Il mondo che ho visto finora non è la realtà, ma è quello che la mia mente mi ha fatto vedere. La mente è condizionata da quello che ha appreso e seleziona fra tutti i segnali esterni quelli che meglio si adattano alla sua concezione del mondo. In effetti la mente mente…
Proponi la tua frase preferita o una citazione di un libro che che ricordi con piacere. Puoi vincere fino a 300 euro in buoni acquisto su Macrolibrarsi (Gift Card)!
Il concorso è attivo dal 12/07/2010 fino al 31/07/2010.
Partecipare è semplicissimo e gratuito!
Proponi una frase di tua creazione che pensi possa emozionare i lettori o che, semplicemente, sia in grado di trasmettere “qualcosa”, oppure inserisci una qualsiasi citazione che ti piace e che vuoi condividere con gli altri.
Una volta concessa l’autorizzazione, clicca sul pulsante “Mi Piace” e potrai inserire il tuo pensiero e votare tutte le frasi degli altri partecipanti che ti hanno piacevolmente colpito.
Le 3 frasi che otterranno il maggior numero di “Mi Piace” vinceranno ricchissimi premi e saranno pubblicate nell’Agenda 2010 che Macrolibrarsi distribuirà nel periodo natalizio.
Per aumentare le tue possibilità di vittoria non dimenticare di invitare tutti i tuoi amici a venire sulla pagina del concorso per votare la tua frase!
I premi sono così suddivisi:
All’autore della frase più votata: una Gift Card Macrolibrarsi del valore di € 300,00
Al secondo classificato: una Gift Card Macrolibrarsi del valore di € 150,00
Al terzo classificato: una Gift Card Macrolibrarsi del valore di € 50,00
Immagina di essere in una stanza bianca, con le pareti bianche, il pavimento bianco, il soffitto bianco, e niente angoli.
Immagina di essere sospeso in questo spazio bianco da una forza invisibile. Sei appeso lì, per aria.
Non puoi toccare nulla, non puoi udire nulla, tutto ciò che vedi è bianco…
Quanto credi di poter «resistere» nella tua esperienza?
“Non molto a lungo… Esisterei, ma non potrei conoscere nulla su me stesso. Molto presto impazzirei“.
Esatto. Lasceresti la tua mente, in modo letterale. La mente è quella parte di te che ha il compito di ricavare un senso da tutti i dati che riceve e senza dati in arrivo non ha nulla da fare.
Ora, nel momento in cui vai «fuori di testa», cessi di esistere nella tua esperienza.
Ovvero, cessi di sapere qualunque cosa specifica su te stesso. Sei piccolo? Sei grande? Non puoi saperlo, perché non c’è nulla al di fuori di te con cui compararti. Sei buono? Sei malvagio? Non puoi saperlo. Non puoi neppure sapere se sei davvero lì, perché non hai punti ci riferimento.
Puoi concettualizzare, certo, ma non puoi sperimentare nulla.
Poi accade qualcosa che cambia tutto… Appare un puntino sulla parete, come se qualcuno lo avesse disegnato con una penna stilografica. Nessuno sa realmente come ha fatto quel punto ad arrivare lì, ma non ha importanza, perché è ciò che ti ha salvato…
Ora ci sei tu, e c’è il Punto Sulla Parete. Improvvisamente puoi di nuovo prendere delle decisioni, puoi di nuovo fare delle esperienze. Il punto è lì, e ciò significa che tu devi essere qui. Il punto è più piccolo di te, quindi tu sei più grande di lui. Puoi cominciare di nuovo a definirti, in rapporto al Punto Sulla Parete.
Il tuo rapporto con il punto diventa sacro, perché è stato lui a restituirti un senso di te stesso…
Ora nella stanza arriva un gattino.Tu non sai chi sta provocando questi eventi, ma sei contento, perché ora puoi prendere altre decisioni. Il gatto sembra più morbido di te. Ma tu sembri più intelligente (almeno a volte!). E sei più forte.Nella stanza cominciano ad apparire altre cose e tu inizi a espandere la tua definizione di Te Stesso.
Poi… finalmente comprendi: Solo in presenza di qualcos’altro puoi conoscere te stesso. Questo qualcos’altro è ciò che tu non sei. Perciò: in assenza di ciò che Non Sei… ciò che Sei… non é.
Hai ricordato un’enorme verità e assumi l’impegno di non dimenticarla mai più. Ricevi a braccia aperte tutto ciò che arriva nella tua vita: persone, luoghi, cose. Non rifiuti nulla, perché ora sai che tutto ciò che appare nella tua vita è una benedizione: ti offre una nuova opportunità di definire chi sei e di conoscerti in quel modo.
Il grande oncologo (Umberto Veronesi) spiega perché mangiare carne è una follia
Roberto Saviano ha 31 anni, Jonathan Safran Foer ne ha 32. L’autore italiano di “Gomorra” e l’autore americano di cui sta ora per uscire anche in Italia l’appassionato “‘Se niente importa. Perché mangiamo gli animali?” che ha già suscitato in America violente polemiche, a mio giudizio hanno in comune la rara capacità di fare gli scrittori entrando nel vivo di realtàscomode. Forse bisogna pensare ad Emile Zola, per trovare un precedente. Apparentemente si occupano di cose molto diverse, perché Saviano fa un reportage sulla società egemonizzata dalla camorra, mentre Safran Foer fa un’inchiesta sul mondo semisconosciuto degli allevamenti di animali da carne, ma entrambi ci comunicano l’esistenza di nuclei di “non-mondo“, dove la violenza di un modello di profitto (illegale il primo, formalmente legale il secondo) cancella in qualche modo l’idea di umanità.
Perché? Perché tutto diventa una macchina per far soldi, e se alla camorra non importa svuotare la democrazia, all’industria della carne non importa svuotare le prospettive di sopravvivenza del nostro pianeta. I dati a nostra disposizione sono sinistramente chiari, e non è inutile ricordarli. Nel 1800 la popolazione mondiale era di 900 milioni di individui, poi c’è stata una crescita accelerata.
Nel 1900 la popolazione era già quasi raddoppiata, con 1 miliardo e 600 milioni di persone. Ora siamo arrivati a quasi 7 miliardi, e si presume che nel 2025, cioè tra appena quindici anni, sulla Terra ci saranno 10 miliardi di uomini. Che fare?
I Paesi del Terzo Mondo sospettano le nazioni del benessere di voler imporre la denatalità, e io, per conto mio, sono convinto che bisogna ben guardarsi da tentazioni demografiche odiose. Sono però altrettanto convinto che siamo ormai arrivati a un punto di rottura, e che – oggi, e non domani – bisogna fare una scelta tra il nutrire gli uomini e nutrire gli animali per consumarne la carne. Altrimenti sarà la fame, e insieme con la fame, la guerra. Non dimentichiamo poi un’altra sciagura che sovrasta il nostro pianeta, cioè il progressivo riscaldamento dell’atmosfera, che può arrivare a sconvolgere gli equilibri, con conseguenze inimmaginabili. L’allevamento industriale di animali da macello è il primo responsabile del riscaldamento terrestre, ed è tra le prime due o tre cause di tutti i problemi ambientali più gravi, come l’inquinamento dell’aria e dell’acqua e la distruzione delle foreste. E allora?
Allora bisogna prendere la decisione, motivata e razionale, di cambiare modello. Non è impossibile. Gli scienziati sono d’accordo che la fame nel mondo non è una questione di produzione, ma di distribuzione delle risorse. Tecnicamente sarebbe possibile nutrire tutta l’umanità se si fa la scelta vegetariana. Volete un dato convincente? Un chilo di carne sulla nostra tavola ha richiesto 20 mila litri di acqua, proprio quel cosiddetto “oro azzurro” che oggi noi impieghiamo (e sprechiamo) con la massima tranquillità e indifferenza, e che domani potrebbe addirittura venir razionato su scala mondiale, come sanno già a loro spese quelle aree del pianeta dove l’acqua è rara e preziosa.
Io, cresciuto in una cascina dove vedevo pulcini e vitellini e non mi sapevo adattare all’idea che poi venissero uccisi, sono vegetariano per scelta etica, e non posso impedirmi di vedere dietro una bistecca o una salsiccia le sofferenze e la morte di creature viventi. E c’è dell’altro, puntualmente presente nella non-fiction di Safran Foer, in realtà una superba inchiesta sul campo che mostra tutti gli orrori degli allevamenti e delle macellazioni: gli americani consumano ogni anno quattro milioni di chili di antibiotici, mentre per trattare gli animali da macello ne vengono impiegati trentotto milioni di chili, il che significa in pratica, per la legge della catena alimentare, che si consuma carne inzeppata di antibiotici, con quali risultati per la saluteumana è facile immaginarlo, a partire dalla selezione di ceppi di germi resistenti agli antibiotici stessi.
Chiudo con un’annotazione. Il loro nome è animali, ma noi non gli riconosciamo l’anima, qualunque cosa essa sia. Riconosciamogli almeno la capacità di esseri “senzienti“. Esseri vivi e palpitanti, che sentono il disagio, il dolore, la paura, l’angoscia. Non facciamoli nascere per farne delle “cose“. Sottomesse all’inaudita violenza con cui noi trattiamo ciò che secondo noi origina dal nulla e ritorna nel nulla, e che perciò ci sentiamo autorizzati, senza rimorso e anzi placidamente, a manipolare e a distruggere a nostro piacimento.