Set 29

Le emozioni

Le emozioni

Le emozioni sono parte integrante del paesaggio umano ed esprimono alcuni tratti della personalità. E, tuttavia, si tratta di manifestazioni reattive del sistema nervoso.

Le emozioni sono chiamate anche passioni o falsi feelings; esse sono infatti manifestazioni compensative che affiorano quando si perde la connessione con la qualità originaria dell’essere. Quando le emozioni/passioni sono presenti in modo compulsivo, possono connotare un individuo, come pauroso, collerico, allegro, malinconico, ossessivo.

Per contro, le varie qualità dell’essenza – come Amore, Pace, Gioia, Valore, Forza, Volontà, Fiducia, Saggezza, Creatività – sono presenti nella profondità del nostro essere; quando ci si riconnette con questa o quella qualità dell’essenza esse vengono sperimentate come sensazioni intime, profonde, appaganti: proprio per questo sono chiamate veri feelings.

Le emozioni/passioni sono in qualche modo una forma distorta delle qualità essenziali con le quali condividono identiche risonanze; ma le emozioni vivono in superficie in una forma reattiva e caotica. Più ci si riconnette con l’essenza e con le sue espressioni, meno si sentono le emozioni.

Le emozioni sono dunque reazioni, mentre le qualità essenziali sono stati dell’Essere.

All’inizio – nei primi mesi di vita – vi è solo essenza a riempire l’essere; poi – già a partire dai primi mesi di vita -, a causa di un ambiente primario di accoglienza inadeguato, vi è la separazione dall’essenza e la comparsa del senso di vuoto o di mancanza di qualcosa (il cosiddetto buco), cui segue l’insorgenza delle emozioni e il conflitto intorno ad esse che crea ogni tipo di pensieri.

Alcune persone sono tagliate fuori non solo dalla loro essenza, ma anche dalle loro emozioni e questo le rende veramente estranee a se stesse. Questa disconnessione incomincia ad accadere quando si perde il coraggio di vivere aperti alla vita, nella fragilità e senza difese preventive. Spesso accade che il non sentire sostegno nell’ambiente circostante, il timore di essere incompresi, feriti, derisi conduce a reprimere e nascondere agli altri e – ciò che è più grave – anche a se stessi le proprie emozioni, le proprie sensazioni e i propri sentimenti.

Si diviene estranei al proprio mondo interiore.

Si rimane in contatto soltanto con l’elaborazione mentale delle emozioni. Si ama, si va in collera, si ha paura, si è malinconici e tristi, si è allegri soltanto attraverso la mediazione dell’attività mentale. Accade così di essere identificati con i propri pensieri e di perdere il contatto con il proprio sentire, con quanto accade dentro di noi di momento in momento e, in tal modo, con il proprio stesso essere.

E’ veramente importante ritornare in contatto con le proprie emozioni e viverle pienamente per giungere presto o tardi a comprendere come e perché esse nascono. Vale la pena di precisare che vivere pienamente le proprie emozioni non vuol dire cavalcare l’onda emotiva della rabbia, della malinconia, della paura o della gioia, ma piuttosto ‘stare-nel-mezzo’, – senza esprimerle e senza reprimerle -, ‘semplicemente’ rimanendo consapevoli. Cresce via via la capacità di essere ‘il testimone’: colui che è presente a tutto quanto accade dentro di noi, senza identificazione e attaccamento. Da questo comportamento, che è accettazione di quello che sta accadendo nel momento, nasce, quando il tempo è maturo, una nuova comprensione. E’ questa comprensione di se stessi che permetterà di dissolvere le difese erette inconsciamente dalla personalità, di sperimentare l’esistenza del ‘buco’, di vivere il dolore dell’assenza di questa o quella qualità – amore, valore, forza, creatività … – senza cercare compensazioni. Solo in questo modo l’essenza perduta riprende a fluire.

A. H. Almaas così si esprime, “Per prima cosa le persone devono imparare a sentire se stessi, a prestare attenzione a se stessi, affinché le necessarie informazioni siano disponibili. La maggior parte delle persone vivono la vita senza la necessaria consapevolezza perché cercano di evitare di sentire il vuoto, la falsità, la sensazione che ci-sia-qualcosa-di-sbagliato. Non si può evitare l’autoconsapevolezza e compiere il Lavoro” (di crescita in consapevolezza, umana e spirituale).

Le emozioni, perciò possono indicare come, dove, quando, in termini di memorie, una certa qualità dell’Essenza è andata smarrita rispetto alla propria consapevolezza.

Questo articolo è stato pubblicato su Hod, giugno-luglio 2004.
Fonte: http://www.lalungavitaterapie.it

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Il sistema One Brain

Il sistema One Brain

By “Three in one concepts”

Crescendo abbiamo assimilato le convinzioni dei nostri genitori, prendendole come un atto d’amore. Essi ci amavano, o dicevano di amarci, noi li amavamo o credevamo di amarli. Sicuramente essi si aspettavano che noi li amassimo e noi ci aspettavamo il loro amore. Quale rapporto è più intimo di quello tra un bambino e suoi genitori? Che sia basato sull’amore o sulla dura disciplina questo rapporto dura più della maggioranza dei matrimoni.

E’ difficile pensare che qualsiasi adulto possa consapevolmente e volutamente creare confusione nella mente di un bambino, eppure quale genitore riesce a non farlo? Tutti siamo in balia della nostra ignoranza e del pregiudizio in certi dati periodi di tempo. E’ stato sufficiente vivere con i nostri genitori per assimilare i lori sistemi di Credenza. Loro parlavano e noi ascoltavamo. Vero o falso, quello che dicevano era legge per noi. Anche se non eravamo d’accordo, accettavamo la maggior parte delle loro convinzioni come verità troppo ovvie da essere messe in discussione.

Nel nome dell’amore, essi si aspettavano che ci comportassimo secondo la loro idea di perfezione. In nome dell’amore ci sforzavamo di essere perfetti, ma nonostante i nostri sforzi più sinceri, siamo mai riusciti ad esserlo agli occhi dei nostri genitori, e più tardi dei nostri insegnanti? Qualcuno di noi ad accontentarli sempre e comunque? No! Naturalmente. Non in modo assoluto. Loro ci volevano perfetti alla loro maniera; noi eravamo perfetti come potevamo, alla nostra maniera.

Inevitabilmente dovemmo affrontare esperienze dolorose, sentimenti feriti, vergogna e biasimo. Molti di noi (specialmente i maschi) alla fine smisero di esprimere i sentimenti piuttosto che rischiare ancora critiche, correzioni o condanne.

Alcuni di noi arrivarono a credere che fare del nostro meglio non bastava, così cominciammo a trovare il modo di fare il meno possibile e di farla franca comunque. Che razza di alterativa era per noi accettare le credenze di un autorità solo per sentire quelle esattamente opposte di un’altra? Davanti a tante contraddizioni come non sentirsi confusi? Come potevamo aver fiducia in qualcuno e in noi stessi? Nessuno insegna a un bambino la capacità di affrontare e combattere l’ansia o la depressione.

Entusiasmo, senso di sicurezza ed equità, venivano gettati dalla finestra. Al loro posto trovavamo ostilità, paura di perdere, dolore e senso di colpa. E siccome è duro convivere con queste emozioni, le sopprimevamo per sostituirle con antagonismo, collera e risentimento. Perché no? Non avevano fatto la stessa cosa gli adulti? In realtà noi seguivamo il loro esempio: se mentivano, imparavamo a mentire; se reprimevano i loro sentimenti lo facevamo anche noi. Se avevano difficoltà di apprendimento era giusto che le avessimo anche noi. Se non tenevano fede ai loro impegni, perché lo dovevamo fare noi? Se vivevano di paura e di collera noi imparammo che si doveva fare così. Se erano ostili lo eravamo pure noi.

Usavano l’amore come premio o punizione, quindi perché non lo dovevamo fare anche noi? Se loro erano crudeli con noi, noi trasmettevamo quella crudeltà ai bambini più piccoli, agli animali, agli insetti. Anche se avevamo obiezioni verso il loro contegno di adulti, avevamo imparato che si doveva fare così per sopravvivere nel mondo. Poi vennero la TV e il cinema. Se i nostri genitori non erano dei violenti, degli assassini e nemmeno dei bruti, imparammo che questi esistevano.

E il sesso? Ancora messaggi contrastanti! Da un lato l’esempio dei nostri genitori, dall’altro la TV e i film che raccontavano una storia tutta diversa.

E la religione? E la politica? Crescere cristiano, ebreo, maomettano, ateo o buddista implica un altro corredo di credenze, pregiudizi e di rigide leggi che influiscono su ogni altro aspetto della vita. Prima che compissimo 6 anni il dado era tratto. Il loro comportamento era il nostro!

Se solo ci fossimo resi conto allora che quelle abitudini inutili e quei comportamenti sarebbero restati con noi tutta la vita (fino a che non avessimo scelto qualcosa di diverso ovviamente)!. Ma da bambino chi si è mai reso conto di avere davvero facoltà di scelta, tranne quella di resistere?

Il risultato? La maggior parte di noi crebbe con una convinzione; “c’è qualcosa di sbagliato in me”.

La perfezione e l’elevato rendimento, le due preoccupazioni immaginarie più grandi della vita, ci perseguitano fin dall’infanzia: quante sofferenze!

E se da piccoli qualcuno ci avesse detto che ogni uomo può scegliere a che cosa credere, e che i sistemi di Credenza cambiano con l’esperienza e la conoscenza? Se qualcuno ci avesse insegnato che ammettere di sbagliare è una virtù e che cambiare idea è naturale? Se ci avessero insegnato che come individuo ognuno ha in sé l’unica Fonte della felicità, della salute e del miglioramento?

Se avessimo saputo che l’universo fisico da noi percepito è il riflesso del nostro sistema di Credenza? Se avessimo saputo dal profondo dell’anima la potenza assoluta della nostra mente cosciente di porsi dei traguardi che il “sé interiore” può portare a frutto? Ecco questo è il fulcro e lo scopo del nostro lavoro.

[...] Il modo migliore per fare ciò è identificare ed eliminare le ferite passate che limitano la nostra percezione attuale. Il modo migliore è di dare alla gente una Scelta in quelle aree dove adesso sentono di non aver Scelta.

Il Sistema che usiamo funziona. La gente migliora e quei cambiamenti sono permanenti.

All’inizio molti trovano il sistema “One Brain” a dir poco anticonvenzionale. Tuttavia gli approcci convenzionali alla creazione di cambiamenti positivi del comportamento e per quanto riguarda la salute non hanno dato grandi risultati, non è così?

Pochi di noi hanno davvero dato fiducia al proprio “sé” come sola sorgente valida nelle scelte che influiscono sulla propria vita.

[estratto dal manuale n°1 “strumenti del mestiere” by Gordon Stokes & Daniel Whiteside]

“Le scelte che facciamo nel presente sono influenzate dai dispiaceri e dalle gioie vissute nel passato. Naturalmente le scelte che facciamo oggi creano il nostro futuro. Se riusciamo a sciogliere le ferite del passato e rinforzare la gioia, faremo scelte che creeranno veramente il futuro che desideriamo

Voi siete l’unica autorità su voi stessi, sul vostro benessere

L’approccio della 3in1concepts è assolutamente unico nel campo della comprensione umana e per la correzione degli squilibri dell’energia corporea. Non può essere paragonato alla psicologia, né alla medicina, né alla kinesiologia da cui trae alcuni strumenti.

La “3in1concepts” si focalizza sul rilasciare lo stress negativo emozionale a livello mentale che blocca l’energia nel corpo fisico.


Disponibile il video podcast

Gli Strumenti principali

1) Il test muscolare
Poiché ogni persona è assolutamente, unica le cause dei sintomi e dei fastidi sono strettamente individuali. Pertanto non esiste autorità esterna a te che possa saperne più di te su te stesso.
Pertanto usiamo uno strumento chiamato test muscolare (o biofeedback) per farci dire dal tuo corpo, dal tuo sistema di nervi e muscoli, la causa dello stress. Un test muscolare eseguito correttamente ha un’affidabilità e accuratezza di risposta del 97-99%.

2) Il barometro comportamentale
Questo è uno strumento unico per assistere l’integrazione a livello emozionale e mentale. Consente di identificare l’emozione negativa presente nel corpo/mente della persona e il relativo stato desiderato di mente che la persona non riesce a vivere.

3) L’uso dei tratti di Strutture/Funzioni
Per assistere l’integrazione con la nostra realtà “essenziale” usiamo lo studio dei tratti del viso (e alcuni del corpo) per comprendere la nostra personalità istintiva di base. Questo ci aiuta a riappropriarci di quella vera parte di noi che la Vita ci ha dato ma che ci stiamo negando perché ci sentiamo “sbagliati”.

4) Recessione in Età all’età della causa
Riteniamo sia fondamentale identificare la prima volta che una data emozione negativa sia avvenuta, collegata ad un evento ben preciso del nostro passato per scioglierne lo stress relativo.

5) La Defusione
Usiamo una serie di tecniche provenienti dalla kinesiologia, dall’agopuntura (senza aghi) ecc. per defondere (cioè sciogliere) lo stress emozionale anche nel corpo.

6) Le nuove scelte
Si facilita la persona a creare una nuova scelta relativa al problema su cui si è lavorato, e in conseguenza a mettere in atto nuove azioni concrete e un nuovo dialogo interiore che sostengano e realizzino tale nuova scelta.

Riferimenti: www.3in1concepts.it

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