Ott 24

Milioni di persone di culture, religioni ed estrazioni sociali diverse in tutto il mondo, utilizzano gli insegnamenti contenuti in questo libro, sia per combattere lo stress quotidiano che per la loro evoluzione spirituale. Si teorizza spesso sia sulla localizzazione dell’anima che sulla sua reale esistenza ed importanza.

Finalmente questo libro svela i meccanismi profondi dell’anima, come si connette al corpo fisico, e come entrare in unione con l’anima superiore.

All’interno sono descritte due meditazioni fondamentali per raggiungere questo scopo: La Meditazione sui Cuori Gemelli e la Meditazione per l’Unione con l’Anima.


Se vogliamo cambiare qualcosa, sarà solo con la forza dell’Amore.



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Set 16

Come Meditare

Come Meditare

La gioia della meditazione come nutrimento (871)
Download La gioia della meditazione come nutrimento

Ciò che facciamo è domare la nostra mente. Cerchiamo di superare ogni tipo di ansia ed agitazione, ogni tipo di schemi abituali di pensiero, in modo da essere in grado di sedere con noi stessi. La vita è difficile, potremmo avere grandi responsabilità, ma la cosa strana, la logica rovesciata è che il modo per relazionarci allo scorrere fondamentale della vita consiste nel sedersi completamente immobili. Potrebbe sembrare più logico tentare di accelerare, ma qui riduciamo tutto al livello più basilare.

Domiamo la mente facendo uso della tecnica della presenza mentale. Molto semplicemente la presenza mentale è completa attenzione al dettaglio. Siamo costantemente assorti nel tessuto della vita, nella struttura del momento. Realizziamo che la nostra vita è fatta di tali momenti e che non possiamo avere a che fare con più di una situazione per volta. Anche se abbiamo ricordi del passato e idee sul futuro, è la situazione presente, quella che sperimentiamo.

Così siamo in grado di sperimentare la nostra vita pienamente. Potremmo ritenere che pensando al passato o al futuro rendiamo la nostra vita più ricca, ma se non prestiamo attenzione alla situazione immediata, ci perdiamo veramente la vita. Non c’è nulla che possiamo fare a riguardo del passato, possiamo solo passarlo in rassegna di nuovo e di nuovo, mentre il futuro è completamente sconosciuto.

Perciò la pratica della presenza mentale è la pratica dell’essere vivi. Quando parliamo di tecniche meditative, parliamo delle tecniche della vita. Non parliamo di qualche cosa di separato da noi. Quando parliamo dell’essere presenti e del vivere in modo presente, parliamo di pratica della spontaneità.

È importante capire che qui non si parla del tentativo di accedere a qualche stato mentale superiore, particolarmente elevato. Non stiamo dicendo che la nostra situazione attuale è indegna. Ciò che stiamo dicendo è che la situazione presente è completamente disponibile, in modo non distorto e che questo è possibile tramite la pratica della presenza mentale.

A questo punto possiamo descrivere la vera e propria forma della pratica. Per prima cosa è importante relazionarsi con il locale e con il cuscino su cui pratichiamo. Ci relazioniamo con il luogo in cui meditiamo come fosse il centro del mondo, il centro dell’universo. Questo è il luogo in cui proclamiamo la nostra sanità, perciò quando ci sediamo il cuscino deve essere considerato come un trono.

Quando ci sediamo, lo facciamo con un certo grado di orgoglio o dignità. Le nostre gambe sono incrociate e le spalle rilassate. Abbiamo la sensazione di ciò che sta sopra, di qualcosa che ci trascina verso l’alto e nel contempo sentiamo il terreno. Le braccia sono comodamente appoggiate alle cosce. Coloro che non possono sedersi su di un cuscino, possono stare su una sedia. Il punto principale è di essere piuttosto comodi.

Il mento è leggermente rientrante, lo sguardo gentilmente focalizzato verso il basso a circa un metro e mezzo davanti a noi, la bocca è leggermente aperta. La sensazione di base è di comodità, dignità e fiducia. Se sentite di dover muovervi, semplicemente vi muovete, modificate leggermente la postura. Questo è il modo con cui ci relazioniamo al corpo.

La parte successiva, la vera parte semplice, consiste nel relazionarsi con la mente. La tecnica di base risiede nel notare il respiro, nell’avere la sensazione del respiro. Il respiro è ciò che usiamo come base per la nostra pratica della presenza mentale: ci riporta al momento, ci riposta alla situazione presente. Il respiro è qualche cosa di costante, altrimenti sarebbe troppo tardi.

Poniamo l’enfasi sull’espirazione. Non accentuiamo né alteriamo assolutamente il respiro, semplicemente lo notiamo. Notiamo il respiro uscire e quando inspiriamo c’è un’interruzione momentanea, uno spazio. Ci sono varie tecniche meditative e questa è una avanzata. Impariamo a focalizzare l’attenzione sul respiro e nel contempo diamo spazio alla tecnica.

Poi capiamo che, anche se ciò che stiamo facendo è molto semplice, sorge un numero incredibile di idee, pensieri e concetti sia sulla vita che sulla pratica stessa. Il modo con cui lavoriamo con tali pensieri consiste semplicemente nell’etichettarli. Facciamo semplicemente sapere a noi stessi che stiamo pensando e torniamo a seguire il respiro.

Perciò se ci chiediamo che cosa faremo per il resto della nostra vita, semplicemente etichettiamo ciò “pensiero“. Se ci chiediamo che cosa ci sarà per pranzo semplicemente etichettiamo ciò “pensiero”. Ogni cosa che emerge è gentilmente riconosciuta e lasciata andare.

Non vi sono eccezioni in questa tecnica, non vi sono buoni pensieri e cattivi pensieri. Se state pensando a quanto sia meraviglioso meditare, questo è comunque un pensiero. Quanto era grande il Buddha: è comunque un pensiero. Se volete uccidere la persona seduta di fianco a voi, etichettate tutto ciò “pensiero”. Non importa quale estremo raggiungiate; è pur sempre pensiero; tornate al respiro.

Di fronte a tutti questi pensieri, è difficile essere nel momento e non lasciarsi deviare. La nostra vita ha creato una barriera fatta di diverse correnti, elementi ed emozioni che cercano di disarcionaci, destabilizzarci. Emerge di tutto, ma tutto è etichettato come pensiero e non siamo trascinati via. Ciò significa che manteniamo il nostro posto e semplicemente lavoriamo con noi stessi.

L’idea del mantenere il nostro posto, il nostro seggio, continua quando lasciamo la sala di meditazione e torniamo ad occuparci della nostra vita. Manteniamo dignità ed umorismo e lo stesso tocco leggero che avevamo usato per lavorare con i nostri pensieri. Mantenere la propria posizione non significa rimanere rigidi e cercare di essere delle rocce; tutto il processo riguarda l’apprendere la flessibilità. Il modo con cui trattiamo i pensieri e noi stessi è lo stesso modo con cui trattiamo il mondo.

Quando iniziamo a meditare, la prima cosa che realizziamo è quanto la situazione sia selvaggia, quanto la mente sia selvaggia, quanto la nostra vita sia selvaggia. Ma quando iniziano a presentarsi le qualità della mente domata, quando siamo veramente in grado di sederci con noi stessi, vediamo che esiste una vasta ricchezza di possibilità che si presentano dinanzi a noi.

La meditazione consiste nel guardare nel nostro cortiletto dietro casa, per così dire, nel guardare che cosa veramente abbiamo, per poi scoprire la ricchezza già esistente. La scoperta di tale ricchezza è un processo che avviene momento per momento e man mano pratichiamo, la nostra consapevolezza diviene sempre più acuta.

Questa presenza mentale allora avvolge tutta la nostra vita. Questo è il miglior modo per apprezzare la sacralità di tutto. Con l’aggiunta della presenza mentale improvvisamente tutta la situazione si ravviva. La pratica impregna tutto ciò che facciamo; nulla è escluso. La presenza mentale pervade suono e spazio. È un’esperienza completa.

Da Sakyong Mipham Rinpoche.
Fonte: http://lucca.shambhala.info

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Apr 19

La forza dellabbraccio: un gesto che può cambiare la vita

Un gesto che può cambiare la vita

Intervista a Pietro Abbondanza che sta diffondendo in Italia il movivento Free Hugs, abbracci liberi, e divulgando una nuova visione della realtà, spirituale senza essere religiosa.

creatore, nel 2003, del sito http://www.stazioneceleste.it un punto di riferimento per l’informazione sulla nuova spiritualità che ospita circa 2.500 visitatori giornalieri, ideatore del sito http://www.abbracciliberi.it, ha dato un importantissimo contributo alla diffusione dell’iniziativa del Free Hugs in Italia.

Dal 2001 ha avuto un risveglio spirituale di coscienza e in conseguenza di ciò ha lasciato il lavoro da ingegnere per dedicarsi attraverso la rete alla divulgazione informazioni su un diverso modo di percepire tutto ciò che sentiamo fuori e dentro di noi, frutto di una nuova visione “spirituale” ma non religiosa della realtà.

Da chi è nata l’idea del fenomeno abbracci?
L’idea è nata in Australia da Juan Mann, un giovane che ha avuto l’ispirazione di andare in giro con un cartello con la scritta Free Hugs (abbracci liberi), questa iniziativa è stata però boicottata dalla polizia e dalla amministrazione locale che ne ha vietata la campagna di diffusione. La cosa sorprendente è che nel giro di pochissimo tempo 10.000 persone hanno firmato una petizione per chiedere di annullare il provvedimento. Nel settembre 2006 il filmato sugli abbracci di Juan Mann viene messo on-line sul sito http://www.youtube.com raggiungendo in un mese 4 milioni download, a quel punto molti lo hanno emulato e il movimento degli abbracci si è diffuso nel mondo.

Tu come ne sei venuto a conoscenza?
Una mia amica inglese mi ha inviato il video, io mi sono subito entusiasmato di questa iniziativa e poiché in Italia non si era ancora divulgata ho pensato di farla partire a Milano coinvolgendo il mio amico Alberto, che di mestiere fa il mimo, in modo che, grazie alla sua esperienza di contatto con il pubblico, sarebbe stato più facile per lui donare abbracci a gente sconosciuta

Quando hai iniziato la tua prima esperienza di abbracciatore e come è andata?
La prima volta che sono andato munito di cartelli è stato il 22 ottobre a piazza Duomo a Milano, ma in quella occasione ho abbracciato poco perché ho trascorso quasi tutto il tempo a filmare Alberto. La volta successiva ho voluto fare in prima persona l’esperienza e ho lasciato che un amico ci filmasse. All’inizio ho provato un po’ di imbarazzo e avevo anche il timore che nessuno potesse rispondere favorevolmente alla mia offerta di farsi abbracciare, ma poi dopo il primo abbraccio, ho rotto il ghiaccio, e tutto è diventato più facile e da li è iniziata la mia grande carriera da “abbracciatore”. Alla fine di quella mia prima giornata passata a regalare abbracci mi sono sentito felice e soddisfatto per quello che ciò che avevo dato e ricevuto. Ora che sono diventato un abbracciatore “senior” mi capita di andare anche da solo ad abbracciare perché ormai riesco a farlo in qualsiasi circostanza senza alcun imbarazzo.

Cosa hai provato nell’abbracciare degli sconosciuti?
La sensazione particolarissima che si prova già dal momento in cui uno sconosciuto ti si avvicina a braccia aperte è quella di incontro con l’altro, un incontro che rompe all’istante qualsiasi barriera e che non te lo fa più percepire come sconosciuto ma come un amico.

Come hanno reagito le persone?
Le persone hanno reagito subito bene, in tantissimo hanno accolto la nostra offerta abbracciandoci, per alcuni invece eravamo trasparenti, ci passavano davanti e non ci vedevano, (purtroppo nella loro realtà queste cose non succedono), ma la gran parte di quelli che non si sono fatti abbracciare hanno comunque accolto la nostra iniziativa con un sorriso. Questo, a mio parere, è la cartina tornasole di un’umanità, che sta risvegliando la propria coscienza planetaria e che sta gettando le basi per un mondo di domani che non potrà che essere, a mio giudizio, migliore.

In questa epoca, che secondo gli occhi di tv e giornali sembra immerso nel caos più totale, ogni abbraccio donato è un piccolo seme di questa nuova umanità… Tanti piccoli semi trasportati da un lieve e caldo vento di gioia, pace e speranza per un mondo migliore.

Come hai diffuso questa iniziativa?
Grazie alla newsletter del mio sito http://www.abbracciliberi.it. Dopo il primo appuntamento di Milano ho realizzato un video l’ho pubblicato su youtube ed ho inviato il link al video agli oltre 6000 iscritti alla newletter, il video che è stato accolto positivamente ed in tanti è scattata la voglia di fare in prima persona l’esperienza, questo mi ha portato a realizzare http://www.abbracciliberi.it un sito tutto dedicato all’iniziativa del Free Hugs con informazioni, testimonianze e il calendario per coloro che vogliono organizzare nella proprio città delle giornate dedicate agli abbracci. Ed è stato un successo e nel giro di pochissimo tempo in più di 30 città italiane si sono regalati abbracci.

Oggi questo fenomeno è presente in tutta Italia, qual è la città più “abbracciosa”?
A livello mondiale l’Italia come si colloca e si posiziona?
Diciamo che in Italia Milano e Roma sono in prima fila, mentre nel mondo l’Italia è il Paese che ha realizzato più video, seguita da Spagna, Brasile e gli altri paesi latini.

A livello individuale che idea c’è nell’abbracciare? E a livello di energia universale?
A livello individuale posso dire che attraverso l’abbraccio avviene l’unione fisica ma anche energetica fra due persone. In un attimo cadono le maschere che quotidianamente indossiamo tutti per lasciare spazio ad uno scambio umano e immediato. A livello universale si crea una dimensione di assoluta fratellanza dell’intera umanità in cui non ci sono più distinzioni di alcun genere, né culturali, né sociali, né politiche, perché viene rotto per un attimo ogni confine e tutti diventano davvero uguali seppur unici.

Ti è capitato di abbracciare persone “deboli”, come anziani, malati, emarginati? Se si cosa ritieni di aver dato e ricevuto?

La persone così dette deboli sono quelle da cui ho tratto maggior forza e talvolta mi hanno trasmesso una grande consapevolezza di ciò che stavano andando a ricevere e donare.

L’abbraccio è un semplice gesto. In che cosa consiste la sua forza? Si può dire che può guarire?
Nell’abbraccio c’è il gesto del perdono, un perdono che viene rivolto prima a se stessi e che consente di lasciarsi andare, di rivedere le proprie certezze, oltrepassare le proprie barriere mentali che ci impediscono di entrare in contatto profondo con chi abbiamo di fronte. Quando accettiamo di rompere i nostri schemi e ci apriamo fiduciosi alla vita e all’umanità, ecco che si innesca in noi un processo di guarigione per la nostra anima, perché entriamo nella dimensione dell’unità, liberandoci dalla gabbia mentale della separazione.

Il tuo modo di relazionarti alle persone care oltre che agli sconosciuti è cambiato dopo l’esperienza degli abbracci?
L’esperienza degli abbracci per me è stata davvero importante e attraverso di essa ho rafforzato il rapporto con mia madre, che non vedo spesso perché vive in un’altra regione. Sono riuscito a coinvolgerla dapprima facendole vedere i video e successivamente invitandola a fare insieme l’esperienza. Devo dire che è stato un momento di condivisione straordinaria che ci ha riavvicinati moltissimo… da allora ogni volta che ci incontriamo io e la mia mammina come prima cosa ci salutiamo con un forte e caloroso abbraccio… Fantastico no?

Perché le persone dovrebbero diventare degli abbracciatori?
Vivere questa incredibile esperienza mi ha permesso di rafforzare una mia convinzione, e cioè che l’apertura del Cuore di una persona, cioe’ la sua capacità di dare e ricevere amore non dipende dalla sua cultura, dal suo livello sociale, dall’etnia, dalla sua appartenenza politica o religiosa, ma va al di la anche dal fatto che abbiano frequentato o meno corsi o seminari per sviluppare il proprio potenziale umano, o che sia riuscito a sviluppare una propria coscienza ecologista, quanto sia grande il suo Cuore va al di là di tutto questo, anzi dico di più: i Cuori più grandi, tra quelli che ho abbracciato, li ho sentiti proprio nelle persone più semplici: le meno acculturate, e soprattutto le meno intellettuali, gli “ultimi” di questa nostra società, come i bambini ad esempio, sono loro quelli che mi hanno insegnato e trasmesso più di tutti, per sempre resterà vivo in me il ricordo di un bambino di 8/9 anni che, con un gesto deciso quasi brusco, si è staccato dalla forte stretta della mano della madre, che alla nostra visione aveva accelerato il passo, per venirmi incontro a braccia aperte…

Di Daniela Milan.

Fonte: http://www.lifegate.it

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