L’esistenza senza Tempo
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La mente proietta il mondo da se stessa per ritrarlo nuovamente in se stessa.
Quando la mente spunta da Dio (Realtà, Assoluto) compare anche il mondo come gioco della vita – gioco della mente, e quando il mondo si manifesta, questa stessa comparsa nasconde la Verità, ovvero la Realtà e viceversa, quando il mondo con l’intero gioco della vita scompare, compare la Verità, ovvero la Realtà.
BRANI TRATTI DAL CAPITOLO “LA MEDITAZIONE“
La meditazione è un processo naturale, un qualcosa con cui si è nati; è l’essenza del nostro essere, la nostra natura.
La meditazione è un processo naturale dell’individualizzazione della Coscienza, ovvero è lo spontaneo esprimersi della nostra essenza, di Dio (Realtà, Assoluto, Sé, Essenza) in noi – del nostro Io.
Per trovare la Verità, il modo più facile e anche l’unico è attraverso l’esperienza personale e la meditazione è un mezzo collaudato per raggiungere questo obbiettivo.
La meditazione ha sostanzialmente due scopi:
1) permettere di giungere alla risposta: chi sono io?, ovvero – qual è la mia vera identità?
2) offrire la prova sull’esattezza della risposta ottenuta.
Con la scoperta di non essere soltanto il corpo fisico, la mente e nemmeno la Coscienza, cessa la necessità di meditare e questo significa l’autorealizzazione, come stato dell’Essere nel quale si discerne costantemente la Realtà dall’illusione.
L’autorealizzazione, quale scopo ultimo della meditazione è uno stato nel quale si ha la conoscenza di essere uno con Dio, e nel quale possiamo soltanto essere la propria meta e opera.
Dunque, la certezza finale (“la prova”) la riceviamo nell’autoConoscenza nella quale si perde l’identità e non c’è ricordo, perché non c’è chi ricordi – siamo noi stessi la prova a noi stessi.
Il concetto che sino al raggiungimento di questo stato ci siano una meta e una via attraverso la meditazione, è una spiegazione della mente, che deriva dallo sperimentare la separazione dell’uomo da Dio.
Liberarsi dall’idea di separazione, e quindi dal “falso io”, attraverso la meditazione e poi liberarsi dalla stessa meditazione, porta all’eliminazione dell’ignoranza.
Per questo, anche l’approccio alla meditazione deve essere integrale: la conoscenza e l’amore collegati all’azione.
La ricerca si forma come espressione spontanea dell’impulso di autorealizzazione e si manifesta attraverso il chiedersi: Chi sono io?, Da dove provengo io? ecc.. In sostanza si tratta dell’indagare su se stessi.
L’“Io” (l’“Io sono”) è inscindibile dalla mente e si forma e scompare contemporaneamente a essa.
Con il tempo, attraverso la pratica della meditazione, i pensieri si canalizzano, si riducono ad alcuni simili e infine ne rimane uno.
È indispensabile meditare spesso e regolarmente sino a che lo stato provocato dalla meditazione non diventa abituale e ininterrotto durante tutta la giornata.
Il lasciarsi andare porta all’eliminazione dei contenuti superflui della mente.
Il lasciarsi andare non significa la perdita di concentrazione – attenzione, ma proprio la consapevolizzazione del processo nel quale “osserviamo” la formazione – durata – scomparsa di emozioni e pensieri. All’inizio questo processo di concentrazione esige sforzo, poi con il tempo lo sforzo scompare completamente.
In meditazione si possono ricevere varie conoscenze e questo “subito” e “adesso”, ma non bisogna dimenticare che si tratta delle c.d. conoscenze relative, perciò limitate dal tempo e dallo spazio e trasmissibili ad altri, a differenza della c.d. conoscenza assoluta che, invece, non possiamo trasmettere, perché “noi” stessi siamo questa Conoscenza, nella quale non c’è soggetto (non c’è “io” e “noi”) e non c’è chi possa trasmetterla, e nemmeno a chi.
Si può affermare che l’approccio alla meditazione deve portarci a scoprire, attraverso l’interrogazione, ciò che è distruttivo, per canalizzarlo ed eliminarlo (emozioni e idee distruttive), ovvero deve condurci a riconoscere ciò che è costruttivo, per stimolarlo lasciandoci andare.
Dobbiamo poi, abbandonare anche la ricerca e il lasciarsi andare, per essere uno con Dio.
Nella fase iniziale di meditazione, quando il soggetto e l’oggetto sono divisi, si possono utilizzare tecniche di indirizzamento dell’attenzione verso gli oggetti esterni che aiutano a canalizzare i processi energetici-vibratori e portano la mente a calmarsi.
Nella fase successiva bisogna comprendere che il soggetto e l’oggetto sono uno e che meditare sull’oggetto, indipendentemente che sia astratto o concreto, crea la sensazione di divisione, cioè di dualità, turbando lo stato naturale di Unità.
Così scompaiono gli oggetti esteriori (che non sono altro che proiezioni della nostra mente), quando l’osservatore (il testimone) e l’osservato – diventano uno.
La mente non può annullarsi e trasformarsi da sola, ma quando si cerca la sua origine tramite la domanda chi sono io?, o attraverso domande simili, si trasforma spontaneamente.
D’altra parte, se si medita con l’aiuto di constatazioni – “io sono Dio”, “io sono la Realtà”, “io sono”, e via dicendo, anche in questo modo la mente si trasforma spontaneamente attraverso il lasciarsi andare.
È bene ricordare che bisogna stare attenti quando ci sono frequenti c.d. “esperienze estatiche” (fare esperienza della luce, separazione dal corpo…), perché sono un segnale di un attaccamento molto sottile alla mente.
La purificazione si riferisce in sostanza alla purificazione della mente, perché la purificazione del corpo attraverso il digiuno, l’aiuto di diversi esercizi (posizioni yoga, sistemi di respirazione), l’utilizzo della fitoterapia e altri metodi simili, se non sono accompagnati dalla purificazione della mente sono soltanto processi secondari.
I diversi metodi di astensione – rinuncia al cibo, al bere, al sesso… sono senza valore se non sono accompagnati dal “rinunciare – canalizzare” nella mente. La rinuncia può esserci soltanto in relazione all’“io”, e non nel rigettare gli oggetti esteriori.
I processi più semplici si hanno quando ci rivolgiamo a Dio (Realtà, Assoluto, Essenza, Sé); essi portano di per sé alla canalizzazione delle emozioni e dei pensieri.
È molto importante che le esperienze o le sensazioni che compaiono durante la meditazione come reazione all’interrogarsi, non si trasformino in riflettere.
Ogni volta che compaiono altri pensieri o altre sensazioni sarebbe bene indirizzare ininterrottamente le proprie emozioni e i propri pensieri verso Dio (Realtà, Assoluto, Essenza, Sé) ripetendo – Io sono Dio, Io sono la Realtà ecc., perché così canalizzeremo la mente.
Si può dare un compito alla mente con la domanda – cos’è la mente? e lasciare semplicemente che i processi si svolgano. In questo modo, dopo un po’ si canalizzeranno le emozioni, i pensieri e le sensazioni superflue.
Bisogna ricordare che i metodi, spesso utilizzati per aumentare la concentrazione – attenzione, che sono contemporaneamente anche metodi di purificazione, vedi la concentrazione sulla fiamma della candela, su un punto, sui simboli (triangolo, quadrato, cerchio, croce…), possono dare risultati soltanto inizialmente e nel breve periodo, e non offrono effetti durevoli.
Attraverso il processo di consapevolizzazione la mente diventa lentamente un fattore costruttivo della meditazione, ovvero uno strumento della Coscienza in funzione della consapevolizzazione. La mente non sparisce, ma diventa calma, le emozioni e i pensieri si formano, durano e scompaiono, e la Coscienza individuale appare spontaneamente nel ruolo di “osservatore” oppure “testimone”, e così ci conosciamo come “osservatori” o “testimoni”.
Il “vuoto della mente” è il primo passo nel quale la mente costata saltuari “vuoti” e “silenzi”, ovvero l’assenza di emozioni e pensieri e di qualsiasi esperienza.
Il “vuoto del vuoto” è il secondo passo e si forma spontaneamente quando scompare il pensiero sul “vuoto” e sul “silenzio”, ovvero quando la mente non constata più le emozioni, i pensieri e le esperienze.
I periodi di assenza di emozioni, pensieri ed esperienze, non sono nemmeno periodi, poiché il tempo è fermo. Basta una sola scintilla di tale stato affinché inizi il processo di consapevolizzazione.
È necessario tener presente che l’assenza di mente non significa il suo “affondare” in Dio (Realtà, Assoluto, Essenza, Sé). Anche se la mente nel sonno profondo “affonda”, l’Energia Vitale no.
Nella Coscienza tutto si forma e tutto scompare, cioè si svolge il processo che come processo concreto (Coscienza individuale) inizia e finisce da qualche parte nell’Infinito (Coscienza Infinita).
La vera beatitudine implica uno stato fuori dai concetti di conscio e inconscio, nel quale non c’è soggetto, e con questo nemmeno il ricordo della beatitudine, perché non c’è chi ricordi. La beatitudine è uno stato senza soggetto, ovvero senza qualsiasi esperienza o conoscenza soggettiva.
Conoscendo l’essenza Divina attraverso l’espressione individuale l’uomo comprende che l’essenza individuale neanche esiste, e tramite la perdita di individualità si permane in Dio, il che implica l’assenza di ogni individualità.
Con l’aiuto della meditazione si conoscono gradualmente tutti i processi come gioco spontaneo della Coscienza. I sensi, la mente, l’intelletto, sono tutti giochi della Coscienza, tutto questo è irreale – un’illusione che scopriamo attraverso la meditazione.
Così si conosce la libertà da ogni schiavitù – attaccamento, che è la nostra vera natura. Ma, dato che non c’è schiavitù, perché non c’è chi sia in schiavitù (non c’è individualità), non c’è nemmeno la liberazione – la libertà da ogni attaccamento è lo stato naturale dell’uomo.
Il conoscere Dio attraverso l’autorealizzazione agisce nella vita automaticamente e fa sì che si “veda” Lui in ognuno e in tutto come Uno. Così la propria autorealizzazione si riflette anche come realizzazione di tutti.























