza dei peptidi delle emozioni. Di fronte a questo ci si chiede se le emozioni siano negative. Le emozioni non sono negative. Sono la vita. Arricchiscono le nostre esperienze. Il vero problema è la “dipendenza”. La maggior parte della gente non comprende d’essere totalmente drogata dalle emozioni! Non è solo solo un fatto psicologico. E’ biochimico. Pensaci. L’eroina usa lo stesso meccanismo che i nostri recettori cellulari usano per le emozioni. E’ facile comprendere come ci si possa assuefare all’eroina così come a qualsiasi altro peptide neurale, o alle emozioni.

La nostra mente crea il nostro corpo. Tutto inizia dalla cellula. La cellula è una macchina che produce proteine ma riceve segnali dal cervello. I recettori possono perdere la loro reattività. Il recettore di una data emozione che viene bombardato a intensità elevate per lungo tempo si degrada e si distrugge. La diminuzione del numero di recettori, il loro progressivo degrado e la diminuzione della loro reattività determinano la crescita della quantità di emozioni necessarie all’ottenimento dello stesso risultato. Se bombardiamo di continuo le cellule con lo stesso atteggiamento e la stessa chimica, tutti i giorni, quando queste si moltiplicheranno daranno vita a cellule con un minor numero di recettori per quello stesso tipo di neuropeptidi e un minor numero di recettori per le vitamine, i minerali, le sostanze nutritive, lo scambio dei fluidi ed il rilascio di un’ampia produzione di tossine. L’invecchiamento è il risultato di una scarsa produzione di proteine.

Che succede quando invecchiamo? La nostra pelle perde elasticità. Bene, l’elastina è una proteina.

Che succede agli enzimi? Che noi non digeriamo più bene.

Che succede al nostro fluido sinoviale? Sono tutte proteine che diventano rigide e fragili.

Che succede alle nostre ossa? Perdono di densità.

Perciò l’invecchiamento è il risultato di una scarsa produzione di proteine.

Sorge spontanea la domanda.. Importa veramente ciò che mangiamo? E la nutrizione ha realmente effetto sulle cellule che dopo 20 anni di eccessi emozionali hanno perduto un così gran numero di recettori da non essere più in grado di assimilare le sostanze nutritive necessarie alla loro salute?

Nessuno è mai venuto a darti sufficiente conoscenza della meraviglia del tuo essere. Fuori diventi ciò che sei dentro.

In generale il campo della psichiatria non permette alla gente una sufficiente libertà di azione creando -- non a tutti per fortuna -- una grande quantità di problemi, cui diamo l’etichetta di problemi psicologici, che influenzano negativamente le scelte di vita. Dobbiamo imparare che si possono operare scelte diverse.

Quando dico che possiamo “sparire” non intendo una sparizione fisica. Intendo dire che possiamo lasciare quell’area del cervello dove risiede la nostra personalità, il nostro relazionarci con le persone e i luoghi, le cose, i tempi e gli eventi. In realtà noi non esistiamo nei centri associativi del nostro cervello che riaffermano di continuo la nostra identità e personalità.

La maggior parte delle persone ritiene la propria vita noiosa e priva di aspirazioni ma non hanno nemmeno provato ad apprendere o acquisire soluzioni diverse. Sono ipnotizzati dall’ambiente, dai media, dalla televisione, da persone di successo idealizzate, modelli da emulare sia sul piano fisico che in bellezza o valore.. è pura illusione.

La maggior parte si arrende e vive nella mediocrità. E trascorre l’intera vita senza che l’anima possa realizzare i propri desideri ed essere qualcosa di diverso. Se si risale alla superficie della coscienza giungono inevitabili le domande sul chi siamo e su quale sia lo scopo della vita. Dove vado? Che succede quando muoio? Si inizia con il porsi tali domande. Poi prende a vagheggiare l’idea che pensare di essere sull’orlo di una crisi di nervi è, in realtà, soltanto il modo di concepire la vita secondo vecchi concetti.

Cambiando dentro si cambia fuori. Se cambio modo di pensare cambieranno anche le mie scelte? Se cambio le mie scelte cambierà anche la mia vita? Perché non riesco a cambiare? Cos’è che mi rende così condizionato? Cosa perderò di ciò a cui sono chimicamete attaccato? Quali persone, cose, luoghi, momenti, eventi cui sono chimicamente attaccato non voglio perdere al punto da non sperimentare la separazione chimica da essi? Questo è il vero dramma umano.

Qual è l’unico pianeta della Via Lattea con una popolazione completamente soggiogata dalla religione? E sapete perché? Perché la gente ha stabilito che esiste il bene e il male.

Se faccio questo, Dio mi punirà. Se faccio quest’altro, sarò ricompensato. E’ una descrizione banale che tenta di spiegare il cammino della vita costringendoci a risultati deplorevoli.

In realtà non esiste niente come il bene o il male e giudichiamo le cose del mondo con troppa superficialità. Questo non fa certo di noi un fautore del peccato o della depravazione. No di certo! Significa semplicemente che abbiamo bisogno di migliorare la comprensione di ciò che stiamo sperimentando.

Ci sono cose che faccio che so che mi aiuteranno ad evolvermi. E ci sono cose che non me lo consentiranno. Ma questo non è né un bene né un male. Non c’è nessun Dio in attesa di castigarti perché hai fatto l’una o l’altra cosa.

Non c’è nessun Dio a condannare la gente. Tutti siamo Dio.

Allo stesso tempo Dio è il nome che attribuiamo alle cose, a quella parte dell’esperienza umana che ci appare trascendente o sublime.

Non ho la minima idea di che cosa sia Dio. So, però, che Dio esiste. C’è qualcosa di molto reale in quella presenza chiamata Dio sebbene non abbia la benché minima idea su come definirla, se una persona o una cosa. Non ci riesco. Non ci riesco proprio.

Chiedere a un essere umano di spiegare Dio è come chiedere a una goccia di spiegare l’acqua in cui si trova.

Dio è la superposizione di tutti gli spiriti delle cose.

Tu sei un Dio in fase di evoluzione e devi percorrere questo cammino di crescita. Un giorno riuscirai ad amare l’astratto quanto ora ami il tuo stato di condizionamento. L’unica maniera di essere grati a se stessi non è quello che facciamo al nostro corpo, ma per quello che facciamo alla nostra mente.

Dobbiamo formulare ciò che vogliamo ed essere così concentrati e consapevoli da perdere la nozione di noi stessi. Perdiamo la nozione del tempo. Perdiamo la nozione della nostra identità. E nel momento in cui siamo pienamente coinvolti in questa esperienza perdiamo traccia di noi stessi e perdiamo traccia del tempo e questa è l’unica immagine reale che abbiamo.

Tutti abbiamo vissuto questa esperienza quando abbiamo deciso che desideravamo qualcos’altro.

Questa è la fisica quantistica in azione. E’ manifestare la realtà. E’ l’osservatore in azione.

Io sono molto di più di ciò che penso di essere. Io posso essere molto più di tutto questo. Io posso influenzare l’ambiente e le persone. Io posso influenzare lo spazio stesso. Io posso influenzare il futuro. Io sono responsabile di tutte le cose. Io e l’ambiente non siamo separati. Essi sono parte dell’Uno. Io sono collegato al Tutto. Io non sono solo. Sapere che nell’Universo c’è questa connessione che tutti siamo interconnessi, e nello stesso tempo connessi con l’Universo al suo livello fondamentale è la migliore spiegazione della spiritualità.

E’ mia opinione che il nostro scopo qui sia sviluppare il dono che abbiamo dell’intento” e imparare come diventare efficaci artefici della nostra esistenza.

Noi siamo qui per creare. Siamo quì per ampliare lo spazio con idee e processi di pensiero. Siamo qui per fare tutto ciò.

E’ importante riconoscere se stessi come quantum, conoscere il meccanismo con cui operiamo le scelte, conoscere la mente. Quando in qualcuno avviene questo cambiamento di prospettiva parliamo di “esseri illuminati“.

La meccanica quantistica permette al fenomeno intangibile della libertà di introdursi nella natura umana.

La fisica quantistica è la fisica delle possibilità. E pone la domanda su chi possa scegliere tra le possibilità per dare corpo all’esperienza. L’unica risposta soddisfacente, logica ma significativa, è che la consapevolezza è il fondamento di tutto l’essere.

Dobbiamo perseguire la conoscenza senza l’interferenza dei nostri condizionamenti e se lo faremo, manifesteremo la conoscenza nella realtà e il nostro corpo ne farà esperienza in nuove modalità, nuova chimica, nuovi ologrammi, nuove sperdute regioni del pensiero, ma soprattutto i nostri sogni più reconditi.

Un giorno tutti noi raggiungeremo il livello degli Avatar di cui ci parla la storia, dei Buddha e dei Gesù.

Benvenuti nel regno del cielo senza giudizio, senza odio senza prove, senza nulla.

Abbiamo costruito la realtà che ci circonda per mezzo del potere dell’intangibilità e per inerzia la manteniamo nella sua forma e la definiamo materia.

Come possiamo misurarne gli effetti? Vivendo la nostra vita e vedendo se qualcosa è cambiato. Se qualcosa è cambiato possiamo definirci scienziati della nostra vita che è poi il vero motivo per cui siamo qui.

Non giudicare dall’apparenza. Prova e vedrai se si tratta di verità oppure no.

visualizza video



Se ti è piaciuto l'articolo, scrivi un commento e iscriviti al feed RSS!


Articoli collegati

Lascia un commento

Devi essere loggato per scrivere un commento.