Ago 28

Non torniamo, andiamo avanti

Ton torniamo, andiamo avanti

La vacanza non è solo una pausa nel tran tran, è anche una occasione per conoscersi meglio e fare più attenzione a ciò che si è e ciò che si vuole dalla vita davvero. Il ritorno a casa, allora, diventa un nuovo inizio.

Posti nuovi, gente nuova, o anche soltanto ritmi nuovi. Una, due o tre settimane di vacanza, se non sono state riempite con ancora più impegni di quelli che si hanno durante la stagione lavorativa, possono essere sufficienti per dare un’occhiata alla propria vita da un punto di vista diverso. Possono dare lo spunto per fare un po’ il punto della situazione per chiedersi che cosa si vorrebbe cambiare o che cosa si vorrebbe realizzare dando spazio – perché no – anche a quei sogni nel cassetto che durante l’anno non riescono mai a fare capolino.

Non trascuriamo intuizioni che possiamo avere avuto su noi stessi e sulla direzione ad dare alla nostra vita che ci sono venute in vacanza. E’ proprio fuori dai contesti e circuiti abituali che possiamo più facilmente cogliere aspetti di noi meno conosciuti e valorizzati e che possiamo arricchire così il nostro tran tran quotidiano con nuove scoperte e nuove energie.

Questo diventa il momento di esercitare la nostra creatività al suo livello più alto, quello che ci porta non solo a modellare forme, colori, musiche o parole, ma a modellare la nostra stessa vita sino a farne un’opera d’arte la cui forma esprima il contenuto.

Anche le nostre esistenze sono fatte di materiale duttile, modellabile, in parte dall’esterno – è indubbio – ma in grande parte anche dall’interno, verso direzioni scelte, programmate e organizzate proprio da noi.

Non è mai troppo tardi, quindi per chiederci che cosa ci chiediamo dalla vita, per decidere di valorizzare una vocazione mai presa sul serio, di dare più spazio a un interesse sempre trascurato, di cercare ciò che ci manca “davvero” (senza quindi farsi influenza da una pubblicità maestra nel far sentire bisogni inutili) o di lasciar perdere ciò che non è davvero in sintonia con la nostra natura profonda, proprio quella che si fa sentire nei momenti di maggior tranquillità e silenzio interiore.

Creatività vuol dire considerare la nostra vita la cosa più importante e investire tempo, riflessione e attenzione nel vedere come renderla sempre più aderente a ciò che sentiamo di essere.

In questo processo di rimodellamento – continuo, peraltro – dobbiamo tenere conto dei limiti, delle necessità e dei doveri ma anche dei diritti e delle possibilità. Ogni attività artistica deve fare i conti anche con i limiti, la poesia una volta era ingabbiata nella metrica, ma non per questo non riusciva a esprimere l’ineffabile, la musica tiene conto delle caratteristiche di ogni singolo strumento e la scultura della qualità del materiale. Anche un grosso nodo nel legno, se inserito al posto giusto, da difetto può diventare la caratteristica più personale e preziosa di una scultura.

L’arte dell’essere si coltiva. Con la crescita personale, con l’esercizio della libertà, con la scoperta della responsabilità, con la pratica della volontà, con la leggerezza dell’intuizione e l’energia della gioia. Quando questo è chiaro, ogni ritorno dalle vacanze è ricco di semi e stimoli da piantare nel terreno fertile della propria quotidianità.

Di Marcella Danon.
Fonte: http://www.lifegate.it

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Set 29

Le emozioni

Le emozioni

Le emozioni sono parte integrante del paesaggio umano ed esprimono alcuni tratti della personalità. E, tuttavia, si tratta di manifestazioni reattive del sistema nervoso.

Le emozioni sono chiamate anche passioni o falsi feelings; esse sono infatti manifestazioni compensative che affiorano quando si perde la connessione con la qualità originaria dell’essere. Quando le emozioni/passioni sono presenti in modo compulsivo, possono connotare un individuo, come pauroso, collerico, allegro, malinconico, ossessivo.

Per contro, le varie qualità dell’essenza – come Amore, Pace, Gioia, Valore, Forza, Volontà, Fiducia, Saggezza, Creatività – sono presenti nella profondità del nostro essere; quando ci si riconnette con questa o quella qualità dell’essenza esse vengono sperimentate come sensazioni intime, profonde, appaganti: proprio per questo sono chiamate veri feelings.

Le emozioni/passioni sono in qualche modo una forma distorta delle qualità essenziali con le quali condividono identiche risonanze; ma le emozioni vivono in superficie in una forma reattiva e caotica. Più ci si riconnette con l’essenza e con le sue espressioni, meno si sentono le emozioni.

Le emozioni sono dunque reazioni, mentre le qualità essenziali sono stati dell’Essere.

All’inizio – nei primi mesi di vita – vi è solo essenza a riempire l’essere; poi – già a partire dai primi mesi di vita -, a causa di un ambiente primario di accoglienza inadeguato, vi è la separazione dall’essenza e la comparsa del senso di vuoto o di mancanza di qualcosa (il cosiddetto buco), cui segue l’insorgenza delle emozioni e il conflitto intorno ad esse che crea ogni tipo di pensieri.

Alcune persone sono tagliate fuori non solo dalla loro essenza, ma anche dalle loro emozioni e questo le rende veramente estranee a se stesse. Questa disconnessione incomincia ad accadere quando si perde il coraggio di vivere aperti alla vita, nella fragilità e senza difese preventive. Spesso accade che il non sentire sostegno nell’ambiente circostante, il timore di essere incompresi, feriti, derisi conduce a reprimere e nascondere agli altri e – ciò che è più grave – anche a se stessi le proprie emozioni, le proprie sensazioni e i propri sentimenti.

Si diviene estranei al proprio mondo interiore.

Si rimane in contatto soltanto con l’elaborazione mentale delle emozioni. Si ama, si va in collera, si ha paura, si è malinconici e tristi, si è allegri soltanto attraverso la mediazione dell’attività mentale. Accade così di essere identificati con i propri pensieri e di perdere il contatto con il proprio sentire, con quanto accade dentro di noi di momento in momento e, in tal modo, con il proprio stesso essere.

E’ veramente importante ritornare in contatto con le proprie emozioni e viverle pienamente per giungere presto o tardi a comprendere come e perché esse nascono. Vale la pena di precisare che vivere pienamente le proprie emozioni non vuol dire cavalcare l’onda emotiva della rabbia, della malinconia, della paura o della gioia, ma piuttosto ‘stare-nel-mezzo’, – senza esprimerle e senza reprimerle -, ‘semplicemente’ rimanendo consapevoli. Cresce via via la capacità di essere ‘il testimone’: colui che è presente a tutto quanto accade dentro di noi, senza identificazione e attaccamento. Da questo comportamento, che è accettazione di quello che sta accadendo nel momento, nasce, quando il tempo è maturo, una nuova comprensione. E’ questa comprensione di se stessi che permetterà di dissolvere le difese erette inconsciamente dalla personalità, di sperimentare l’esistenza del ‘buco’, di vivere il dolore dell’assenza di questa o quella qualità – amore, valore, forza, creatività … – senza cercare compensazioni. Solo in questo modo l’essenza perduta riprende a fluire.

A. H. Almaas così si esprime, “Per prima cosa le persone devono imparare a sentire se stessi, a prestare attenzione a se stessi, affinché le necessarie informazioni siano disponibili. La maggior parte delle persone vivono la vita senza la necessaria consapevolezza perché cercano di evitare di sentire il vuoto, la falsità, la sensazione che ci-sia-qualcosa-di-sbagliato. Non si può evitare l’autoconsapevolezza e compiere il Lavoro” (di crescita in consapevolezza, umana e spirituale).

Le emozioni, perciò possono indicare come, dove, quando, in termini di memorie, una certa qualità dell’Essenza è andata smarrita rispetto alla propria consapevolezza.

Questo articolo è stato pubblicato su Hod, giugno-luglio 2004.
Fonte: http://www.lalungavitaterapie.it

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Come una semplice domanda può trasformare i tuoi sogni in realtà

Non puoi sapere quando accadrà, quando arriverà il momento che trasformerà radicalmente la tua vita. Poi, quando ti guarderai indietro, magari a distanza di molti anni, ti accorgerai che una breve conversazione con una persona o una frase che hai letto in un libro hanno cambiato completamente la tua esistenza. La lettura di questo libro sarà anche per te uno di quegli eventi che cambiano la vita? Attorno ai trent’anni ho ricevuto in dono una domanda che ha cambiato il corso della mia esistenza. La decisione di rispondere a quella domanda mi ha aiutato a trasformare in realtà ciò che avevo sempre sognato. Ora voglio offrire anche a te questo dono, perché tu possa usare questo dolce potere per creare la vita che desideri“.
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Gay Hendricks visse una di queste profonde esperienze durante una conversazione, a una festa. Il dono che ricevette in quell’occasione fu la prima pietra per costruire la vita che aveva sempre sognato e in questo prezioso, piccolo libro ci trasmette ciò che ha compreso in quel magico momento:

  • Amore per sempre
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Vi assicuro che questo libro farà una grande differenza nella vostra vita“.
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Con un linguaggio semplice e brillante, Gay Hendricks condivide con i lettori questa storia che ispirerà il vostro cuore. Cinque desideri vi farà scoprire la forza che cambierà la vostra vita“.
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