Mar 13
Lo sciamano che è in te

Lo sciamano che è in te

Tempo fa, in una trance particolare, si aprì al mio sguardo la porta dimensionale di uno degli infiniti mondi sottili e vidi Elia, il mio “Bianco Maestro”, seduto di fronte a me con un sorriso radioso. I suoi occhi chiari penetrarono il mio cuore portandomi indietro nel tempo ed improvvisamente apparve un grande fuoco al centro di un accampamento indiano.

Mi sentii proiettato in un tempo oltre il tempo e percepii un ritmo diverso pulsare alle mie radici. Un respiro ancestrale risalì le correnti del cuore trasmettendo vibrazioni intense alla mia mente che venne inondata da un potente flusso di energia, di suoni e di parole. Danzai davanti al grande fuoco e cantai, con voce diafana, emettendo sottili parole sconosciute che risuonarono come scintille nell’aura di un sogno. Ero un vecchio sciamano ed il mio cuore batteva con il tamburo.

Insieme osservammo la magia delle fiamme dorate, insieme bevemmo la sacra bevanda della Conoscenza, ascoltando il ritmo incalzante che ci avvolgeva e ci attirava, sempre di più, nel profondo. Una sensazione benefica circondò la mia coscienza che si smarrì tra i suoni e i colori, abbracciata al calore del fuoco e alla dolcezza dello sguardo di Elia che penetrò il mio cuore come un fine raggio di luce.

Stavo talmente bene che faticai non poco nell’abbandonare quel territorio magico, quell’atmosfera ovattata che emanava un effluvio antico di “saggezza dimenticata”. Ritornai lentamente, volando nella risonanza di quelle parole che sorsero dall’abisso interiore come lontane stelle da un universo misterioso e affascinante:

…Il calore, la notte, il fuoco… Il calore che sale… La Terra si trasformerà. I popoli del mondo sentiranno il vento giungere dalle radici del cuore… Il vento si alzerà sopra le cime perché nel vento c’è l’anima immortale… Il canto interiore inonderà la mente degli uomini aprendo le porte dei loro cuori. Un astro di fuoco c’è nel cuore di ognuno di noi… Iessa-iessa- iée…

Luce che nasce dentro
… Popolo dei nativi d’America. Grande apertura. Questa è la via: AMORE. Iessa-iessa-iée…
” (dal messaggio n. 51- dicembre 2008)

Come un mantra ripetevo questa parola, disegnando ritmicamente un grande albero con l’erba verde ed una spirale scintillane:

Iessa-iessa-iée! Iessa-iessa-iée! Iessa-iessa-iée!

Bevvi lentamente, sollevando il bicchiere come un calice ed ogni goccia entrò in me come una perla di antica saggezza.

Il viaggio nei mondi sottili è un’esperienza affascinante che libera le ali del cuore sollevando il nostro spirito immortale. Lo sciamanesimo è una cultura antica che si perde alle origini del tempo, una pratica spirituale che ricollega l’esistenza con le energie della natura e del Cosmo che risuonano nei quattro elementi vitali: terra, fuoco, acqua, aria, circonfusi e compenetrati dall’essenza divina, il “grande spirito”, che è la vita di tutto ciò che esiste.

TUTTO E’ UNO
, tutto esprime l’essenza del “grande spirito” che crea la rete di energia che unisce i mondi. Risvegliare lo sciamano che c’è in noi significa aprirsi al mondo spirituale, alla “rete di energia cosmica” che ci circonda riscoprendo il potere che c’è dentro di noi. Questo ci permetterà di salvarci e di salvare il nostro mondo riportando in esso la Pace e l’Armonia.

Di Gabriele Frigerio.

Fonte: http://www.diventiamopensieri.it

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Mar 12
La presenza di Dio

La presenza di Dio

Krishna dice nella Bhagavad gita:

Sarvasya caham hrd isannivishto
Mattah smritir jnanam apohanam ca
Vedaish ca sarvair aham eva vedyo
Vedanta-krd veda-vid eva caham

Sono nel cuore di ogni essere vivente e da Me viene il ricordo, la conoscenza e l’oblio. Il fine di tutti i Veda e quello di conoscerMi. In verità Io sono colui che ha composto il vedanta e sono colui che conosce i Veda”. Bhagavad-Gita 15.15.

E da Quella fonte che arriva la conoscenza più profonda, quella che non può essere compresa sul piano logico razionale che caratterizza il metodo scientifico. Nel caso dell’approccio empirico alla conoscenza la rappresentazione della realtà viene fornita attraverso la formulazione di modelli che in qualche modo cercano definire la struttura della materia in un determinato contesto. Si pensi al caso della Fisica classica. La formulazione teorica è stata dimostrata essere vera solo in determinati contesti, ma non in altri e per questo sé stato necessario formulare nuovi modelli (come la teoria della relatività di Einstein o la meccanica quantistica). Ma si pensi anche ai vari modelli dell’atomo che si sono succeduti nel corso del tempo. Il modello di Bohr è stato successivamente rimpiazzato dal modello di Schrödinger in quanto insufficiente. Questi modelli sono definiti a causa di una mancata comprensione della vera natura della realtà. L’approccio analogo vedantico è chiamato jnana-yoga o aroha-pantha. Certamente, attraverso questo metodo, per uno scienziato sincero e senza pregiudizi, è possibile arrivare alla conclusione che la materia non è la realtà ultima ma che esiste qualcosa di ulteriore, di trascendente, che nella cultura vedantica è rappresentato con la forma impersonale di Dio. Ad esempio Heisenberg disse:

Certamente come scienziati compiamo errori nelle nostre teorie scientifiche, e ci vorrà ancora del tempo prima che questi errori saranno trovati e corretti. Ma possiamo essere sicuri che ci sarà una decisione finale di ciò che è giusto e di ciò che è sbagliato. Tale decisione non dipenderà dalla credenza del singolo, dalla sua razza o dall’origine dello scienziato, ma sarà presa da una potenza superiore e sarà applicata agli esseri di ogni tempo… Esiste una coscienza superiore, non influenzata dai nostri desideri, che in ultima analisi decide e giudica”.

Mentre Max Born affermò:

Ho visto in esso (l’atomo) la chiave dei segreti più profondi della natura, e mi ha rivelato la grandezza della creazione e del Creatore”.

Anche Einstein percepiva la presenza di un’armonia globale:

Io credo nel Dio di Spinoza che si rivela nella ordinaria armonia di ciò che esiste, non in un Dio che si preoccupa del fato e delle azioni degli esseri umani”.

E ancora:

Una volta in risposta alla domanda: «Lei crede nel Dio di Spinoza?», Einstein rispose così: «Non posso rispondere con un semplice sì o no. Io non sono ateo e non penso di potermi chiamare panteista. Noi siamo nella situazione di un bambino piccolo che entra in una vasta biblioteca riempita di libri scritti in molte lingue diverse. Il bambino sa che qualcuno deve aver scritto quei libri. Egli non conosce come. Il bambino sospetta che debba esserci un ordine misterioso nella sistemazione di quei libri, ma non conosce quale sia. Questo mi sembra essere il comportamento dell’essere umano più intelligente nei confronti di Dio. Noi vediamo un universo meravigliosamente ordinato che rispetta leggi precise, che possiamo però comprendere solo in modo oscuro. I nostri limitati pensieri non possono afferrare la forza misteriosa che muove le costellazioni. Mi affascina il panteismo di Spinoza, ma ammiro ben di più il suo contributo al pensiero moderno, perché egli è il primo filosofo che tratta il corpo e l’anima come un’unità e non come due cose separate (Brian, Einstein a life, 1996, p. 127)”.

Chiunque sia seriamente impegnato nello studio delle sottili leggi che regolano l’universo si convince che uno spirito è manifesto in esse, uno spirito vastamente superiore a quello dell’uomo (The Expanded Quotable Universe, ed. Alice Calaprice, 2000, originariamente citato in una lettera ad uno studente che chiedeva ad Einstein se uno scienziato prega – Einstein Archive)”.

Nel complesso, quindi, Einstein credeva in un Dio impersonale presente nella natura (pur senza identificarsi con essa) in modo misterioso. Fu accusato anche per questo di ateismo dal vescovo di Boston O’Connell e ne soffrì molto. Einstein non ha avuto la possibilità di studiare teologia o spiritualità, tuttavia, proprio grazie alla sua intelligenza acuta, ha potuto comprendere l’esistenza di uno spirito che penetra e sostiene l’universo, e ne regola quindi le geometrie e le leggi perfette (il dharma), e soprattutto ha compreso benissimo che ci sono tante cose nell’universo che non possono essere afferrate sul piano logico-razionale. La nostra intelligenza, non può da sola afferrare l’aspetto profondo del Divino e la sua più intima natura.

Questi sono giusto alcuni esempi di molti che se ne potrebbero fare di come attraverso lo studio analitico del funzionamento della natura materiale e delle sue leggi sia possibile percepire una ulteriorità, una forma di intelligenza che regola tutto il creato, ma anche come tale conclusione comunque sia parziale ed incompleta. Nella Bhagavad Gita Krishna spiega che al fine di conoscere la vera natura della realtà oltre il piano fenomenico tutti gli approcci che non includano la bhakti (il servizio devozionale) sono incompleti e non porteranno mai alla vera conoscenza:

Bhaktya mam abhijanati
Yavan yash casmi tattvatah
Tato mam tattvato jnatva
Vishate tad-anantaram

Soltanto col servizio devozionale è possibile conoscere Me, il Signore Supremo, così come sono. E quando si diventa pienamente coscienti di Me grazie a questa devozione si può entrare nel regno di Dio”. Bhagavad Gita XVIII.55

[...] Secondo il Vedanta Dio può essere percepito secondo tre differenti modalità: Brahman, Paramatma, Bhagavan. Gli scienziati del livello di Heisenberg e Einstein, dall’alto della loro intelligenza e conoscenza, sono arrivati a percepire il Brahman, che è solo una modalità della realtà trascendente, ma non la definisce completamente. Come spiega Krishna, solo il servizio devozionale (bhakti-yoga) porta a conoscere il trascendente nella Sua forma completa e personale (Bhagavan). Anche Kant nella sua opera “Critica alla ragion pura” ha evidenziato come il ragionamento empirico sia insufficiente per spiegare una realtà trascendente e personale, ma certamente può portare ad intuire la presenza di un’intelligenza superiore, come avvenuto per Einstein e altri eminenti scienziati. Ma per fare il passo decisivo occorre andare oltre e trascendere il piano della ragione integrando la conoscenza che non può arrivare dai sensi limitati (incluse la mente e l’intelligenza), con una conoscenza interiore che porta a realizzare il divino in noi e la stretta relazione di amore che ci lega.

Fonte: http://scienzaespiritualita.blogspot.com

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Mar 08
Decidi cosa vuoi veramente

Cosa vuoi veramente

Il senso di quello che leggerai è duplice:

il primo è di ispirarti; il secondo è di incanalare l’energia verso risultati misurabili, spingendoti a compiere a ritmo costante azioni semplici.

Insieme, le ispirazioni e piccole azioni quotidiane, ti condurranno verso il miglioramento della qualità della Tua vita.

Tre semplici passi prima di continuare con la lettura:

  1. leggi con attenzione ogni parola;
  2. impegnati a riflettere per pochi minuti su ciò che hai appena imparato;
  3. annota le tue rivelazioni o reazioni al brano. Dopo tutto, che senso ha l’ispirazione se non è seguita dall’azione?

Decidi cosa vuoi veramente e determina che cos’è che ti impedisce di averla adesso.

Ricordati che otteniamo qualsiasi cosa su cui ci focalizziamo. Invece di sprecare tempo su quello che non vogliamo, articola chiaramente ciò che vuoi davvero. Per esempio, anziché raggiungere la tua meta pensando di “smettere fumare”, decidi che vuoi “essere più sano, vivace, più allegro che mai”. Più specifico sei, più forza avrai per raggiungere il tuo scopo.

Una volta deciso ciò che vuoi, identifica gli ostacoli che potresti incontrare, come il dolore anticipato che potrebbe capitare come risultato di un cambiamento.

Che cosa desideri? Che cosa ti impedisce di averla adesso?

Hai mai notato come, quando qualcuno si fa male e gli altri si prodigano per lui, può succedere che le ferite non guariscano tanto in fretta? Sebbene ciò che lui voglia è guarire appena possibile, il piacere di ricevere tutta quella attenzione e la possibilità di rilassarsi, può inconsciamente tardare, o impedire la guarigione. Quando qualcuno ottiene un beneficio secondario dal suo comportamento o emozione dolorosa, che lui stesso sta cercando di cambiare, provoca quello che viene definito beneficio secondario. Questo bisogno di conservare il beneficio secondario è spesso uno dei grandi inibitori di un cambiamento durevole.

Quali sono i benefici nascosti che potresti ottenere da un comportamento che sai che dovresti cambiare? Quanto essi sono attraenti quando sono paragonati al dolore che sai che ti hanno causato nel passato, presente e futuro?

Associa un dolore tremendo al non cambiare ora e un piacere immenso ad un cambiamento immediato. Chiediti:

  • Quanto mi costerà questo comportamento (o emozione) se non cambio?
  • Che cosa mi mancherà nella vita se non faccio questo mutamento?
  • Quanto mi costa già questo vecchio comportamento mentalmente, emozionalmente, fisicamente, finanziariamente, spiritualmente?
  • Che effetto avrà questo sulla mia carriera? Sui miei cari?

Immagina vividamente e senti gli effetti piacevoli del cambiare ora. Chiediti:

  • Quando cambierò davvero, che cosa penserò di me stesso?
  • Che tipo di impeto creerò facendo questo cambiamento?
  • Come si sentiranno la mia famiglia e i miei amici?
  • Quanto sarò felice io?
  • Non merito già questi benefici ora?
  • Se hai provato un cambiamento che è fallito, probabilmente l’ingrediente mancante era il fare leva. Fino a quando non arriverai al punto in cui il cambiamento sarà un dovere assoluto, continuerai a rimandare la decisione. Ma con dei motivi abbastanza forti – il giusto stimolo – sarai costretto ad agire.

Condiziona il nuovo schema affinché diventi consistente.

Ho ricevuto una vera educazione nel condizionamento l’altro giorno mentre guardavo un accordatore che lavorava sul nostro piano a mezza coda. Quando gli ho chiesto il conto mi ha risposto che me lo avrebbe fatto sapere alla prossima visita. “Vuoi dire che non ha ancora finito?” gli ho chiesto. Pazientemente mi ha spiegato che le corde del piano sono forti e che, per mantenere il livello di tensione perfetto, devono essere condizionate regolarmente.

Questo è esattamente ciò che dobbiamo fare per creare un cambiamento durevole. Per avere successo in questo, dobbiamo condizionare i nostri sistemi nervosi non soltanto una volta, ma costantemente. Dopotutto, non frequenteresti un unico corso di aerobica per poi proclamare “ora sono sano per il resto della mia vita!”.

Ora tocca a te! Decidi cosa vuoi veramente e determina che cos’è che ti impedisce di averla adesso.

Di Anthony Robbins.


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E’ l’autore di volumi di successo del self help; conduce seminari a effetto; ha affascinato, negli anni, clienti che vanno da svariati Presidenti americani al Leader russo Mikhail Gorbachev; i suoi discorsi sono echeggiati anche tra le mura della Casa Bianca di George Bush padre e di Bill Clinton

Il Sole 24 Ore


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