Un mosaico insondabile

Un mosaico insondabile
Relazionarsi con amore. È possibile diversamente?
Lo pensiamo. È legittimo. Abbiamo i nostri parametri morali. Necessari anche quelli.
Si relaziona con amore il leone che mangia la gazzella?
Ogni volta che siamo altrove, assenti a ciò che è, al luogo e alle persone come al nostro stesso corpo, siamo forse evulsi dall’amore, dispensati? L’amore c’è, potrebbe essere altrimenti? Viene e va forse? O piuttosto ha gli occhi altrove, persi in qualche recondito angolo di memoria? È amore che non vede, vede altro da ciò che c’è, cieco, orbo a un ordine più grande, che lo sostiene e contiene.
La madre che abbandona il suo piccolo non ama. Ne siamo certi? Ama come può, ama alla cieca. Ciecamente, poggia il suo sguardo amorevole altrove nel momento stesso in cui si separa dal nuovo nato. È a quell’amore che sacrifica il figlio, figlio nato a quel destino, proprio a quello. Amore che non vede l’amore.
Può quell’amore avere occhi? Se potesse averli per prima cosa riconoscerebbe se stesso. Vedrebbe l’amore laddove si è fermato, dove ha lasciato gli occhi. Può riprendere quegli occhi perduti? Sì, se è dato. Se un movimento connesso a un ordine più grande permette ora di guardare là , dove per amore ha lasciato gli occhi, dicendo: ti vedo e vedo l’amore che ci lega.
Ora e solo ora, riacquistati gli occhi, può guardare avanti, vedere il figlio e la colpa. Com’è la colpa vista con gli occhi aperti dell’amore? Un fardello essenziale elargito dall’ampia mano del destino.
Com’è vista con gli occhi del re-spiro-spirito che in un vasto abbraccio contiene l’ordine, l’intreccio, il destino, l’amore?
È semplicemente, tassello di un mosaico insondabile.
Fonte: http://www.elsamasetti.it
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