Mar 14

Prendersela col sistema...

Prendersela col sistema...

Si sente parlare sempre più frequentemente, a riguardo dei tanti problemi, di questo governo, di questa sanità, di questa giustizia, di questa pubblica istruzione… ecc..

Ecco alcune mie riflessioni.

Troppo facile prendersela con il sistema.
Ogni sistema sociale ha la sua origine nella mente dell’uomo, nelle sue aspirazioni e nelle sue idee, che si basano si, sul profitto personale, ma anche sul tentativo di vivere meglio questa vita, renderla più confortevole, più longeva e sicura sia a noi che agli altri.

Non tutti i sentimenti e desideri umani sono malvagi, mi sembra.
Il punto è che poi, appunto, poi, cioè quando il sogno diventa realtà, quando il progetto si trasforma in realizzazione, la teoria in pratica, si deve necessariamente fare i conti con l’umano.
La vera minaccia del pianeta non sono le atomiche o le basi nucleari o gli esperimenti scientifici sul DNA, ma sta negli uomini che ci lavorano, che utilizzano queste cose e come le utilizzano.
Le cose in sé non sono mai malvagie, lo è spesso l’uomo che le utilizza.
L’essere umano trasforma le cose. A Dio l’onore di averle create, all’uomo il dono di saperle trasformare.
Lo stesso vale per le leggi sociali.

Certo che assistiamo a vere e proprie ingiustizie nel campo sanitario, politico, giuridico ecc.; ma le leggi sono fatte per tutti, per una società composta da individui, non possono tener conto dei singoli casi. Anche se, la verità sta proprio nei singoli casi.

Per questa ragione c’è necessità di uomini e donne preparati, educati a fare questo o quel lavoro. Sia nel campo sanitario, politico e spirituale.

Non solo dei tecnici, degli specialisti addetti ai lavori che il più delle volte conoscono solo la loro realtà e perdono il contatto con una realtà assai più immediata, ma persone con un forte sentimento umanitario, sociale e individuale.

Persone che abbiano fatto un percorso formativo sia di carattere sociale che spirituale.
Individui che possano capire la natura del problema e utilizzare la cura appropriata.
Proprio come un buon medico sa usare la medicina giusta per la malattia specifica.

Un mio maestro diceva:
Il vero problema di questo secolo sta nel fatto che si vogliono curare le malattie di questo secolo con le medicine del secolo scorso… vale a dire cercare di risolvere i problemi di questa società in continua espansione con i rimedi che andavano bene il secolo scorso“.

Con mie parole dico che una coscienza obsoleta e resa vecchia dalle tante frustrazioni della vita, e dal tempo, non può vedere le sempre nuove problematiche dei giovani che a giusta ragione sentono il desiderio di cavalcare questa loro epoca.

Perché questa epoca è di questi giovani, e questi giovani sono i figli della loro epoca.

La sola colpa a mio parere che si può fare a questo sistema, è che vuole intervenire su tutti e tutto, privando l’uomo della sua saggezza e sapiente discriminazione.

Certamente i vecchi dovrebbero farsi da parte e prepararsi a morire, perché così è il naturale corso della vita, ma evidentemente non accade, anzi è proprio l’opposto. Assistiamo a vecchi sclerotici che insozzano la società con i loro viscidi desideri di potere e così facendo sporcano tutto quello che toccano, e il guaio è che sono loro ai posti di comando.

Ma i giovani dove stanno?
Chi è riuscito ad assopire (e spero solo assopire) il senso di libertà, di ribellione di avventura che da sempre ha caratterizzato lo spirito dei giovani?
Chi ha ucciso l’ardore proprio del coraggio e dell’abnegazione che da sempre ha fatto la storia dell’uomo?
Se nel corpo nuove cellule non spingono via le vecchie, il corpo invecchia e giunge la morte (non solo quella fisica che è naturale, ma quella dello spirito, dell’energia vitale, che è saggezza).

Allora, non verso il sistema va indirizzata la nostra attenzione, ma verso gli uomini, verso la pigrizia e la negligenza che fa andare in malora cose e attrezzature costosissime alla società, cioè a noi tutti.

Ora mi ritrovo ad avere quasi sessant’anni e parlando di queste cose mi rammento quando ne avevo solo ventuno di anni e cercavo il mio posto di lavoro “sicuro“.
Finii alla Breda di Saronno come operaio specializzato. Un giorno, trenta minuti prima del suono della sirena che annunciava la fine della giornata di lavoro, cioè alle 17, vidi molti miei colleghi, ma proprio i più anziani di fabbrica, nascondersi dietro le varie attrezzature in attesa della fine del lavoro.
Vengono chiamati ancora oggi “gli imboscati” ricordo molto bene cosa mi passò nella testa: “Ed io devo vivere quarant’anni della mia vita in questo posto per finire ad imboscarmi in questo modo?“.
Mi licenziai subito e andai a lavorare sulle navi passeggere e da carico.

Per quanto si viaggi su questo pianeta, gli uomini sono sempre gli stessi, portano in se i loro propri punti di vista, i loro condizionamenti, le loro proprie frustrazioni, le loro gioie e i loro dolori.
Anche lì, ho visto persone indurite dai tanti anni di lavoro saccheggiare e rompere valvole e materiale costoso che, solo con un po’ di buona volontà si poteva riparare.
Le persone non cambiano mai! Da sempre disprezzano la proprietà altrui.

Sono passati da allora quarant’anni e non vedo nulla di nuovo. Certo mio figlio ha il computer e va in Internet, e anch’io mi sono ormai arreso e ho scelto la tastiera alle lotte di classe, ma è triste costatare che anche se la tecnologia ti fa sembrare e sperare in una emancipazione della specie umana, a mio modo di vedere stiamo attraversando un periodaccio.

Un periodo dove non si fa altro che criticare gli altri, e in tanto i nostri matrimoni vanno a rotoli, i nostri figli vengono inghiottiti dal dio del denaro, dall’idolo di turno, dal nuovo pagliaccio televisivo.

La realtà non è più cosa hai nel piatto, o come sta il tuo vicino, o il sole che sorge e che poi tramonterà, ma nella telenovela… dio mio, e anche mia madre che ha ottantadue anni la guarda rapita…

Mi rivolgo quindi all’uomo, non al sistema. Il sistema non può amare, non può aiutare la madre straziata dal dolore perché il figlio gli è morto in guerra, il sistema non può curare il malato di tumore, capite questo ?

Il sistema protegge se stesso e per far questo crea guerre, malattie, frustrazioni di ogni genere, bisogni di ogni genere.

E’ l’uomo che sapientemente sa usare i mezzi idonei che può fare.

Certo si può fare, ma si deve partire dallo sconfiggere il modello ipocrita, assenteista, irresponsabile che si è annidato come un parassita nella mente dell’uomo. Il pensiero parassita che ti dice “cosa posso fare io ???“.

Sono questi parassiti che prendono le sembianze a volte di ideali, a volte di convinzioni religiose, altre politiche che ti mangiano la vita e mostrandoti l’immagine della felicità, ti fanno vivere una vita da miserabile.

Quando l’uomo non guarda in faccia un altro uomo, quando la parola data non è più presa in considerazione perché la menzogna è più vera della verità, allora dove andremo a finire, a chi lascerò i miei figli. Sarà forse il Caos il regnante su questo pianeta?

No, io non credo, ma occorre stare bene in guardia sui falsi obbiettivi, sulle false promesse.

M’indegno quando penso ai nostri nonni, e TUTTI ne hanno avuti, che sono morti sulle montagne, sui mari, nelle pianure per darci un fazzoletto di terra su cui crescere i nostri figli, e i figli dei nostri figli, e noi, loro discendenti, sangue dello stesso sangue ci lasciamo distruggere non solo la terra, e l’aria che entra nei nostri polmoni e in quelli dei nostri cari, ma lasciamo che ci strappino quei valori che sono lealtà-onore-rispetto.

Costruire un uomo nuovo è sempre stata la sfida di tutti i tempi.
Ci ha provato il Cristo con l’amore e il sacrificio, lo hanno ammazzato.
Ci ha provato il Buddha con saggezza e compassione, lo hanno ignorato.
Ci hanno provato i potenti con la violenza e l’odio, li hanno ammazzati.
Tanti, di buona e cattiva volontà ci hanno provato, hanno tentato, qualcuno ci ha creduto.
Tutti sono passati.

Noi cosa facciamo in attesa di morire?

Come impegniamo la nostra vita?

Un caro Maestro diceva:

Gli uomini si ammazzano di lavoro per avere un salario.
Cercano un salario per andare a divertirsi per poi ritornare ad ammazzarsi di lavoro…
Si fanno un mucchio di illusioni riguardo la loro vita, ma noi non siamo altro che un sacco di pelle puzzolente riempito di ossa.
Tuttavia quest’uomo è Dio, Buddha se solo lo volesse
“.

Finisco qui e non so se queste riflessioni siano valse a qualcosa, detesto il parlare solo per parlare.
Comunque sia, vi rinnovo i miei più cari auguri.

Di Roberto kengaku Pinciara, Maestro Zen.
Fonte: http://www.komyoji.eu

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Realizza i tuoi Talenti - DVD + Libro

Come scoprire e diventare ciò che sei veramente

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Nov 02

Il movimento egoico

Il movimento egoico

“Fino a che è l’ego a dirigere la vostra vita la maggior parte dei vostri pensieri, emozioni ed azioni provengono dal desiderio e dalla paura. Nelle relazioni, o volete qualcosa dall’altra persona oppure ne avete paura.

Quello che volete dall’altro può essere piacere o guadagno materiale, riconoscimento, lodi o attenzione oppure un rafforzamento del vostro senso del sé attraverso il confronto e lo stabilire che siete, avete o conoscete più dell’altro.

Quello di cui avete paura è che succeda l’opposto e che sia l’altro che in qualche modo diminuisca il vostro senso del sé.

Quando fate del momento presente il punto focale della vostra attenzione – invece di usarlo come un mezzo per un fine – andate al di là dell’ego ed al di là della compulsione inconscia di usare le persone come mezzo per un fine, intendendo per fine la valorizzazione di se stessi alle spalle degli altri.

Quando date la vostra completa attenzione a qualsiasi persona con la quale state interagendo, togliete passato e futuro dalla relazione, fatta eccezione per le cose pratiche. Quando siete totalmente presenti con qualsiasi persona incontrate, allora lasciate andare l’identità concettuale che avevate fatta per loro, la vostra interpretazione di chi essi sono e di cosa hanno fatto nel passato – e siete così in grado interagire senza il movimento egoico di desiderio e di paura. L’attenzione, che è vigile quiete, è la chiave.

Come è meraviglioso nelle vostre relazioni andare oltre il volere e l’aver paura. L’amore non vuole nulla né ha paura di nulla.

[...]

Ogni volta che incontrate qualcuno, non importa quanto breve sia l’incontro, riconoscete il suo essere, dandogli la vostra completa attenzione? O lo riducete a un mezzo per un fine, ad una mera funzione o ad un ruolo?

Quale è la qualità della vostra relazione con la cassiera al supermercato, con il guardiano del parcheggio, con il meccanico, con il «cliente»?

Un momento di attenzione è sufficiente. Come li guardate o li ascoltate, c’è una quiete vigile, forse solo due o tre secondi, forse di più. Questo è abbastanza perché possa emergere qualcosa di più reale dei ruoli che giochiamo di solito e con cui siamo identificati.

Tutti i ruoli sono parte della coscienza condizionata che è la mente umana.

Quello che emerge attraverso l’atto di attenzione è l’incondizionato, chi siete voi nella vostra essenza, al di là del vostro nome e della forma che avete. Non agite più come da copione, diventate reali.

Quando quella dimensione emerge dalla vostra interiorità, attira anche la stessa dimensione dall’interiorità dell’altra persona”.

Tratto da Parole dalla quiete di Eckhart Tolle.

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