Il mondo che ho visto finora non è la realtà , ma è quello che la mia mente mi ha fatto vedere. La mente è condizionata da quello che ha appreso e seleziona fra tutti i segnali esterni quelli che meglio si adattano alla sua concezione del mondo. In effetti la mente mente…
La vacanza non è solo una pausa nel tran tran, è anche una occasione per conoscersi meglio e fare più attenzione a ciò che si è e ciò che si vuole dalla vita davvero. Il ritorno a casa, allora, diventa un nuovo inizio.
Non trascuriamo intuizioni che possiamo avere avuto su noi stessi e sulla direzione ad dare alla nostra vita che ci sono venute in vacanza. E’ proprio fuori dai contesti e circuiti abituali che possiamo più facilmente cogliere aspetti di noi meno conosciuti e valorizzati e che possiamo arricchire così il nostro tran tran quotidiano con nuove scoperte e nuove energie.
Questo diventa il momento di esercitare la nostra creatività al suo livello più alto, quello che ci porta non solo a modellare forme, colori, musiche o parole, ma a modellare la nostra stessa vita sino a farne un’opera d’arte la cui forma esprima il contenuto.
Anche le nostre esistenze sono fatte di materiale duttile, modellabile, in parte dall’esterno – è indubbio – ma in grande parte anche dall’interno, verso direzioni scelte, programmate e organizzate proprio da noi.
Non è mai troppo tardi, quindi per chiederci che cosa ci chiediamo dalla vita, per decidere di valorizzare una vocazione mai presa sul serio, di dare più spazio a un interesse sempre trascurato, di cercare ciò che ci manca “davvero” (senza quindi farsi influenza da una pubblicità maestra nel far sentire bisogni inutili) o di lasciar perdere ciò che non è davvero in sintonia con la nostra natura profonda, proprio quella che si fa sentire nei momenti di maggior tranquillità e silenzio interiore.
Creatività vuol dire considerare la nostra vita la cosa più importante e investire tempo, riflessione e attenzione nel vedere come renderla sempre più aderente a ciò che sentiamo di essere.
In questo processo di rimodellamento – continuo, peraltro – dobbiamo tenere conto dei limiti, delle necessità e dei doveri ma anche dei diritti e delle possibilità . Ogni attività artistica deve fare i conti anche con i limiti, la poesia una volta era ingabbiata nella metrica, ma non per questo non riusciva a esprimere l’ineffabile, la musica tiene conto delle caratteristiche di ogni singolo strumento e la scultura della qualità del materiale. Anche un grosso nodo nel legno, se inserito al posto giusto, da difetto può diventare la caratteristica più personale e preziosa di una scultura.
L’arte dell’essere si coltiva. Con la crescita personale, con l’esercizio della libertà , con la scoperta della responsabilità , con la pratica della volontà , con la leggerezza dell’intuizione e l’energia della gioia. Quando questo è chiaro, ogni ritorno dalle vacanze è ricco di semi e stimoli da piantare nel terreno fertile della propria quotidianità .
In questa importantissima guida, Stuart Wilde presenta le leggi dell’abbondanza e del denaro mostrandoci in che modo poter ottenere entrambi senza sforzo.
Le Leggi dell’Abbondanza ci rivela i risvolti psicologici del “gioco del denaro” e i più profondi segreti della metafisica della prosperità .
Comprendere il flusso del denaro nelle nostre vite è una delle maggiori lezioni spirituali del nostro vivere sulla terra come l’equilibrio, la salute fisica, l’amore e le relazioni interpersonali.
Stuart Wilde ci insegna che possiamo essere ricchi e spirituali allo stesso tempo e che possiamo insegnare agli altri a migliorare se stessi di modo che possano ottenere l’abbondanza.
L’universo di cui siamo parte è contraddistinto da un’enorme abbondanza.
La ricchezza perciò, secondo l’autore, è un nostro diritto di nascita.
Si sente parlare sempre più frequentemente, a riguardo dei tanti problemi, di questo governo, di questa sanità , di questa giustizia, di questa pubblica istruzione… ecc..
Ecco alcune mie riflessioni.
Troppo facile prendersela con il sistema.
Ogni sistema sociale ha la sua origine nella mente dell’uomo, nelle sue aspirazioni e nelle sue idee, che si basano si, sul profitto personale, ma anche sul tentativo di vivere meglio questa vita, renderla più confortevole, più longeva e sicura sia a noi che agli altri.
Certo che assistiamo a vere e proprie ingiustizie nel campo sanitario, politico, giuridico ecc.; ma le leggi sono fatte per tutti, per una società composta da individui, non possono tener conto dei singoli casi. Anche se, la verità sta proprio nei singoli casi.
Per questa ragione c’è necessità di uomini e donne preparati, educati a fare questo o quel lavoro. Sia nel campo sanitario, politico e spirituale.
Non solo dei tecnici, degli specialisti addetti ai lavori che il più delle volte conoscono solo la loro realtà e perdono il contatto con una realtà assai più immediata, ma persone con un forte sentimento umanitario, sociale e individuale.
Persone che abbiano fatto un percorso formativo sia di carattere sociale che spirituale.
Individui che possano capire la natura del problema e utilizzare la cura appropriata.
Proprio come un buon medico sa usare la medicina giusta per la malattia specifica.
Un mio maestro diceva:
“Il vero problema di questo secolo sta nel fatto che si vogliono curare le malattie di questo secolo con le medicine del secolo scorso… vale a dire cercare di risolvere i problemi di questa società in continua espansione con i rimedi che andavano bene il secolo scorso“.
Con mie parole dico che una coscienza obsoleta e resa vecchia dalle tante frustrazioni della vita, e dal tempo, non può vedere le sempre nuove problematiche dei giovani che a giusta ragione sentono il desiderio di cavalcare questa loro epoca.
La sola colpa a mio parere che si può fare a questo sistema, è che vuole intervenire su tutti e tutto, privando l’uomo della sua saggezza e sapiente discriminazione.
Ma i giovani dove stanno?
Chi è riuscito ad assopire (e spero solo assopire) il senso di libertà , di ribellione di avventura che da sempre ha caratterizzato lo spirito dei giovani?
Chi ha ucciso l’ardore proprio del coraggio e dell’abnegazione che da sempre ha fatto la storia dell’uomo?
Se nel corpo nuove cellule non spingono via le vecchie, il corpo invecchia e giunge la morte (non solo quella fisica che è naturale, ma quella dello spirito, dell’energia vitale, che è saggezza).
Allora, non verso il sistema va indirizzata la nostra attenzione, ma verso gli uomini, verso la pigrizia e la negligenza che fa andare in malora cose e attrezzature costosissime alla società , cioè a noi tutti.
Ora mi ritrovo ad avere quasi sessant’anni e parlando di queste cose mi rammento quando ne avevo solo ventuno di anni e cercavo il mio posto di lavoro “sicuro“.
Finii alla Breda di Saronno come operaio specializzato. Un giorno, trenta minuti prima del suono della sirena che annunciava la fine della giornata di lavoro, cioè alle 17, vidi molti miei colleghi, ma proprio i più anziani di fabbrica, nascondersi dietro le varie attrezzature in attesa della fine del lavoro.
Vengono chiamati ancora oggi “gli imboscati” ricordo molto bene cosa mi passò nella testa: “Ed io devo vivere quarant’anni della mia vita in questo posto per finire ad imboscarmi in questo modo?“.
Mi licenziai subito e andai a lavorare sulle navi passeggere e da carico.
Per quanto si viaggi su questo pianeta, gli uomini sono sempre gli stessi, portano in se i loro propri punti di vista, i loro condizionamenti, le loro proprie frustrazioni, le loro gioie e i loro dolori.
Anche lì, ho visto persone indurite dai tanti anni di lavoro saccheggiare e rompere valvole e materiale costoso che, solo con un po’ di buona volontà si poteva riparare.
Le persone non cambiano mai! Da sempre disprezzano la proprietà altrui.
Sono passati da allora quarant’anni e non vedo nulla di nuovo. Certo mio figlio ha il computer e va in Internet, e anch’io mi sono ormai arreso e ho scelto la tastiera alle lotte di classe, ma è triste costatare che anche se la tecnologia ti fa sembrare e sperare in una emancipazione della specie umana, a mio modo di vedere stiamo attraversando un periodaccio.
Un periodo dove non si fa altro che criticare gli altri, e in tanto i nostri matrimoni vanno a rotoli, i nostri figli vengono inghiottiti dal dio del denaro, dall’idolo di turno, dal nuovo pagliaccio televisivo.
La realtà non è più cosa hai nel piatto, o come sta il tuo vicino, o il sole che sorge e che poi tramonterà , ma nella telenovela… dio mio, e anche mia madre che ha ottantadue anni la guarda rapita…
Il sistema protegge se stesso e per far questo crea guerre, malattie, frustrazioni di ogni genere, bisogni di ogni genere.
E’ l’uomo che sapientemente sa usare i mezzi idonei che può fare.
Certo si può fare, ma si deve partire dallo sconfiggere il modello ipocrita, assenteista, irresponsabile che si è annidato come un parassita nella mente dell’uomo. Il pensiero parassita che ti dice “cosa posso fare io ???“.
Sono questi parassiti che prendono le sembianze a volte di ideali, a volte di convinzioni religiose, altre politiche che ti mangiano la vita e mostrandoti l’immagine della felicità , ti fanno vivere una vita da miserabile.
No, io non credo, ma occorre stare bene in guardia sui falsi obbiettivi, sulle false promesse.
M’indegno quando penso ai nostri nonni, e TUTTI ne hanno avuti, che sono morti sulle montagne, sui mari, nelle pianure per darci un fazzoletto di terra su cui crescere i nostri figli, e i figli dei nostri figli, e noi, loro discendenti, sangue dello stesso sangue ci lasciamo distruggere non solo la terra, e l’aria che entra nei nostri polmoni e in quelli dei nostri cari, ma lasciamo che ci strappino quei valori che sono lealtà -onore-rispetto.
Costruire un uomo nuovo è sempre stata la sfida di tutti i tempi.
Ci ha provato il Cristo con l’amore e il sacrificio, lo hanno ammazzato.
Ci ha provato il Buddha con saggezza e compassione, lo hanno ignorato.
Ci hanno provato i potenti con la violenza e l’odio, li hanno ammazzati.
Tanti, di buona e cattiva volontà ci hanno provato, hanno tentato, qualcuno ci ha creduto.
Tutti sono passati.
Noi cosa facciamo in attesa di morire?
Come impegniamo la nostra vita?
Un caro Maestro diceva:
“Gli uomini si ammazzano di lavoro per avere un salario.
Cercano un salario per andare a divertirsi per poi ritornare ad ammazzarsi di lavoro…
Si fanno un mucchio di illusioni riguardo la loro vita, ma noi non siamo altro che un sacco di pelle puzzolente riempito di ossa.
Tuttavia quest’uomo è Dio, Buddha se solo lo volesse“.
Finisco qui e non so se queste riflessioni siano valse a qualcosa, detesto il parlare solo per parlare.
Comunque sia, vi rinnovo i miei più cari auguri.
Guarire noi stessi, le nostre famiglie, le nostre comunità , la nostra terra. una visione per la libertà , la pace, la felicità e l’amore. E una vera società umana