
Un periodo significativo
Il Dott. Ervin Laszlo è co-fondatore del Club di Roma e presidente del Club di Budapest – due organizzazioni consacrate “all’impegno tramite la trasformazione verso un mondo sostenibile“.
Filosofo e teorico dei sistemi, del suo cosiddetto “quinto campo“, egli descrive un campo quantico integrativo cosmico e consapevole con conseguenze pratiche di vasta portata, non solo per la scienza ma anche per tutti i sistemi sociali. Per il Dr. Laszlo scienza e filosofia si congiungono a coda di rondine; ed è essenziale che cominciamo a vedere il nostro mondo e ogni forma di vita come interconnessi. Il Dr. Laszlo è stato uno dei primi rappresentanti nell’area della filosofia dei sistemi e della teoria generale dell’evoluzione; ha pubblicato oltre 70 libri e 400 articoli, ed è redattore della rivista scientifica World Futures: The Journal of General Evolution.
Fra i suoi molti libri tradotti in italiano troviamo:
- Tu puoi cambiare il mondo. Istruzioni per l’uso del XXI secolo
- Il punto del caos. Guerre, catastrofi naturali, sistemi sociali in difficoltà : che cosa fare prima che sia troppo tardi?
- Olos. Il nuovo mondo della scienza
Nel corso della sua lunga carriera accademica come professore di filosofia, filosofia dei sistemi e scienza futura, ha lavorato insegnando e svolgendo ricerca in una gamma di rinomate università negli Stati Uniti, in Europa e in Estremo-Oriente. È anche pianista ed ha registrato parecchi concerti. Il Dr. Laszlo vive in Toscana, e Felicity Eliot lo ha intervistato telefonicamente.
“L’umanità è di fronte alla scelta fra lo sprofondare nel caos oppure evolvere verso una comunità globale, etica e sostenibile. In tutta la storia non vi è mai stato un momento più potente per compiere un cambiamento cruciale su scala mondiale”, spiega il Dr. Laszlo.

Ervin Laszlo
Sia nello scrivere, sia quando è intervistato, ogni volta che si esprime il Dr. Laszlo emana una sensazione di urgenza frammista a serenità . All’inizio dell’intervista ha spiegato che noi, l’umanità , il mondo, il pianeta, stiamo andando in contromano, che l’insieme dei nostri sistemi è in uno stato di crisi a livelli differenti e di come i processi alla base dell’esistenza, sia individuale che collettiva, stiano per crollare. Conoscete il detto cinese, ha aggiunto: “Se non cambiamo direzione, con tutta probabilità arriveremo dove siamo diretti”.
Alla mia domanda su quanto urgente sia la necessità di cambiamento, la sua risposta fu esplicita.
EL: Non ci rimane molto tempo. Sarebbe opportuno optare per la sicurezza e invece ci stiamo avvicinando al bordo del precipizio; e sapete cosa succede in queste circostanze: il passo diventa insicuro, la stabilità viene meno, si inizia a scivolare e in seguito è arduo recuperare il passo.
Il Dr. Laszlo spiega che le sue valutazioni e quelle di molti altri, indicano che urgono cambiamenti significativi – una vera svolta entro cinque anni; nel contempo, ci giunge ogni sorta di avvertimento dai più disparati settori per sollecitare il cambiamento.
SI: Potreste fornire alcuni esempi specifici?
EL: Tanto per cominciare, sembra emergere una consapevolezza comune che ci induce ad aspettarci un cambiamento. Il nostro ambiente è in uno stato di crisi, avvertendoci in modo chiaro che qualcosa va intrapreso. Ci confrontiamo quotidianamente con problemi correlati al clima e che vanno trattati seriamente. Questi cambiamenti climatici minacciano la sussistenza di intere comunità , di superfici immense.
In realtà , le sofferenze del pianeta coinvolgono tutti noi; dobbiamo renderci conto che ogni cosa è interconnessa e stiamo cominciando ad accettare questo fatto. Constatiamo la penuria d’acqua, periodi di siccità sempre più lunghi, le difficoltà dei contadini per produrre il cibo necessario; i deserti si espandono. L’inquinamento è un problema terribile.
Un altro processo a cui assistiamo concerne l’insostenibile aggravarsi del fossato fra ricchi e poveri. Dia inoltre un’occhiata ai livelli di povertà e di sovraffollamento in numerose delle città più vaste del pianeta. Di conseguenza, se si osservano i fatti reali di uno o l’altro di questi processi, emerge chiaramente che non si può più procedere a questo modo; è del tutto impossibile. Per questo dico, come del resto molti altri, che siamo giunti a un momento cruciale dove più che mai urge un cambiamento fondamentale. Il problema è che molti esperti e alcuni politici pensano sia possibile occuparsi di questi problemi separatamente; credono di poterne risolvere uno per poi affrontare il prossimo, uno alla volta.
SI: E lei non concorda con questo metodo di approccio?
EL: No, non è pragmatico. Ogni cosa è interconnessa – e tutti questi processi sono concatenati fra loro. La degradazione o la distruzione in un settore, urta contro tutti gli altri sistemi. Prendiamo il surriscaldamento globale, o l’uso dei combustibili fossili con i rispettivi tassi di consumo ed emissioni di CO2, il conseguente effetto sulla nostra salute e sulla nostra capacità di nutrirci, per non parlare del lasciare un pianeta vivibile ai nostri figli e alle generazioni seguenti. Noi invece stiamo sacrificando il nostro pianeta, la nostra salute, i nostri figli a favore dell’economia.
SI: Lei sa certamente che alcuni scienziati sostengono che il cambiamento climatico non è così grave come si suppone, che si è esagerato, che si tratta semplicemente di catastrofismo…
EL: Non voglio fare nomi ma ho avuto modo di riscontrare che vi sono persone con determinati interessi acquisiti che fanno pressione per occultare le informazioni concernenti la distruzione ambientale, il cambiamento climatico e l’inquinamento. Ci sono scienziati pagati per screditare l’idea del surriscaldamento globale. Il movente è di nuovo il profitto.
SI: In alcuni libri e nei suoi articoli, lei presenta una visione della vita piuttosto inconsueta, incentrata sulla già accennata nozione di interconnessione totale, potrebbe approfondire il tema?
EL: A dire il vero sono sempre sorpreso quando noto che qualcuno non capisce questo punto, per me così evidente. Tutti i processi, tutti i sistemi, tutta la vita – tutto è interdipendente. Quello che accade in un luogo ha un influsso anche altrove. Ora, con la fisica quantistica, comprendiamo scientificamente questo fatto; ma già lo si conosceva attraverso la filosofia antica di secoli, e lo possiamo constatare ogni giorno a ogni livello. Stiamo iniziando a capire che nel nostro universo vi è un principio di “non-località “. Come già detto, per non-località s’intende che tutto è interconnesso, e può essere descritta anche come “coerenza“. È stato dimostrato e misurato con svariati esperimenti che le particelle – attraverso qualche procedimento – sembrano “sapere” cosa stanno facendo altre particelle, e in questo consiste la non-località . Inoltre, l’informazione è nota o trasferita istantaneamente da qualsiasi distanza. Significa che cominciamo a vedere il tempo e lo spazio in modo nuovo, fino a trascenderli. Ciò vale per il nostro pianeta, per l’universo ed indubbiamente per noi esseri umani.
SI: Ciò riveste un’enorme importanza su come ci relazioniamo a ogni altra forma di vita sulla terra, compresa la nostra relazione con gli altri.
EL: Sì. Nel mio libro Il punto del caos , parlo dell’esigenza di una nuova moralità .
SI: Quali sarebbero le basi per una nuova moralità , che presumo debba soddisfare ognuno, superando le differenze religiose, etniche e nazionali?
EL: Senza dubbio vi sono molte affinità nella maggior parte delle religioni, ma non tutti hanno un riferimento religioso. Inoltre, una nuova moralità dovrebbe unire. Il vecchio detto vivi e lascia vivere ha convissuto a lungo con altri codici etici, ma ritengo che ora vada considerato come un’idea lacunosa. Essa include la tolleranza ma anche l’indifferenza, e proseguendo nell’applicarla significherebbe che è accettabile che gli ultraricchi continuino a vivere come fanno, ignorando i poveri; oppure che deve essere tollerato che alcuni scelgano di distruggere le foreste, di inquinare l’aria ed i fiumi, o di compromettere i mari con la pesca eccessiva, oltre allo sfruttare i propri simili.
Abbiamo bisogno di imparare a semplificare il nostro modo di vivere affinché tutti possano condurre una vita decente.
SI: Ciò ricorda Gandhi.
EL: Sì, Gandhi disse: “vivi semplice in modo che gli altri possano semplicemente vivere“. Dobbiamo usare solo quanto serve davvero per vivere, ossia semplificare le nostre abitudini. È dunque imperativo orientarsi verso la cooperazione, distanziandoci dalla competizione, sia nelle scelte individuali che collettive.
SI: Gli scettici potrebbero obiettare che sostiene una diminuzione dello standard di vita o addirittura un retrocedere nel passato.
EL: No no, al contrario. Sto implorando per accrescere la qualità di vita, che è in contrasto con la quantità , allontanandoci dalle soddisfazioni puramente materiali. Di che cosa abbiamo veramente bisogno per essere felici? Quali sono le nostre vere necessità ?
SI: Ritiene che la gente comune sarebbe d’accordo e che vuole semplificare la propria vita?
EL: Milioni di persone vivono in estrema povertà , e questo è un fattore propulsivo al cambiamento. L’attuale suddivisione delle risorse oltre che ingiusta è insostenibile, e per questo motivo milioni di persone sollecitano un cambiamento. Vi sono poi milioni di persone che a volte vengono definiti i “creativi culturali“, persone idealiste che vivono adottando dei criteri per il rispetto dell’ambiente, della propria comunità , per un maggior benessere comune: sono attenti al loro modo di vivere; esigono migliori condizioni di vita per tutti. Non sono materialisti e la qualità di vita è per loro un criterio fondamentale.
Non possiamo sostenere i nostri esagerati ed eccessivi consumi, e gli obbiettivi di crescita economica sono quantomeno discutibili. I nostri sistemi attuali soggiacciono all’avidità e questo non può durare nel tempo.
SI: Ritiene che il sistema economico e finanziario globale possa reggere?
EL: No di certo. Perlomeno superficialmente, l’economia potrebbe apparire ragionevolmente in forma, ma un gran numero di esperti, persino del Fondo Monetario Internazionale, come nel loro Economic Outlook 2005, indicano che un assestamento è ineluttabile. Questo aggiustamento potrebbe essere repentino.
A questo punto ho chiesto al Dr. Laszlo di commentare alcune tipiche affermazioni, iniziando con: “sono soltanto un piccolo individuo; non posso cambiare il corso degli eventi“.
EL: Essa si basa sull’idea che si è soli, disuniti, e non corrisponde al vero. Voi potete essere il cambiamento. Potete dapprima cambiare voi stessi, per poi aumentare il vostro influsso nella società : lavorando assieme ad altri l’effetto sarà ancor più potente. E’ così facile oggigiorno associarsi ad altri!
SI: “E’ il mercato che decide. Le forze del mercato spartiscono i benefici e la teoria delle ricadute economiche funziona bene”.
EL: L’idea qui è che la vita sia una lotta spietata e sottintende ovviamente che, si sia soggetti ad una feroce competizione. Inoltre ci aiuta a giustificare in modo sbrigativo la miseria degli altri. In un certo senso la si può definire un mito di conforto, ma pur sempre un mito.
SI: “il consumismo è buono: più si ha più si è felici.”
EL: È interessante esaminare i risultati delle indagini fatte. Sembra che la ricchezza non renda più felici i ricchi. E perfino nel paese più potente del mondo, dove il sogno americano è dato come grande obiettivo comune cui aspirare, e nonostante l’elevato benessere materiale, emerge quanto più gente che mai sia depressa, scontenta, insoddisfatta di se stessa e della propria esistenza. Dovremmo chiederci il perché di tutto ciò.
In effetti, dobbiamo pensare a come possiamo evolvere entrambi, sia in quanto individui che quale società interconnessa, affinché si trovi un modo di vivere che permetta anche agli altri di vivere. Come possiamo raggiungere un mondo pieno di fiducia, sicuro per tutti, senza emarginati né affamati, dove ognuno può ricevere le cure di cui ha bisogno; in cui ognuno ha una voce e può esprimere la propria opinione riguardo al funzionamento e alle priorità della propria comunità .
Come possiamo essere certi che i politici ed i funzionari servano effettivamente la gente? Come possiamo conservare il nostro pianeta, assicurarci di poter respirarne l’aria, berne l’acqua: lavorare con la natura piuttosto che sfruttarla? Ora è di importanza fondamentale il cambiamento.
Disponiamo delle conoscenze per realizzare questo cambiamento. Possiamo compiere un passo innovativo piuttosto che dover affrontare un collasso; ma dobbiamo agire adesso – questo potrebbe essere un periodo particolarmente significativo.
Di Felicity Eliot per Share International.
Da Share International luglio-agosto 2007
Versione originale inglese: http://www.share-international.org
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