Ago 13

Il bidone nucleare

Il bidone nucleare

Marcel Coderch, ingegnere del MIT, uno dei massimi esperti europei di energia, ci aiuta a mettere autorevolmente in luce la posta in gioco nella partita del nucleare, non solo dal punto di vista della sicurezza, ma anche da quello dell’ambiente.

Nel suo nuovo libro edito da Bruno Mondadori “Il miraggio nucleare“, Coderch ricostruisce un quadro storico che dalla scoperta della radioattività giunge ai disastri di Chernobyl e Three Mile Island. Con dati importanti si smentiscono le affermazioni oggi diffuse nel panorama internazionale per far accettare il nucleare dall’opinione pubblica, dimostrandone l’inefficacia e gli irrisolvibili e gravissimi problemi di fondo.

Abbiamo la certezza inequivocabile che sia il nucleare che i combustibili fossili non rappresentano la soluzione migliore e quella più sicura. In che modo l’umanità può progettare un futuro sostenibile?

Il problema energetico è senza dubbio complesso, da un lato c’è l’aumento esponenziale della domanda, dall’altro sappiamo che le risorse di combustili fossili sono limitate e inquinanti e tutto questo comporta dei problemi a livello ambientale. Abbiamo visto che il nucleare non ha risolto problemi come lo stoccaggio e i costi delle scorie, quello della proliferazione militare, e tantomeno il problema della sicurezza. Dunque è difficile immaginare che l’energia nucleare possa rappresentare una soluzione adeguata. Credo invece che occorra ripensare la nostra società e il suo modello di sviluppo ormai esaurito, all’interno dei limiti che ci pone il settore energetico. A mio avviso, questa potrebbe essere una soluzione al problema.

La Germania fermerà il suo ultimo reattore nucleare entro il 2022. E’ chiaro per tutti che bisogna impostare un piano di uscita progressiva dal nucleare. Qual è il punto cruciale della transazione energetica?

La decisione presa dal governo tedesco comporterà naturalmente un cambiamento a livello europeo. A partire da quel momento, in Europa ci troveremo di fronte a due modelli energetici differenti, quello francese che fa ricorso al nucleare, e quello tedesco, che punta alle rinnovabili. Il nodo cruciale sarà pertanto quello di sostituire l’energia elettrica prodotta dal nucleare con quella delle rinnovabili, scommettendo sull’efficienza e sul risparmio energetico senza i quali non è assolutamente possibile risolvere il problema.

Negli ultimi cinquant’anni il consumo di energia mondiale si è duplicato, e la domanda continuerà a crescere, come anche la disuguaglianza energetica. E’ comprensibile che paesi come Cina, India, Brasile, vedono il nucleare come l’unica soluzione possibile al proprio sviluppo. I paesi ricchi non possono certo impartire lezioni di saggezza, non crede?

Bisogna considerare che a livello mondiale l’energia nucleare ha in realtà un peso abbastanza limitato. Oggi rappresenta il 14 per cento dell’elettricità consumata nel mondo. Paesi come la Cina, l’India, il Brasile, di cui stiamo parlando producono quote di energia nucleare molto basse. La Cina, per esempio, produce soltanto il 2 per cento di nucleare e in futuro conta di arrivare ad un 6 per cento. Inoltre, è impegnata con progetti rinnovabili anche se, purtroppo, continuerà a fare grande uso di carbone, di cui è molto ricca.

Tra pochi giorni in Italia si voterà il referendum sull’abrogazione del nucleare. Cosa pensa del confronto politico sul tema?

Tutti i reattori nucleari che ci sono oggi nel mondo sono stati costruiti da aziende statali oppure da privati grazie a finanziamenti pubblici. Basta vedere quello che è accaduto in Giappone per rendersi conto che tutte le conseguenze degli incidenti ricadono inevitabilmente sul settore pubblico. Quindi è assolutamente fondamentale che i cittadini possano esprimersi e decidere se farsi carico del rischio economico e di sicurezza che l’energia nucleare comporta. Vorrei aggiungere che, personalmente, sono uno strenuo difensore di questo referendum.

Il risparmio è la prima fonte di energia. In quest’ottica si presuppone un radicale cambiamento del nostro modello di vita. Risulterebbe ragionevole concentrarsi da un lato sul risparmio energetico e dall’altro sullo sviluppo delle nuove rinnovabili, in primis del solare ed eolico. In che modo, secondo lei, è possibile accelerarne le potenzialità di sviluppo, e soprattutto, come contenere gli attuali consumi di energia?

La migliore energia è sicuramente quella che non si consuma quindi il risparmio sarà sicuramente in futuro una componente fondamentale se vogliamo avere davvero un nuovo modello energetico. Il risparmio, l’efficienza, lo sviluppo delle energie rinnovabili rappresentano sicuramente un’ottima soluzione. Però soltanto in modo marginale poiché il problema più grande è rappresentato dal settore dei trasporti. E al momento non si intravedono alternative ai combustibili fossili liquidi. Assisteremo ad una maggiore elettrificazione dei trasporti, più auto elettriche, tuttavia questo resta il problema più importante. Io credo che in futuro la soluzione non potrà essere soltanto quella dell’energia rinnovabile, c’è bisogno di ripensare la nostra società e un nuovo modello di sviluppo, guardare ad una società a misura d’uomo, di comunità e territorio che sappia riscoprire la centralità della persona e dei suoi bisogni reali.

Lei ha scritto che il nucleare è il più insidioso dei miraggi che dovremmo combattere per riuscire a risolvere in modo umano e dignitoso una delle maggiori sfide a cui sia mai stata chiamata la nostra specie: la costruzione consapevole e autolimitata di un futuro sostenibile. Qual è il suo consiglio?

Ci illudiamo di vivere in un mondo dove le risorse sono illimitate e continuiamo a consumare in maniera bulimica, basta però prendere una penna e fare dei semplici calcoli matematici per rendersi conto che si tratta soltanto di miraggi. La realtà è un’altra, il nostro modello economico e sociale sta collassando. La sfida dunque è quella di autolimitarsi, prendere coscienza che viviamo all’interno di un ciclo naturale che ha una sua funzione specifica e che rischia di essere distrutto per sempre a causa della nostra cecità e presunzione. Insisto sull’importanza di studiare e comprendere la natura, in quanto ne siamo parte integrante e perché dobbiamo comprendere che non siamo al di sopra delle sue leggi. Nulla può continuare a crescere in maniera indefinita in un modo che invece è finito.

Di Maurizio Torretti.
Fonte: http://www.lifegate.it

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