Ott 07

Augurare il meglio alle persone

 

La rivoluzione gentile insegna ad attivare l’intento positivo, cioè a padroneggiare l’arte della benedizione, che è in grado di condurci verso un rinnovamento di portata planetaria: una trasformazione potente, silenziosa e inarrestabile, che ha la forza di cambiare noi stessi, chi ci circonda e il mondo intero.

È il sincero desiderio di augurare il meglio a Qualcuno, riconoscendone il valore individuale e onorandolo.

Attingendo alla spiritualità indù, taoista, islamica, ebraica e ad altre autorevoli fonti, Pierre Pradervand illustra come trasformare il proprio atteggiamento, abbandonando il confronto e la negatività, per abbracciare l’accettazione e l’entusiasmo.

Augurare il meglio alle persone, agli esseri o alle situazioni attorno a noi può operare un rinnovamento radicale. Questa semplice azione produce infatti benefici tangibili nelle interazioni quotidiane, nei rapporti significativi e nel modo in cui vediamo il nostro posto nel mondo…
Da La Rivoluzione Gentile di Pierre Pradervand.

La Rivoluzione Gentile La Rivoluzione Gentile – Attivare l’intento positivo che trasforma noi e gli altri 

 

 

Pierre Pradervand

 

 

 

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La rivoluzione gentile ci guida con dolcezza a:

  • Dirigere l’intento positivo verso persone o situazioni
  • Prendere consapevolezza delle leggi dell’universo
  • Sperimentare amore incondizionato, unito a una calma profonda e duratura
  • Mettere in pratica la benedizione nel quotidiano
  • Scorgere e stimolare il bene nel profondo di ognuno
  • Arricchire la vita di benedizioni specifiche per ogni persona e momento
  • Influire sulla negatività e trasformarla

Un’opera che raccomando vivamente, un libro d’azione e di silenzio. Un gesto che possiamo fare tutti, in ogni momento. Spesso ce ne dimentichiamo, ma La rivoluzione gentile è qui per ricordarcelo“.
– Eileen Caddy, cofondatrice della comunità di Findhorn

Non ho parole per esprimere la gioia che mi ha dato questo libro. Tutti dovrebbero averne una copia e sono certo che diventerà un classico“.
– Gerald G. Jampolsky

 



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