Nov 25

Ego, riconoscerlo e abbatterlo

Ego, riconoscerlo e abbatterlo

Per abbattere l’ego occorrono due “ingredienti”: forza di volontà e umiltà.
Con la prima inizi a lavorare per “riconoscere” l’ego, con la seconda lavori per abbatterlo o per lo meno metterlo da una parte.
L’ego è deleterio anche a livelli minimi.
L’ego provoca dolore e sofferenza sempre.
Come riconoscerlo? Ecco questo è il punto di partenza, riconoscerlo. L’ego è sempre presente quando c’è qualunque forma di attaccamento, dipendenza: quando c’è qualunque forma di vanità, narcisismo; quando c’è qualunque forma di possesso. Inoltre l’ego cresce bene nella paura. In qualunque situazione in cui provi paura (ovviamente non parlo della paura necessaria, di quando veramente stai correndo un pericolo), allontani l’amore e quello è il terreno adatto per l’ego.
L’ego può definirsi l’altra faccia dell’amore. Dove per Amore intendiamo quella scintilla divina che ci permette di essere in pace con il mondo che ci circonda e di sentirci al posto giusto nel momento giusto in perfetta sintonia con l’Universo intero.
L’ego non vuole unione e spinge alla separazione. L’ego infatti nasce per la prima volta quando l’essere umano esce dal pensiero di unità ed entra nel pensiero di “io” contrapposto a “tu/voi”.
Quindi per riportare la mente all’unità occorre mettere da parte l’idea di “io” e riportarla all’idea di “noi”. Dove per “noi” si intende l’umanità che ci circonda, gli esseri visibili e invisibili e il Cosmo tutto.
Mettiamo dunque che tu decida di utilizzare la tua forza di volontà per identificare il tuo ego e poi metterlo da parte.
Per farlo dovrai iniziare ad analizzare le tue azioni cominciando da quelle che hai fatto oggi stesso e proseguendo andando a ritroso nel tempo.
Ogni pensiero/azione dove non riesci a utilizzare la parola “noi” è potenzialmente egoico.
Ti faccio un esempio: sei al lavoro e il tuo pensiero va ad una situazione che a tuo parere ti farebbe star bene, poniamo ad esempio che mentre stai lavorando pensi che vorresti essere da un’altra parte a goderti la giornata di sole, magari insieme ad un amico. Questo pensiero di per sé sembrerebbe innocuo e non egoico, mentre non lo è. Ti spiego perché: mentre sei al lavoro dovresti portare tutta la tua attenzione al lavoro che stai facendo e per il quale sei pagato. Portando l’attenzione fuori da lì, crei un momento di illusione (che non è reale e ti porta fuori da quelle che sono le tue mansioni in quel momento). Mentre crei nella tua mente un mondo fantastico, cominci a provare un senso di fastidio, a rimanere lì dove sei, e a non sopportare magari il collega che ti distoglie dalla tua fantasticheria ecc..

Che cosa è avvenuto e perché in quel caso l’ego stava appropriandosi della tua mente?

  • Hai distolto l’attenzione dal lavoro;
  • hai perso la concentrazione;
  • sei andato a crearti una illusione;
  • hai “danneggiato” il rapporto col collega (e, anche se non lo sanno, con i datori di lavoro);
  • hai creato una situazione in cui ora non stai bene dove sei;
  • sei uscito dal “qui e ora” andando in un futuro ipotetico.

Risultato? Ora non stai più bene dove sei e nei casi estremi puoi anche aver innescato una sofferenza.

Questo è il caso tipico che accade a chi torna al lavoro dopo una bella vacanza: non riesce più ad integrarsi perché la mente è rimasta legata alla vacanza e non riesce a tornare.
L’ego si nutre di “momenti illusori”. L’ego vive di passato o di futuro. L’ego procura un continuo “desiderio” che, essendo inappagato e illusorio (proprio perché creato sul passato che non esiste più o sul futuro che non esisterà), crea sofferenza e senso di insoddisfazione.
Lo stesso può accadere a chi “sogna” una donna o un uomo che non può avere, o in chi sogna una automobile o un oggetto che non può avere ecc..
Allora, per tornare a noi, come puoi abbatterlo l’ego?
Un metodo è restare nel presente e vivere il presente al massimo dell’energia e dell’amore che puoi concepire: riportando la mente (che se ne va al passato o al futuro) al “qui e ora”.
Un altro modo è quello di imparare ad essere soddisfatto di ciò che hai, cominciando ad essere consapevole delle piccole cose e apprezzandole sinceramente.
Un altro modo ancora è quello di “monitorare” la tua vanità e di capire quando e perché la provi.
Un altro modo ancora è di osservare le tue paure (paura dell’abbandono, di restare soli, di perdere chi si ama, di vivere, ecc.) e una volta identificata una paura cominciare a lavorarvi. Ma, attenzione: una sola alla volta. Questo ti richiederà molto lavoro, e se sei in coppia ti aiuterebbe farlo col partner, il quale nel frattempo potrà lavorare alle sue paure e al suo ego con te.
Ad esempio, cominciamo dalla paura dell’abbandono.
Prendi un quaderno o un file e vai indietro nel tempo, fino alla tua infanzia e inizia a vedere quando hai provato per la prima volta questa paura e scrivi i ricordi. Vedrai che la paura è legata ad uno o ad entrambi i tuoi genitori. Forse hai ereditato da uno o entrambi i tuoi genitori questa paura oppure tu stesso sei stato abbandonato.
Non importa la modalità, né quando questo è avvenuto: ciò che importa è che tu ne prenda coscienza e che, una volta consapevolizzata la paura (ricordando l’episodio o i momenti), tu prenda coscienza che quando l’hai provata eri un bambino e, come tale indifeso, che non poteva far nulla per evitare questa paura, mentre oggi sei un adulto e hai strumenti e mezzi per superarla.
Un altro punto è che oggi tu non puoi essere abbandonato perché oggi tu scegli se essere o meno lasciato da qualcuno, in quanto tu scegli che comportamento adottare e cosa fare. Nessuno potrà abbandonarti se tu permetterai a te stesso di essere libero da attaccamenti.
Ecco, io o fatto solo un breve esempio del lavoro da fare per mettere da parte l’ego. E’ un processo, e come tale è lungo. Se fatto in coppia è più breve. Se fatto sistematicamente ogni giorno (con l’aiuto dell’umiltà), i tempi si accorciano.
Perché in coppia è più breve? Perché il partner va a toccare solitamente proprio il nostro ego, facendoci vedere dove siamo più carenti.

Fonte: http://jezael.splinder.com

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