Mar 06

Il corpo, le emozioni, la coscienza

Forse non c’è nulla di più interessante e misterioso della coscienza, un concetto che ha avuto una strana storia. Per secoli si è creduto che tutto quello che succedeva nella nostra testa fosse, almeno potenzialmente, cosciente.

La coscienza è stata così confusa con la mente, con la psiche, con lo spirito o con l’anima, e tutti questi termini sono stati usati come sinonimi. Poi improvvisamente qualcuno ha scoperto che non tutti i fenomeni psichici sono consci ed è cominciata l’era dell’inconscio, anche se dell’inconscio si sa ancora ben poco.

Il vero compito della scienza e del pensiero filosofico è quello di capire che cos’è la coscienza, definendola con precisione e cercando di delinearne le caratteristiche salienti.

Questo saggio, in modo semplice e comprensibile, parla di mente, di emozioni e di coscienza e cerca di mettere a fuoco i rapporti fra queste tre entità e di rintracciarne i legami, senza trascurare l’altro nodo problematico rappresentato dalla razionalità e dal suo rapporto con la coscienza stessa.

Dopo un capitolo introduttivo sul cervello e sulla mente in generale, si passa a trattare delle emozioni, e in particolare dell’amore, per poi affrontare il problema della coscienza.

L’ultimo capitolo è dedicato a delineare una teoria dell’Io e del suo rapporto con il mondo e con il corpo. Per quanto diverse, tutte queste cose devono per forza passare dalla coscienza per essere dette e, a maggior ragione, scritte. Occorre quindi fare una ricognizione dei luoghi della coscienza per comprendere finalmente chi è che parla quando, usando la prima persona singolare, diciamo Io.

Da qualche parte del mio corpo ci deve essere il luogo del «salto », del passaggio, se passaggio c’è, fra il mondo e il mio io, fra tutto ciò che è materiale e la mia sensazione soggettiva. Per quanto faccia parte di me, non posso chiaramente individuare da solo questo confine presente in me, anche se posso fare approfondite osservazioni introspettive e tutta la mia vita è determinata dall’interazione fra me e il mio corpo, prima ancora che fra me e il mondo circostante. E’ negli altri che posso studiare il passaggio fra il corpo e quello che loro comunicano a proposito della loro coscienza, assumendo, ma non vedo come potrei farne a meno, che in loro funzioni tutto come in me, almeno dal punto di vista materiale.

In effetti è questo uno dei temi fondamentali di questo libro: in che rapporto con il corpo si trova lo stato di coscienza soggettivo, degli altri e a maggior ragione mio. Si tratta cioè di esplorare i limiti della coscienza ed eventualmente l’articolazione del suo centro nevralgico e della sua periferia: le stanze della coscienza “.



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