Ago 07

mente-meditazione-una-calamita-dentro-di-noi

Imparare a dare quello che vogliamo ricevere è la vera legge dell’attrazione.
Quando sapete dare la cosa che volete di più, è come se la calamita dentro di voi invertisse la polarità, e voi siete pronti e ricevere.

Se volete amore incondizionato, prima dovete imparare a dare amore incondizionato.
Se volete il partner perfetto, dovete diventare voi il partner perfetto che cercate.
Se volete un’amicizia sincera, dovete imparare voi a essere veri amici.
Dare e ricevere non sono affatto due cose diverse, ma essenzialmente sono la stessa cosa due aspetti del flusso dell’energia dell’universo.

Poiché noi e l’universo interagiamo continuamente, arrestare questo flusso produce gli stessi effetti di sbarrare un fiume con una diga: blocca la nostra vitalità e la nostra energia, e la nostra interazione con l’universo si prosciuga.

Tutto è scambio, niente cade dal cielo.
Può sembrare così solo se non avete ancora afferrato il potere dei vostri stessi processi inconsci.
Nella vita riceviamo esattamente ciò che diamo, e non riceviamo ciò che non diamo.
L’universo non fa accordi unilaterali, si accorge infallibilmente se volete ricevere più di quello che siete disposti a dare.

da:  The deeper secret

The Deeper Secret - Il Segreto più Profondo The Deeper Secret – Il Segreto più Profondo

Cosa vuole da te la vita?
Annemarie Postma

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Imparerai a guardare al di là dei tuoi desideri superficiali per scoprire perché vuoi ciò che desideri; potrai considerare gli ostacoli come dei segnali indicatori verso una nuova direzione; comincerai a superare le credenze limitanti che rischiano di sabotare la tua felicità e imparerai a vedere la più profonda delle verità: per ricevere, devi prima dare.

The Deeper Secret conferma che sei tu a creare il tuo mondo. Se lo fai consciamente e coraggiosamente, comprendendo ciò che stai creando attraverso il potere delle intenzioni, dei desideri e dei sogni, allora inizierai ad attrarre il tipo di vita che davvero desideri.

 



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Mag 08

Il pane tostato bruciato

Dopo un lungo e duro giorno di lavoro, mia mamma mise un piatto con salsicce e pane tostato, molto bruciato, davanti al mio papà.

Ricordo che stavo aspettando che lo notasse… Nonostante mio padre lo avesse notato, prese un pane tostato, sorrise a mia madre e mi chiese come fosse andata a scuola.

Non ricordo cosa gli risposi, però mi ricordo il vederlo spalmare burro e marmellata sul pane tostato e mangiarlo tutto.

Quando mi alzai da tavola, quella sera, ricordo d’aver sentito mia madre chiedere scusa a mio padre per il pane tostato molto bruciato. Mai dimenticherò quello che gli disse:

Cara non preoccuparti, a volte mi piace il pane tostato un po’ bruciato.

Più tardi, quella sera, andai a dare il bacio della buona notte a mio padre e gli chiesi se veramente gli piaceva il pane tostato bruciato.

Egli mi abbracciò e mi fece questa riflessione:
La tua mamma ha avuto un giorno molto duro nel lavoro,
è molto stanca, ed inoltre un pane tostato un po’ bruciato non fa male a nessuno”…….

La vita è piena di cose imperfette.
Imparare ad accettare i difetti e decidere di apprezzare ognuna delle differenze degli altri, è una delle cose più importanti per creare una relazione sana e duratura.

Un pane tostato bruciato non deve ferire un cuore.

La comprensione e la tolleranza sono la base di ogni buona relazione.
Sii più gentile di quanto ritieni necessario esserlo perché tutte le persone, in questo momento, stanno lottando contro qualche tipo di battaglia.

Tutti abbiamo problemi e tutti stiamo imparando a vivere, ed è molto probabile che non ci basti una vita per imparare il necessario.

“Il viaggio verso la felicità non è diritto.
Esistono curve chiamate EQUIVOCI,
esistono semafori chiamati AMICI,
luci di posizione chiamate FAMIGLIA,
e tutto si raggiunge se hai:
Una ruota di scorta chiamata DECISIONE,
un potente motore chiamato COMPRENSIONE,
una buona assicurazione chiamata FEDE,
abbondante combustibile chiamato PAZIENZA,
e soprattutto un autista esperto chiamato AMORE!!!

Hai due modi per diffondere la luce,
essere la lampada che la emette, o lo specchio che la riflette”.

di Lin Yutang

Non Puoi Piantare un Chiodo nel Cielo Non Puoi Piantare un Chiodo nel Cielo

 

Gli insegnamenti di un maestro zen
Lin-Chi

 

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Il messaggio del maestro cinese Lin Chi è qui tradotto e commentato da Fabrizio Rondolino, che ne offre una versione semplice e non dottrinale, una lettura piacevole e ispirante per tutti.

Lin Chi è rimasto celebre per il suo metodo di insegnamento, estremamente diretto dalla mente e dal cuore del maestro alla mente e al cuore del discepolo.

Le sue parole schiette, essenziali, vigorose fino ad apparire crude, tramandateci attraverso i secoli, spronano ancora l’uomo a cercare la Verità non nel mondo assordante, ma nell’interiorità silenziosa di ciascuno, facendo così emergere un “uomo vero”, libero dai condizionamenti, che tramite la meditazione, la riflessione sui koan e l’atteggiamento di consapevolezza in ogni istante della vita quotidiana possa raggiungere e vivere l’illuminazione nella pienezza di mente e corpo.



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Apr 30

Le lacrime del deserto - Paulo Coelho

 

Un missionario, appena arrivato a Marrakech, decise che tutte le mattine avrebbe fatto una passeggiata nel deserto che si estendeva oltre la periferia cittadina.
Durante la sua prima camminata, notò un uomo sdraiato sulla sabbia: accarezzava il suolo con una mano e vi teneva l’orecchio appoggiato sopra.
« E’ un pazzo» si disse. Ma la scena si ripeté giorno dopo giorno.

Trascorso un mese, incuriosito da quello strano comportamento, il missionario decise di rivolgersi all’uomo. Gli si inginocchiò accanto e, con molta difficoltà, giacché non parlava ancora l’arabo fluentemente, domandò: «Cosa sta facendo?»
«Tengo compagnia al deserto e lo consolo per la sua solitudine e le sue lacrime.»
«Non sapevo che il deserto piangesse.»
«Piange tutti i giorni. Ha un sogno: quello di rendersi utile all’uomo e trasformarsi in un immenso giardino, dove poter coltivare cereali e fiori, e allevare montoni.»
«Le chiedo una cortesia: dica al deserto che svolge la sua missione assai bene,» replicò il missionario.

«Ogni volta che mi ritrovo a camminare qui, comprendo la vera dimensione dell’essere umano: il suo spazio aperto, infatti, mi permette di capire quanto siamo piccoli di fronte a Dio. Quando guardo la sua sabbia, immagino i milioni di persone che sono state create uguali, e penso che non sempre il mondo si è dimostrato giusto con ciascuna di esse. Le sue montagne
mi aiutano a meditare. Quando vedo il sole sorgere all’orizzonte, la mia anima si colma di gioia e io mi sento più vicino al Creatore». Il missionario si allontanò e fece ritorno alle sue faccende quotidiane. Fu davvero enorme la sua sorpresa quando, l’indomani mattina, incontrò l’uomo nello stesso posto e nella medesima posizione.

«Ha riferito al deserto tutto ciò che ho detto?» domandò.
L’uomo annuì. « E nonostante questo, continua a piangere?» «Sì. Posso udire ogni suo singhiozzo.
Adesso piange perché ha trascorso migliaia di anni pensando di essere completamente inutile e ha sprecato tutto questo tempo imprecando contro Dio e contro il proprio destino.»
«Ebbene, ditegli che, malgrado abbia una vita molto più breve, anche l’essere umano passa molti dei suoi giorni reputandosi inutile. Di rado, scopre la ragione di quel suo destino e pensa che Dio sia stato ingiusto con lui. Poi, quando un qualche avvenimento gli mostra finalmente la ragione per cui è nato, crede che sia troppo tardi per cambiare vita, e continua a soffrire. E, come il deserto, si sente in colpa per il tempo perduto.»
«Non so se il deserto ascolterà queste giustificazioni,», disse l’uomo. «Ormai si è abituato al dolore e non riesce a vedere le cose in maniera diversa.»
«Allora è arrivato il momento di fare quello che io faccio sempre quando ho la sensazione che le persone abbiano perduto la speranza. Pregare. Sì, pregheremo.» Si inginocchiarono entrambi e pregarono. Uno si voltò verso la Mecca perché era musulmano; l’altro congiunse le mani e le portò al petto perché era cattolico. Pregarono, rivolgendosi ciascuno al proprio Dio – che è sempre stato lo stesso, anche se si insiste a chiamarlo con nomi differenti.

Il giorno successivo, quando il missionario fece la camminata mattutina, l’uomo non c’era più. Nel luogo in cui era solito abbracciare la sabbia, il suolo appariva bagnato, giacché era sgorgata una piccola fonte. Nei mesi successivi, la sorgente si fece più copiosa, e gli abitanti della città vi costruirono intorno un pozzo. I beduini chiamano quel posto il “pozzo delle lacrime del deserto“.
Dicono che tutti coloro che ne berranno l’acqua riusciranno a trasformare la ragione della propria sofferenza in motivo di gioia.
E finiranno per trovare il proprio destino.

Tratto da Come il Fiume che Scorre di Paulo Coelho

Come il Fiume che Scorre Come il Fiume che ScorreSette anni di riflessioni, viaggi e incontri: il segreto svelato di un’affascinante filosofia di vita 

Paulo Coelho

 

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In queste pagine non ci sono solo le convinzioni dell’autore riguardo al destino del mondo e dell’uomo, ma anche i risvolti autobiografici. La raccolta di racconti è inoltre preceduta da una prefazione in cui Paulo Coelho racconta come è diventato scrittore.

“Ho attraversato molti luoghi, cambiando più paesi che scarpe, come diceva Bertolt Brecht. Nelle pagine di questo libro, racconto momenti che ho vissuto, storie che ho udito, riflessioni che hanno affollato la mia mente mentre percorrevo una determinata tappa nel fiume della vita”



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