
Vuoto nella Risonanza
Quando l’impegno verso la musica diventa costanza e la costanza diventa disciplina, la costanza nella disciplina diventano meditazione nella risonanza e come dice Franco Battiato in un’ intervista sul tema:
“Lo studio sul cosiddetto Sé è lungo e vario, perché ogni scuola ha una sua regola. Diciamo che è un po’ come imparare a suonare il pianoforte: solo che la scuola preparatoria di pianoforte e gli esercizi adatti sono più noti di quelli necessari per lo studio del proprio corpo. [...]
La meditazione è uno studio simile a quello di uno strumento. Bisogna arrivare a una conoscenza pragmatica e progressiva delle parti del proprio corpo. Si realizzano esercizi di attenzione sugli arti, si approfondisce il proprio Sé, si esercita un’attenzione costante su ogni particolare della vita quotidiana, anche su quelli apparentemente meno importanti. Diventa importante essere coscienti dell’apertura di una porta o del fatto di tenere in mano la cornetta del telefono, avere una doppia coscienza quando si parla, essere coscienti di essere, di quello che si dice, dei gesti che accompagnano le azioni. Tutto questo è puro addestramento, un piccolo gioco rispetto alla coscienza di sé: sono piccoli esercizi che portano a giocare con il corpo, come succede con uno strumento. Questa preparazione serve alla meditazione.Quando ci si mette in uno stato meditativo, bisogna avere tutti i muscoli del corpo rilassati. Tutti i giochini descritti servono a fare in modo che il controllo del proprio corpo sia avanzato, libero da qualsiasi tensione, muscolare o di altro genere. A quel punto la meditazione può cominciare da una base dignitosa. La meditazione è uno stato di assoluto rilassamento. Ci sono persone che riescono a fermare anche i pensieri, ma questo non è importante. È invece importante allontanarsi dal circolo meccanico dei pensieri: esserne fuori, osservarli come si osserva un fiume senza farsi trascinare dalla corrente. Da quel punto in avanti, per ogni persona che si appresta a fare meditazione, il campo metafisico di questa frequenza cambia“.
Meditare in Musicoterapia e in particolare nella Suonoterapia non vuol dire solo fare piazza pulita delle innumerevoli teorie psicologiche, filosofiche, affascinanti quanto pretestuose, non è solo uno sbarazzarsi di parole e spiegazioni, ma è una pratica di salvaguardia di sé e degli altri. E’ una pulizia interiore che depura l’animo e rigenera dalle contaminazioni relazionali. In ogni relazione, ma soprattutto in quella terapeutica, accade che si venga toccati profondamente dalle emozioni dell’altro. Difficile poter garantire in assoluto di rimanere sempre saldamente al di fuori della zona dell’identificazione proiettiva e, nella migliore delle ipotesi, anche l’attento lavoro personale sul controtransfert, presuppone un notevole grado di concentrazione vigile. Occorre quindi intraprendere un permanente cammino interiore e volgersi verso il Sé, la propria natura, in direzione di una conoscenza non più meramente intellettuale, bensì autentica e diretta.
Si può rivelare utile a questo proposito la lettura di un brano di Sogyal Rinpoche, lama tibetano, tra i più importanti divulgatori del messaggio buddhista in Occidente:
“La pratica della presenza mentale rivela il vostro essenziale buon cuore, perché dissolve e scioglie la cattiveria e la volontà di nuocere. Solo rimuovendo la volontà di nuocere possiamo diventare davvero utili agli altri. Rimuovendo con la pratica la cattiveria e la volontà di nuocere, permettiamo che il buon cuore, quella bontà e quella gentilezza fondamentali che sono la nostra vera natura, splenda e irradi il calore in cui fiorisce il nostro vero essere.
Ecco perché chiamo la meditazione la vera pratica della pace, la vera pratica della non aggressione e della non violenza, il reale e più grande disarmo“.
La Suonoterapia è centrata sul lavoro di affinamento percettivo in generale e in maniera particolare sull’ascolto. Questo è senz’altro uno degli aspetti che la caratterizza nell’ambito dei percorsi terapeutici in quanto si creano le condizioni di naturale sospensione selettiva degli stimoli inibitori dell’attenzione, rinforzando e utilizzando come canale privilegiato l’udito dentro all’esperienza musicale. Certo il termine ascolto assume una valenza metaforica di apertura, di sentire profondo e unificato. Si lavora in maniera privilegiata sull’udito per formare un’attitudine all’esperienza consapevole che apre le porte a tutte le altre vie di percezione. La Suonoterapia è anche una pratica di meditazione sull’ascolto e il mondo fenomenologico dei suoni.
La seguente lettura può aiutare a comprendere questi concetti:
Tratto dal famoso Siddharta di Hermann Hesse
“Siddharta ascoltava. Era tutt’orecchi, interamente immerso in ascolto, totalmente vuoto, totalmente disposto ad assorbire; sentiva che ora aveva appreso tutta l’arte dell’ascoltare. Spesso aveva già ascoltato tutto ciò, queste mille voci nel fiume; ma ora tutto ciò aveva un suono nuovo. Ecco che più non riusciva a distinguere le molte voci, le allegre da quelle in pianto, le infantili da quelle virili, tutte si mescolavano insieme, lamenti di desiderio e riso del saggio, grida di collera e gemiti di morenti, tutto era una cosa sola, tutto era mescolato e intrecciato, in mille modi contesto. E tutto insieme, tutte le voci, tutte le mete, tutti i desideri, tutti i dolori, tutta la gioia, tutto il bene e il male, tutto insieme era il mondo. Tutto insieme era il fiume del divenire, era la musica della vita. E se Siddharta ascoltava attentamente questo fiume, questo canto dalle mille voci, se non porgeva ascolto né al dolore né al riso, se non legava la propria anima a una di quelle voci e se non s’impersonava in esse col proprio io, ma tutte le udiva, percepiva il Tutto, l’Unità, e allora il grande canto delle mille voci consisteva in un’unica parola, e questa parola era Om: la perfezione“.
Ovviamente Om è da intendere nel suo senso simbolico: cioè quel suono-silenzio perfetto che proviene da una completa e attenta consapevolezza della sinfonia dei suoni.
Fonte: http://www.agnesedonini.it
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