
Paradigma scientifico
«Ciò che vedete dipende dalle teorie che usate per interpretare le vostre osservazioni.»
Albert Einstein
Giorgio de Santillana nell’introdurre il suo capolavoro “Il mulino di Amleto” coglie l’inadeguatezza del pensiero umano di fronte alle attuali scoperte astrofisiche, l’uomo contemporaneo non riesce a collocarsi all’interno di così vasto e profondo universo se non a costo di una perdita delle proprie facoltà mentali, l’uomo arcaico, invece, ordinava il cosmo a sua misura in modo da non scomparire di fronte alla pur terribile vastità della antica cosmologia.
Oggi, fra gli scopi più alti della scienza vi è quello di conoscere e descrivere l’universo per dare un senso all’esistenza umana; scienza, filosofia e religione si sono poste sempre in rapporto dialettico e hanno ricercato, e a volte hanno creduto di aver trovato, il senso dell’esistenza. Con Galileo la scienza ha cambiato radicalmente i presupposti di conoscenza basandosi sul metodo sperimentale, mentre con Cartesio si ha la scissione dicotomica fra anima e materia. Cartesio scinde i due aspetti della realtà relegando la mente al dominio della religione e della speculazione filosofica e la materia al metodo scientifico.
La dicotomia cartesiana anima-materia, in occidente, ha aumentato le distanze fra lo sperimentalismo scientifico e il dogma religioso. Per la scienza, agire solo su entità materiali osservabili rappresenta una semplificazione concettuale di grande portata mentre la religione rafforza il dogmatismo perché ormai totalmente svincolata dalle leggi matematiche e fisiche che regolano e descrivono il cosmo. La scienza dal canto suo si è sempre limitata a descrivere i fenomeni fisici mentre alla religione è stato dato il privilegio di spiegare la causa ultima del funzionamento del meccanismo universo.
La rivoluzione scientifica del secolo scorso ha minato dalle fondamenta il nostro senso comune e le nostre convinzioni al riguardo della natura dell’universo.
Lo scorrere del tempo e la stessa suddivisione fra passato, presente e futuro sembrano non avere più molto senso, lo spazio indissolubilmente legato al tempo forma un unità quadridimensionale inimmaginabile dalla mente abituata ad agire nella realtà osservabile; la meccanica quantistica ha enormi implicazioni sul nostro modo di vedere la realtà e sulla posizione che ha la coscienza all’interno dell’universo.
Teorie assolutamente rivoluzionarie sembrano oggi avere poco impatto sulla nostra visione del mondo e sulla nostra produzione di realtà. Se la teoria della relatività e le sue implicazioni spazio temporali hanno influenzato il campo dell’arte con il cubismo e parte del razionalismo architettonico, la fisica quantistica non ha avuto nessun influenza sul cambiamento dei modi di percezione e fruizione dello spazio.
L’ipotesi di un mondo regolato dalle leggi meccaniche è stata avvalorata per secoli, con Cartesio ha inizio il dualismo anima-materia considerate come entità distinte e separate cosicché l’anima non aveva alcun influenza sulla materia, sul corpo. La meccanica newoniana non fece altro che avvalorare tale dualismo proponendo un universo regolato da un meccanismo perfetto. Nei primi anni dello scorso secolo la teoria della relatività inserì nelle dimensioni spaziali anche la quarta dimensione del tempo, che divenne indissolubilmente legato allo spazio a formare un’unica realtà spazio-temporale mettendo a dura prova le capacità immaginifiche della mente umana; ma se la teoria della relatività si dimostrò di efficacia eccezionale nel descrivere il macrocosmo, d’altro canto non poteva spiegare i fenomeni su scala atomica, il comportamento delle particelle subatomiche. Nello stesso periodo, agli inizi del secolo fu sviluppata da W. Heisemberg la teoria dell’indeterminazione dei quanti di luce, una teoria che spiega gli strani comportamenti delle cellule subatomiche e del loro essere contemporaneamente entità fisiche ed entità probabilistiche, formulando il famoso dualismo onda particella.
La fisica quantistica suggerisce che la realtà dipende dall’osservatore, e nel caso delle particelle subatomiche l’osservazione si esplicita con una misurazione (una misura è un confronto fra oggetti per determinarne il rapporto).
Un onda probabilistica collassa in una particella allorché essa viene osservata, in altri termini la posizione di una particella subatomica in un certo punto dipende dall’osservazione in quel dato punto. Inoltre due particelle subatomiche che sono state in relazione, se vengono separate e a distanza una di esse viene modificata, anche l’altra simultaneamente si modifica e questo succede senza possibilità di comunicazione fra le due particelle, questo è detto comportamento non locale delle particelle subatomiche
La realtà profonda che la moderna fisica teorica ci suggerisce è una realtà interconnessa dove l’indeterminismo quantistico è controllato dalla coscienza che assume ruolo fondamentale per la costituzione della realtà fisica; le implicazioni di siffatte teorie hanno enorme portata filosofica e ci pongono nella condizione di ridefinire il nostro posto nell’universo, l’architettura in quanto costruzione, e materializzazione di una volontà cosciente diventa essa stessa metafora e oggetto della creazione della realtà, la mente cosciente è l’origine della realtà fisica e non un epifenomeno, David Bohm ipotizza un potenziale quantico che pervade il creato e che informa e funge da substrato a tutta la realtà fisica che altro non sarebbe che gesto creativo dell’universo entro se stesso in una sorta di speculare riflessione.
La realtà sarebbe puramente illusoria , essa è forma della mente che pervade l’universo.
Nonostante la sua apparente realtà fisica, l’Universo si comporterebbe come un ologramma dove la parte corrisponde dettagliatamente al tutto.
Ma in che modo la metafora dell’ologramma può spiegare alcuni paradossi sperimentali quali ad esempio la non località? È lo stesso Bohm a suggerirci un esempio esemplificativo: immaginate un acquario contenente un pesce. Immaginate anche che l’acquario non sia visibile direttamente ma che noi lo si veda solo attraverso due telecamere, una posizionata frontalmente e l’altra lateralmente rispetto all’acquario. Mentre guardiamo i due monitor televisivi possiamo pensare che i pesci visibili sui monitor siano due entità separate, la differente posizione delle telecamere ci darà infatti due immagini lievemente diverse. Ma, continuando ad osservare i due pesci, alla fine ci accorgeremo che vi è un certo legame tra di loro: quando uno si gira, anche l’altro si girerà; quando uno guarda di fronte a sé, l’altro guarderà lateralmente. Se restiamo completamente all’oscuro dello scopo reale dell’esperimento, potremmo arrivare a credere che i due pesci stiano comunicando tra di loro, istantaneamente e misteriosamente.
Probabilmente sia l’ipotesi di un a realtà assimilabile ad un ologramma e sia l’ipotesi di una soggiacente rete di informazioni sul modello di Internet non sono sufficienti a descrivere il nuovo concetto di realtà che la fisica quantistica ci fa intravedere, essi potrebbero essere solo modelli di riferimento del nostro stato attuale di progresso tecnologico e percettivo, probabilmente anche il solo linguaggio matematico non è più sufficiente a descrivere una realtà complessa, forse avremmo bisogno dell’aiuto di un nuovo linguaggio, di nuove forme espressive appannaggio dell’intuizione e dell’espressione artistica, un arte che si esprima mediante metafore e connessioni nuove e che vada al di là del simbolo ma che agisca in sostituzione di esso non per essere misura della realtà ma per essere medium fra la percezione e l’intuizione.
Fonte: http://spaziotempoarchitettura.blogspot.com
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