Dic 27

Come meditare

Come meditare

La meditazione vera e propria consiste nel portare (e mantenere) la nostra attenzione alla radice del naso e nel contare i cicli della respirazione. Ogni inspirazione/espirazione vale un ciclo, perciò conteremo uno dopo aver inspirato/espirato una volta e così di seguito.

La respirazione deve essere normale, ciò che ci proponiamo è di seguirne consapevolmente lo svolgersi, ciclo dopo ciclo, dobbiamo osservarla non alterarla.

Può essere utile, specialmente i primi tempi, di contare fino a 6 e poi riprendere da uno. Questo porta una piccola variazione sul tema che rappresenta un diversivo per la mente che ne è sempre assai desiderosa.

Più avanti si potrà aumentare il conteggio portandolo a 10 o 15 cicli. Il traguardo da raggiungere nel tempo potrebbe essere di 25 cicli.

Vi sono quattro errori da evitare:

1. inspirazione lunga seguita da espirazione corta,
2. respirazione forzata con l’emissione di suoni udibili anche da altre persone,
3. errori nel conteggio,
4. disappunto per gli errori commessi, la mente va guidata con calma e dolcezza, se ci ritroviamo a fare un conteggio sbagliato dobbiamo ripartire da uno.

Va ricordato che nella meditazione non vi è soltanto la circolazione dell’aria ma entrano in gioco pure delle sottili energie (prana) che partono dall’ombelico e salgono attraverso la spina dorsale, fino alla testa. Queste energie passano da alcuni centri energetici (chakras) e li stimolano portando una rinnovata vitalità anche sul piano fisico.

Il tempo da dedicare alla meditazione deve essere scelto in modo da non intralciare il nostro normale modo di vita, così pure la durata è lasciata al discernimento di ognuno dei partecipanti. Viene comunque suggerito di praticarla ogni giorno e possibilmente alla stessa ora.

Non si dimentichi che noi siamo creature dell’abitudine; l’abitudine di meditare è difficile da conseguire ma una volta acquisita sarà mantenuta facilmente perché sarà entrata nel nostro normale ordine delle cose.

Perché meditare?

Fondamentalmente tutti gli esseri cercano la felicità e nello stesso tempo fanno di tutto per evitare la sofferenza. Se arriviamo a comprendere che le nostre sofferenze sono il risultato di azioni non virtuose da noi commesse in un passato prossimo o remoto, ci risulterà ovvio che per evitare la sofferenza vi è un solo modo: quello di non commettere azioni non virtuose.

Le religioni, generalmente, offrono una soluzione ai problemi della vita ed i loro insegnamenti, quando fedelmente seguiti, sono il modo di evitare di commettere azioni negative che nel tempo ci si ripresenterebbero quali sofferenze.

La mente dovrebbe essere sempre allerta ed avere sotto il suo controllo il corpo e gli istinti, i quali, proprio perché rivolti alla sopravvivenza del corpo fisico, ci propongono delle soluzioni prevalentemente egoistiche.

Quando vediamo un oggetto (o lo immaginiamo) esso viene subito afferrato dall’interesse o dal rifiuto, non vi è una pacata osservazione in cui la mente osserva e basta. La mente viene posta al servizio delle passioni e da ciò nasce il desiderio di ottenere o alla paura di perdere ciò che si possiede.

Se la mente è stata educata adeguatamente, i sensi non potranno far nulla per accaparrare la sua attenzione, essa osserverà qualsiasi oggetto e saprà dargli il valore effettivo, non quello che gli viene attribuito dalla nostra interiorità. Ogni volta che ci si presenta un oggetto, od una persona, e la mente non è in grado di discernere il suo valore effettivo, interviene il desiderio che ci porta a pensare che noi non possiamo vivere senza tale oggetto. Questa è la causa di ciò che viene definito delusione.

Non è il corpo che ci priva della pace mentale bensì la mente che, non essendo controllata, è influenzata dalle emozioni e dai sentimenti e ci porta a degli errati comportamenti. Per una mente non educata la stessa situazione può divenire oggetto di desiderio o di paura e ciò porterà delle delusioni. Fondamentalmente l’umanità soffre a causa di tre veleni, essi sono:

  • attaccamento,
  • ignoranza della legge di causa ed effetto,
  • odio e rancori.

L’attaccamento è molto controproducente

L’attaccamento è il peggiore di tutti e merita qualche delucidazione in quanto è assai facile che il medesimo venga confuso con l’affetto o l’amore. È facile infatti sentire qualcuno che dice di essere molto attaccato ad una persona e che la ragione di un tale legame va ricercato nel grande amore portato alla persona stessa. La prova del fuoco per determinare se ciò che proviamo è vero amore o semplice attaccamento la possiamo avere analizzando che cosa porta il legame in oggetto a noi ed all’altra persona.

Il vero amore porta gioia ad entrambi, se ciò non accade non si tratta di vero amore. Il vero amore non va alla ricerca della sua soddisfazione e della sua felicità bensì di quella della persona amata. Disse Paramansa Yogananda: “Quando cesserai di voler riempire la tua coppa di felicità ed inizierai a riempire quella degli altri, scoprirai, con meraviglia, che la tua sarà sempre piena“.

L’attaccamento è la causa di tante sofferenze; forse la causa più importante. Noi lottiamo per ottenere un oggetto (o una persona) e ciò è causa di sofferenza. Poi, non appena lo abbiamo ottenuto, iniziamo a preoccuparci per paura di perderlo.

Possiamo essere attaccati anche a delle situazioni o al nostro corpo, entrambe queste cose sono causa di sofferenza. La paura di morire è causa di molte sofferenze perché la mente pensa che senza il corpo essa sarà perduta. Anche qui è in gioco l’attaccamento che però, in questo caso, è coadiuvato dall’ignoranza della legge della vita. Tutte le brutture del mondo, guerre comprese, possono portarci a verificare che la loro sorgente primaria va ricercata nei tre veleni primari: attaccamento, odio e ignoranza.

L’ignoranza della legge di causa ed effetto è quanto di più pericoloso vi possa essere. Il non conoscere che la nostra sofferenza è nata a causa di nostre azioni non virtuose non ci permette di prendere la decisione di cambiare i nostri atteggiamenti con la forza necessaria per farlo davvero.

Specialmente la parola ci è causa di molte sofferenze perché parlare è assai facile e l’ignoranza della “Legge di causa ed effetto” non ci fa riflettere e preoccupare per ciò che andiamo dicendo (Gia. 1:19-27, Gia. 3:1-12).

Dedicate il tempo che avete speso per meditare

Per concludere vi consiglio che ogni volta che avete speso del tempo nella meditazione, piuttosto che in svaghi o divertimenti, di dedicarlo a favore di tutti gli esseri umani: questa grande umanità di cui noi tutti siamo parte integrale.

Fonte: http://www.viveremeglio.org

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