Giu 10

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Intervista al Prof. Vittorio Marchi
Video realizzato al convegno “L’uomo creatore della propria realtà”


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Intervista al Prof. Vittorio Marchi (713)
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L’evoluzione della Natura ci dimostra che il processo che dirige il mondo verso un villaggio globale non è casuale.

Si tratta infatti di uno sviluppo naturale, in quanto la civiltà si evolve verso uno stato di completa armonia.

Secondo il biologo evoluzionista Elisabeth Sahtouris, alla conclusione del processo ci sarà un sistema le cui parti saranno collegate in reciprocità e collaborazione. Ad una conferenza tenutasi in un congresso a Tokio nel 2005, la Dottoressa Sahtouris ha spiegato che l’evoluzione è composta da fasi di individualizzazione, conflitto e competizione. Ma poi, alla fine di queste fasi, gli elementi si uniscono in un singolo ed armonioso sistema.

La Sahtorius ha usato come esempio il processo evolutivo della vita sulla Terra. Miliardi di anni fa, infatti, la Terra era abitata dai batteri. I batteri proliferarono, iniziando così a competere per le risorse naturali come il cibo ed il territorio. Di conseguenza si formò una nuova entità, “la colonia dei batteri”, più adatta alle nuove condizioni ambientali.

Un batterio è in realtà una comunità di batteri che funziona come un singolo organismo. Secondo queste stesse regole, le creature unicellulari iniziano ad evolversi diventando organismi pluricellulari, per formare alla fine corpi complessi quali piante, animali e persone.

Ogni elemento distinto, però, ha un personale ed egoistico interesse. Tuttavia, l’essenza dell’evoluzione risiede nel fatto che questi elementi, dotati di interessi personali, si uniscono in un corpo solo e lavorano per l’interesse comune di questo corpo. La Dottoressa Sahtouris considera il processo che sta attualmente attraversando l’umanità, come una fase necessaria per la formazione di un’unica famiglia umana, una comunità che provvederà al bene comune di tutti noi, se funzioneremo come parti interne sane.

Quindi, se esaminiamo con attenzione gli elementi della Natura, vediamo che l’altruismo è la base della vita. Ogni organismo vivente ed ogni sistema sono composti dall’assemblaggio di cellule o parti che cooperano, complemento l’una dell’altra, e che si aiutano una con l’altra. Questi elementi condividono tutto e sopravvivono grazie alla legge altruistica dell’”Uno per tutti.” Quando indaghiamo la Natura in profondità troviamo sempre più esempi di reciproca connessione, e ci accorgiamo che la legge generale della Natura è: “Legami altruistici fra elementi egoistici”.

La Natura ha progettato la vita in maniera tale che ogni cellula deve diventare altruistica nei confronti delle altre, in modo tale da costruire un corpo vivente. Questa stessa Natura ha creato la regola per cui il collante che unisce le cellule e gli organi di un corpo vivente consiste nella relazione altruistica che intercorre fra loro. Di conseguenza ne deriva che la forza che ha creato e sostiene la vita è altruistica, una forza di dazione e condivisione. Il suo obiettivo consiste nel creare una vita basata sull’esistenza altruistica, armoniosa e bilanciata fra i suoi elementi.

Fonte: http://www.kabbalah.info

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Apr 15

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Il circo in una stanza per cambiare le circostanze della vita

Da un’analisi del disagio minorile nelle grandi città, forti dell’esperienza di anni nel campo della formazione e del volontariato in Clownterapia, abbiamo ideato e promosso un progetto che abbiamo voluto chiamare “CircoStanza“, il Circo-in-una-stanza per cambiare le circostanze della vita. Circostanza si rivolge principalmente a minori e adolescenti a rischio, che vivono situazioni di disagio per mancanza di integrazione sociale, per abbandono familiare, per procedimenti penali in corso e per quant’altro possa oggi affliggere i minori che vivono in una grande città.

L’uomo non è figlio delle circostanze, ma sono le circostanze le creature dell’uomo
(Benjamin Disraeli)

IL PROGETTO

Il “linguaggio” del Circo e del Teatro è universale e consente di unire persone di culture e lingue diverse, di creare un “luogo comune” di incontro anche e soprattutto per chi si trova in una situazione di emarginazione.

Il progetto Circostanza vede la nascita di laboratori permanenti di arti circensi, clownterapia e pedagogia dell’Oppresso in scuole a rischio nella periferia di grandi città o nei centri cittadini ad alta percentuale di immigrati.

Lo scopo principale di Circostanza è di rafforzare il processo di integrazione degli adolescenti italiani e stranieri negli ambienti disagiati; favorire la socialità e l’integrazione multietcnica nei quartieri e nei luoghi di reclusione penale; ridurre il tempo passato dai giovani in strada; accrescere l’autostima attraverso la creatività e migliorare la coscienza positiva di nei giovani che vivono un disagio fisico e psichico.

UNA CONDIVISIONE

Progetto Circostanza Carcere minorile Ferrante Aporti – Torino

Mentre cerco una musica da mettere arrivano i ragazzi, un ragazzo mi abbraccia e mi da un bacio mentre sono voltata, è Nl. è tornato, non so se è scappato dalla comunità o se ha commesso un nuovo reato, ma è di nuovo qui… Mt di Genova entra e inizia a giocolare, è veramente bravo con qualunque attrezzo e passa con disinvoltura dalle palline al diabolo. Chiede di Smilzo e si dispiace che non ci sia il suo “allenatore personale”.

Nl appare nervoso, prende e usa gli attrezzi soprattutto il rolabola o i pedalò, ma con posa attenzione e rischiando di farsi male. Il suo esempio lo segue anche un altro ragazzo marocchino che cade… decidiamo di togliere i rola-bola per evitare incidenti.

Mt va per conto suo, quindi noi ci dedichiamo agli altri ragazzi, Maggiolina ad un ragazzo marocchino che è anche lui un “rientro”, Geppetto fa passing con gli anelli e io insegno la cascata base a tre palline al ragazzo italiano , il quale, nonostante mi dica subito: “io non ci riesco”, impara e poi è stupito lui stesso. Prosegue l’opera Geppetto, mentre Maggiolina con i devil coinvolge l’altro ragazzo marocchino. Ognuno chiede una musica diversa e io saltando da un brano all’altro, cerco di accontentare tutti. Mentre sistemo gli attrezzi sul mobile sento che qualcuno “bussa” da dentro, apro il mobile di ferro e dentro c’è un ragazzo marocchino, che se non sbaglio era stato già al Ferrante quando era più piccolo. Ride, è un bel ragazzo, compirà 17 anni tra tre mesi, mi dice, e mi stupisce perché inizia a parlare rimanendo rannicchiato dentro l’armadio: “vedi, stare qui dentro è come quando sono arrivato in Italia, chiuso dentro un camion, tre giorni di viaggio e ho mangiato solo qualche biscotto. Lì ci sono degli uomini che organizzano questo viaggi e tu parti, chiuso dentro un camion e poi attraversi il mare e arrivi in Francia e poi da lì in Italia. Io avevo 14 anni”.

Prosegue e capisco che ha voglia di parlare, mi abbasso e lo ascolto, lui rimane sempre rannicchiato dentro l’armadio. “Sono arrivato qui e non c’era nessuno che conoscevo, mia madre e la mia famiglia non la vedo da tre anni, e non la sento al telefono da tre mesi. In tre anni che sono qui sono stato sei mesi in carcere. Prima non avevo la testa di capire cosa stavo facendo, sono arrivato a guadagnare anche 500 € al giorno spacciando, ma ora la mia testa è cambiata, ora voglio un lavoro, voglio andare in comunità, riabilitarmi, voglio guadagnare anche poco, ma essere pulito. Ho capito che questi soldi facili sono sporchi e che se fai del male a qualcuno spacciando poi questo male ti ritorna e tu non sei felice. Vuoi comprarti cose, spedire i soldi a casa, ma poi stai in galera e non ti godi niente. Mio padre me lo diceva di non fare soldi senza che ti cade acqua dalla fronte. I soldi che sono buoni sono quelli che tu guadagni con il lavoro dove ti cade acqua dalla fronte. Ho giurato a mia madre che non spaccerò più e da quando gliel’ho giurato, anche quando sono scappato e sono rimasto libero, non ho più spacciato.”

Lo guardo negli occhi, sorride, è convinto di quello che sta dicendo, e rimane sempre lì dentro l’armadio, rannicchiato, lui che è un bel ragazzo alto… continua dicendomi: “Qui se fosse di legno potrebbe essere una bara, potrei essere morto e se continuo così posso anche morire giovane.

Gli parlo dicendogli che mi fa veramente piacere sentirlo parlare così e vederlo così convinto. Mi dice che fino a qualche tempo fa non la pensava così, ma che ora gli si è aperto qualcosa nella testa e ha capito di aver buttato via la sua vita e non vuole continuare a farlo.Lo invito ad uscire dall’armadio, sorride ed esce…

Non so se è perché mi ha sentito parlare con il compagno o se per “caso”, ma mentre mi avvio a sistemare la musica, mi si avvicina un altro ragazzo, nuovo. Ha una tuta nera, i capelli tagliati molto corti, è alto e ha un bel fisico, una faccia da bambino, ma ha già compiuto 18 anni, mi dice.Si siede sul tavolo e inizia a parlarmi, mi dice che è nato in Marocco da genitori marocchini, ma che ha vissuto tanti anni in Italia e prima in Svizzera. Ha conseguito la licenza di terza media e poi ha frequentato due corso professionali di tornitore e di meccanico e che ha lavorato come meccanico per qualche mese.

Mi dice di non aver commesso il reato per cui è dentro e che la persona che era stata derubata lo aveva visto con un gruppo di ragazzi che lui frequentava e ha pensato erroneamente che anche lui fosse coinvolto.

Gli faccio notare che in base alla compagnia di amici che scegli di frequentare corri dei rischi e lui conviene con me che è vero.

Prosegue dicendomi che essere in galera è comunque una esperienza anche se non è una bella esperienza, comunque impari che è meglio vivere lavorando e che bisogna trarre insegnamento che tagliarsi non è una soluzione. Aggiunge che anche lui a suo tempo si è tagliato, ma ha capito di aver sbagliato.

Io verrò a lavorare con voi” ci dice, Maggiolina gli risponde che può iniziare a imparare l’uso degli attrezzi e lui risponde: “non è necessario che io sappia usare questi attrezzi, io sono un ragazzo e posso parlare ai ragazzi della mia età, ciò che conta è creare una relazione”.

Continua dicendomi che se lavori aiutando gli altri, Dio ti aiuta. Confermo quanto dice e gli racconto che anche io ho passato un momento difficile nella mia vita che poi si è trasformato in esperienza che mi ha portato ad occuparmi degli altri. Gli dico che ora, ad esempio, si è creata tra noi una relazione e per me lui non è più uno sconosciuto, quindi mi capiterà di pensare a lui e di pregare per lui.

Lui è commosso, ha gli occhi lucidi, mi prende la mano e mi ringrazia.

L’attività anche per oggi è finita e io mi sento più ricca di quando sono entrata.

Aureola

Sito di riferimento: http://www.circostanza.org

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Tempo fa ho casualmente iniziato una serie di ricerche sull’inconscio che hanno letteralmente ribaltato la mia personale concezione sulla vita, la realtà e la nostra stessa natura di esseri umani. Senza saperlo avevo iniziato un viaggio senza fine e senza una meta precisa. Sono sempre stato stimolato da tutti i meccanismi della nostra mente, soprattutto quelli inconsci e le potenzialità latenti che restano confinate in cantina per tutta la nostra esistenza. Durante questo viaggio ho scoperto che siamo formati da due menti, una parte logica ed una inconscia. La prima è razionale, sequenziale, matematica, organizza la parola… è quella messa su un piedistallo dalla società occidentale. La seconda, la parte emotiva, è irrazionale, intuitiva, creativa, vive nel mondo dei sogni ed è quella chiusa in gabbia perché in una società come la nostra vi è poco spazio per lei.

La parte logica si trova nell’emisfero sinistro del nostro cervello, mentre l’inconscio occupa quello destro. Le due parti sono separate idealmente e non realmente altrimenti non potremmo vivere. Questa distinzione significa che la maggior parte delle funzioni razionali sono collocate nella parte sinistra, mentre quelle emotive sono situate nella parte destra del nostro encefalo. In realtà possiamo ricorrere ad un’altra raffigurazione: quella di Freud. Quest’ultimo paragonava la nostra mente ad un iceberg dove è visibile solo la parte emergente. Quando ne vediamo uno tendiamo pensare che quello che osserviamo sia tutto il blocco di ghiaccio… mentre esiste una parte sommersa dieci volte più grande. Quale delle due parti ha un ruolo fondamentale per lo spostamento nel mare della massa di ghiaccio? La parte emergente sulla quale soffiano i venti? O la parte sommersa su cui operano le correnti marine? Mi sembra ovvio che quest’ultima sia la riposta giusta. Freud diceva che la mente umana è simile ad iceberg proprio per questo motivo: vediamo solo la parte razionale ed ignoriamo l’esistenza dell’inconscio; per questo motivo tendiamo a pensare che la logica sia influente nella direzione della nostra vita. Ma se fosse così, perché a volte si prendono delle decisioni che non riusciamo a portare a termine. Ad esempio, decido di non vedere più una persona che mi fa soffrire ma il giorno dopo una parte di me mi spinge a telefonarle. Oppure, decido di non mangiare più cioccolata e dopo due ore sono davanti al barattolo di Nutella. Vi siete mai chiesti chi realmente guida il tram?

Come nell’iceberg, le correnti pulsionali e tensionali fanno presa sull’inconscio e ne influenzano la direzione. Vi propongo un’altra metafora per farvi comprendere meglio questo meccanismo. Un mio maestro paragonava l’inconscio ad un elefante e la parte logica ad una mosca posata sulla sua testa. Si trovano in una giungla e ad un certo punto la mosca vede una montagna di zucchero: “Hei – grida la mosca – gira a destra che c’è una montagna di zucchero!”. Ma l’elefante la ignora perché vede davanti a se un ruscello che può dissetarlo. L’insetto insite inutilmente in quanto il pachiderma invece di girare a destra preferisce dissetarsi.

Quando prendete una decisione, consultate il vostro elefante? Spesso facciamo la figura della mosca…

I problemi sorgono quando entriamo in conflitto con l’inconscio e ci ostiniamo a seguire piani di vita in netto contrasto con le sue esigenze. La parte emotiva, in questi casi, ci manda dei “colpi di avvertimento”: un’emicrania, stanchezza, tensioni, dolorini senza una spiegazione logica. Se insistiamo nel nostro comportamento, l’emisfero destro ricorre a messaggi più incisivi e convincenti: ad esempio, possiamo cadere e farci male seriamente. Un medico di nome Groddeck sosteneva che alcune malattie o incidenti sono messaggi dell’inconscio che ci esortano a non andare in una determinata direzione.

Un mio maestro paragonava la lotta tra parte logica e inconscio ad un conflitto tra uno staterello armato di cerbottane e un altro fornito di testate nucleari. Il primo è destinato comunque a perdere, ma se la lotta continua il risultato è l’autodistruzione.

Il conflitto non è mai una valida soluzione mentre l’alleanza è un opzione ricca di potenzialità .

Cerchiamo di spiegare la vita con la logica, di raggiungere i nostri obiettivi grazie alla razionalità e ci sforziamo di organizzare la nostra vita in maniera matematica. Chissà perché poi le cose non funzionano. Spesso abbiamo intuizioni su scelte che dovrebbero essere prese in maniera difforme dal puro calcolo. Dato che sono scelte non logiche le accantoniamo e prendiamo decisioni che vanno contro le nostre intuizioni. Solo in seguito scopriamo che l’inconscio aveva ragione perché la scelta logica, in quel caso, si è rivelata sbagliata.

“Ma come è possibile” direte voi “che l’inconscio sappia in anticipo l’esito di alcuni eventi?”. La risposta è semplice: la vostra parte emotiva decodifica migliaia di informazioni mentre la parte logica è limitata solo ad alcuni “pezzi” di informazione. L’inconscio è in grado di percepire la variazione dell’umidità e della temperatura nella camera in cui vi trovate mentre voi state leggendo questo libro, ed è in grado di percepire quello che accade in un’altra camera. Quindi possiede una visione d’insieme delle situazioni più ampia rispetto alla parte razionale. Vi faccio un esempio pratico: vi è mai successo di incontrare qualcuno che vi ha fatto degli ottimi discorsi logici ma che profondamente non vi ha convinto? Dentro di voi vi era una sensazione di scetticismo! Ma, dato che le sensazioni sono irrazionali, la avete accantonata e vi siete fidati razionalmente. Chissà perché poi avete scoperto che l’inconscio aveva ragione. Vi è mai successo?

Quando comunichiamo con le persone, mentre parliamo, il nostro inconscio decodifica in tempo reale tutta la gestualità del nostro interlocutore scoprendo eventuali incongruenze. Lui cerca di avvisarci con una sensazione di diffidenza, ma noi siamo troppo impegnati ad ascoltare la parte logica, le sue parole. La parte razionale può mentire, l’inconscio no! In altre parole ascoltiamo la mosca e non l’elefante, l’unico vero “autista del tram”.

La soluzione migliore consiste nell’alleanza tra queste due parti. Sarebbe un errore sbilanciarsi troppo nell’emotività. Se qualcuno ci ha fornito una parte logica, un motivo ci sarà. Ad esempio, quando bisogna prendere un decisione io consiglio di applicare questa tecnica: analizzate e raccogliete quante più informazioni potete sulla situazione da risolvere (uso dell’emisfero sinistro); in seguito affidatevi all’intuito (emisfero destro).

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