L’attualità del messaggio di Gandhi

Messaggio di Gandhi
Si parte dalle classiche osservazioni di Paul Watzlawick in “Pragmatica della Comunicazione Umana: “Ogni comunicazione implica un impegno e perciò definisce la relazione. E’ un altro modo per dire che una comunicazione non soltanto trasmette informazione, ma al tempo stesso impone un comportamento”. Ogni comunicazione ha un aspetto informativo, di contenuto e un aspetto di “comando”, di relazione. Watzlawick aggiunge: “Sembra che quanto più una relazione è spontanea e sana tanto più l’aspetto relazionale della comunicazione recede sullo sfondo. Viceversa, le relazioni malate sono caratterizzate da una lotta costante per definire la natura della relazione, mentre l’aspetto di contenuto della comunicazione diventa sempre meno importante”.
La comunicazione nonviolenta pone l’accento sui contenuti, cercando di separare il più possibile l’osservazione di una data situazione dalla valutazione o quantomeno – se esiste realmente un contrasto di interessi o idee diverse – di evitare critiche incondizionate che investano per intero la personalità o l’operato dell’interlocutore. Il conflitto può portare alla violenza ma non necessariamente. Se gestito efficacemente rappresenta un fattore di evoluzione per le parti coinvolte. Diventa distruttivo se si entra nella spirale del non ascolto, delle paure reciproche.
Praticare la nonviolenza richiede disciplina ed addestramento. “I maestri di nonviolenza si sono trovati davanti il problema dell’addestramento – scriveva Aldo Capitini, tra i massimi esponenti della lotta non violenta al fascismo, nel saggio “Le tecniche della non violenza” – si sa che le qualità del guerriero sono formate e addestrate fin dai tempi della preistoria e si ritrovano perfino al livello della vita animale. Le qualità del nonviolento hanno avuto una formazione più incerta, meno consistente ed energica, per la stessa ragione che la strategia della pace è meno sviluppata della strategia della guerra. Ma prima che Gandhi occupasse il campo della nonviolenza con il suo insegnamento, il più preciso ed articolato che mai fosse avvenuto, indubbiamente ci sono stati addestramenti alla nonviolenza, contrapposti a quelli violenti; esempi di monaci buddisti, i primi cristiani, i francescani…”. E ancora: “ la nonviolenza è affidata ad un metodo che è aperto in quanto accoglie e perfeziona sempre i suoi modi, ed è sperimentale perché saggia le circostanze determinate di una situazione”.
Perseguire costantemente la pace non garantisce che non si subirà mai un’aggressione. E’ sufficiente che solo una delle parti utilizzi consapevolmente la strategia nonviolenta perché le altre parti siano portate a seguirne l’esempio? Nel discorso tenuto alla Conferenza delle relazioni interasiatiche a New Delhi, il 2 aprile 1947, di cui in questi giorni è stato ritrovato l’audio completo, Gandhi indica una soluzione: “Fate battere i vostri cuori all’unisono con le mie parole, e io credo che il mio lavoro sarà compiuto…”
Di Rosalba Miceli.
Fonte: http://www.lastampa.it
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