Dic 21

La terapia dei suoni

La terapia dei suoni

E’ a tutti noto come la medicina primitiva, istintiva, empirica o magica, e le religioni primitive, che erano e sono le depositarie dell’arte medica, usino la musica per ottenere quei fenomeni di allucinazione collettiva e di trans individuale che sono il fondamento di tutte le pratiche mediche, rituali, magiche e religiose.

Il ripetersi in esasperante e ipnotica monotonia di due note fondamentali con un’unica variazione del ritmo, porta lentamente ad una anestesia psichica, a una perdita del controllo della personalità, a uno stato psichico alterato che favorisce lo svolgersi delle pratiche terapeutiche primitive come l’espulsione dal corpo del malato del demone che ha causato la malattia fino alle più complesse pratiche della medicina animistica che ricerca nella musica la perdita della coscienza e della personalità del “paziente” per ottenere lo scambio della sua anima ed ingannare così lo spirito malvagio che lo possiede.

Un altro esempio di grande interesse per le facoltà terapeutiche del suono ci viene dalla medicina sacerdotale greca.

Infatti, nei templi la guarigione miracolosa avveniva nel sonno e nell’ipnosi e l’uno e l’altra erano favoriti da musiche e danze rituali.

Oggi, soprattutto nella medicina ad orientamento psicosomatico possiamo ritrovare il connubio musica-medicina dove il farmaco sonoro interviene su tutto il corpo attraverso la ricostruzione di un’armonia fisica e psichica perduta. Ma bisogna riconoscere che anche la scienza medica ufficiale (soprattutto negli USA, in Canada, in Australia e in Francia) già da molti anni ha iniziato ad investire nella ricerca di terapie alternative in cui i suoni vengono utilizzati con notevole successo nel campo dell’anestesia (applicazioni anelgesiche musicali), per la rieducazione motoria in ortopedia, come vera e propria medicina in campi notevolmente estesi della neuropsichiatria (forme di nevrosi e psicosi o nei casi di autismo) o ancora più semplicemente come tonico durante interventi chirurgici o nel corso di sedute dentistiche o psicanalitiche.

Rimanendo in campo neuropsichiatrico è importante sottolineare come in certe sedute mediche le varie reazioni suscitate nei pazienti sottoposti all’ascolto di musiche o di suoni diversi possa condurre gli specialisti a formulare o convalidare giudizi diagnostici e prognostici. Recentemente, poi, sono sempre più frequenti i tentativi di utilizzare la musica per favorire l’immaginazione, la concentrazione, la meditazione, la capacità apprensiva alla lettura oppure alla proposizione di quesiti matematici.

Lo studio del suono, inoltre, ha stimolato scienziati di ogni disciplina a riconsiderare l’ambiente in cui vive l’uomo moderno e quindi a riformulare un nuovo paesaggio sonoro (futuristico o soltanto immaginario?) privo di quei suoni e rumori che sono propri della civiltà moderna e nel quale l’individuo possa finalmente vivere in armonia con gli elementi naturali, entrare in risonanza con gli altri per giungere ad una visione dei rapporti e dei valori sociali più evoluta.

Per il momento, nell’insperata attesa di nuove città da costruire, la musica può aiutarci ad entrare in contatto con la nostra anima e superare la pura materialità. L’ascolto di particolari composizioni moderne appropriate, alcune delle quali contengono una miscela di musica e suoni che inducono un rilassamento chiamato subliminale in quanto di intensità intorno ai 30 db (una musica piacevole da ascoltare può avere un’intensità di 90 db), oppure la scelta di brani di musica classica particolarmente indicati contro lo stress, l’ansia o la depressione può rappresentare un utilissimo strumento per imparare da soli ad osservare e riconoscere il modo in cui il corpo e le emozioni reagiscono ai diversi tipi di musica e quindi ad ottenere effetti migliorativi non soltanto a livello organico ma anche psicologico e spirituale.

Insomma, un vero e proprio farmaco sonoro (o se volete , una sana “dieta sonora“) da non sottovalutare, che può riportare nelle menti in tumulto la calma e l’equilibrio indispensabile per una vita serena.

Di Maurizio Torretti.
Fonte: http://www.lifegate.it

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Giu 24

Cervello e Musica

Cervello e Musica

La musica ha effetto sulla memoria e può rafforzare le capacita di espressione.

Il cervello è un sofisticato sistema di apprendimento; infatti esso dalle vibrazioni esterne elabora i suoni veri e propri; e ciò vale quindi sia per la parola, che per un suono, che per la musica prodotta da strumenti musicali. Fuori di noi non ci sono suoni o rumori, perché essi sono una risposta cerebrale, a determinate vibrazioni del mondo esterno.

Le dinamiche di interazione tra vibrazioni del mondo esterno e cervello passano attraverso processi di integrazione di aree cerebrali specifiche, che correlano le emozioni ed i significati alle complesse strutture cerebrali di produzione delle sensazioni sonore.

La Tomografia ad Emissione di Positroni (PET), permette di misurare e registrare l’attività di un cervello umano in risposta ad uno stimolo. La PET è infatti in grado di farci osservare piccole variazioni di flusso di sangue nelle diverse aree cerebrali. Un aumento di flusso sanguigno in una specifica zona del cervello corrisponde un aumento dell’attività cerebrale di quella zona.

Da queste limitate informazioni in particolare si può osservare che a partire dalle aree temporali di ricezione delle vibrazioni sonore un essenziale punto di snodo della informazione generata da differenti tipologie di vibrazioni e le zone talamiche responsabili dell’attivazione di stati emotivi, è situato nella zona immediatamente sottostante al lobo frontale dell’acumen; un diverso smistamento di informazione avviene per procedimenti di integrazione che raggiungono l’area di Wernicke collocata circa al centro dell’emisfero superiore sinistro del cervello; area quest’ultima deputata alla interpretazione cognitiva dei suoni.

Dato che le vibrazioni esterne passano debolmente anche attraverso il corpo, anche il cervello delle persone non udenti riesce a percepire la musica, cosi come il bambino, ancora nella pancia materna, inizia ad apprendere come produrre dalle vibrazioni esterne la sensazione interiore del suono e riconoscerne il timbro, il tono e la frequenza.

È pertanto comprensibile che l’esercizio musicale sviluppi aree di integrazione specifiche del cervello; quella relativa a udire per interpretare e cioè a distinguere i suoni come fenomeno cognitivo, l’altra relativa al sentire percettivo che si colloca soprattutto nella attivazione delle funzioni emotive.

Quindi il fatto che l’esercizio musicale sia utilizzato per migliorare anche le capacità cognitive generali è possibile ed utile, poiché le aree corticali uditive e sensoriali realizzano uno sviluppo di apprendimento maggiore rispetto a chi non si occupa di musica.

Una varietà di studi recenti che si è focalizzata sulla neurologia della musica, del rumore, della parola nonché sulle soglie dell’udito, ha avuto un recente sviluppo e, traendo conoscenza da essa, è importante rammentare che le note e le scale musicali vengono mediate primariamente dall’emisfero sinistro (area di Wernicke) e le melodie dall’emisfero

destro del cervello.

Certamente per attuare strategie capaci di ascoltare la musica, con un coinvolgimento globale del nostro sistema nervoso cognitivo e delle funzioni emotive a questo connesse è necessario fare attenzione ai risultati che ogni individuo può ottenere da differenti metodologie di apprendimento.

Infatti la musica può esasperare comportamenti di socializzazione di massa, interagendo direttamente con i complessi fenomeni bio-chimici che correlano il corpo con zone talamiche del cervello che sono alla base delle emozioni; quest’ultime diversamente dalle attività cognitive sono meno regolabili dalla ragione e pertanto meno coscienti.

Certamente ognuno di noi potrà provare come aumenti l’aggressività e quindi la forza durante l’ascolto della “Cavalleria Rusticana“, rispetto a quando si ascolta una “Ninna Nanna“; pertanto è possibile capire come gli effetti subliminali agiscano indipendentemente dal nostro volere cosciente e come essi nelle ripetitività possano divenire condizionanti per effetto di una pressante continuità di ascolto della musica.

Viceversa la musica può anche essere utilizzata con “effetto terapeutico“; le differenze dei due emisferi cerebrali nella elaborazione dei suoni possono generare particolari ricadute terapeutiche in soggetti con difficoltà di comunicazione, qualora si esercitino opportunamente i processi di integrazione cerebrale che correlano emozioni sonore all’attenzione della significazione dei suoni favorendo in tal modo un buon ascolto della musica.

Di Paolo Manzelli.
Fonte: http://www.psicolab.net

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Set 15

Il didgeridoo per ascoltarsi

Il didgeridoo per ascoltarsi

Vorrei evidenziare come qualsiasi strumento musicale possa convogliare le nostre emozioni positive e negative in una catarsi che, oserei dire, è indispensabile per l’uomo.

Mi soffermerò su alcune peculiarità particolarmente interessanti che il didgeridoo ci può offrire .

Il didgeridoo, strumento aborigeno australiano, ricavato originariamente da un eucalipto scavato dalle termiti è certamente uno degli strumenti più affascinanti, curiosi e sconosciuti in Europa.

L’idea di una cultura così lontana, sconosciuta e ancora esistente (nonostante i soprusi che questo popolo ha dovuto subire), l’origine naturale dello strumento, il legame con la terra sono fattori che, oltre ad affascinare, sono certamente in grado di aggiungere uno stimolo ulteriore per un nostro coinvolgimento emotivo. Suggestioni in grado di dare maggiore significato alle nostre “divagazioni” sonore qualunque forma esse possano assumere: un mantra, un ritmo ossessivo, un bordone senza fine, una favola narrata da suoni onomatopeici, suoni e rumori tipici della ricerca musicale contemporanea.

Tante sono le forme che il nostro viaggio sonoro può esprimere.

Ma più di tutto, il vantaggio di suonare uno strumento arcaico e lontano dalla nostra cultura risiede nell’assenza di stereotipie tipiche della musica occidentale rendendoci padroni di giocare liberamente; ci evita, in molti casi, la frustrazione del confronto perché, come diceva Joseph Beuys, “ogni uomo è un artista“.

Di Andrea Ferroni [artista Torinese tra i più significativi suonatori di didgeridoo Italiani]
http://www.andreaferroni.ithttp://www.windproject.it

The DIDGERIDOO discovery
Antichissimo strumento a fiato nel suo viaggio tra tradizione e modernità

The DIDGERIDOO discovery

The DIDGERIDOO discovery

I primi due capitoli, scritti da Furlan, descrivono alcuni dei concetti fondamentali della cultura aborigena australiana in particolare riferimento alla pratica musicale.Il capitolo che segue, scritto da Andrea Ferroni, continua sulla stessa traccia, elencando in una sintetica lista alcuni artisti tra i più significativi, con relative informazioni e materiale audio da cui attingere nuove informazioni; suddivisi in: interpreti di musica tradizionale, suonatori internazionali di musica contemporanea, suonatori Italiani.

Dal quarto al decimo capitolo, si affrontano le tematiche tecniche, tra cui: le parti costitutive del didjeridoo, forme e dimensioni; vari metodi di costruzione di didjeridoo in materiali alternativi.

Quindi viene affrontata la parte tecnica dal punto di vista del musicista. Un’accurata analisi dello spettro mette bene in mostra cosa sono gli armonici, poi, un’analoga analisi viene fatta sulla dinamica del suono; successivamente viene insegnato come utilizzare armonici e dinamica durante la fase compositiva; viene illustrata la postura, come produrre e come funziona la nota base, che cosa è la back-pressure; la respirazione circolare e tutte le sue varianti, i suoni eseguibili e come inserirli in un ritmo, infine, numerose tecniche per eseguire ritmi di stampo occidentale.

Tutti i testi sono accompagnati da illustrazioni estremamente chiare e da richiami al CD didattico allegato.

Un breve capitolo, scritto da Paride Russo, spiega alcuni accorgimenti a chi volesse intraprendere lo studio della musica tradizionale del Nord East e West Arnhem Land. L’ultimo capitolo chiude con alcuni cenni sulla musico e suono terapia grazie alla collaborazione di Nadine Berger, musico terapeuta di Monaco (Germania).

Infine un glossario dove trovare alcune delle terminologie più utilizzate.

PER ULTERIORI INFORLAZIONI >>

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