Ott 19

Il Training Autogeno

Il Training Autogeno

Conoscere se stessi è forse la cosa più importante della nostra esistenza, perché solo sapendo chi si è veramente si è in grado di utilizzare le risorse adeguate ai nostri obiettivi.

Questo bisogno di consapevolezza è sempre stato presente in me; già da bambina mi facevo domande tipo “E’ questa la vera vita oppure è quella dei sogni?” E mi davo anche la risposta: “E’ questa, perché è in questa che me lo chiedo!” Ho visto in seguito che anche Cartesio… (“cogito ergo sum”)!
[...]

Il T.A. è un sistema per conoscere, sviluppare e riequilibrare se stessi, ma con un diverso procedimento.

Il rilassamento: il corpo partecipa ad ogni emozione, e reagisce a quelle negative (ansia, collera, paura) con una contrazione muscolare che con l’andar degli anni si accumula e diventa cronica, creando quel che Wilhelm Reich ha definito “armatura muscolare” e “corazza caratteriale cronica”. Questa situazione nel corpo, oltre a creare dolori e malesseri, blocca l’energia vitale, con conseguente stato di stanchezza. Inoltre si vive con una percentuale(5-10%?) ridotta delle proprie capacità, ci si sente insicuri, inadeguati, mancanti di qualcosa. La corazza blocca una piena conoscenza ed espressione di sé; se avete visto “Excalibur” un film di alcuni anni fa, ricorderete che Parsifal vive una lunga e travagliata ricerca del sacro Graal e arriva finalmente a trovare la luce quando cade nelle profondità di un lago e la sua armatura si sgretola e lo lascia libero.

La respirazione: il respiro è vita, respirare bene vuol dire vivere bene, vivere più calmi, più lucidi, con una maggiore concentrazione mentale.

La respirazione favorisce la circolazione sanguigna, il sistema linfatico, ossigena e stimola gli organi interni. Ricerche di laboratorio hanno dimostrato che il T.A. può ridurre il tasso di colesterolo, regolarizzare la pressione sanguigna, migliorare le funzioni neurovegetative.

L’autoterapia: attraverso il contatto e l’utilizzo del prana, l’energia vitale, ci si ricarica e ci si cura in modo naturale; il risultato per moltissime persone è stato l’eliminazione dei medicinali.

Nel T.A. c’è una speciale tecnica, che aiuta a raggiungere i propri obiettivi e fa funzionare i meccanismi di guarigione insiti nel corpo e nella mente: la visualizzazione creativa o programmazione positiva.

I benefici dell’utilizzo del Training Autogeno, che prevede pochi mesi di apprendimento, sono molteplici. I risultati si vedono presto e si concretizzano con l’eliminazione dello stress, e uno sviluppo a largo raggio della propria personalità, della sicurezza in se stessi e consente di affrontare bene ogni problema.

In dettaglio sul piano psichico agisce su insonnia, nevrosi, ansia, depressione, panico, fobie, paure, insicurezza, timidezza, insonnia, tic, balbuzie, dipendenza da fumo, cibo, alcool. Migliora le prestazioni professionali, scolastiche, artistiche, sportive. Sviluppa la capacità di parlare in pubblico.

Sul piano fisico agisce su mal di schiena, cervicale, cefalea, emicrania, allergie, asma, raffreddore, sinusite, tachicardia, ipertensione, gastrite, ulcera, difficoltà digestive, nausea, colite, stipsi, disturbi sessuali, disturbi mestruali, menopausa, problemi della pelle, sistema immunitario; riduce i tempi di travaglio nel parto.

Il T.A. nasce negli anni trenta da J.H. Shultz, medico e psichiatra; in Italia è conosciuto ma non quanto meriterebbe. C’è da chiedersi come mai questo metodo così efficace e facilmente fruibile non si sia allargato a macchia d’olio.

Personalmente devo al Training Autogeno un gran colpo di timone per la mia vita: ha consentito l’emersione di talenti dormienti come il fluido energetico e le facoltà intuitive, creando una strada professionale più consona alla mia indole. E di ciò sono profondamente grata

Di Silvana Borile.
Fonte: http://www.silvanaborile.it

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Scritto dai più eminenti esponenti del famoso Heartmath Institute, questo libro, attraverso un sistema di apprendimento interattivo, offre le tecniche, scientificamente provate, in grado di alterare la risposta fisica del corpo allo stress, e ci spiega come conseguire uno stato d’essere quieto e positivo.

Il tempo non è mai abbastanza, e spesso avete la frustrante sensazione di non potercela fare? Se vi riconoscete in questa descrizione, allora sapete per esperienza cosa sia lo stress. Esistono molti metodi per abbatterlo, prevenirlo, o imparare a conviverci, ma perlopiù essi ci impongono radicali cambiamenti di abitudini, cosa che finisce per provocare ulteriore stress.

Il prestigioso Istituto HeartMath®, invece, ci fornisce gli strumenti per governare le reazioni automatiche di stress che si sono instaurate nei nostri circuiti neuronali avvalendosi per questo del cuore, modificando lo schema del ritmo cardiaco e le emozioni nel momento stesso in cui insorge il problema. Il cuore, opportunamente addestrato e senza alcuno sforzo, invia al cervello dei segnali in grado di modificare le reazioni di stress in modo rapido ed efficace.



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Messaggio di Gandhi

Messaggio di Gandhi

Si parte dalle classiche osservazioni di Paul Watzlawick in “Pragmatica della Comunicazione Umana: “Ogni comunicazione implica un impegno e perciò definisce la relazione. E’ un altro modo per dire che una comunicazione non soltanto trasmette informazione, ma al tempo stesso impone un comportamento. Ogni comunicazione ha un aspetto informativo, di contenuto e un aspetto di “comando”, di relazione. Watzlawick aggiunge: “Sembra che quanto più una relazione è spontanea e sana tanto più l’aspetto relazionale della comunicazione recede sullo sfondo. Viceversa, le relazioni malate sono caratterizzate da una lotta costante per definire la natura della relazione, mentre l’aspetto di contenuto della comunicazione diventa sempre meno importante”.

La comunicazione nonviolenta pone l’accento sui contenuti, cercando di separare il più possibile l’osservazione di una data situazione dalla valutazione o quantomeno – se esiste realmente un contrasto di interessi o idee diverse – di evitare critiche incondizionate che investano per intero la personalità o l’operato dell’interlocutore. Il conflitto può portare alla violenza ma non necessariamente. Se gestito efficacemente rappresenta un fattore di evoluzione per le parti coinvolte. Diventa distruttivo se si entra nella spirale del non ascolto, delle paure reciproche.

Praticare la nonviolenza richiede disciplina ed addestramento. “I maestri di nonviolenza si sono trovati davanti il problema dell’addestramento – scriveva Aldo Capitini, tra i massimi esponenti della lotta non violenta al fascismo, nel saggio “Le tecniche della non violenza” – si sa che le qualità del guerriero sono formate e addestrate fin dai tempi della preistoria e si ritrovano perfino al livello della vita animale. Le qualità del nonviolento hanno avuto una formazione più incerta, meno consistente ed energica, per la stessa ragione che la strategia della pace è meno sviluppata della strategia della guerra. Ma prima che Gandhi occupasse il campo della nonviolenza con il suo insegnamento, il più preciso ed articolato che mai fosse avvenuto, indubbiamente ci sono stati addestramenti alla nonviolenza, contrapposti a quelli violenti; esempi di monaci buddisti, i primi cristiani, i francescani…”. E ancora: “ la nonviolenza è affidata ad un metodo che è aperto in quanto accoglie e perfeziona sempre i suoi modi, ed è sperimentale perché saggia le circostanze determinate di una situazione”.

Perseguire costantemente la pace non garantisce che non si subirà mai un’aggressione. E’ sufficiente che solo una delle parti utilizzi consapevolmente la strategia nonviolenta perché le altre parti siano portate a seguirne l’esempio? Nel discorso tenuto alla Conferenza delle relazioni interasiatiche a New Delhi, il 2 aprile 1947, di cui in questi giorni è stato ritrovato l’audio completo, Gandhi indica una soluzione: “Fate battere i vostri cuori all’unisono con le mie parole, e io credo che il mio lavoro sarà compiuto…”

Di Rosalba Miceli.

Fonte: http://www.lastampa.it


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