Gen 04

Vorrei conoscermi

Vorrei conoscermi

Ho sempre desiderato conoscermi. Trovo strano che, mentre passiamo la maggior parte della nostra vita a studiare, a osservare, a contemplare il mondo che ci circonda, indirizziamo così raramente le nostre organizzate facoltà mentali verso il mondo interiore. Quest’apparente indifferenza nasconde certamente una buona dose di ansia, di riluttanza o di paura e ciò, naturalmente, mi rende ancor più curioso.

La maggior parte delle nostre attività è diretta all’esterno e questo ci distrae dall’introspezione. Quest’ossessiva tendenza a guardare all’esterno persiste indipendentemente da necessità di sopravvivenza come quelle di cibo e di calore, e persino dal piacere: attimo dopo attimo, fino all’ultimo respiro, ci lasciamo catturare da ciò che vediamo, da ciò che gustiamo, da parole, da movimenti, da stimoli elettronici.

E’ singolare come molte attività normali che apparentemente facilitano la riflessione, come fumare la pipa o contemplare un tramonto, in definitiva ci impediscano di fermare l’attenzione sulla realtà della nostra vita.

Non è quindi per pura adesione intellettuale al socratico “conosci te stesso” che io “mi siedo”, ma perché mi rendo conto che io e i miei simili siamo continuamente condizionati da stimoli esterni, siamo fondamentalmente incapaci di controllarci e siamo mossi unicamente dalle nostre reazioni. Voglio conoscere questo essere vivente semplicemente osservandolo, così com’è, non come appare mentre è sballottato da un avvenimento all’altro. Questo può certamente essere utile al mio lavoro di psichiatra, ma le mie motivazioni vanno più in profondità: esse sono personali ed esistenziali.

Conoscere mente e corpo
M’interessa la mia mente e m’interessa il mio corpo. Prima di coltivare l’abitudine a meditare, avevo riflettuto su me stesso e avevo usato il mio corpo come strumento per afferrare una penna o spaccare la legna, ma non l’avevo mai osservato in modo sistematico.

Non avevo mai fatto attenzione a ciò che esso prova, o l’avevo fatto saltuariamente o distrattamente, non certo attimo dopo attimo, per ore e giornate intere. Non mi ero mai applicato ad osservare l’influenza reciproca di mente e corpo in situazioni di fatica e di riposo, di fame, dolore, rilassamento, eccitazione, apatia o concentrazione. Il mio desiderio di conoscere non è puramente obiettivo e scientifico. Questa mente e questo corpo sono il recipiente della mia esistenza. Non voglio bere il nettare e, se necessario, la feccia; ma voglio conoscerlo, voglio immergermi nella sua vita segreta, per lo stesso impulso, credo, che a ogni inverno e primavera spinge l’oca selvatica delle nevi a volare per diecimila miglia.

Le regole della creazione
A me pare che le forze della creazione e le leggi della natura, dalle quali sono nati questa mente e questo corpo, continuino a operare incessantemente in me, e lo fanno ora, in questo momento e ogni volta che faccio lo sforzo di osservarle. L’attività di creazione deve essere la causa originaria e perpetua della mia vita. Vorrei conoscere queste leggi, le forze che operano in essa, chi mi ha dato la vita, e osservare questa continua creazione, addirittura parteciparvi.

Newton ha fondato la scienza moderna sul presupposto che esiste un unico mondo durevole, un solo ordine ininterrotto e un insieme di leggi che governano sia la terra che il cielo. Così, basandomi su questo principio e sulle antiche tradizioni dell’India, presumo che le leggi fisiche delle stelle siano anche le leggi del mio corpo. Anche le leggi della chimica e della biologia, basate su quelle della fisica, sono uniformi in tutto il mondo della natura.

Poiché queste leggi operano continuamente, senza limitazioni, in maniera uniforme e omnicomprensiva, ne deduco che in me operino leggi eterne e ininterrotte che mi hanno creato e mi creano. La mia vita è una loro espressione, ed è incessantemente collegata da causa ed effetto a tutto ciò che è stato, che è, e che sarà. Nella misura in cui sono cosciente e umile nell’apprendimento, se vi concentro la mia attenzione, posso studiare sistematicamente e arrivare a conoscere le regole della creazione.

Anche se sono spesso incapace di osservare i livelli più elementari della realtà, i fenomeni fisici e mentali che continuamente si affollano in me sono espressioni delle leggi di natura: essi devono diventare il mio laboratorio di ricerca. Voglio “sedermi”, mentre la mia mente e il mio corpo fanno emergere e scorrere davanti a me e dentro di me il materiale umano fatto della stessa sostanza e retto dalle stesse leggi che governano le galassie e gli scriccioli.

Sono percorso da un’armonia dolce e tremenda al tempo stesso; vorrei poterla gustare e invece riesco a malapena a intuirla. Per questo voglio “sedermi” con forte determinazione, per sbarazzarmi del brusio delle distrazioni e dello sfilacciamento d’inutili preoccupazioni. “Sedermi” vuol dire scoprirmi come manifestazione di ciò che è universale. E’ un’impresa appassionante e senza fine, e spero proprio di poterla proseguire anche di fronte al cunicolo della morte. E’ un pensiero, questo, che m’infonde una gioia e una forza straordinarie.

Da Karma e caos di Paul R. Fleishman.

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