Sempre sul cambiamento

Sempre sul cambiamento
Salve a tutti!
Vorrei tornare, oggi, sull’argomento del cambiamento.
Nell’articolo di giovedì scorso “i livelli del cambiamento” parlavo di come, per paura che accada qualcosa che non sappiamo gestire, oppure per paura di uscire dalla nostra zona di comfort, non riusciamo a decidere di cambiare le nostre abitudini “dannose”, pur sapendo che questo ci porterà soltanto benefici.
Vorrei farvi delle domande: quali sono le vostre credenze in fatto di cambiamento? Quali idee non funzionali avete fatto vostre? Cosa vi dite quando siete davanti una decisione da prendere che potrebbe modificare la vostra vita?
Molti di noi sono così abituati al proprio modo di essere, che sono convinti di non poterlo modificare… ma, perché temiamo così tanto il cambiamento?
Forse la risposta risiede nella nostra nascita; ce ne stiamo per 9 mesi nella pancia di nostra madre, dove non dobbiamo fare assolutamente nulla. Non dobbiamo nemmeno chiedere, perché è lì tutto ciò di cui abbiamo bisogno. Quando arriva il momento di nascere, ci si ritrova a essere catapultati, tramite un forte shock, fuori dal grembo materno dove avviene la prima separazione da ciò che è noto, a ciò che non si conosce.
Frédérick Leboyer, esperto di parto naturale, sostiene che nascere è come sbarcare sulla Luna senza nessuna preparazione. E’ proprio in questo momento che associamo il cambiamento ad una cosa dolorosa, scomoda, che separa un qualcosa che era una unità, quindi una cosa da evitare il più possibile…
Ma, come affermo nel mio precedente articolo, che noi lo vogliamo o no, siamo in continua mutazione, quindi, in continuo cambiamento e nulla di tutto quello che possiamo fare potrà fermare (grazie a Dio…) questo processo.
Difendendoci dal cambiamento, o anche dalla sola modifica di nostre abitudini che non ci fanno star bene, non facciamo altro che sopravvivere a noi stessi… per dirla meglio, morire, molto lentamente.
C’è una poesia di Martha Medeiros che riassume perfettamente questa situazione, e si chiama: “Ode alla vita”. Ve la ripropongo, sperando che questo possa farvi riflettere su quello che significa vivere una “non-vita”…
Lentamente muore chi diventa schiavo dell’abitudine, ripetendo ogni giorno gli stessi percorsi, chi non cambia la marca, chi non rischia e cambia colore dei vestiti, chi non parla a chi non conosce.
Muore lentamente chi evita una passione, chi preferisce il nero su bianco e i puntini sulle “i” piuttosto che un insieme di emozioni, proprio quelle che fanno brillare gli occhi, quelle che fanno di uno sbadiglio un sorriso, quelle che fanno battere il cuore davanti all’errore e ai sentimenti.
Lentamente muore chi non capovolge il tavolo, chi è infelice sul lavoro, chi non rischia la certezza per l’incertezza, per inseguire un sogno, chi non si permette almeno una volta nella vita di fuggire ai consigli sensati. Lentamente muore chi non viaggia, chi non legge, chi non ascolta musica, chi non trova grazia in se stesso. Muore lentamente chi distrugge l’amor proprio, chi non si lascia aiutare; chi passa i giorni a lamentarsi della propria sfortuna o della pioggia incessante.
Lentamente muore chi abbandona un progetto prima di iniziarlo, chi non fa domande sugli argomenti che non conosce, chi non risponde quando gli chiedono qualcosa che conosce.
Evitiamo la morte a piccole dosi, ricordando sempre che essere vivo richiede uno sforzo di gran lunga maggiore del semplice fatto di respirare.
Soltanto l’ardente pazienza porterà al raggiungimento di una splendida felicità.
Per finire, visto che oggi sono in vena di citazioni, vi lascio con una di Mark Twain:
“Tra vent’anni non sarete delusi delle cose che avete fatto, ma da quelle che non avete fatto!
Allora levate l’ancora, abbandonate i porti sicuri, catturate il vento nelle vostre vele.
…Esplorate. Sognate. Scoprite…”
Buon vento!
Di Barbara Fasano [http://www.relazionarsi.it]
Barbara FasanoChi è Barbara Fasano?
Counselor (Gestalt Counseling)
Iscritta al CNCP (Coordinamento Nazionale Counselor Professionisti) accreditato dalla E.A.C. (European Association of Counselling)
Vive e lavora a Catania da oltre 20 anni occupandosi, come Formatrice, di Tecniche di Comunicazione.
Ha conseguito il Master in Gestalt Counseling presso l’ASPIC dove ha seguito anche seminari e laboratori di approfondimento nell’ambito dell’Art-Counseling.
Lavora come Counselor nell’ambito delle “relazioni difficili” con particolare attenzione al mondo delle donne.
Il suo lavoro è soprattutto ascoltare, sostenere ed aiutare donne che vivono situazioni di conflitto con il proprio/a partner, sul lavoro, in famiglia con i propri figli, con l’intento di migliorare, attraverso l’uso delle tecniche di Counseling, la qualità delle loro relazioni e quindi della vita.
Si occupa, anche, di uno Spazio Ascolto Arcobaleno, servizio di Counseling di sostegno rivolto in modo specifico alla comunità omosessuale e a genitori con figli omosessuali.
RELAZIONARSI – http://www.relazionarsi.it
Contenuti consigliati
Articoli collegati





































