Mag 10

La morte di un animale

La morte di un animale

Teddy, il mio Westie di quasi 14 anni è morto: aveva un tumore e nel giro di poco tempo abbiamo dovuto fargli la puntura per evitare che soffrisse inutilmente. E’ stato per me e la mia famiglia un momento davvero molto doloroso: scegliere di fargli l’eutanasia non è stata assolutamente una scelta facile!

Chi di voi ha o ha avuto un animale, sa di che cosa parlo…

Eppure, anche nei suoi ultimi istanti di vita, Teddy mi ha insegnato l’amore incondizionato, l’accettazione e la fiducia.

Non è mai facile quando ci troviamo a vivere un’esperienze indesiderata. Quando ho saputo che Teddy stava male ho realizzato che, prima o poi, avrei dovuto vivere un forte cambiamento: avrei dovuto lasciarlo andare, accettare la sua morte e vivere la mia vita senza di lui. Non lo avrei più avuto vicino fisicamente, non avrei più potuto abbracciarlo, giocare con lui, portarlo a fare lunghe passeggiate come avevamo sempre fatto. Avrei potuto vederlo solo nella mia mente e mantenerlo vivo nel mio cuore e nei miei ricordi. Qualche giorno prima che morisse, mi sono più volte chiesta: “Come posso fare? Dove trovo il coraggio di lasciarlo andare? Come posso imparare a vivere senza di lui dopo che è stato con me per quasi 14 anni? Come farò a rielaborare questo grande dolore?”.

Ero così confusa… tutto era accaduto in maniera così veloce che mi sembrava di non avere avuto abbastanza tempo per realizzare ciò che stava accadendo. Se pensavo al passato e a tutto quello che avevamo condiviso insieme, mi assaliva una tristezza e una malinconia senza pari. Se pensavo al futuro mi sembrava di impazzire, non sapevo cosa sarebbe successo e come avrei fatto a vivere senza di lui. L’unico momento in cui non soffrivo era il momento presente: se controllavo la mia mente e mi allenavo a riportarla dolcemente al momento presente, riuscivo a godermi ogni istante e a non stare male. Ho ricorso più volte all’uso di questa strategia negli ultimi giorni prima dell’eutanasia e anche nei giorni immediatamente successivi alla morte di Teddy, e questo mi ha molto aiutato a non cadere in loop negativi crogiolandomi troppo in sentimenti di angoscia, paura e sofferenza, e a concentrarmi sul fine del dolore che stavo provando. “Che cosa mi sta dando l’occasione di imparare tutto questo?” – mi sono chiesta più e più volte. La risposta è stata: l‘accettazione e la fiducia. Per me queste due cose sono strettamente legate. Riesci ad accettare ciò che non puoi cambiare quando capisci che c’è sempre un motivo per cui le cose accadono, qualunque esse siano. E bisogna avere fiducia che tutto accade per il nostro bene e che siamo al sicuro, sempre.

La Vita si prende cura di noi e ci accompagna anche nei momenti di forte dolore, lo fa dandoci la possibilità, attraverso quello che ci succede, di imparare qualcosa di nuovo e di superare le nostre paure e i nostri limiti. Ho imparato ad avere fiducia che tutto stava accadendo per il bene mio e anche per quello di Teddy: non era giusto che lui soffrisse inutilmente. Aveva vissuto una vita ‘da re’, amato e coccolato da me e dalla mia famiglia per quasi 14 anni ed ora era arrivato il momento di lasciarlo andare.

La sera della sua morte ho aperto a caso il libro di Louise Hay Meditazioni per guarire la tua Vita: cercavo qualche parola di conforto e la Vita mi ha parlato proprio attraverso le pagine di questo libro, perché qui ho trovato le risposte a molte delle mie domande. ‘Fatalità’ ho aperto il libro sotto la voce Perdita e ho letto quanto vi riporto qui di seguito:

Nuove esperienze meravigliose entrano adesso nella mia Vita. Io sono al sicuro.

Presto attenzione a tutto il bene che la Vita mi offre.

So che il bene risiede in qualsiasi momento e in qualsiasi luogo, e che c’è qualcosa di positivo anche nelle situazioni peggiori. La perdita di un lavoro, di una persona cara o della salute mi costringono ad affrontare le mie paure più terribili. Ma vivere queste paure è normale e naturale. Eppure so che la natura aborrisce il vuoto, perciò la cosa che ho perso verrà per forza sostituita da un’altra. Dunque traggo un respiro profondo – o anche sei o sette – e affido alla Vita il compito di prendersi cura di tutti i miei bisogni Sto imparando ad avere fiducia. La Vita mi ama e non mi deluderà mai. Le cose che mi accadono sono sempre per il mio massimo bene.

Un caro amico del mio compagno, qualche giorno prima della morte di Teddy, gli aveva detto che ogni animale (cane, gatto, …) entra nella nostra Vita per insegnarci qualcosa: quando la sua missione è finita, semplicemente se ne va. E in effetti, Teddy aveva ormai compiuto la sua missione: ha accompagnato me e la mia famiglia per quasi 14 lunghi anni: finché sia io che mio fratello siamo diventati adulti e abbiamo trovato la nostra strada, finché i miei genitori hanno costruito un nuovo equilibrio, finché io e il mio compagno Gianluca non siamo andati a vivere insieme e abbiamo deciso di passare il resto della nostra vita insieme. Non da ultimo Teddy ha saputo farsi amare da tutti, compreso Gianluca che all’inizio non provava certo un grande affetto per lui, non avendo mai avuto cani in casa prima. Gli piaceva certo, ma non c’era un rapporto molto stretto tra di loro. Teddy ha saputo compiere anche questo miracolo: nell’ultimo anno lui e Gianluca erano diventati davvero inseparabili…

Un’altra cosa che, personalmente mi ha aiutato molto, è stato condividere quello che stavo passando con le persone a me più care. Mi sono data il permesso di piangere e di essere triste e, allo stesso tempo, di non rimanere in quegli stati troppo a lungo, di ricordare i momenti belli che avevo condiviso con Teddy e di portare sempre con me l’amore che lui mi ha dimostrato e che io ho provato per lui (e che proverò per sempre!). Cheryl Richardson, grande scrittrice, trainer e coach americana, mi ha scritto per l’occasione un’affermazione meravigliosa e, inoltre, moltissime persone della sua community di Facebook mi hanno scritto dall’America messaggi pieni di amore e di speranza. Non mi sono mai sentita sola, anzi: l’amore e l’affetto delle persone che mi hanno supportato è stato un regalo immenso… che ha addirittura valicato i confini geografici! Un’esperienza davvero indimenticabile…

Quando ho poi detto a Cheryl che Teddy ormai non c’era più, lei mi ha consigliato di cercare vicino a me i segnali di Teddy, perché lui era sempre lì al mio fianco, anche se io non potevo più vederlo. Il giorno dell’eutanasia quando stavamo tornando a casa dall’ambulatorio veterinario, ero in macchina con mio mamma, mio fratello e il mio compagno e ad un certo punto abbiamo alzato gli occhi al cielo: una nuvola aveva esattamente gli stessi lineamenti di Teddy, le sue orecchiette a punta, la sua codina, le sue zampette… sembrava che corresse felice e che ci stesse salutando! E’ un’immagine che resterà impressa nella mia memoria per sempre! Cheryl aveva proprio ragione!! Adesso guardo spesso il cielo… so che lui è lì che corre felice e ci sta aspettando. Un giorno staremo di nuovo assieme…

Grazie Teddy per tutto quello che mi hai dato e per ciò che mi hai insegnato! E’ stato un onore averti con noi… sei stato, per me e per la mia famiglia, un grande Maestro!

Di Erica.
Fonte: http://louisehayitalia.wordpress.com

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Mag 09

Il Segreto per Esprimere il Meglio di Te - Libro
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Il Segreto per Esprimere il Meglio di Te, di Prentice Mulford, ci spiega, in maniera magistrale, quanto i pensieri siano importanti per orientare e dirigere la nostra vita e i nostri rapporti con gli altri.

Pensieri e sogni sono strumenti molto potenti che abbiamo a disposizione e che ci permettono di spostarci ovunque e di influenzare altre persone anche da lontano.

Questa raccolta, così particolare, unica e straordinaria, affascinerà il lettore e può davvero comunicargli una nuova fiducia nelle proprie risorse nascoste.

Il segreto per esprimere il meglio di te ci permette infatti di ritrovare quella parte di noi stessi che la routine di tutti i giorni tende a trascurare.

Mulford mette in evidenza i vantaggi che si possono ottenere quando ci facciamo guidare da valori, principi e atteggiamenti che ci consentono di affrontare e reagire agli eventi della vita con animo sereno e senza paura.

Il Segreto per Esprimere il Meglio di Te, è un’opera indispensabile per tutti, da tenere sempre a portata di mano, per risolvere le vicende più complicate della nostra esistenza, e capace di insegnarci a concentrare la nostra attenzione e sensibilità, in modo da utilizzare al meglio gli eccezionali poteri racchiusi in ognuno di noi.

 



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Mag 08

L’inconscio, conoscerlo per vincere

L’inconscio, conoscerlo

Cerchiamo di fare chiarezza su che cos’è l’inconscio?
Come funziona?
Qual è la sua sede?

Credo che ce ne sia bisogno se si vuole veramente utilizzare al meglio le grandi potenzialità di questa parte importante di ciascuno di noi.
E’ come avere una Ferrari e non sapere come funziona, rimarrà sempre li, con delle potenzialità inespresse.

Oltretutto ho notato che tantissimi hanno le idee errate o, comunque, confuse, in merito alla sede ed al funzionamento dell’inconscio.

Prima di tutto va superato il concetto Freudiano di inconscio.

Per Freud si doveva intendere per inconscio il complesso dei contenuti e dei processi che non affiorano alla coscienza (su questo si può essere d’accordo) e che non sono quindi controllabili razionalmente (questa parte va rivista alla luce delle nuove conoscenze scientifiche).

Non solo perché l’inconscio ha una sua perfetta logica e razionalità, ma anche perché è più corretto dire non controllabili volontariamente; in verità anche questo non è perfettamente vero perché c’è un dialogo continuo tra la nostra parte conscia ed inconscia, con reciproca influenza e che , con varie tecniche, si può controllare volontariamente. Ma non voglio addentrarmi troppo nel tecnico in questa fase.

Andiamo sulle cose ora più pratiche.

L’inconscio è una funzione del nostro cervello.

Molte volte per capire come funziona il nostro cervello bisogna vedere cosa succede in determinate malattie.

Esistono dei pazienti affetti da cecità corticale (è una forma di cecità dovuta a lesioni da trauma cranico, da tumori o da ictus che danneggiano la corteccia occipitale, esattamente nel luogo deputato alla percezione visiva consapevole) che sono affetti da “blind-sight” o “visione cieca”.

Questi pazienti sono ciechi, sanno di esserlo e si comportano di conseguenza, in quanto, per il danno cerebrale a livello della corteccia visiva, non sono consapevoli della percezione visiva.

Sottoposti a determinati stimoli od a tutta una serie di esperimenti si comportano come dei sensitivi, nel senso che dimostrano di avere la capacità di vedere ciò che non vedono.

Questi pazienti dimostrano di avere una elaborazione, anche se inconscia, delle informazioni visive a cui vengono sottoposti e questo si evidenzia nei loro comportamenti, pur non essendone loro consapevoli.

Per esempio, chiedendo di afferrare degli oggetti, i pazienti riescono ad orientare e ad adattare la presa delle loro mani alla posizione, alla forma ed alla dimensione dell’oggetto presentato.

Con tutta una serie di altri esperimenti si è verificato che questi pazienti non vedono con la parte consapevole del loro cervello ma vedono con la parte cosidetta inconscia.

Questo succede perché le informazioni visive al sistema nervoso centrale, non sono dirette solo alla corteccia, ma anche a tutta una serie di strutture sottocorticali, che elaborano queste informazioni in modo inconscio, al fine di tenere conto anche di queste informazioni quando si devono fare delle scelte o si devono dare delle risposte.

Quanto riferito ci fa capire che si realizza costantemente una elaborazione inconsapevole delle informazioni che arrivano al nostro sistema nervoso e che una parte importante del nostro comportamento è frutto di una elaborazione ed integrazione a diversi livelli sottocorticali.

La coscienza regna ma non governa… pensate a chi comanda veramente in Inghilterra.

Ponete attenzione, in questo momento, a tutte le informazioni che arrivano al vostro sistema nervoso centrale attraverso i vostri vari organi di senso (rumori, suoni, odori, immagini fuori dal vostro campo di lettura, posizione delle vostre gambe ecc.) e di cui non siete consapevoli o, almeno, non eravate consapevoli fino a quando la vostra attenzione era rivolta a quello che stavate leggendo.

Delle informazioni di cui sopra non eravate consapevoli perché si fermavano nelle strutture cerebrali sottocorticali.

Si crea, quindi, in ogni momento della nostra vita, anche un’elaborazione delle informazioni che si svolge a livello sottocorticale, conseguenzialmente inconsapevole e che realizza ricordi inconsapevoli.

Il nostro inconscio non dimentica nulla delle esperienze che facciamo, siamo noi che crediamo di dimenticare, e questo solo perchè non ce ne ricordiamo più consapevolmente.

L’informazione proveniente dai recettori per essere cosciente deve arrivare a livello della corteccia cerebrale, ma non sempre arriva qui e, comunque, non arriva solo qui.

Esiste, quindi, una sensibilità inconsciente che informa le parti inferiori del nostro cervello.

Questa sensibilità inconsciente viene anche memorizzata in modo inconsapevole ed è anche per questo che il nostro cervello apprende molto di più di quello che crediamo di apprendere in ogni esperienza e sa sempre molto di più di quello che crediamo di sapere.

Si può essere inconsapevoli di una parte del mondo e senza saperlo e senza volerlo, si può apprendere qualcosa da esso e su di esso.

In continuazione ci sono cose che percepiamo e di cui non siamo consapevoli e che, comunque, producono effetti in noi ed intorno a noi, al di fuori del nostro controllo e della nostra volontà.

Il nostro sistema nervoso centrale viene ad accumulare conoscenze che sono ignorate dalla parte consapevole.

Per questo il nostro cervello sa anche quello che ignoriamo.

Si crea in questo modo una conoscenza inconsapevole che condiziona e determina le nostre scelte e la nostra vita al di fuori del nostro controllo.

Quanto riferito aiuta senz’altro a fare un pò di più luce sull’inconscio e ci apre la strada per capire che :

  • La coscienza è una grande macchina per cancellare e selezionare
  • L’inconscio è una grande macchina per non dimenticare
  • l’invisibile è sempre più importante del visibile
  • la verità libera, è rivoluzionaria e crea coerenza
  • la coerenza crea potere
  • quando la natura (l’inconscio) e la cultura (la consapevolezza) si incontrano anche le montagne si spostano.

Buona riflessione e buona consapevolezza.

Di Claudio Pagliara.
Fonte: http://www.piuchepuoi.it

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