Nov 17

La Luce che Cura

Prima di imparare a trarre i massimi benefici possibili dalla Luce naturale del Sole, ma anche da Luce artificiale di qualità, è importante riuscire ad entrare in una visione dei concetti di Salute e di Benessere più ampia di quella presente nel senso comune, ed uscire dall’obbedienza al senso comune richiede comunque una dose di coraggio.

La nostra cultura, in particolare quella prodotta negli ultimi decenni, caratterizzati da industrializzazione, consumismo e sedentarietà, ha fatto entrare a far parte del senso comune una serie di informazioni passate per vere anche quando contraddicono l’esperienza personale e/o sono infondate.

Il senso comune porta ad avere un atteggiamento nei riguardi della malattia caratterizzato dalla paura. La paura di potersi trovare a dover affrontare una qualche malattia viene potentemente amplificata dall’idea di avere a che fare con qualcosa che non dipende da se stessi. Questo si traduce in una sensazione di impotenza, che rende deboli, passivi e vulnerabili. Paura e senso di impotenza sono elementi con cui siamo stati educati a convivere, ma a cui serve togliere forza se si vuole imparare ad avere un corpo sano, bello, vitale e longevo.

La paura è utile solo quando è l’effetto di una minaccia concreta e immediata, a cui reagire con l’azione fisica: con l’attacco o la fuga. Altrimenti indebolisce corpo e mente rendendo anche incapaci di avere intuizioni.

La paura della malattia conduce spesso, sin dai primi sintomi, ad una ricerca, spesso confusa, di soluzioni rapide, immediate, che cancellino tali sintomi all’istante per tornare alla propria idea di “normalità”. Credere che solo la medicina “ufficiale” possa fornire soluzioni valide ed efficaci a mantenersi sani è un pregiudizio limitante, costruito in decenni di sforzi da parte della medicina ufficiale stessa, perché entrasse a far parte del senso comune.

La rapidità nel nascondere o sopprimere sintomi tipico delle soluzioni di tipo chimico-farmacologico, porta spesso a confondere l’efficacia terapeutica con quello che, in realtà, non è altro che un rimandare nel tempo un problema, che tenderà a ripresentarsi anche in altre vesti, nella misura in cui non lo si risolve alla sua origine. Il risultato è che spesso, pur di risolvere rapidamente un piccolo problema, se ne creano altri, diversi e più grandi, che si potranno manifestare anche dopo molto tempo, facendo nel frattempo entrare in un circolo vizioso di farmaco-dipendenza che indebolisce progressivamente la persona a vantaggio dell’industria della malattia.

Per riuscire a riconquistare il proprio potere, in realtà immenso, sulla Salute e Benessere del proprio corpo serve trovare la forza di uscire dall’obbedienza al senso comune: smettere di credere che sia il caso, la genetica, la fortuna o la sfortuna a dominare la propria vita, e convincersi invece che sia propria, meravigliosa e potente, responsabilità.

Estratto dal bestseller di Fabio Marchesi “La Luce che Cura

La Luce che Cura Fabio Marchesi La Luce che Cura

Perchè il sole ti fa bene e perchè non si vuole che tu lo sappia

Fabio Marchesi

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Nov 05

Un racconto tra madre e figlia

La piccola Arianna, era passata dal seggiolone ai primi passi, con la sua bella dose di cadute e ginocchia sbucciate, come succede a tutti i bimbi. In quelle occasioni di solito la mamma apriva le braccia e le diceva: “Vieni da me!”.

Allora Arianna andava a gattoni verso di lei, le saliva sulle ginocchia e mamma e bambina si abbracciavano.
La mamma le chiedeva : “Sei la mia bambina?”.
Piangendo Arianna faceva “si” con il capo. Poi aggiungeva: “La mia dolce nespolina Arianna?”. La bambina annuiva ancora, ma con un sorriso.
La mamma, infine, le diceva: “E io ti voglio bene, sempre, in eterno e ad ogni costo!”.
Dopo una risata ed un abbraccio, la bambina era pronta per un’altra sfida.

Anche a cinque anni Arianna continuava a ripetere la scenetta del “Vieni da me” per le ginocchia sbucciate e i sentimenti feriti, per scambiarsi il “buongiorno” e la “buonanotte”.
Un giorno capitò alla mamma di avere una giornataccia. Era stanca, irritabile e stressata dall’impegno che richiede prendersi cura di un marito, di una bambina di cinque anni, di due ragazzi adolescenti e del lavoro che svolgeva da casa. Ogni volta che squillava il telefono o che suonavano alla porta arrivava del lavoro che l’avrebbe impegnata per un giorno intero e che doveva essere fatto immediatamente. Raggiunse il punto di rottura nel pomeriggio e si rifugiò in camera a piangere in santa pace. Arianna corse subito a cercarla e le disse: “Vieni da me”.
Si accoccolò vicino alla mamma, mise le manine sulle sue guance bagnate dalle lacrime e disse: “Sei la mia mamma?” Piangendo la mamma fece “sì” col capo. “La mia dolce nespolina mamma?”. Sorridendo la donna fece “sì” con il capo.
“E io ti voglio bene, sempre, in eterno e ad ogni costo!”.
Una risata, un abbraccio e anche la mamma era pronta per la prossima sfida.

di Bruno Ferrero

Mi Fido di Te Magda Maddalena Marconi Mi Fido di TeI segreti per fidarsi di se stessi e gli altri: amici, partner, figli e genitoriMagda Maddalena Marconi

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Creare le basi della fiducia fin da quando il rapporto sta nascendo è molto importante.

Il rapporto che si andrà a stabilire può essere di qualsiasi natura ma sempre tra due esseri umani e mai tra una persona e un gruppo, in quanto nel gruppo esistono tante originalità – tante persone – che non devono perdere la loro responsabilità di rispondere in prima persona a ciò che decidono di fare o di non fare.

Eppure la fiducia non nasce spontaneamente ma si forma grazie a un processo relazionale in cui avviene qualcosa di molto importante tra due persone: chi offre la fiducia e sottintende “mi fido di te”, e chi offre l’affidabilità e lascia intendere “puoi fidarti di me”, possibilmente in una dinamica reciproca.

L’importanza della seduzione sana e il rischio di quella insana, è un argomento che viene trattato per comprendere meglio cosa significhi fidarsi di qualcuno. Esistono alcune modalità per sviluppare la capacità di essere affidabili e di capire quando gli altri lo sono: la fiducia reciproca prevede che ci si ponga sullo stesso piano relazionale decidendo di essere in buonafede e volendo che si crei una serena sicurezza in cui le due persone si abbandonano l’una all’altra, fiduciosamente.

Nel fidarsi, quindi, esistono due entità: una persona che si fida e un’altra che risulta affidabile.

Se la persona creduta affidabile tradisce le aspettative della persona che si fida, si distrugge una relazione che difficilmente si ripristina, pur nel corso del tempo, su nuove basi. Ciò che è perso non viene più recuperato e, nella dinamica del fidarsi, chi tradisce le aspettative della persona che si fida, allontana quest’ultima per sempre.



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Ott 30

Lavoro & Allatto

“Lavorare e allattare può essere il primo passo di un’inversione di tendenza
nella cultura e nel mondo della produzione che chiede alla donna di essere madre o lavoratrice.”

Io non ho potuto allattare perchè sono dovuta rientrare al lavoro quando il mio bimbo aveva tre mesi”.
Mamma Giorgia

Ho iniziato presto a sostituire alcune poppate con il biberon, perchè la mia bambina doveva abituarsi in vista del mio rientro al lavoro”.  Mamma Michela

E ancora: “Volevo allattare a lungo, ma quando sono tornata in ufficio il latte in poche settimane è andato via”.
Mamma Emma

Quante mamme, come Giorgia, Michela ed Emma, hanno rinunciato all’esperienza dell’allattamento o non sono riuscite a nutrire al seno come avrebbero voluto perchè sono tornate presto al lavoro??!
Tante. Troppe. Molte di loro lo raccontano con un velo di tristezza ripensando a quei dolci momenti intimi con il loro bimbo. Alcune ricordano con amarezza il loro “allattamento mancato”, per altre si è trattato di un “male necessario”, per cui non c’era alternativa.

In realtà, allattare e lavorare si può. Non solo. Proprio l’allattamento può rappresentare un valido alleato della mamma e del bambino che si trovano ad affrontare l’esperienza delicata del distacco. Solo che non lo sappiamo. Perchè nella nostra società si tende a pensare che allattamento e lavoro siano incompatibili o comunque difficilmente conciliabili.

Quante domande, e quanti pensieri abbiamo noi mamme, per imparare a gestire l’essere madre e lavoratrice. Assorte nei nostri pensieri ci poniamo mille domande..
Posso tornare a lavorare dopo la nascita del bambino e continuare ad allattarlo?
Come faccio a tirarmi il latte sul posto di lavoro?
La legge italiana sostiene la mia scelta di allattare? E come?
Il biberon è sempre necessario?
Posso uscire la sera se mio figlio prende il latte la notte?
Il latte materno può essere conservato?

Queste sono alcune delle domande che sono certa in molte ci siamo fatte.
Lo sappiamo, continuare ad allattare e rientrare al lavoro, per la neomamma, è tanto difficile quanto importante:
importante perché, continuando ad allattare, il legame madre-figlio si mantiene forte, fatto si di nutrimento, anticorpi ma anche benessere psicologico per entrambi;
difficile perché, una volta rientrata in quel tran-tran quotidiano lavorativo, si può subirne un distacco traumatico e stress che possono far desistere dal continuare ad allattare il piccolino rimasto a casa.
Ecco che Tiziana Catanzani, nel suo libro Lavoro & Allatto, ci aiuta, con la prima guida pratica che offre risposte, semplici, concrete ed davvero efficaci per sostenere la scelta di molte mamme di lavorare e allattare.

Al suo interno, pagina dopo pagina, troviamo tutte le indicazioni per estrarre il latte, prenderci cura del seno, preparare una scorta, offrire il latte tirato al bebè mentre siamo al lavoro.
Ma nel libro si parla anche delle emozioni di tutte noi, donne che si troviamo ad affrontare il primo distacco dal nostro piccolo e delle reazioni del bambino che si trova ad affrontare questa importante novità. L’autrice poi passa in rassegna anche quelle possibili risposte ai dubbi più comuni, come: a chi affidare il bimbo? E come gestire i rapporti con la figura che si prende cura del piccino?

Quindi, se ti stai chiedendo, “Posso tornare a lavorare dopo la nascita del bambino e continuare ad allattarlo?
La risposta è sì!

«Lavorare e proseguire l’allattamento si può.
Basta conoscere alcune fondamentali regole di buonsenso
e di organizzazione per gestire la separazione dal neonato,
il suo affidamento ad altri familiari e/o all’asilo,
la sua nutrizione in assenza della mamma».

Sono una grande fan dell’allattamento al seno e dei grandi vantaggi che ne dona al piccolo, lo consiglio a tutte le mamme e sono fermamente convinta che tutte (o quasi) le donne con il giusto supporto e sostegno hanno il latte, ma sono altrettanto convinta che per essere madri, ognuna di noi deve ascoltare il cuore.
Il manuale di Tiziana, grazie alla sua competenza sul sostegno all’allattamento, costruita in anni di studi ed esperienze, fornisce informazioni, consigli e tecniche per poter scegliere, con tutta la dovuta serentà se, come e quando allattare, tenendo conto in primis, del benessere di entrambi, mamma e bambino :)

Lavoro & Allatto nasce per l’importanza di offrire alle donne le informazioni necessarie per riuscire, se lo desiderano, a continuare ad allattare. E’ anche importante cambiare pian piano la cultura della nostra società che troppo spesso tende a mettere in secondo piano le esigenze di noi mamme e dei nostri bambini,  non offrendo strumenti adeguati alle madri lavoratrici per aiutarci a far conciliare lavoro e affetti, realizzazione professionale e cura del loro bambino…

Ricordate, allattare ha sempre un gran valore, anche quando lo si fa per un giorno solo!
Buona fortuna e buona crescita con i vostri bimbi!

Recensione di una mamma, che lavora e allatta, come tante :)

Lavoro & Allatto Lavoro & AllattoMetodi semplici ed efficaci per farlo bene e senza stress

 

Tiziana Catanzani

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In Italia ancora oggi la maternità è percepita come fatto privato nonostante nei principi teorici si affermi il contrario. A fronte di una legislazione in materia di tutela dei diritti delle lavoratrici e dei lavoratori tra le più avanzate del mondo, nel nostro Paese è drammaticamente alta la percentuale delle donne che smette di lavorare dopo la nascita di un figlio e la maternità è al primo posto tra le cause dell’abbandono. Tra le sopravvissute che fine fa l’allattamento?

Lavorare e proseguire l’allattamento si può! Basta conoscere alcune fondamentali regole di buonsenso e di organizzazione per gestire la separazione dal neonato, il suo affidamento ad altri familiari e/o all’asilo, la sua nutrizione in assenza della mamma.

In questo manuale una Consulente Professionale in Allattamento Materno IBCLC risponde in modo semplice e diretto ai tuoi dubbi più frequenti



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