Giu 21

Meditazione: esercizio per evocare la serenità

Esercizio di meditazione

Respira lentamente, ritmicamente (inspirazione, pausa a polmoni pieni, espirazione). Rilascia ogni tensione muscolare e nervosa.

Rifletti sulla serenità: renditi conto del suo valore, della sua utilità, specialmente nel nostro mondo agitato e inquieto. Apprezzala, desiderala.

Cerca di sentirla, di evocarla: “la mia anima limpida come un lago di montagna“. Pronuncia più volte la parola “serenità“.

Immagina di trovarti in circostanze che tenderebbero ad agitarti: di trovarti in una piazza in mezzo a una folla eccitata o in presenza di una persona ostile; di dover risolvere un problema difficile, di essere in pericolo, di essere obbligato a fare varie cose rapidamente e ti “vedi“, ti “senticalmo e sereno.

Questa calma cerca di viverla con l’immaginazione nei momenti più difficili della tua giornata.

Proponi di rimanere sereno, calmo, padrone di te, fiducioso di riuscire, qualunque cosa accada.

Questo esercizio è di Roberto Assagioli.
Fonte: http://www.meditare.net

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Feb 23
La base della vita

La base della vita

Ogni percorso di riequilibrio delle funzioni psico-fisiche dovrebbe partire da un lavoro di radicamento (grounding), o quanto meno da una verifica della condizione di radicamento della persona.

Radicamento vuol dire avere un rapporto costante, fluido e dinamico con la terra. Dal punto di vista bioenergetico significa permettere alla propria energia di circolare liberamente, senza blocchi funzionali, tra il corpo e il terreno che ci sostiene. Un’indicazione fondamentale è, come sempre, data dal respiro. Un radicamento efficace è associato a un respiro più profondo, dinamico e meno condizionato.

Secondo la tradizione della medicina orientale, il radicamento è possibile solo se si armonizza adeguatamente il primo chakra (Muladhara o della base), che rappresenta proprio la comunicazione del corpo con la Madre Terra.

Percorsi di cura e spirituali rischiano di complicarsi inutilmente senza un adeguato radicamento. È solo attraverso un solido appoggio a terra (energetico, fisico, funzionale, psicologico, simbolico, …) che è possibile risalire verso esplorazioni spirituali trasformative. Al contrario, la ricerca della spiritualità e dell’equilibrio senza radicamento può portare alla confusione, alla sensazione di perdersi, alla mancanza di concretezza nelle scelte di vita, all’illusione di una trasformazione, più che a un reale, strutturale cambiamento.

S-radicamento

Esistono alcuni importanti segnali di un radicamento inadeguato. In generale, si evidenzia una debolezza degli arti inferiori e/o una estrema rigidità degli stessi. Le persone possono avere una sensazione di instabilità e di incertezza, oppure un’eccessiva, patologica rigidità nelle scelte di vita. Sul piano psicologico, si caratterizza per un’eccessiva tendenza alla razionalizzazione e all’astrazione con relativa incapacità di semplificare, di riportare il pensiero all’azione. Può essere correlata a una forte vocazione spirituale che, se analizzata, può nascondere un profondo timore per la propria istintività, per la fisicità del proprio corpo, per i propri bisogni primari. Si associa spesso una tendenza alla depressione, alla passività, alla tristezza e a un profondo senso di non appartenenza.

Sul piano simbolico, manca in generale la comprensione della propria origine, della propria relazione con la Madre Terra, della gioia di vivere in rapporto agli altri esseri viventi. Manca anche la capacità di sentirsi positivamente nel fluire delle stagioni che si alternano nel corso dell’anno e nello scorrere della vita.

Dal punto di vista musicoterapeutico, un radicamento inadeguato può manifestarsi con una forte insofferenza, al limite del dolore, per le percussioni più gravi, per la musica molto ritmica e più tradizionale, armonicamente e melodicamente povera.

Vi è anche una grande staticità, che inibisce al ballo e al movimento creativo con la musica. Il ritmo musicale è trasferito alla parte superiore del corpo, con movimenti delle braccia, della testa e del busto, a fronte di una debolezza del passo, del battito dei piedi a terra, della capacità di saltare e muoversi velocemente nello spazio.

I suoni emessi con la voce perdono forza mano a mano che si fanno più gravi ma, contemporaneamente, non riescono a salire verso frequenze più alte. Verso il basso, vi è la difficoltà di rilassare la parte inferiore del corpo per dare spazio al suono e il diaframma appare privo di flessibilità. Il respiro manca di profondità. Verso l’alto, vi è l’incapacità di raccogliere le forze da terra, con i piedi e le gambe, alfine di sostenere la tensione del diaframma necessaria all’emissione di suoni più acuti. L’energia non arriva alla gola e alle corde vocali e i suoni acuti risultano deboli, incerti. Le persone sono spesso incapaci di urlare con forza. I suoni vocali sono quindi sospesi in un rassicurante registro medio.

Esperienze sonore di radicamento

Il rituale vocale che ho descritto in precedenza, è un perfetto percorso di radicamento. Raccoglie i suoni e le energie dal cielo e dalla parte alta del corpo per riportarle gradualmente verso la parte inferiore del corpo e verso la terra. Se si vuole accorciare il rituale per mancanza di tempo, ma lavorare specificamente sul radicamento, è possibile realizzare esclusivamente gli ultimi 4 esercizi.

Per attivare il Chakra Muladhara è possibile utilizzare il suono LAM, cioè la lettera sanscrita «la» nasalizzata, pronunciata facendola risuonare nel naso, che corrisponde al bija-mantra (suono-seme) del dio Indra. Indra è il signore degli dei nel periodo più antico della civiltà indù, quello delle sacre raccolte dei Veda. LAM corrisponde al suono che ha dato origine alla prima manifestazione dell’energia potenziale di Brahma nella terra.

La nota normalmente associata al radicamento è il DO. La vocale da utilizzare per le vocalizzazioni è la U. Non credo tuttavia che l’intonazione in DO debba essere necessariamente quella adatta a tutti. Credo che in questo caso si debba piuttosto parlare di intonazione di base. Quindi, è utile che ogni persona ricerchi la propria intonazione di base di un particolare momento e utilizzare la nota fondamentale come punto di riferimento. Per trovare la propria intonazione di base, è possibile ricercare ogni mattina al risveglio la prima nota spontanea bassa che si riesce a emettere senza alcuno sforzo. Dopo aver trovato la nota con l’aiuto di uno strumento melodico intonato in DO (flauto, pianoforte, …), è sufficiente cantare l’inizio del celebre canone di “Fra’ Martino”, che si muove sulle prime tre note della scala maggiore. Quella che emerge magicamente dalla bocca è l’intonazione spontanea di base della persona in quel preciso momento. Ripetendo la ricerca per più giorni di fila, si noterà la permanenza in una particolare intonazione.

Quindi, se la vostra intonazione di base non è in DO maggiore, ma in LA, per esempio, sarà utile intonare vocalizzi con la vocale U sulla nota LA.

Solo successivamente, potrà essere importante cercare di spostare l’intonazione spontanea verso il basso o verso l’alto, per avvicinarsi al DO.

Di Guglielmo Nigro.
Fonte: http://vitamusica.blogspot.com

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Il rilassamento guidato

Il rilassamento guidato

Istruzioni preparatorie

Sdraiatevi a terra sotto una coperta, braccia lungo i fianchi, gambe leggermente divaricate. Chiudete gli occhi molto lentamente. Agite con naturalezza, calma e consapevolezza. Per facilitare l’esercizio si consiglia di registrare su nastro le istruzioni e quindi ascoltarle mentre si giace stesi con gli occhi chiusi; questo permette di intraprendere l’esercizio in completa passività cosa che lo rende molto più facile.

Prima fase -- Allentamento delle tensioni residue

1. Stringi il pugno destro inspirando (pensando “tensione“), rilascialo espirando (pensando “relax“). Continua con gli altri esercizi sempre pensando “tensione” nell’inspirazione e “relax” durante l’espirazione.

2. Stringi il pugno sinistro inspirando, rilascialo espirando.

3. Con la gamba stesa a terra piega il piede destro in modo che le dita puntino verso il ginocchio. Crea una tensione inspirando, rilascia la tensione espirando.

4. Come sopra, ma con il piede sinistro.

5. Stringi le natiche tra loro inspirando, rilasciale espirando

6. Stringi i denti inspirando, rilasciali espirando.

7. Stringi gli occhi inspirando, rilasciali espirando.

8. Se senti qualche punto dell’organismo che presenta delle tensioni residue inspira e provoca in esso una tensione forte e volontaria, quindi esala lentamente rilasciando la parte e pensando: “Relax… Lascia andare…“.

9. Formula mentalmente le frasi seguenti e prendi consapevolezza di quanto vai affermando:

- Il mio braccio destro è pesante… Molto pesante.

- Il mio braccio sinistro è pesante… Molto pesante.

- La mia gamba destra è pesante… Molto pesante.

- La mia gamba sinistra è pesante… Molto pesante.

- Tutto il mio corpo è pesante… Molto pesante.

Seconda fase -- Autoinduzione di rilassamento profondo

In questa fase non si esegue alcun movimento. Lo svolgimento pratico consiste nel visualizzare un organo così come si trova. Durante l’inspirazione si chiama mentalmente l’organo, così come si chiamerebbe un amico. Durante l’espirazione si parla all’organo e gli si dice, con amore, “Relax“.

1. Vai con gli occhi della mente al piede destro e visualizzalo nel modo in cui si trova.

2. Durante l’inspirazione chiama mentalmente il piede destro così come chiameresti un amico.

3. Durante l’espirazione parla al piede destro e digli “relax“.

4. Ripeti i punti da 1 a 3, per la varie parti della gamba destra (caviglia, polpacci, ginocchio, coscia, natica).

5. Ripeti i punti da 1 a 3 per le varie parti del corpo, anche quelle interne (reni, intestini, fegato, stomaco, cuore, ecc.).

6. Per concludere segui il respiro accompagnandolo con la parola “vieni”, quando entra, e la parola “relax” quando esce. Immagina aria pura (luce) che entra ed un fumo scuro e caldo, che se ne va portando con sé‚ ansie, tensioni e tossine.

A cura del Dott. Francesco Giovanetti (psicologo).
Fonte: http://www.viveremeglio.org

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