
La forza dell'autoritratto
L’autoritratto è terapeutico. Parola di Cristina Nuñez Salmeron, fotografa specializzata in questa tecnica che lavora da oltre vent’anni nel campo del sociale, con malati e carcerati. Ci ha raccontato la sua storia.
Cosa spinge una fotografa a specializzarsi nella tecnica dell’autoritratto?
È stato per me qualcosa di molto naturale. Quando nel 2002 ho fondato un’agenzia per giovani fotografi, chiedevo loro di scattare autoritratti non solo per fortificarsi interiormente, ma anche per lavorare sulla propria identità creativa. Questa scelta è diventata, col tempo, un progetto e quasi una missione.
Cosa vuol dire essere ‘facilitatore di autoritratto’?
È il mio mestiere, che risponde alla richiesta di molte persone, tra cui psicologi, educatori, ma anche artisti e fotografi che desiderano fare come me e lavorare nell’ambito del sociale. Ad esempio a febbraio ho tenuto, con la dottoressa Saita, un workshop per psicologi all’Università Cattolica di Milano sull’utilizzo clinico dell’autoritratto. La psicologia in questi ultimi anni è molto interessata a tutte le attività creative che possano smuovere ciò che non smuove la parola.
Una delle persone che ho formato al mio metodo è Chiara Digrandi, psicologa di Roma. Appena laureata ha seguito un corso con me e subito dopo è partita per il Perù, dove ha lavorato per un anno in case d’accoglienza per bambini e adolescenti di strada, in carceri minorili e carceri femminili. Con queste persone ha prodotto delle immagini di grande potenza, con un risultato terapeutico notevole, che saranno presto pubblicate in un libro. C’è un gran bisogno di facilitatori: io, ad esempio, in questo periodo ho tantissimo lavoro ed è incredibile, se consideriamo che siamo in tempo di crisi!
Perché sviluppi i tuoi progetti principalmente con i carcerati e coi malati?
Soprattutto perché le persone che si trovano in una situazione limite stanno soffrendo e hanno bisogno. È un grande piacere per me vedere come si fortifichino dopo una sessione di mezz’ora. La sofferenza però non si trova solo nelle situazioni limite, è dappertutto, per cui anche chi conduce una vita “normale” può giovare del metodo. Un’altra delle ragioni della mia scelta è che anch’io ho provato quell’esperienza: dai 15 ai 20 anni sono stata tossicodipendente e anche ladra e prostituta e ho vissuto con queste etichette per molti anni, nonostante la mia vita si sia poi trasformata. Per me è importante tornare verso le persone che non hanno avuto la fortuna che ho avuto io e dimostrare loro con la mia esperienza che si può trasformare la propria vita. Quando uno sente di avere avuto fortuna è importante poterla restituire.
In che modo un autoritratto può migliorare la vita delle persone in difficoltà?
Nell’autoritratto noi esprimiamo la molteplicità che c’è nella nostra interiorità, è una lotta contro tutte le etichette. Una persona in carcere, ad esempio, non solo ha l’etichetta del “delinquente“, ma è quello che ormai pensa di sé. Attraverso la fotografia, che è un documento, la dimostrazione che un determinato momento è esistito, le persone scoprono invece di possedere molte sfaccettature che non pensavano di avere e la potenzialità di essere “qualcos’altro“, al di là dell’etichetta.
“Someone to love”, qualcuno da amare, è il titolo della tua mostra e del tuo libro. Ce ne parli?
L’allestimento racconta 23 anni di autoritratti, oltre a presentare un lavoro sulle mie radici, con alcune foto di famiglia, che mi è servito per accettare cose che in principio rifiutavo. La parte finale è invece un lavoro sulla “fototerapia” che ho svolto
con mia madre negli ultimi mesi della sua vita: attraverso la fotografia l’ho aiutata a fortificarsi e a combattere la demenza senile e inoltre ho migliorato moltissimo il mio rapporto con lei. Il testo è invece un doppio libro: il primo, in parallelo con la mostra, è la mia autobiografia; il secondo contiene invece il metodo completo con teoria ed esercizi per esplorare, attraverso la fotografia, tutti gli aspetti della propria vita. Per ora l’esposizione è prevista a Madrid e Barcellona in Spagna e a Helsinki e Turku in Finlandia. Spero che nel 2013 arrivi anche in Italia!
Di Chiara Boracchi.
Fonte: http://www.lifegate.it
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