Feb 25

Lenergia che guarisce

L'energia che guarisce

È incontestabile che esiste un tipo di energia in grado di guarire e di rigenerare, oggi conosciamo diverse terapie che utilizzano la trasmissione di questo “fluido” attraverso la mani o, addirittura, il giusto pensiero.

Lo spazio, secondo le scoperte dei fisici, non sembrerebbe vuoto bensì immerso in un campo energetico dalla concentrazione estremamente elevata. Gerald Feinberg nel 1966, fisico dell’Università della Columbia (USA), lo ha descritto come composto da particelle che si muovono più velocemente della luce. Da questa caratteristica deriva il nome “tachione“, da lui scelto per definirlo. Infatti, il termine proviene dal greco “tachy” e significa “accelerazione” – “velocità” (vedi le nostre parole italiane ‘tachimetro’ o ‘tachicardia’ che hanno la stessa origine).

Queste particelle costituiscono una fonte di energia libera, che sta al di fuori del campo elettromagnetico, quindi al di sopra delle frequenze, e indipendente dalla luce e dal sole. Questa energia primaria più veloce della luce è fonte infinita di libera energia nello spazio e sembra essere quel certo quid che tiene l’intero universo in armoniosa e sinergica crescita, cioè in fase di entropia negativa. Lo si potrebbe paragonare a una specie di “collante vitale cosmico” che impregna l’intero creato, e ha in lo spettro di tutte le frequenze, necessarie alla crescita e benessere di tutto ciò che contiene.

L’ENERGIA INESAURIBILE

Benché l’energia tachionica sia stata definita “ufficialmente” solo nel 1966, questa era stata già identificata da diversi studiosi e ricercatori molti secoli prima.

Thephrastus Bombastus von Hohenheim, meglio conosciuto come Paracelso (1493-1541) sosteneva che l’organismo umano fosse influenzato, oltre che dalle stelle e da altri corpi celesti, da una specie di emanazione sottile, o fluido, che pervadeva tutto l’universo.

  • L’austriaco Franz Anton Mesmer, nel 1778, affermava di guarire attraverso l’utilizzo illuminato di una energia universale, da lui definita fluidum. Sosteneva che questa fosse un fluido fisico, di consistenza sottile, che riempiva l’universo e che connetteva tutti gli esseri viventi, la terra e i corpi celesti.
  • Nikola Tesla, fisico e ingegnere di origine croata (1856-1943), così si esprimeva a tal proposito: “Ho scoperto una fonte di energia sconosciuta e inesauribile che può essere utilizzata. Ovunque, nel cosmo, vi è energia.” A prova di questa sua scoperta Tesla mise a punto un esperimento con una pesante macchina di lusso che funzionava (raggiungeva una velocità di 130 km/h!) attingendo a questa misteriosa fonte energetica, da lui chiamata ‘energia del campo gravitazionale’. Oggi, questi esperimenti sono considerati un classico esempio di conversione dell’energia tachionica.
  • Georges Lakhovsky, vissuto all’inizio del secolo, ha lasciato un’impronta fondamentale nella biologia, grazie alla sua preparazione in fisica. Afferma l’esistenza di ciò che lui definisce universione, termine composto da “universo” e “ione“, ad indicare il “campo energetico che riempie tutto l’universo ed è allo stesso tempo presente negli spazi intermolecolari e intra-atomici dei componenti elementari della materia.” (Tratto da “Terapie vibrazionali” di Roberto Tresoldi, Tecniche Nuove)
  • Henry Moray, il fisico americano che attorno al 1929 riuscì a convertire quella che lui definiva “energia radiante” in utilizzo elettrico.
  • Il medico austriaco Wilhelm Reich, fuggito con l’arrivo del nazismo prima in Norvegia poi negli Stati Uniti, n el 1938 descrive come la materia organica non viene necessariamente generata dalla materia organica, ma può anche essere prodotta dall’aggregazione di minuscole vescicole energetiche che lui chiama bioni. Nel corso degli esperimenti sui bioni Reich osserva la comparsa di una particolare luminescenza, che lui poi definirà energia orgonica (da organismo e orgastico), un’energia che carica e irradia da ogni sostanza vivente e non vivente. (Tratto da “Terapie vibrazionali” di Roberto Tresoldi, Tecniche Nuove)
  • Il medico e scienziato tedesco Hans A. Nieper così si esprimeva, al simposio sull’energia tecnologica di Hannover nel 1980: “Ora è realtà provata che la terra è immersa in un campo energetico, chiamato campo tachionico, di alta intensità. L’utilizzo di questa energia tachionica introdurrà la terza rivoluzione energetica.”


LA FUNZIONE DELL’ENERGIA COSMICA

Questa specie di fluido energetico, di cui tutto il creato è permeato – quindi anche noi esseri umani -, è quell’energia che mette in grado i sistemi vitali di mantenere il proprio ordine rigenerandosi – grazie all’innata capacità di assimilare questa stessa energia vitale. Il nostro campo energetico, quindi il nostro intero organismo e la nostra realtà, hanno la naturale tendenza ad equilibrarsi, rinforzarsi e rigenerarsi – tendendo al loro meglio. Sono queste le qualità di autoguarigione insite in ogni organismo (una ferita si rimargina da sola e noi, questa capacità di autoguarirsi del nostro corpo, la troviamo semplicemente scontata!).

Quando il flusso di questa energia si restringe, o si blocca, gli organismi perdono la capacità di autorigenerarsi, si determinano sempre più disturbi e disfunzioni, finché il corpo non si deteriora in un vero e proprio processo entropico (di disordine e disgregazione).

Per avere un corpo in salute e perfettamente equilibrato nelle sue funzioni dovremmo riuscire a mantenerci aperti a questo flusso d’energia cosmica. Purtroppo, noi esseri umani, abbiamo la deleteria capacità di bloccare questo libero scorrere della forza vitale, causandoci, così, tutti quei disturbi psicofisici che abbruttiscono la nostra vita. Il grosso lavoro di riconoscimento ed eliminazione delle cause, siano queste d’ordine fisico (come l’intossicazione costante a cui sottoponiamo il nostro organismo), che di ordine emotivo, spesso, è lungo e articolato, e sovente abbiamo bisogno di aiuto per riuscire a farlo.

PASSARE IL “FLUIDO”

Se ci facciamo male, istintivamente, ci mettiamo la mano sopra. Da sempre è conosciuta l’imposizione delle mani per stimolare la guarigione. Quanto più si è “carichi” di questa energia cosmica, tanto meglio riusciamo a trasmettere questa carica e nelle mani, le antiche dottrine spirituali (cristianesimo incluso), hanno sempre indicato esserci dei punti di trasmissione dell’energia.

“Le mani sono degli strumenti di trasmissione dell’energia magnetica assolutamente eccezionali, c’è una grande forza di emissione a livello del palmo, e c’è una forza variabile a seconda delle dita: il dito che emette maggiormente è il pollice e per questo lo si usa per fare le unzioni sacerdotali; anche il dito indice e il medio emettono abbastanza energia, mentre l’anulare e il mignolo ne emettono pochissima. I Faraoni egiziani e i sacerdoti della tradizione cristiana benedicono con anulare e mignolo chiusi sul palmo e le altre tre dita aperte (gesto conosciuto come ‘benedizione alla greca’, n.d.a), anulare e mignolo chiudono il centro di emissione del palmo, per evitare che l’energia si disperda, mentre le altre tre dita, che emettono maggiormente, canalizzano l’energia. In alcune scuole esoteriche, come l’ordine rosacruciano di Morcre, si usano molto le tre dita per fare delle imposizione a livello della colonna vertebrale e trasmettere l’energia in punti ben precisi che poi agiscono sul corpo. (…) Potete inoltre incrociare le punte delle dita le une con le altre affinché l’energia non si disperda. Anche quando si mettono le due punte delle dita a contatto (pollice con indice, per esempio) si crea un circuito chiuso: per questo il prete, nella chiesa cattolica, dopo aver consacrato l’Eucarestia, tiene il pollice contro l’indice; non è una posizione pratica, ma è efficace perché crea un circuito d’energia che concentra in lui la forza.” (Da “Guarigione spirituale” di Charles Rafael Payeur, Edizione L’età dell’acquario)

“Per canalizzare l’energia magnetica, la tecnica migliore è la respirazione” (ibidem), inspirando infatti allarghiamo i polmoni e immettiamo l’ossigeno a noi vitale. In latino e in greco si definiva l’aria “soffio” (spiritus, pneuma), in sanscrito si definisce “prana“, indicando appunto il soffio vitale che ci permette di stare in vita. La respirazione ci distende internamente e permette così all’energia di fluire con maggiore facilità, depurandoci al contempo dalle tossine accumulate.

La nostra carica fisica ci permette di avere a disposizione abbastanza energia da poter comunicare agli altri. I pranoterapeuti, per una loro configurazione particolare, hanno una carica energetica molto superiore a quella dei “normali” esseri umani. Questo surplus energetico permette loro di passare tale carica attraverso l’imposizione delle mani (o del pensiero).

Anche se tutti possiamo passare (o rubare) energia agli altri: siamo, infatti, delle specie di antenne rice-trasmittenti, è ovvio che se vogliamo contribuire al benessere altrui dobbiamo curare di essere noi, in primo luogo, abbastanza carichi per poterlo fare, altrimenti ci esauriamo.

Il ricercatore Diego Melandri, nel suo bel testo “Le energie cosmiche e i loro effetti sull’uomo”, così mette in guardia:

“La persona con una carica energetica importante può conferire energia ad altre persone che ne siano carenti. Il principio di fisica che regge questo fenomeno è semplice: due corpi che vengono a contatto tendono a portare la loro reciproca energia al valore medio dato dalla loro somma diviso due. Che si tratti di scambio di calore o di scambio di energia vitale, o di magnetismo, o di elettricità, il principio è lo stesso.

Alla luce di questo principio di termodinamica dobbiamo valutare l’efficacia e la pericolosità in momenti differenti, degli scambi d’energia che avvengono fra pranoterapeuti e soggetti. Ora, pur rimanendo giusto il principio che il pranoterapeuta rilasci da sé la sua energia in eccesso per favorire persone sofferenti e quindi in carenza di energia, dobbiamo fare un rapido calcolo per valutare in successione cronologica l’efficacia e la pericolosità di queste operazioni ripetute in tempi ristretti.

Il pranoterapeuta, “caricato” dal riposo notturno, si appresta a porre le mani sul soggetto n° 1. Mettiamo che il pranoterapeuta si trovi a una carica energetica di 60 Hz, e la persona sofferente a 30. Poste le mani, il valore medio si stabilisce per i due in 60+30 diviso 2, con risultato di 45 Hz. Questo porta alla persona n°1 una buona frustata d’energia, ma il pranoterapeuta a un valore ancora superiore, ma ridotto a 45 Hz. Il soggetto n° 1 va a casa contento e il pranoterapeuta si accinge a operare col soggetto n° 2. Poniamo che questo si trovi a 31 Hz, il contatto tra i due potenziali porterà l’energia di entrambi a 45+31 diviso 2, che dà un risultato di 38 Hz. Ciascuno. Adesso il pranoterapeuta si accingerà a operare sul soggetto n° 3. A qualunque valore energetico si trovi tale soggetto, porterà sicuramente l’energia dell’operatore pranoterapeuta al di sotto del limite di guardia a noi conosciuto, che è di 35 Hz, valore per una buona salute.

A questo punto il pranoterapeuta stesso è in pericolo, in quanto non avendo dei valori energetici in grado di contrastare in qualche modo le negatività di potenziale delle successive persone, assorbirà lui stesso le negatività di queste e le “scaricherà”, per lo meno come informazione energetica, in ogni operazione successiva. (…) Le conseguenze, al di là delle buone intenzioni di partenza, possono essere serie, se la successione degli interventi è troppo numerosa. (…)

La salvezza, sia dei pranoterapeuti che per i loro clienti, è rappresentata da una forma di energia che possa essere scambiata senza esaurirsi.

Non sussiste questo pericolo utilizzando – con cognizione di causa – le frequenze necessarie al riequilibrio (vedi la radiestesia o le altre metodiche della medicina vibrazionale), oppure tecniche come il Reiki, o altre che utilizzano la “canalizzazioneconsapevole dell’energia cosmica (si veda a questo proposito il bel libro di Diane Stein sul Reiki, riportato nella bibliografia consigliata). Tuttavia, per quanto riguarda il Reiki, rimane molto difficile, per l’operatore stesso, diventare canalizzatore e non utilizzare, invece, la propria energia. Questione questa che, nonostante i richiami mentali che l’operatore del Reiki possa fare per attivare l’energia cosmica, rimane irrisolta. Spesso, infatti, non è l’energia universale a riversarsi sui pazienti, bensì l’energia dell’operatore. Specie se questo non ha una preparazione spirituale e mentale che renda le sue capacità di entrare in risonanza con l’energia cosmica davvero attive e potenti!

ILLUMINARE LA PROPRIA ENERGIA

James Redfield, il famoso autore della profezia di Celestino, ha la grande capacità di tradurre in romanzo, senz’altro più accessibile ai più, le informazioni reperite dagli antichi testi sacri delle tradizioni spirituali e dalle più moderne scoperte della nuova fisica. Nel suo ultimo lavoro “Il segreto di Shambhala“, nuovamente, la metafora del viaggio avventura ci illustra come affrontare le prove quotidiane del nostro viaggio avventura che è, appunto, la vita di tutti i giorni. E così, in poche pagine, troviamo la spiegazione di come aumentare la nostra carica energetica, e perché è così importante farlo. La nostra energia, infatti, determina i risultati – positivi o negativi, a seconda dei nostri convincimenti, anche inconsci – che attiriamo nella nostra esistenza.

Se vogliamo avere una vita stimolante e positiva dobbiamo innanzitutto elevare la nostra carica energetica attraverso:

  • una sana alimentazione, il giusto riposo dopo l’attività, il movimento e la respirazione, che contribuiscono a mantenere vigorosa la nostra batteria,
  • il distacco interiore dai forti coinvolgimenti emotivi (siano essi positivi e negativi), e vivere saggiamente, in quanto le emozioni “bruciano” l’energia,
  • per connettersi poi, consapevolmente, con l’energia divinarespirando” la bellezza che ci attornia e l’amore supremo, lasciandoli fluire dentro e fuori di noi, così che questa carica recuperata ci guidi, indicandoci la via e allarghi, rafforzando, il nostro campo energetico. Quanto è maggiore e positiva nei convincimenti la nostra carica energetica, tanto immediati e positivi saranno gli effetti equivalenti richiamati nella nostra vita.

Il punto messo in evidenza è la necessità di mantenere sano il nostro organismo, evitando ciò che lo intossica, e l’urgenza a elevarci al di sopra delle emozioni, soprattutto quelle negative come la paura e la rabbia, che possono solo richiamare degli effetti disastrosi, ed essere così in grado di divenire sempre più canali coscienti di questa energia cosmica divina, che sostiene e guida verso le realizzazioni migliori. Nel momento che consapevolmente canalizziamo questa carica energetica e spirituale saniamo il nostro organismo e la nostra vita, gli individui con cui entriamo in contatto e, di conseguenza, contribuiamo a sanare il pianeta.

Note aggiuntive

L’ENTROPIA

In fisica si definisce entropia quando la quantità di energia libera decresce, l’energia, cioè, in grado di poter essere trasformata in lavoro utile. Se si brucia un pezzo di legno questo si trasforma in energia calorica, si utilizza così l’energia libera determinata dallo stato di potenzialità. Una volta bruciato non è possibile ricreare il pezzo di legno mettendo insieme la cenere, il fumo e il calore, per cui si è aumentata l’entropia. Quando l’entropia è al minimo, l’ordine interno di un sistema è al massimo. Questa legge è applicabile a ogni sistema fisico chiuso, isolati dal loro ambiente, così che non vi sia alcuno scambio possibile di energia in entrata e in uscita. I sistemi viventi, invece, aperti e connessi armoniosamente con il tutto, rivelano possedere una grande tendenza all’ordine, quindi all’entropia negativa. L’entropia negativa rappresenta uno stato che tende naturalmente all’ordine biologico e alla vita.

Fonte: http://www.evoluzioni.info

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