Set 05

Il Karma

Il Karma

Gli esseri umani per lungo tempo hanno attribuito al fato, al destino o alla volontà divina quelle situazioni davanti alle quali si sentivano impotenti. Gli antichi Greci si figuravano tre divinità femminili anziane – le Parche – che governavano la vita delle persone. La dea Cloto stabiliva il momento della nascita, tessendo il filo della vita umana; Lachesi distribuiva quel filo, guidando il percorso che una persona avrebbe seguito in vita; Atropo tagliava il filo, determinando così il momento della morte di un individuo.

Esprimendo la sua frustrazione per questa tendenza umana, George Orwell scrisse: “Perché l’uomo comune è passivo. All’interno di un cerchio limitato… si sente padrone del proprio destino, ma di fronte a eventi importanti si sente impotente come di fronte agli elementi naturali. Quindi, ben lontano dallo sforzarsi di influenzare il futuro, si limita a subire e lascia che le cose gli accadano”.

Il Buddismo invece insegna che la causa dell’infelicità non risiede all’esterno, ma negli esseri umani. Secondo il Budda Shakyamuni, “se una persona commette un atto buono o malvagio, essa stessa diventa erede di quell’azione. Questo perché quell’azione in realtà non svanirà mai” (Udana).

La parola sanscrita karma significa azione. E il Buddismo divide le azioni che costituiscono il karma in tre categorie: fisiche (comportamento), verbali (parole) e mentali (pensieri).

Ogni azione umana positiva o negativa, una volta compiuta, non svanisce con il passare del tempo. Ogni atto rimane nella vita come forza potenziale o energia, influenzando il corso dell’esistenza da quel momento in poi.

Il Buddismo spiega che la vita si presenta in cicli eterni di nascita e morte e che quindi, quando si parla di “karma passato”, si intende l’influenza delle azioni compiute nel passato. Il Buddismo insegna anche che le azioni (karma) possono essere positive e negative; le buone azioni (karma positivo) danno origine a effetti felici e positivi, e le azioni negative (karma negativo) danno origine a effetti infelici e negativi.

Se da una parte non si possono evitare i risultati delle azioni passate, il Buddismo insegna che non dobbiamo semplicemente rassegnarci agli effetti del karma e dà importanza alla responsabilità personale e alla speranza.

Gli esseri umani sono artefici di ciò che sono e sperimentano, e in ogni momento mettono le basi di ciò che saranno e sperimenteranno nel futuro. Questo è il karma. Quindi cambiare il karma significa cambiare in ogni momento, a partire dal modo di pensare, parlare e compiere azioni.

Il modo migliore per trasformare positivamente gli effetti del nostro karma passato negativo, godere degli effetti del karma positivo passato e creare un karma positivo per il futuro, è permeare le nostre azioni con un rinnovato stato vitale che nasce da una vita in accordo con la pratica buddhista fondamentale, l’amore e la compassione, e le nobili virtù dell’Ottuplice Sentiero.

Fonte: http://www.fiorediloto.org/



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