Ott 22

Il Libro del Talento - Scopri il tuo talento

Con quali parametri misuri il tuo benessere?
Su cosa punti per condurre una buona esistenza?
Quanto puoi incidere nel determinare il successo o l’insuccesso della tua vita?
In particolare, nella costruzione del successo personale e professionale contano, secondo te, i talenti?

Come afferma Cristiano Ghibaudo, nella sua ultima opera, Il libro del talento, solitamente a questa ultima domanda rispondiamo affermativamente, salvo poi rimanere incerti quando dobbiamo riconoscere ed elencare i nostri di talenti ;)

“Ciascuno di noi nutre il profondo desiderio e l’ambizione di avere una vita buona.
[..]Siamo quindi spesso alla ricerca di sfide ritenute via via necessarie al fine di raggiungere quella
condizione interiore di appagamento e gratificazione che ci rende persone soddisfatte, e quindi felici.”

L’autore, formatore e coach, ci presenta una favola che ha come protagonista una rana, Lara, alle prese con infelicità e frustrazione che stanno soffocando la vita nello stagno in cui sta con le compagne.

Attraverso il loro vivere quotidiano ne esplora significati e implicazioni; offrendo a noi lettori un bel po’di spunti per una riflessione personale e per capire come individuare e coltivare i propri talenti e cosa molto carina, anche quelli delle persone che ci vivono accanto, marito, moglie, compagno, figli, amici, famigliari…

A volte capita che ci troviamo di fronte ad un muro che, perchè pur avendo raggiunto risultati professionali significativi, riconosciuti socialmente e in molti casi invidiabili, ci sentiamo delusi rispetto a quanto avevano sperato di ottenere al termine del percorso intrapreso.

«Come mai non sono soddisfatto come mi sarei aspettato?
Eppure ho raggiunto ciò che desideravo, e mi è costato parecchi sforzi!»
è la domanda che ci frulla nella mente troppo spesso..

Forse oggi è venuto il momento di abbandonare le vecchie logiche ed imparare a dare il meglio di noi stessi partendo da ciò che siamo.
Dobbiamo cioè semplicemente imparare a spenderci in pienezza e per riuscirci possiamo cambiare la chiave di lettura della nostra vita, senza porci limiti di età.

Questo nuovo modo di vedere le cose ci dà la possibilità di cambiare la prospettiva della nostra vita fin da subito.
Gribaudo afferma infatti:
“Ognuno di noi può diventare esploratore di se stesso,
per scoprire la vera natura del proprio talento:
un dono da coltivare con cura e tenerezza nelle diverse stagioni della vita,
dentro e fuori il lavoro.”

E’ un percorso bellissimo per ritrovarci esploratori di noi stessi,
per scoprire la vera natura di quel bene prezioso che sta nel profondo di noi:
un dono, che a volte pensiamo di non avere, solo perchè è da coltivare in ogni stagione della vita :)

E se alla domanda, “Dimmi i tuoi talenti“… ti fermi a pensarci e ti pare di non averne, pagina dopo pagina cambierai felicemente idea!

Lasciati guidare da questa “favola”..
Spero davvero che tu ti lasci trasportare, come ho fatto io, e che la lettura delle avventure di Lara la Rana e delle sue compagne, alle prese con i problemi che colpiscono lo stagno in cui vivono, possa offrirti numerosi nuovi spunti per riflettere sul modo in cui maneggiare e sfruttare ogni giorno il tuo talento e quello delle persone che ti sono vicine.

Buona lettura, alla scoperta del tuo talento!

Il Libro del Talento Cristiano Ghibaudo Il Libro del Talento

Trovare e coltivare il proprio e quello altrui, nel lavoro e nella vita

Cristiano Ghibaudo

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Ott 17

Puoi guarire il tuo cuore - Louise Hay

Un cuore spezzato è anche un cuore aperto.
A prescindere dalle circostanze, quando ami qualcuno e il tempo insieme finisce, è naturale soffrire. Il dolore per la perdita di una persona che ami fa parte della vita e del viaggio che essa rappresenta, ma non vale necessariamente lo stesso per la sofferenza. Quando si perde una persona cara, è naturale avere l’impressione di non avere più energie, ma la verità è che dopo la fine di una relazione, un divorzio o una morte, dentro di te hai ancora la capacità di creare una nuova realtà.

Parliamoci chiaro. Quello che ti stiamo chiedendo è di modificare il tuo modo di pensare dopo una perdita: non ti stiamo chiedendo di evitare il dolore del lutto, ma di affrontarlo. Vogliamo che i tuoi pensieri ti portino in un luogo in cui tu possa ricordare la persona cara con amore, senza tristezza o rimpianti. Anche dopo la peggior rottura, il divorzio più difficile e la morte più tragica è possibile farlo. Ciò non significa che dovrai negare o evitare il dolore. Al contrario, dovrai viverlo e poi permettere a una nuova vita di dispiegarsi davanti a te, una vita in cui ti concentrerai sull’amore e non sulla sofferenza.
Ecco in cosa consiste il nostro lavoro. In questo libro ci focalizzeremo in particolare su tre aree.

1. Aiutarti a vivere i tuoi sentimenti

Se hai deciso di leggere questo libro, probabilmente stai soffrendo, e non vogliamo di certo privarti del tuo dolore. Tuttavia questo periodo può rivelarsi una fase importantissima, non solo per guarire dal dolore ma, vivendo appieno ogni sentimento, anche per imparare a lasciartelo alle spalle. Uno dei problemi principali è che potresti cercare di mettere da parte o ignorare i tuoi stessi sentimenti, giudicandoli sbagliati, troppo contenuti o eccessivi. Ti trascini dietro molte emozioni represse, tra cui spesso compare anche la rabbia. Invece, per poter guarire, devi lasciarla uscire.
Non stiamo parlando solo della rabbia legata alla morte, ma di quella che possiamo provare in qualsiasi momento. Elisabeth Kübler-Ross, famosa esperta nel campo del lutto a cui dobbiamo la teoria delle Cinque Fasi del Dolore, diceva che possiamo provare rabbia, lasciarla scorrere dentro di noi e poi liberarcene nel giro di qualche minuto. E proseguiva affermando che, se percepita per più di quindici minuti di fila, diventa rabbia vecchia.
Com’è ovvio, la rabbia è solo una delle emozioni che si manifestano. Quando una relazione si conclude, quando arriviamo al divorzio e persino quando ci troviamo davanti alla morte, veniamo investiti da molti sentimenti, e viverli è il primo passo verso la guarigione.

2. Permettere alle vecchie ferite di venire a galla per rimarginarsi

La perdita rappresenta anche una finestra sulle vecchie ferite che ti porti dietro e che, ti piaccia o no, tornano a farsi avanti. Alcune non sapevi nemmeno di averle. Per esempio, nell’affrontare la fine di una relazione, potresti pensare: Sapevo che non sarebbe rimasto con me. Nel corso di un divorzio, potresti essere convinto che: Non merito di essere amato, oppure alla morte di una persona cara pensare: Mi capitano solo cose brutte. In tutti i casi si tratta di pensieri negativi che vanno oltre la perdita.
Certo, è utile approfittare di un lutto per riflettere sul passato con tenerezza, tuttavia riviverlo all’infinito è doloroso e del tutto improduttivo. Ed è questo che tendi a fare quando ripensi al passato senza la vera intenzione di guarire.
Ma da dove arrivano i pensieri negativi? La risposta è che vengono dal passato, quando non sono stati guariti con amore. Insieme faremo luce sulle tue vecchie ferite e sui processi di pensiero negativi e inizieremo la guarigione con amore e compassione.

3. Modificare i processi di pensiero distorti riguardo alle relazioni, all’amore e alla vita

Nel momento in cui piangi un qualsiasi tipo di perdita, applichi il tuo attuale sistema di pensiero che, nella migliore delle ipotesi, è distorto. Cosa vogliamo dire con ciò? Che le tue convinzioni sono influenzate dalle ferite dell’infanzia e definite dal dolore delle relazioni passate. I processi di pensiero distorti spesso sono plasmati dai genitori e dalle altre persone presenti nella tua vita che hanno certamente fatto del loro meglio nel rapportarsi con te, ma che a loro volta sono state condizionate dal sistema di pensiero distorto creato nel corso della loro stessa infanzia. Tutte queste influenze hanno contribuito a creare il dialogo interiore che ha luogo nella tua testa quando ripeti all’infinito i soliti vecchi pensieri. Così applichi alla nuova perdita questi processi di pensiero e il dialogo interiore negativo.
Ecco perché, dopo la perdita di una persona a cui tenevamo molto, spesso noi esseri umani ci rivolgiamo a noi stessi senza alcun amore e tenerezza. Ci addossiamo la colpa, ci abbandoniamo all’autocommiserazione e arriviamo a credere di meritarci tutto il dolore che proviamo. Come possiamo spezzare questo circolo vizioso? Continua a leggere per scoprire l’importanza delle affermazioni positive e il loro potente effetto sui processi di pensiero distorti.

Il potere delle affermazioni per guarire dal lutto

Le affermazioni sono frasi che rafforzano una convinzione positiva o negativa. Il nostro obiettivo è renderti più consapevole riguardo a quelle negative che usi e, poco per volta, introdurre nella tua vita frasi nuove e positive. Quando pensi, affermi sempre qualcosa ma, sfortunatamente, se i tuoi pensieri sono distorti, di solito continui a ripetere affermazioni negative.
Arricchiremo il tuo lutto e la tua vita con affermazioni positive e amorevoli. La prima volta che le usi potrebbero sembrarti false, ma ti chiediamo comunque di concedere loro una possibilità. Se temi che vogliamo privarti del tuo lutto o in qualche modo sminuirlo, non potresti essere più lontano dalla verità. Vivere il lutto spetta solo a te, ma le affermazioni positive possono annullare la sofferenza e, allo stesso tempo, guarire il dolore passato e i modelli di pensiero negativi. Le affermazioni negative sono false, eppure non hai alcun problema a crederci. Molte persone se le ripetono inconsciamente e si mostrano crudeli con se stesse quando già stanno soffrendo. Uno dei principali obiettivi che speriamo di raggiungere con questo libro è trovare il modo di modificare una volta per tutte i pensieri negativi e ripetitivi.
Quando leggerai le affermazioni positive contenute nei prossimi capitoli, assicurati di applicarle alle tue esperienze e ai tuoi schemi di pensiero, alle tue convinzioni e alla tua visione del mondo, e di usarle per smantellare i pensieri negativi e limitati. Alcune affermazioni potrebbero rimarginare le vecchie ferite e aiutarti a elaborare quelle attuali per guarire finalmente grazie all’amore.

Il dono della vita dopo una perdita

Di certo sai come si conclude una relazione, un matrimonio e persino una vita. Ma sai come si completa una relazione o un matrimonio? Sai come si completa una vita? Ecco un altro aspetto che speriamo di insegnarti nel corso del viaggio che affronteremo insieme. La vita dopo una perdita è ricca di doni inaspettati.
Forse ti sembreranno concetti completamente nuovi, ma la verità è che non tutte le relazioni sono fatte per durare. Alcune reggono per un mese, altre per anni, altre ancora per un decennio. Soffri al pensiero che un rapporto durato un solo anno avrebbe potuto durarne cinque, o che una storia durata dieci avrebbe potuto durarne venticinque. Lo stesso vale per i matrimoni. Definiresti riuscita un’unione finita con un divorzio? Be’, può esserlo. Potrebbe essere perfetta per l’esperienza di cui tu e il coniuge avevate bisogno.
È possibile individuare un ritmo anche quando la vita finisce. È triste, certo, perché vorresti passare altro tempo con la persona cara. Ma sono due i requisiti perché una vita sia completa: il giorno della nascita e il giorno della morte. Tutto qui. Arriviamo quando il film è già cominciato, e sempre nel bel mezzo del film ce ne andiamo. Dobbiamo mantenere il nostro legame con la persona morta, dobbiamo serbarne il ricordo… così alla fine possiamo lasciar andare il dolore.

Nel Capitolo 1 analizzeremo i pensieri sulla perdita. Cosa pensi della fine delle relazioni? Come ti senti davanti al declino di un matrimonio? Come reagisci alla morte di una persona cara? A mano a mano che procederemo tra queste domande, ti aiuteremo a cambiare il tuo modo di pensare al riguardo.
Nel Capitolo 2 passeremo ai rapporti con gli altri. Anche se magari stai leggendo questo libro nel bel mezzo di una rottura, altre persone potrebbero essere alle prese con un divorzio o un lutto. A prescindere dalla situazione in cui ti trovi, ti incoraggiamo a leggere comunque il capitolo, perché sia i matrimoni sia i divorzi nascono sempre da una relazione. E anche la morte è legata a un rapporto.
Il Capitolo 3 si concentrerà nello specifico sul dolore conseguente al divorzio.
E poi, nel Capitolo 4, ci occuperemo del lutto per la morte di una persona cara. Così come ti abbiamo suggerito di leggere il capitolo dedicato alle relazioni, ti consigliamo di leggere anche quello che tratta della morte, perché ogni rottura e ogni divorzio corrispondono, per certi versi, a un lutto.
Nei restanti capitoli, esploreremo i numerosi altri tipi di perdita che viviamo nel corso della vita, da quella di un animale domestico a quella del lavoro, a un aborto e così via. Prenderemo inoltre in esame le possibili vie di guarigione per le perdite meno evidenti, come la sofferenza dovuta a ciò che non è mai avvenuto e mai avverrà.

Le pagine successive conterranno un nuovo modo di pensare, storie toccanti e affermazioni potenti e mirate per situazioni specifiche. Si tratta di testimonianze di persone reali in situazioni reali, che hanno amorevolmente scelto di raccontarci le sfide e le lezioni che hanno affrontato nel corso della loro vita, affinché potessimo condividerle con te.
Il nostro più grande desiderio è che tu capisca che, a prescindere da ciò che stai affrontando in questo momento, puoi guarire il tuo cuore e ti meriti un’esistenza piena di amore e pace. Cominciamo insieme il processo di guarigione.

Tratto da: Puoi Guarire il Tuo Cuore

Puoi Guarire il Tuo Cuore Louise Hay David A. Kessler Puoi Guarire il Tuo Cuore

 

Come ritrovare la pace dopo un periodo difficile

Louise Hay, David A. Kessler

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Ott 15

Svezzamento bambini - Il mio bambino non mi mangia

“Fidati di tuo figlio.
Dopo nove mesi di attesa, alla fine hai in braccio tuo figlio.
Per non avere conflitti fin dall’inizio, fidati di tuo figlio.
Tuo figlio sa se ha fame, l’orologio no.”

Mamme e papà quante volte, vi siete detti, “io non sarò apprensivo per l’alimentazione di mio figlio“?
Mamme e papà quante volte poi siete andati in tilt dopo giorni di rifiuto delle pappe?
Mamme e papà quanto siete stanchi di sentirvi dire cosa fare da nonni, zii, cognati, prontissimi ad elencarvi i loro consigli?
Mamme e papà in molti han detto ..”se solo l’avessi letto prima avrei vissuto più serenamente quei momenti..

Mamme e papà questo è il momento di ascoltare le parole di un’esperto pediatra, ironico, rassicurante, reale, sensibile e attento alla salute dei bambini.
Tutti i suoi libri sono unici e semplicemente stupendi e piacevoli nella lettura…

Il mio bambino non mi mangia“ di Carlos Gonzalez è assolutamente da leggere, parola di molte mamme..e papà!

L’autore è molto diretto e pratico, e nel chiarire i dubbi delle mamme utilizza le lettere ricevute dalla sua rubrica sull’allattamento materno (della rivista spagnola Ser padres).

I bambini vengono spesso costretti, con ricatti, con le buone o con le cattive a finire il piatto.
Serve davvero?
O si crea solo un rapporto malsano con il cibo?
Immaginate se veniste costretti a mangiare anche quando non ne avete bisogno?
Come vi sentireste?

Il concetto principale è, e sempre sarà:
non obbligare tuo figlio a mangiare, non obbligarlo mai con nessun metodo, in nessuna circostanza e per nessun motivo”, infatti Gonzalez ci spiega come l’inappetenza sia un problema di equilibrio tra ciò che un bambino mangia e quello che la sua famiglia spera che mangi.
Non costringere i nostri figli a mangiare è quindi il metodo per sviluppare in loro un sano appetito: mangeranno quello che avrebbero comunque mangiato risparmiando a noi genitori la sofferenza, la tensione e le liti che accompagnano l’ora del pasto.

Cosa ancora più interessante che ci racconta lo scrittore con precisione nel libro “Il mio bambino non mi mangia“ è come il ritmo di crescita dei bambini allattati al seno sia diverso rispetto a quello di chi viene allattato al biberon, evidenziando come i grafici delle curve di crescita non sono comunque validi per tutti nello stesso modo. Ogni bambino è un mondo a sè :)
Il pediatra, sdrammatizza il problema e indicando regole chiare di comportamento, tranquillizza quelle madri che vivono il momento dell’allattamento e dello svezzamento come una questione personale, con angustia e sensi di colpa se il bambino non aumenta di peso come da “standard”

“Sono molti i motivi per cui alcuni bambini mangiano più o meno di altri.
Influiscono naturalmente l’età, le dimensioni, la velocità di crescita, l’attività fisica…
Tutti conosciamo persone che mangiano “come un uccellino” e altre che “non si sa dove mettono il cibo”.

Però, a volte, si può creare un malinteso: cosa intendi per mangiare poco?”

Insomma, in questo libro, Gonzales incoraggia, tranquillizza, rasserena, dà fiducia alle mamme e, con gran senso dell’umorismo, “si prende gioco” della loro paura costante riguardo l’inappetenza dei loro pargoli.
Probabilmente dovrebbero leggerlo anche diversi pediatri italiani e imparare un po’ da lui, il modo di rassicurare i genitori che alla fine hanno sempre gli stessi dubbi e le stesse paure. Che ne dici?! :)
A mio giudizio e di migliaia di lettori, questo è il miglior libro sull’autosvezzamento e crescita del bambino e paturnie dei genitori;)

Ricorda find’ora che una volta escluse possibili patologie, anche i bambini inappetenti arrivano prima o poi a trovare la loro strada per la buona tavola.
L’importante è non cedere al pasto continuo, riconcorrendoli per casa con il cucchiaio purché raggiungano quello che noi pensiamo sia il giusto livello di calorie da ingerire, o al far mangiare loro schifezze varie purché mangino, così come al cibo-spazzatura come premio.
Non preoccuparti, significa che o non gli piace o non ha bisogno di quel tipo di nutrienti in quel momento. ;)

Buona lettura anche a te che hai deciso di fare un grande regalo a tuo figlio per tutta la vita:
permettendogli di mangiare secondo le sue necessità e non secondo una tabella di calorie! :)

I nostri piccoli bimbi hanno un ottimo istinto di autoregolazione, gli obblighi non fanno altro che rovinarlo.
Cresciamo con loro ma sopratutto fidiamoci di loro.

Il Mio Bambino non mi Mangia Il Mio Bambino non mi Mangia

 

Consigli per prevenire e risolvere il problema

Carlos González

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La madre si prepara a dare da mangiare a suo figlio mentre lo distrae con un giocattolo. Lei prende un cucchiaio e lui, subito, predispone il suo piano strategico contro l’eccesso di cibo: la prima linea di difesa consiste nel chiudere la bocca e girare la testa. La madre preoccupata insiste con il cucchiaio. Il bambino si ritira allora nella seconda trincea: apre la bocca e lascia che gli mettano qualsiasi cosa, però non la inghiotte. I liquidi e i passati gocciolano spettacolarmente attraverso la fessura della sua bocca e la carne si trasforma in un’immensa palla.

Questa situazione, più caratteristica di un campo di battaglia che di un’attività quotidiana, illustra con umorismo la tesi centrale di questo libro: l’inappetenza è un problema di equilibrio tra quello che un bambino mangia e quello che sua madre si aspetta che mangi. Mai obbligarlo. Non promettere regali, non dare stimolanti dell’appetito, né castighi.Il bambino conosce molto bene ciò di cui ha bisogno.

Le mamme impareranno a riconoscere:

  • l’importanza dell’allattamento al seno;
  • quello che non bisogna fare all’ora dei pasti;
  • i luoghi comuni e i falsi miti legati allo svezzamento…
  • e soprattutto a rispettare le preferenze e le necessità del loro bambino.

Con prefazione de La Leche League (Lega per l’Allattamento Materno)



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