Mag 14

Trovare un diamante

Trovare un diamante

Gudo era l’insegnante dell’imperatore del suo tempo. Però viaggiava sempre da solo come un mendicante girovago. Una volta, mentre era in cammino verso Edo, il centro culturale e politico del shogunato, si trovò nei pressi di un piccolo villaggio chiamato Takenaka. Era sera e pioveva a dirotto. Gudo era bagnato fradicio. I suoi sandali di paglia erano a pezzi. In una casa colonica vicino al villaggio vide quattro o cinque paia di sandali su un davanzale e decise di comprarne un paio.

La donna che gli vendette i sandali, vedendolo così bagnato, lo invitò a passare la notte lì in casa. Gudo accettò con molti ringraziamenti. Entrò e recitò un sutra davanti al reliquiario della famiglia. Poi la donna lo presentò a sua madre e ai suoi figli. Notando che avevano tutti un’aria afflitta, Gudo domandò se fosse accaduta qualche disgrazia.

«Mio marito gioca d’azzardo ed è un beone» gli spiegò la padrona di casa. «Quando gli capita di vincere si ubriaca e diventa manesco. Quando perde si fa prestare i soldi dagli altri. A volte, quando è ubriaco fradicio, non rincasa nemmeno. Che posso fare?».

«Lo aiuterò io» disse Gudo. «Ecco un po’ di denaro. Procurami un gallone di vino buono e qualcosa di stuzzicante da mangiare. Poi andatevene a dormire. Io resterò in meditazione davanti al reliquiario».

Quando, intorno alla mezzanotte, il marito della donna rincasò completamente ubriaco, si mise a berciare: «Ehi, moglie, io sono a casa. Non c’è niente da mangiare?».

«Qualcosa ce l’ho io» disse Gudo. «Sono stato sorpreso dalla pioggia, e tua moglie mi ha gentilmente invitato a passare qui la notte. Per ringraziarla ho comprato del pesce e un po’ di vino, sicché puoi gustarne anche tu». L’uomo fu tutto contento. Bevve subito il vino e si sdraiò sul pavimento. Gudo rimase in meditazione accanto a lui.

Quando il marito si svegliò la mattina dopo, non ricordava più nulla della sera prima. «Chi sei? Di dove vieni?» domandò a Gudo che stava ancora meditando.

«Sono Gudo di Kyoto e sto andando a Edo» rispose il maestro di Zen.

L’uomo provò un’immensa vergogna. Non la finiva più di scusarsi con l’insegnante del suo imperatore.

Gudo sorrise. «In questa vita tutto è instabile» spiegò. «La vita è brevissima. Se tu continui a giocare e a bere, non ti resterà il tempo di fare altro, e farai soffrire anche la tua famiglia».

Fu come se la coscienza del marito si ridestasse da un sogno.

«Come potrò mai compensarti di questo meraviglioso ammaestramento? Lascia che ti accompagni e che porti la tua roba per un pezzo di strada».

«Come vuoi» acconsentì Gudo.

I due si misero in cammino. Dopo tre miglia Gudo disse all’uomo di tornare indietro. «Altre cinque miglia soltanto» lo pregò quello. Continuarono a camminare.

«Ora puoi tornare indietro» disse Gudo.

«Faccio ancora dieci miglia» rispose l’uomo.

«Adesso torna indietro» disse Gudo quando ebbero percorso le dieci miglia.

«Voglio seguirti per tutto il resto della mia vita» dichiarò l’uomo.

In Giappone, gli odierni insegnanti di Zen discendono da un famoso maestro che fu il successore di Gudo.
Il suo nome era Mu-nan, l’uomo che non tornò mai indietro.

 

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Mag 11

Libera il Tuo Potere Interiore - Libro
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Neville Goddard è un autore osannato negli Stati Uniti.

Coi suoi scritti è entrato nella storia del Nuovo Pensiero e questa antologia è perfetta per i lettori italiani che vogliano approfondirne la conoscenza.

La famosa rivista americana The Science of Mind abbonda di elogi per Neville, le cui parole sono capaci di dare una scossa, e capaci di inquadrare la logica più profonda del la mente creativa come nessun altro.

Una vera gemma e una ventata d’aria fresca per coloro che cercano di approfondire il lato spirituale della propria vita. Neville riesce come nessun altro ad unire spiritualità e pragmatismo dimostrando come sia la nostra immaginazione a creare tutto.

Questo aspetto è particolarmente approfondito nel primo dei 4 libri compresi in questa antologia, La Legge e la Promessa, che contiene esempi reali di immaginazione creativa.

Il miglior modo per imparare a conoscere un maestro molto amato e applicare subito quello che insegna: ottenere un lavoro migliore, vivere in un luogo piacevole con le persone che si amano.

 



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Mag 10

La morte di un animale

La morte di un animale

Teddy, il mio Westie di quasi 14 anni è morto: aveva un tumore e nel giro di poco tempo abbiamo dovuto fargli la puntura per evitare che soffrisse inutilmente. E’ stato per me e la mia famiglia un momento davvero molto doloroso: scegliere di fargli l’eutanasia non è stata assolutamente una scelta facile!

Chi di voi ha o ha avuto un animale, sa di che cosa parlo…

Eppure, anche nei suoi ultimi istanti di vita, Teddy mi ha insegnato l’amore incondizionato, l’accettazione e la fiducia.

Non è mai facile quando ci troviamo a vivere un’esperienze indesiderata. Quando ho saputo che Teddy stava male ho realizzato che, prima o poi, avrei dovuto vivere un forte cambiamento: avrei dovuto lasciarlo andare, accettare la sua morte e vivere la mia vita senza di lui. Non lo avrei più avuto vicino fisicamente, non avrei più potuto abbracciarlo, giocare con lui, portarlo a fare lunghe passeggiate come avevamo sempre fatto. Avrei potuto vederlo solo nella mia mente e mantenerlo vivo nel mio cuore e nei miei ricordi. Qualche giorno prima che morisse, mi sono più volte chiesta: “Come posso fare? Dove trovo il coraggio di lasciarlo andare? Come posso imparare a vivere senza di lui dopo che è stato con me per quasi 14 anni? Come farò a rielaborare questo grande dolore?”.

Ero così confusa… tutto era accaduto in maniera così veloce che mi sembrava di non avere avuto abbastanza tempo per realizzare ciò che stava accadendo. Se pensavo al passato e a tutto quello che avevamo condiviso insieme, mi assaliva una tristezza e una malinconia senza pari. Se pensavo al futuro mi sembrava di impazzire, non sapevo cosa sarebbe successo e come avrei fatto a vivere senza di lui. L’unico momento in cui non soffrivo era il momento presente: se controllavo la mia mente e mi allenavo a riportarla dolcemente al momento presente, riuscivo a godermi ogni istante e a non stare male. Ho ricorso più volte all’uso di questa strategia negli ultimi giorni prima dell’eutanasia e anche nei giorni immediatamente successivi alla morte di Teddy, e questo mi ha molto aiutato a non cadere in loop negativi crogiolandomi troppo in sentimenti di angoscia, paura e sofferenza, e a concentrarmi sul fine del dolore che stavo provando. “Che cosa mi sta dando l’occasione di imparare tutto questo?” – mi sono chiesta più e più volte. La risposta è stata: l‘accettazione e la fiducia. Per me queste due cose sono strettamente legate. Riesci ad accettare ciò che non puoi cambiare quando capisci che c’è sempre un motivo per cui le cose accadono, qualunque esse siano. E bisogna avere fiducia che tutto accade per il nostro bene e che siamo al sicuro, sempre.

La Vita si prende cura di noi e ci accompagna anche nei momenti di forte dolore, lo fa dandoci la possibilità, attraverso quello che ci succede, di imparare qualcosa di nuovo e di superare le nostre paure e i nostri limiti. Ho imparato ad avere fiducia che tutto stava accadendo per il bene mio e anche per quello di Teddy: non era giusto che lui soffrisse inutilmente. Aveva vissuto una vita ‘da re’, amato e coccolato da me e dalla mia famiglia per quasi 14 anni ed ora era arrivato il momento di lasciarlo andare.

La sera della sua morte ho aperto a caso il libro di Louise Hay Meditazioni per guarire la tua Vita: cercavo qualche parola di conforto e la Vita mi ha parlato proprio attraverso le pagine di questo libro, perché qui ho trovato le risposte a molte delle mie domande. ‘Fatalità’ ho aperto il libro sotto la voce Perdita e ho letto quanto vi riporto qui di seguito:

Nuove esperienze meravigliose entrano adesso nella mia Vita. Io sono al sicuro.

Presto attenzione a tutto il bene che la Vita mi offre.

So che il bene risiede in qualsiasi momento e in qualsiasi luogo, e che c’è qualcosa di positivo anche nelle situazioni peggiori. La perdita di un lavoro, di una persona cara o della salute mi costringono ad affrontare le mie paure più terribili. Ma vivere queste paure è normale e naturale. Eppure so che la natura aborrisce il vuoto, perciò la cosa che ho perso verrà per forza sostituita da un’altra. Dunque traggo un respiro profondo – o anche sei o sette – e affido alla Vita il compito di prendersi cura di tutti i miei bisogni Sto imparando ad avere fiducia. La Vita mi ama e non mi deluderà mai. Le cose che mi accadono sono sempre per il mio massimo bene.

Un caro amico del mio compagno, qualche giorno prima della morte di Teddy, gli aveva detto che ogni animale (cane, gatto, …) entra nella nostra Vita per insegnarci qualcosa: quando la sua missione è finita, semplicemente se ne va. E in effetti, Teddy aveva ormai compiuto la sua missione: ha accompagnato me e la mia famiglia per quasi 14 lunghi anni: finché sia io che mio fratello siamo diventati adulti e abbiamo trovato la nostra strada, finché i miei genitori hanno costruito un nuovo equilibrio, finché io e il mio compagno Gianluca non siamo andati a vivere insieme e abbiamo deciso di passare il resto della nostra vita insieme. Non da ultimo Teddy ha saputo farsi amare da tutti, compreso Gianluca che all’inizio non provava certo un grande affetto per lui, non avendo mai avuto cani in casa prima. Gli piaceva certo, ma non c’era un rapporto molto stretto tra di loro. Teddy ha saputo compiere anche questo miracolo: nell’ultimo anno lui e Gianluca erano diventati davvero inseparabili…

Un’altra cosa che, personalmente mi ha aiutato molto, è stato condividere quello che stavo passando con le persone a me più care. Mi sono data il permesso di piangere e di essere triste e, allo stesso tempo, di non rimanere in quegli stati troppo a lungo, di ricordare i momenti belli che avevo condiviso con Teddy e di portare sempre con me l’amore che lui mi ha dimostrato e che io ho provato per lui (e che proverò per sempre!). Cheryl Richardson, grande scrittrice, trainer e coach americana, mi ha scritto per l’occasione un’affermazione meravigliosa e, inoltre, moltissime persone della sua community di Facebook mi hanno scritto dall’America messaggi pieni di amore e di speranza. Non mi sono mai sentita sola, anzi: l’amore e l’affetto delle persone che mi hanno supportato è stato un regalo immenso… che ha addirittura valicato i confini geografici! Un’esperienza davvero indimenticabile…

Quando ho poi detto a Cheryl che Teddy ormai non c’era più, lei mi ha consigliato di cercare vicino a me i segnali di Teddy, perché lui era sempre lì al mio fianco, anche se io non potevo più vederlo. Il giorno dell’eutanasia quando stavamo tornando a casa dall’ambulatorio veterinario, ero in macchina con mio mamma, mio fratello e il mio compagno e ad un certo punto abbiamo alzato gli occhi al cielo: una nuvola aveva esattamente gli stessi lineamenti di Teddy, le sue orecchiette a punta, la sua codina, le sue zampette… sembrava che corresse felice e che ci stesse salutando! E’ un’immagine che resterà impressa nella mia memoria per sempre! Cheryl aveva proprio ragione!! Adesso guardo spesso il cielo… so che lui è lì che corre felice e ci sta aspettando. Un giorno staremo di nuovo assieme…

Grazie Teddy per tutto quello che mi hai dato e per ciò che mi hai insegnato! E’ stato un onore averti con noi… sei stato, per me e per la mia famiglia, un grande Maestro!

Di Erica.
Fonte: http://louisehayitalia.wordpress.com

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