Il mondo che ho visto finora non è la realtà , ma è quello che la mia mente mi ha fatto vedere. La mente è condizionata da quello che ha appreso e seleziona fra tutti i segnali esterni quelli che meglio si adattano alla sua concezione del mondo. In effetti la mente mente…
Stiamo assistendo oggi ad una sorta di emergenza, da parte dei movimenti scientifici, di sapersi predisporre in modo adeguato al cambiamento verso un nuovo paradigma, che possa integrare tutti i frammenti delle conoscenze attuali. Infatti, stiamo arrivando alla conclusione che l’ambiente micro-cellulare non è una unità biochimica separata dal macro-cosmo del corpo e nemmeno dal macro-cosmo universale, ma è sottoposto all’influenza di miriadi di segnali nervosi, endocrini, immunitari, metabolici, ma sopratutto segnali energetici.
Essi uniscono l’organismo come un’unità olistica, nella quale tutto è interconnesso e interdipendente da un campo energetico che anima tutti i processi della vita per mantenere l’equilibrio bio-psichico dell’individuo.
Così, nella proposizione di terapie mediche efficaci e sicure, non è più possibile ignorare il fatto che la rete umana ha diversi punti di ingresso, di modulazione, non riducibili alla tradizionale azione farmacologica soppressiva o sostitutiva.
Il rapporto fra energia e corpo, descritto nella meccanica quantistica, comincia ora ad avere riscontro clinico per spiegare l’influenza della psiche sul corpo fisico.
La descrizione dello stato quantico ci permette di capire la natura fisica dello spirito. Il ruolo della psiche torna ad avere una importanza cardinale nella salute, e lo stato di benessere fisico, psichico e sociale torna ad essere il vero scopo dell’intervento terapeutico, come è stato definito dall’Organizzazione Mondiale della Sanità .
Nell’ambito della psichiatria l’integrazione delle informazioni spirituali può offrire dei contributi riflessivi validi, dando degli elementi che ci consentono di conoscere manifestazioni psicopatologiche la cui espressività fenomenologica può generare una serie di dubbi interpretativi, come, ad esempio, nei disturbi ossessivi di deliri, allucinazioni, di disturbi somatoformi, di disturbi di conversione o di trans dissociativa.
Si tratta di un nuovo campo di ricerca estremamente ampio e impervio, dai confini assai sfumati, diviso tra sapere scientifico, filosofico, spirituale, credo religioso e tradizione popolare.
I massimi esperti si confrontano sui temi come il corpo, l ‘anima e lo spirito, le neuroscienze, i messaggi del nostro inconscio e del nostro Io superiore, tentando un’integrazione con le discipline spirituali che possono permettere di superare le difficoltà psicologiche per ripristinare il cammino evolutivo della persona, e riportare allo stato di benessere fisico, psicologico, sociale e spirituale.
Maurizio Grandi è un luminare che il mondo ci invidia. Lavora a Torino, tratta i pazienti da amici e ha ottenuto risultati straordinari.
Immaginate un oncologo che riceve i pazienti parlando della bellezza della vita e che quando li dimette li ringrazia per avergli permesso di condividere la loro gioia e il loro dolore. Un oncologo che considera una benedizione le scoperte scientifiche, ma che quando cura non si limita alla chemioterapia e alla radioterapia.
Va oltre. Sa che l’anima di ognuno di noi non è scollegata dalle cellule e dunque un tessuto cancerogeno difficilmente potrà guarire se lo spirito resta malato.
Quel medico si chiama Maurizio Grandi ed è un luminare.
Specialista in oncologia clinica e in altre cinque discipline mediche, docente universitario in Italia e all’estero, medaglia d’Oro dell’oncologia a Roma, Gran Croce Cristoforo Colombo del Congresso degli Stati Uniti d’America e ha guidato il Laboratorio della ricerca della vita.
Tanto più che, contrariamente a medici famosi e controversi (a cominciare da Di Bella) non pretende di aver inventato cure miracolose. Al contrario. Il suo segreto è metodologico. Non si limita alla chemio e alla radioterapia, ma scava nel passato attingendo alla medicina tradizionale e ad altre discipline, che in apparenza nulla condividono con l’oncologia.
Oggi ha 58 anni e rappresenta una famiglia che esercita la professione da 8 secoli, per l’esattezza dal 1200. Maurizio Grandi opera nel proprio poliambulatorio, un edificio alla periferia di Torino, soprannominato «La Torre», che però del non sembra una struttura clinica, bensì un condominio.
Il suo gabinetto appare come un appartamento, arredati con buon gusto. Quando il paziente entra ha la sensazione di visitare un amico.
La cartella clinica è fondamentale, «ma non esaustiva», aggiunge. E le terapie più moderne non sempre vincenti. «Capita spesso che si formino fenomeni di chemioresistenza, di ormonoresistenza. E allora che cosa fai?». Alcuni medici scelgono l’accanimento terapeutico, altri s’arrendono, passando alle cure paliative. «A me piace ipotizzare altre strade – spiega – non per sostituire l’esercito terapeutico, ma per rafforzare le sue chance di riuscita, per superare la cinta muraria dei chemioresistenti. Quando tutto sembra perduto bisogna trovare il cavallo di Troia, il pertugio insperato, il modo per far suicidare le cellule nemiche o per convincerle a far la pace».
Come? Ad esempio con la fitoterapia, ovvero l’utilizzo di piante e dei loro derivati. «L’ho scoperta quando ero ricercatore a Parigi (e già considerato uno dei cinque migliori giovani oncologi di Francia, n.d.a) e non l’ho mai abbandonata». E poi con l’immunologia, la fisiochinesiterapia (una forma di terapia fisica e manuale), l’etnomedicina, la medicina ambientale. Il suo arsenale include anche le regenoterapia, basata sullo scambio ionico dei bio-elementi, attraverso l’emissione di radiofrequenze «dedicate».
Le continue vessazioni cui tutti noi siamo sottoposti: delusioni, abbandoni, umiliazioni, bruschi cambiamenti, fatiche estreme si accompagnano ai sentimenti negativi quali rabbie, rancori, paure, solitudine che a un individuo fragile e impreparato possono portare malattie fisiche e mentali con un sentimento di destrutturazione per cui la persona rischia di perdere la sua identità e i suoi valori.
Da qualche tempo cercavo, come terapeuta e ricercatrice, un filo conduttore che permettesse di dare alla gente insieme con una sintesi degli avvenimenti della loro vita, una finalità che fosse come un premio ai loro tanti affanni.
Ci basterebbe una corda sottile, un filo al quale aggrapparsi per risollevare la speranza e riaccendere la luce negli occhi. Questa fune di salvataggio si chiama sutra.
Per 365 settimane, per più di sette anni, ogni giovedì, in tempi in cui Internet ancora non esisteva, Sri Sri Ravi Shankar tesseva questi fili (i sutra) e si collegava via fax o via posta con i devoti di tutto il mondo, in oltre 150 Paesi, per trasmettere il suo breve messaggio di conoscenza tratto dall’antica saggezza vedica.
Questo libro ne raccoglie 108, tra i più belli e significativi.
108 è un numero potente e pieno di significati nella cultura induista e buddista.