Il potere del sorriso – Progetto Circostanza
“Il circo in una stanza per cambiare le circostanze della vita…”
Da un’analisi del disagio minorile nelle grandi città, forti dell’esperienza di anni nel campo della formazione e del volontariato in Clownterapia, abbiamo ideato e promosso un progetto che abbiamo voluto chiamare “CircoStanza“, il Circo-in-una-stanza per cambiare le circostanze della vita. Circostanza si rivolge principalmente a minori e adolescenti a rischio, che vivono situazioni di disagio per mancanza di integrazione sociale, per abbandono familiare, per procedimenti penali in corso e per quant’altro possa oggi affliggere i minori che vivono in una grande città.
“L’uomo non è figlio delle circostanze, ma sono le circostanze le creature dell’uomo”
(Benjamin Disraeli)
IL PROGETTO
Il “linguaggio” del Circo e del Teatro è universale e consente di unire persone di culture e lingue diverse, di creare un “luogo comune” di incontro anche e soprattutto per chi si trova in una situazione di emarginazione.
Il progetto Circostanza vede la nascita di laboratori permanenti di arti circensi, clownterapia e pedagogia dell’Oppresso in scuole a rischio nella periferia di grandi città o nei centri cittadini ad alta percentuale di immigrati.
Lo scopo principale di Circostanza è di rafforzare il processo di integrazione degli adolescenti italiani e stranieri negli ambienti disagiati; favorire la socialità e l’integrazione multietcnica nei quartieri e nei luoghi di reclusione penale; ridurre il tempo passato dai giovani in strada; accrescere l’autostima attraverso la creatività e migliorare la coscienza positiva di sé nei giovani che vivono un disagio fisico e psichico.
UNA CONDIVISIONE
Progetto Circostanza Carcere minorile Ferrante Aporti – Torino
Mentre cerco una musica da mettere arrivano i ragazzi, un ragazzo mi abbraccia e mi da un bacio mentre sono voltata, è Nl. è tornato, non so se è scappato dalla comunità o se ha commesso un nuovo reato, ma è di nuovo qui… Mt di Genova entra e inizia a giocolare, è veramente bravo con qualunque attrezzo e passa con disinvoltura dalle palline al diabolo. Chiede di Smilzo e si dispiace che non ci sia il suo “allenatore personale”.
Nl appare nervoso, prende e usa gli attrezzi soprattutto il rolabola o i pedalò, ma con posa attenzione e rischiando di farsi male. Il suo esempio lo segue anche un altro ragazzo marocchino che cade… decidiamo di togliere i rola-bola per evitare incidenti.
Mt va per conto suo, quindi noi ci dedichiamo agli altri ragazzi, Maggiolina ad un ragazzo marocchino che è anche lui un “rientro”, Geppetto fa passing con gli anelli e io insegno la cascata base a tre palline al ragazzo italiano , il quale, nonostante mi dica subito: “io non ci riesco”, impara e poi è stupito lui stesso. Prosegue l’opera Geppetto, mentre Maggiolina con i devil coinvolge l’altro ragazzo marocchino. Ognuno chiede una musica diversa e io saltando da un brano all’altro, cerco di accontentare tutti. Mentre sistemo gli attrezzi sul mobile sento che qualcuno “bussa” da dentro, apro il mobile di ferro e dentro c’è un ragazzo marocchino, che se non sbaglio era stato già al Ferrante quando era più piccolo. Ride, è un bel ragazzo, compirà 17 anni tra tre mesi, mi dice, e mi stupisce perché inizia a parlare rimanendo rannicchiato dentro l’armadio: “vedi, stare qui dentro è come quando sono arrivato in Italia, chiuso dentro un camion, tre giorni di viaggio e ho mangiato solo qualche biscotto. Lì ci sono degli uomini che organizzano questo viaggi e tu parti, chiuso dentro un camion e poi attraversi il mare e arrivi in Francia e poi da lì in Italia. Io avevo 14 anni”.
Prosegue e capisco che ha voglia di parlare, mi abbasso e lo ascolto, lui rimane sempre rannicchiato dentro l’armadio. “Sono arrivato qui e non c’era nessuno che conoscevo, mia madre e la mia famiglia non la vedo da tre anni, e non la sento al telefono da tre mesi. In tre anni che sono qui sono stato sei mesi in carcere. Prima non avevo la testa di capire cosa stavo facendo, sono arrivato a guadagnare anche 500 € al giorno spacciando, ma ora la mia testa è cambiata, ora voglio un lavoro, voglio andare in comunità, riabilitarmi, voglio guadagnare anche poco, ma essere pulito. Ho capito che questi soldi facili sono sporchi e che se fai del male a qualcuno spacciando poi questo male ti ritorna e tu non sei felice. Vuoi comprarti cose, spedire i soldi a casa, ma poi stai in galera e non ti godi niente. Mio padre me lo diceva di non fare soldi senza che ti cade acqua dalla fronte. I soldi che sono buoni sono quelli che tu guadagni con il lavoro dove ti cade acqua dalla fronte. Ho giurato a mia madre che non spaccerò più e da quando gliel’ho giurato, anche quando sono scappato e sono rimasto libero, non ho più spacciato.”
Lo guardo negli occhi, sorride, è convinto di quello che sta dicendo, e rimane sempre lì dentro l’armadio, rannicchiato, lui che è un bel ragazzo alto… continua dicendomi: “Qui se fosse di legno potrebbe essere una bara, potrei essere morto e se continuo così posso anche morire giovane.”
Gli parlo dicendogli che mi fa veramente piacere sentirlo parlare così e vederlo così convinto. Mi dice che fino a qualche tempo fa non la pensava così, ma che ora gli si è aperto qualcosa nella testa e ha capito di aver buttato via la sua vita e non vuole continuare a farlo.Lo invito ad uscire dall’armadio, sorride ed esce…
Non so se è perché mi ha sentito parlare con il compagno o se per “caso”, ma mentre mi avvio a sistemare la musica, mi si avvicina un altro ragazzo, nuovo. Ha una tuta nera, i capelli tagliati molto corti, è alto e ha un bel fisico, una faccia da bambino, ma ha già compiuto 18 anni, mi dice.Si siede sul tavolo e inizia a parlarmi, mi dice che è nato in Marocco da genitori marocchini, ma che ha vissuto tanti anni in Italia e prima in Svizzera. Ha conseguito la licenza di terza media e poi ha frequentato due corso professionali di tornitore e di meccanico e che ha lavorato come meccanico per qualche mese.
Mi dice di non aver commesso il reato per cui è dentro e che la persona che era stata derubata lo aveva visto con un gruppo di ragazzi che lui frequentava e ha pensato erroneamente che anche lui fosse coinvolto.
Gli faccio notare che in base alla compagnia di amici che scegli di frequentare corri dei rischi e lui conviene con me che è vero.
Prosegue dicendomi che essere in galera è comunque una esperienza anche se non è una bella esperienza, comunque impari che è meglio vivere lavorando e che bisogna trarre insegnamento che tagliarsi non è una soluzione. Aggiunge che anche lui a suo tempo si è tagliato, ma ha capito di aver sbagliato.
“Io verrò a lavorare con voi” ci dice, Maggiolina gli risponde che può iniziare a imparare l’uso degli attrezzi e lui risponde: “non è necessario che io sappia usare questi attrezzi, io sono un ragazzo e posso parlare ai ragazzi della mia età, ciò che conta è creare una relazione”.
Continua dicendomi che se lavori aiutando gli altri, Dio ti aiuta. Confermo quanto dice e gli racconto che anche io ho passato un momento difficile nella mia vita che poi si è trasformato in esperienza che mi ha portato ad occuparmi degli altri. Gli dico che ora, ad esempio, si è creata tra noi una relazione e per me lui non è più uno sconosciuto, quindi mi capiterà di pensare a lui e di pregare per lui.
Lui è commosso, ha gli occhi lucidi, mi prende la mano e mi ringrazia.
L’attività anche per oggi è finita e io mi sento più ricca di quando sono entrata.
Aureola
Sito di riferimento: http://www.circostanza.org
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