Mar 07
Allenati al rifiuto

Allenati al rifiuto

Tra vent’anni proverete rimorso più per
ciò che non avete fatto che per quello che
avete fatto.

Mark Twain

Si dice che per ogni uomo ci siano potenzialmente sette donne disponibili, visto il numero più elevato di popolazione femminile nol mondo. Se è vera questa statistica, esistono uomini che hanno 21 o più donne a disposizione… Perché?

Perché conosco un sacco di uomini che evitano di conoscere donne per la natura del rifiuto. Per la paura di sentirsi dire quella maledetta parola, quelle due lettere che da sole non significano nulla ma unite, in quell’ordine, hanno l’effetto di un terremoto emozionale: NO!

Ti capiterà più e più volte di sentirti rispondere: NO!

Fa parte del gioco, a tutti è capitato e a tutti capiterà.

E’ la risposta più comune, talvolta è una strategia [...].

Spesso è una risposta di circostanza che non necessariamente significa no.
[...]

Quando ricevi un NO, accettalo e semplicemente chiediti dove hai sbagliato e cosa puoi migliorare. Impara dagli errori.

Ricorda: L’unico uomo che non ha mai ricevuto un NO è l’uomo che non ha mai agito.

Quando ero un ragazzo alcuni tra i miei amici mi chiamavano “Mister due di picche“. Mi sbeffeggiavano perché quando una ragazza mi piaceva io mi buttavo, glielo dicevo, insomma, cercavo di conquistarla.

Nella maggior parte dei casi, in quel periodo, la risposta era sempre la stessa: no.
[...]

A guardarmi ora, dall’esterno, anch’io non ci sarei mai stato con uno come me, in quel periodo.

Ero il ritratto dello sfigato: insicuro, dipendente dal giudizio degli altri, facevo il giullare per piacere e in realtà sortivo l’effetto contrario.
[...]

Ho sempre posseduto una caratteristica molto accentuata, che mi ha garantito un sacco di risultati, nella vita come nel lavoro: la voglia di migliorarmi continuamente, giorno per giorno.

Credo fortemente che questo, veramente, abbia fatto la differenza.

Ho letto centinaia di libri e frequentato centinaia di corsi con un unico obiettivo.
Sai quale?
No, non è la risposta alla quale stai pensando.

La risposta è: Essere al meglio di me stesso!

Tratto da
Dimentica i due di picche e diventa un asso di cuori di Andrea Favaretto.

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In un mondo che cambia sempre più velocemente e che ci chiede sempre di più, spesso siamo noi stessi a renderci le cose ancora più difficili, complicandole con pensieri limitanti e con scarse capacità di gestire le nostre emozioni, e lasciandoci sopraffare dallo stress, dalla paura e dalla frustrazione.

Abbiamo tutte le possibilità per ottenere grandi risultati, ma non sappiamo come utilizzare al meglio il nostro incredibile potenziale.

Questo libro ci insegna a farlo: con i suoi corsi di formazione Roberto Re ha conquistato decine di migliaia di persone comuni, formato i manager delle aziende più importanti d’Italia e migliorato le performance di atleti e squadre sportive.

Ora, con questo manuale, ci spiega che superare gli ostacoli che sembrano insormontabili non è un’impresa da superuomini: è un risultato a portata di mano per chi sa saltare fuori dalle gabbie mentali delle abitudini e delle false paure, diventando così padrone dei propri stati d’animo.

In una parola, “leader di se stesso“.





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La vera trasgressione è la gioia

La gioia

La difficile conquista della Gioia nel malessere d’oggigiorno: totale disponibilità alla vita, apertura di cuore e resa al divino sono gli ingredienti.

…E una voce sottile risponde da lontano “…non vero! Se ne parla tanto nella new-age”. È difficile riconoscere il disorientamento profondo che esiste di fronte al tema della gioia. Certo se ne può parlare con più facilità rispetto a quello della morte o del sesso, ma pochissime sono le persone che portano in sé l’esperienza della gioia come un sentimento capace di continuare a brillare sia all’ombra che sotto i raggi del sole. L’approccio scientifico identifica la gioia con il “tono dell’umore” e propone medicinali (psicofarmaci) che aumentano la quantità dei neuro trasmettitori che sembrano esserne alla base: serotonina e dopamina.

Un certo tipo di fedeli trovano qualcosa che chiamano gioia nell’obbedienza e nella redenzione. Assoggettarsi alla sofferenza del senso di colpa o della punizione porta alla gioia del perdono! Gli arrivisti invece gioiscono delle loro conquiste sociali restando così totalmente dipendenti per la loro felicità, dalle risposte esterne e coltivando con cura la propria immagine, ma non il autentico. L’impalcatura è vuota dentro e il ritmo del cuore, se si fermano ad ascoltarlo, ha uno strano rimbombo che dà angoscia. I giovani confondono lo “sballo” con la gioia e sono i più disorientati purtroppo, tranne poche eccezioni, rispetto all’esperienza interiore della gioia, perché sono figli di una generazione che ha lasciato i sogni a metà e si è imbambolata davanti alla TV. Quando l’infelicità è troppa e la vita diventa così pesante da costringerci a uno sforzo immane per sollevarci dal letto ogni mattina, allora cerchiamo di reagire con i mezzi che abbiamo.

Prendiamo qualche iniziativa di tipo pratico: ci facciamo un regalo, ci iscriviamo a un nuovo corso; o di tipo interiore: cerchiamo aiuto negli affetti, proviamo a migliorarci. Questi sono i primi passi importanti, gli unici che conosciamo, ma ancora niente ci dona davvero Gioia, riusciamo solo a restare un po’ più lontani dal “baratro”. Perché? Perché stiamo cercando la gioia senza conoscerla: la gioia è più grande del piacere, è diversa dall’appagamento, è pura energia radiante, totalmente libera dalle trappole dei nostri pensieri. La gioia è un sentimento che sconfina dal nostro piccolo io, dentro il quale soffocherebbe. Essa necessita del grande respiro di tutto l’essere spirituale. Non va però confusa con uno stato di ebbrezza da iperossigenazione di fantasie trascendenti!

La gioia ha bisogno di concretezza, di legame con la vita, di azione, di rischio, di profondità. L’alchimia della gioia richiede: totale disponibilità alla vita, apertura di cuore e resa al divino. La via regia per aprire il cuore alla gioia è la gratitudine, una gratitudine che viene dal nulla e ama quello che incontra. Quando un fiore non è semplicemente bello… non è semplicemente profumato… ma ci commuove nel profondo… Se ci abbandoniamo a quella commozione e proviamo a dire “grazie”, la gioia è immediata, limpida. Quando il sentimento della gioia non è integrato nella personalità, tutto è più buio e nella nostra vita si susseguono momenti felici o noiosi o dolorosi che governano totalmente il nostro umore.

Quando, entrando nella dimensione spirituale, attiviamo l’energia radiante della gioia, essa sarà presente sempre con la sua forza e il suo calore. Scopriremo che è possibile attraversare un grande dolore e contemporaneamente lasciare vibrare la gioia in noi. E’ fondamentale lasciare: chiusure, pregiudizi, timori, pretese, rancori, e pragmatismo (anche se sostenuto da un’ottima cultura!). Cosa fare durante il cammino? Proporsi l’esperienza sciamanica del “divenire totalmente” ciò che si sta vivendo in ogni piccolo incontro, in ogni piccola esperienza. Lasciarsi raggiungere dentro dalla vita così profondamente da poter comprendere anche l’esperienza della morte senza averne più paura. Meditare, danzare, cantare, fare arte per nutrire l’anima e raggiungere così, attraverso di essa, il nostro Sé Spirituale. Toccare ogni giorno la vita con il cuore e con le mani perché tutto sia reale, vivo e pulsante. Cercare il sostegno nella forza dello spirito e non solo dell’identità.

Nel linguaggio dei chakra ciò significa che la forza guerriera del 3° chakra che si ferma alle emozioni e alla strutturazione dell’identità è insufficiente; la vera forza si completa più in alto, dal 7° chakra in su verso i chakra spirituali extracorporei. Oh! Dimenticavo… quando tutto questo è presente nel nostro cammino diventiamo più “belli”, la nostra aura si accende e sempre di più illumina i tragitti difficili, nostri e di chi “viaggia” con noi. Con amore.

Di Righetti Renata.
Fonte: http://www.nonsoloanima.tv

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