Giu 12

Bosco degli Elfi

Bosco degli Elfi

A Merizzo in Lunigiana – Massa Carrara

Dal 14 al 21 agosto

Immagina…

un’oasi di libertà ed energia,
un maestoso scenario naturale tra boschi secolari
e acque cristalline,
cinguettio di uccelli e suoni della natura
qui puoi sentirti leggero e libero,
come se una bolla di sapone o un palloncino colorato
ti portassero con loro…

volare in alto, lontano dal frastuono dei pensieri che…
lentamente si allontano lasciando che tranquillità e sogno si espandano in te, gioco e risate di amici.

Una Vacanza Unica e Speciale… INDIMENTICABILE ricca di momenti magici e tanti amici per coccolarci un po’….

Una settimana ispirata al Divertimento e al Benessere.

Dove?
Nel Bosco degli Elfi, presso Il Casale Lunigiana, completamente immersi nei boschi dell’appennino toscano a pochi metri da cascate e ruscelli cristallini con conche d’acqua trasparente profonde fino a qualche metro.

La struttura è completamente isolata e riservata esclusivamente a noi.

Che tipo di attività si svolgeranno?
Giochi di relazione e di comunicazione, salotto delle emozioni, cerchi dell’amicizia, chiacchierate a tema sotto le stelle e nei tepee, biodanza, calendario maja, cerchi energetici di guarigione, meditazioni nella natura, tai chi, passeggiate nella natura, orientering notturno nel bosco, bagni, tuffi e idromassaggi naturali nella conca del fiume, bagni di suoni con i gong e altri strumenti ancestrali, escursione ai laghi glaciali, percorso di sopravvivenza, giornate di mare in spiagge raggiungibili solo in barca e visita alle cinque terre partendo dalla via dell’amore di Rio Maggiore e poi in treno visiteremo tutti i 5 paesi di questo gioiello italiano che è stato riconosciuto dall’unesco patrimonio dell’umanità.

E poi… in terrazza proposte a sorpresa per il dopo cena e… coccole, musica, relax, buona cucina e Allegria, Compagnia e Amicizia… e altre attività che man mano si aggiungeranno, continuando la ricerca per rendere questa vacanza veramente indimenticabile e nuova.

Contattateci per ulteriori informazioni e/o per iscrivervi: info@lamentemente.com

 




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Nov 05

Sonorità e Benessere

Sonorità e Benessere

Onde Oceaniche (1432)
Download Onde Oceaniche

Quando si pensa a una comunicazione ottimale, l’orientamento va sulla scelta di certi termini piuttosto che altri, sull’utilizzo o meno di sintassi e forme atte a stabilire con maggior successo un rapporto. Meno si è consci della postura che accompagna il tono o il suono, e della sonorità vocale. Eppure quest’ultima è lo specchio sincero della nostra condizione psicofisica e del nostro stato di presenza, definitivamente quella che influenza la qualità del nostro esporci in una relazione, e di creare. Sì, letteralmente, creare realtà di vita che sono sinfonie o un insieme di rumori senza accordo alcuno.

Comunicare, scambiare informazioni, è un’attività basilare di cui nessuna forma di vita può essere privata. La comunicazione è sinonimo di arricchimento, di trasformazione, di crescita. Non si può non comunicare, isolarsi e fare astrazione dell’interazione costante tra esseri viventi e ambiente, che rappresenta probabilmente la finalità della vita stessa.

Durante la vita intrauterina la comunicazione tra feto e madre è precocissima e costituisce uno tra i bisogni biochimici essenziali dello sviluppo fetale. Alla nascita, il movimento e la voce, offrono ai neonati stimoli evolutivi essenziali, indispensabili all’apprendimento della comunicazione, gestuale e verbale. Durante tutta la vita, la comunicazione regola lo sviluppo dell’organismo e della psiche ed è uno dei presupposti della salute psichica e quindi fisica.

Naturalmente la comunicazione non è unicamente gestuale o verbale, ma assume forme diverse, in funzione del tipo d’informazione e del recettore stimolato: può essere gustativa, uditiva, olfattiva, visiva o tattile. Fra queste diverse modalità comunicative, quella sonora costituisce un pilastro fondamentale della dinamica umana, un’informazione che forgia sofisticate strutture cerebrali e interviene attivamente nell’equilibrio delle correnti vitali dell’organismo.

Da qualche anno, in veste di operatori della salute, ci siamo interessati alle sonorità e alla modulazione della voce costatando gli effetti nefasti dello stress e delle vicissitudini della vita sulle sue qualità espressive. Infatti, in molti casi basta un’emozione intensa, un avvenimento stressante o semplicemente un viaggio intercontinentale (con relativi disagi del fuso orario), per mettere in difficoltà la nostra dinamica sonora.

Dopo svariate ricerche, condotte attraverso modelli diversi (neuroscienze, psicologia, biochimica, medicina orientale…) sulla vitalità cellulare, le dinamiche comportamentali e l’equilibrio psicofisico, possiamo affermare che la qualità della comunicazione, quella che già la Grecia Antica definiva come “arte della comunicazione”, è lo specchio del paesaggio interno di ognuno, di quella dinamica comportamentale frutto del matrimonio tra il proprio vissuto, registrato nella memoria cellulare, e la capacità di gestire il presente per proiettarsi nel futuro.

Nelle relazioni umane, la voce, così come la postura del corpo, lo sguardo o la mimica del viso, costituiscono degli strumenti comunicativi a sé stanti, ricchi di codici, che emettono costantemente informazioni, spesso contrastanti con il messaggio verbale formulato. Esistono dunque dei parametri fondamentali, considerati a torto secondari, che definiscono la qualità delle relazioni umane, e sono riconosciuti dal corpo-strumento come veri e propri codici, come informazioni che raccontano molto più delle parole, traducendo il nostro paesaggio interno, esprimendo i nostri sentimenti, le nostre intenzioni e quant’altro.

La “morfologia sonora” individuale esprime dei codici ben precisi, che ognuno (a cominciare dai lattanti) interpreta empaticamente e che condizionano la qualità della relazione, come spiegano i ricercatori italiani che hanno recentemente scoperto i meccanismi dei neuroni specchio. Così, come l’aspetto di un individuo è il risultato dell’interazione delle sue forme, la sua morfologia sonora, può essere piacevole o meno, in funzione del tipo di “risonanza” che genera nella persona che ascolta.

In funzione del nostro umore dunque, una voce può incantare o irritare e il suo “temperamento sonoro”, come una nuvola invisibile, ci avvolge condizionando in qualche modo la nostra risposta, determinando la qualità della relazione che stabiliamo con l’altro. In effetti, il corpo è capace di analizzare, automaticamente e in tempo reale, moltissime informazioni, tra le quali il tipo di “dinamica sonora” dell’interlocutore, che per noi rappresenta un’informazione fondamentale, un parametro centrale sul quale il corpo-strumento si sintonizza e dal quale scaturiscono molte risonanze, molte reazioni interne inconsce, che si ripercuotono (e sono misurabili) a livello delle correnti vitali, sulla circolazione dei meridiani d’agopuntura.

La dinamica sonora individuale costituisce dunque un codice centrale che determina la qualità delle relazioni umane e del benessere psicofisico. Questa dinamica è un “fono comportamento” che traduce sia il livello di maturazione sonora acquisito alla pubertà, che lo stato interiore, emozionale del momento. Tutti questi parametri determinano sia il tipo di relazione che viviamo con noi stessi, in quanto uomo o donna, che quella che instauriamo con l’altro, in quanto individuo di sesso maschile o femminile.

Il fono comportamento individuale è dunque legato al livello di maturazione sonora che si manifesta, nei due sessi, con la muta della voce. Questo lungo processo di maturazione, che inizia durante la vita intrauterina, continua dopo la nascita con il rodaggio sonoro dell’apparato vocale, l’apprendimento del linguaggio verbale e termina con la metamorfosi sonora dell’adolescente, coinvolge numerose strutture dell’organismo, la cui interazione è coordinata dalle correnti vitali.

Di Fabio Burigana [medico gastroenterologo e Presidente dell’AMeC (associazione medicina e complessità)], Cristina Cuomo [giornalista e ricercatrice di nutripuntura], Patrick Véret [medico e massimo esperto europeo di nutripuntura].
Fonte: Scienza e Conoscenza N°29

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Musicoterapia: un nuovo studio

Musicoterapia

Nuova scoperta che avvalora l’uso della musicoterapia: nel cervello è incisa la colonna sonora della nostra vita e c’é un “juke box” che, non appena sentiamo una vecchia canzone legata a un episodio importante del nostro passato, fa risuonare in noi il ricordo di quell’evento e risveglia le stesse emozioni che provammo allora. Si tratta di un “hubneurale che lega la musica che riconosciamo come familiare ai nostri ricordi ed emozioni.

Resa nota sulla rivista Cerebral Cortex, la scoperta si deve a ricercatori della Università della California presso Davis. Questo “hub” è localizzato nella corteccia mediale prefrontale, un’area in prossimità della fronte. La sua funzione è associare la musica ad eventi particolari cui fa da sottofondo, eventi che nel momento in cui accadono vengono incisi nel nostro hard disk cerebrale, l’ippocampo, sotto forma di ricordi duraturi.

Cerebral Cortex

Cerebral Cortex

L’hub quindi è un punto di snodo neurale tra corteccia uditiva e memoria, che si attiva quando ci capita, anche dopo anni, di riascoltare quel brano che ha “segnato” la nostra vita. Attivandosi suscita “nostalgia” in noi e ci induce a rievocare il momento in cui quella canzone ci è entrata nel cuore e anche le emozioni che abbiamo provato in quel momento. Che siano pezzi di vecchie stagioni sanremesi o brani firmati da indiscussi miti del rock, ognuno di noi porta nel cuore una compilation che fa da colonna sonora della nostra vita. Ma finora non si conoscevano gli ingranaggi cerebrali che permettono a una canzone di richiamare in noi ricordi ed emozioni del passato.

Diretti da Petr Janata, i neurologi hanno scoperto il meccanismo: hanno lasciato ascoltare a un gruppo di studenti universitari una selezione di 30 brani famosi, assurti alla vetta delle classifiche quando i volontari avevano tra 8 e 18 anni. Mentre i giovani ascoltavano, i ricercatori hanno monitorato il loro cervello con la risonanza, poi hanno chiesto loro di compilare un questionario per valutare quali delle 30 canzoni avessero per loro un valore particolare, quali fossero legate a un ricordo e l’importanza di quest’ultimo. Ebbene è emerso che all’ascolto delle canzoni che legavano a un ricordo clou della loro vita, nel loro cervello corrispondeva l’attivazione della corteccia mediale prefrontale. E’ qui dunque che la musica fa risuonare le corde della nostra memoria. Poiché quest’area è una delle ultime a venir danneggiate dal morbo di Alzheimer, conclude Janata, lo studio suggerisce l’utilità della musicoterapia contro la demenza senile: la musica potrebbe risvegliare in questi soggetti flebili barlumi di memoria.

Di Paolo Alberto.
Fonte: http://www.mtonline.it

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