Gen 22
lo zen e l arte di giocare a tennis 28926 Lo Zen e lArte di Giocare a Tennis osho

Perché la mente e le emozioni influenzano
in maniera così determinante i nostri risultati?

Come possiamo neutralizzare le forze negative
e raggiungere il successo? Grazie a cosa riusciamo
a esprimere il nostro massimo potenziale?

Dopo aver incontrato la filosofia di Osho, il tennista Romano Agam Bernardini ne applica benefici e insegnamenti al gioco del tennis, che in queste pagine diventa una splendida metafora di ogni sfida che la vita ci propone.

Nel libro di Romano Agam Bernardini ho riconosciuto molte delle tecniche che istintivamente ho messo in pratica nella mia carriera e ho rivissuto quei momenti di grazia in cui ci si sente così presenti, così mentalmente freschi e lucidi da poter dire di essere in uno stato di percezione diverso e in qualche modo superiore.

Grazie agli insegnamenti di Romano Agam Bernardini possiamo comprendere che non giochiamo mai contro, ma sempre con qualcuno. Dall’altra parte della rete c’è un compagno di giochi. L’avversario da battere non è lui, ma tutto ciò che ci impedisce di esprimere al massimo le nostre qualità.

Dalla prefazione al libro firmata da Nicola Pietrangeli, stella italiana del tennis mondiale, tra i giocatori più importanti che il nostro paese abbia mai messo in campo.





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Creare buone relazioni col mondo

Creare buone relazioni

Una meditazione buddhista semplice ma efficace per riflettere sulle innumerevoli relazioni e interdipendenze che intrecciamo in ogni istante con ogni essere e con ogni aspetto della vita. Viviamo immersi in un oceano di relazioni.

Buddha Shakyamuni ha insegnato che la pace non può nascere sino a quando non ne sviluppiamo personalmente le cause. Le vere cause della pace vanno ricercate dentro di noi, non all’esterno dell’individuo. Fuori si possono stabilire le condizioni favorevoli ma non le cause sostanziali, che sono direttamente connesse con la mente e i fattori mentali che l’accompagnano.

Sino a quando non riusciremo a eliminare completamente le emozioni afflittive – l’ignoranza, l’attaccamento, l’odio… – e a generare qualità virtuose quali l’amore, la compassione, la pazienza, la saggezza, la nostra mente non potrà mai dimorare in uno stato duraturo di pace e felicità.

Il sentiero interiore che Buddha Shakyamuni ha insegnato per trasformare positivamente la mente degli individui va sviluppato combinando due aspetti della pratica, chiamati metodo e saggezza. Questi devono diventare uno il sostegno dell’altro.

Il metodo è la non-violenza (ahimsa) o compassione, mentre la saggezza, la visione che sostiene tale metodo, è la comprensione dell’interrelazione tra le cose, del loro sorgere dipendente.

Sorgere dipendente significa che ogni cosa si sviluppa e nasce in relazione ad altre. Il significato pratico che va attribuito a tale combinazione è che le nostre azioni di corpo, parola e mente non devono manifestare violenza perché siamo interdipendenti. In breve, non bisogna essere violenti perché la nostra felicità dipende dagli altri, deriva dalle relazioni con altri esseri.

Dovremmo sederci in posizione di meditazione e considerare questa realtà, riflettere e meditare su questo aspetto evidente del sorgere dipendente, finché la sua verità non ci tocca il cuore e ci fa sorgere un senso di gratitudine verso gli altri, unita alla consapevolezza che tutti quanti siamo costantemente e profondamente interdipendenti.

Proviamo a riflettere, meditare e contemplare i seguenti pensieri, uno dopo l’altro:

1. Siamo nati grazie a un padre e a una madre che ci hanno procreati. Appena nati eravamo completamente indifesi e privi di autosufficienza: grazie alle loro cure siamo potuti sopravvivere e crescere.

2. La nostra educazione è il risultato della gentilezza e della pazienza di un maestro o di una maestra, dei professori con i quali ci siamo relazionati nel corso dei nostri studi scolastici. Anche la nostra conoscenza è un risultato del sorgere dipendente, in quanto deriva dai libri, dagli insegnanti e dalle relazioni con i compagni di scuola: è con loro che giornalmente ci siamo confrontati per verificare la validità dei nostri punti di vista e per mettere in discussione le nostre certezze.

3. Ogni momento di felicità, ogni esperienza positiva, ha comportato sempre una relazione interpersonale. Pensiamo alle amicizie, al rapporto di coppia, a un nucleo familiare, alla relazione maestro-discepolo…

4. Ogni cosa o bene che utilizziamo è il risultato di una qualche forma di gentilezza da parte di altri esseri. La carne che mangiamo e il latte che beviamo derivano dalla generosità delle mucche. Le scarpe di pelle che usiamo, le maglie di lana che indossiamo, sono state prodotte grazie agli animali che hanno fornito la loro pelle e la loro lana. Gli ortaggi, la frutta e i cereali e sono il frutto del duro lavoro dei contadini. Ogni tipo di macchinario e utensile che utilizziamo è il risultato di ore e ore di lavoro di operai, impiegati, dirigenti, manager e industriali. Le case in cui viviamo e che proteggono il nostro corpo dal caldo, dal freddo e dall’azione disturbante degli elementi, sono anch’esse il risultato del lavoro di altri esseri umani: muratori, falegnami, ingegneri, architetti e così via.

5. Lo stesso ambiente nei suoi molteplici aspetti, che molte volte consideriamo solo panoramici – i laghi, le montagne, i boschi, il mare – impegna tutti gli esseri in una relazione di sorgere dipendente, poiché è il sostegno della nostra esistenza. A chi non piacerebbe vivere in ambienti puliti, armoniosi e incontaminati, che anche il solo osservarli calma e apre la mente? Per tali ragioni la loro salvaguardia è necessariamente una responsabilità dell’individuo e della collettività.

Questa riflessione analitica, coltivata considerando gli innumerevoli aspetti positivi del rapporto di interdipendenza, ci porta a comprendere a fondo l’importanza di sviluppare un’azione non-violenta nei confronti di tutti gli esseri e verso lo stesso ambiente, unita a un senso di amore e compassione.

Ven. Lorenzo Rossello (Lobsang Tharcin)
Fonte: http://www.lifegate.it

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recuperare energia

recuperare energia

Lavorare stanca anche quando si ha la fortuna di trovarsi in un ambiente gradevole e di avere colleghi e colleghe simpatici e positivi. In caso di affaticamento il rimedio migliore è, ovviamente, il riposo, il silenzio e il contatto con la natura. Tre opportunità che occorrebbe potersi concedere anche quando l’orario di uscita dal lavoro è ancora lontano o proprio non è possibile rimandare a domani.

Ecco allora che la mente può venirci in soccorso e aiutarci a sopperire alla mancanza di riposo, silenzio e contatto con la natura. Attraverso l’immedesimazione, la visualizzazione, la meditazione è possibile recuperare un po’ di energia anche stando seduti alla propria scrivania o (meglio) durante una pausa. Calmare la mente, respirare consapevolmente, favorire la circolazione del sangue e tonificare il corpo è possibile ovunque e in ogni tempo, tanto che le offerte di matrice olistica sono davvero tante.

Chi applica il Feng shui in ufficio o nella casa di norma prima o poi avverte l’esigenza di conoscere e applicare i principi di questa antica disciplina cinese anche sul corpo fisico ed energetico della persona stessa così da amplificare ancor più i benefici di una migliore circolazione di energia. Sia il Qi Gong, sia il Tai chi sono pratiche, antiche quanto l’uomo, finalizzate a garantirsi uno stato di buona salute e, come il Feng shui, si basano sui principi della Medicina Tradizionale Cinese, quindi sul concetto di prevenzione a garanzia dello stato di buona salute. Chi ha frequentato o frequenta un corso sa già cosa fare quando avverte un senso di torpore, stanchezza, mancanza di lucidità o, peggio, di disagio o paura. Ma è comunque utile, magari approfittando proprio della lettura di questo articolo, suggerire qualche semplice esercizio che certamente aiuterà a “distrarre” la mente e quindi a ritrovare nuove energie durante le dure ore di scrivania.

La prima cosa da fare è “calmare” la mente. Dunque si staccano i telefoni e ci si accerta che non si verrà disturbati per i prossimi dieci minuti. Poi ci si mette comodi, possibilmente “ben orientati” nello spazio e scalzi così da scaricare a terra eventuali accumuli di tensione. E, respirando consapevolmente, ci si osserva così da comprendere il livello su cui è prioritario intervenire. Ad esempio il collo è sempre molto sofferente per via delle posizioni rigide che la persona assume soprattutto quando si trova al computer: percuotere la parte laterale dei palmi delle mani, tenendo i palmi rivolti verso l’alto, per almeno 36 volte serve appunto a attenuare la rigidità del collo, il mal di testa, la lombaggine, l’artrite e l’artrosi della mano, agisce sui ronzii dell’orecchio, la sordità e sull’intestino tenue (il meridiano corrispondente parte appunto dal mignolo della mano). Per problemi al capo e al volto (occhi, bocca, denti, ecc.) e/o all’intestino crasso, i palmi si percuotono, questa volta, rivolgendoli verso il basso.

Una volta ripetuto per 36 volte il massaggio conviene praticare anche una sequenza (sempre di 36) di percussione delle dita a mani incrociate. Con i gomiti che formano un angolo superiore ai 90° si intrecciano le dita e si fanno scontrare tra loro così da massaggiare la base delle dita. Questo esercizio rinforza ben 8 punti vitali ed è utile anche quando si hanno le estremità fredde o intorpidite.

Percuotere la base dei palmi (cioè i polsi), con i palmi rivolti verso l’interno (sempre per almeno 36 volte), agisce invece su tre meridiani ed è benefico per problemi al torace, ai polmoni, al cuore, allo stomaco oltre che alle estremità superiori. E’ benefico eseguire tutta la sequenza così che le mani si carichino di energia vitale e si possa procedere al massaggio facciale teso a raggiungere gli organi interni collegati ai singoli apparati sensoriali.

Ad esempio: massaggiare con la punta del dito medio che forma piccoli cerchi al centro dell’arcata sopraciliare (terzo occhio) agisce sul mal di testa, vertigini, insonnia, sangue dal naso. Il massaggio di pollice e medio ai lati degli occhi (vicino al naso) e del globo oculare (pollici alle tempie, indici piegati che massaggiano, dall’inizio delle sopracilia alla fine, la palpebra superiore) agisce su tutti i cinque organi pieni (reni, polmoni, milza, cuore, fegato). Punta del pollice e seconda falange dell’indice piegato che massaggiano il lobo dell’orecchio fanno bene ai reni.

Il massaggio della testa (con movimenti circolari della base dei palmi partendo dalle tempie e arrivando alla nuca) e del collo (con entrambi le mani dall’alto verso il basso) concludono la serie del massaggio facciale che può essere fatto anche nel modo che segue. Mani riunite all’altezza del plesso solare (come se si stesse pregando), cominciando dal petto le mani si aprono e con una leggera pressione si muovono verso l’alto (gola, zigomi, guance). Gli indici massaggiano prima i lati e poi la radice del naso. Si passano le palme aperte sopra le orecchie e le tempie e si ricongiungono sulla testa (in verticale come in un gesto di preghiera) in ultimo si riaprono le palme e si appoggiano sopra agli occhi chiusi per qualche secondo. Un altro punto dolente è la zona lombare della schiena. Se non si è fatta la sequenza descritta, occorre alzarsi dalla sedia, scaldare le mani sfregandole per almeno 36 volte (o multipli di 9) poi chiuderle a pugno e con le nocche massaggiare i reni con piccoli circoli a medio-forte pressione per almeno 36 volte (o multipli di 9).

Infine un rimedio efficace per la mente in caso di shock emotivo (non occorre ricordare che anche le situazioni apparentemente ben gestite… possono danneggiarci nel profondo) o di minaccia, aggressione (psicologica) altrui o insicurezza.

La prima cosa da fare, non ci si deve mai stancare di ripeterlo, è “calmare” la mente. Dunque si staccano i telefoni e ci si accerta che non si verrà disturbati per i prossimi dieci minuti. Poi ci si mette comodi, possibilmente “ben orientati” nello spazio e scalzi così da scaricare a terra eventuali accumuli di tensione. E, respirando consapevolmente si INSPIRA visualizzando una piccola sfera di energia rossa fiammante che entra nel nostro terzo occhio e velocemente percorre ruotando l’interno della testa e del corpo raccogliendo e assorbendo negatività, tensioni, paure, ansia.

ESPIRANDO la sfera “schizza” via (sempre dal terzo occhio), liberandoci dai “cattivi” sentimenti (meglio ripetere almeno 3 volte o multipli di 3 inspirando dal naso ed espirando dalla bocca).

Una premessa importante, che temevo venisse dimenticata se apposta, appunto, dove solitamente va posta una premessa, è che le pratiche o gli esercizi suggeriti non vogliono apparire come rimedi per casi patologici che vanno sempre e comunque curati con l’ausilio del medico.

Fonte: http://www.managerzen.it

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