Apr 15

Il Libro della Quiete Interiore
Trovare l’equilibrio in un mondo frenetico

Si può raggiungere la quiete interiore, in mezzo alla confusione, al movimento e al rumore del mondo moderno?

Una quiete che non sia scossa dalle avversità del quotidiano e permetta di trovare sempre un proprio equilibrio, conforto e pace?

Non esiste una risposta che valga per tutti e ovunque, ma la tradizione filosofica ha sempre dedicato molto spazio a questi temi, e Gerd B. Achenbach ci presenta le intuizioni, i suggerimenti per trovare la propria strada verso la serenità.

Lo fa prendendo spunto da una scelta di testi i cui autori vanno da Seneca e Marco Aurelio a Plutarco, Montaigne e Pascal, Schopenhauer e Nietzsche.

Testi ricchi di ispirazione, profondi, ma spesso anche non privi di humour, che mostrano come sia possibile fermarsi, ribellarsi alla superficialità del mondo e prendere coscienza della pesantezza e della leggerezza del vivere.

Seguendo un’idea che era già degli stoici antichi, questo parlare di quiete interiore non è una proposta di intimismo, ma ricerca di un atteggiamento che porta a prenderci cura con attenzione, compassione e delicatezza di noi stessi e degli altri esseri umani: perché solo chi è attivo conosce la vera quiete.



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Apr 14

Permacultura per Tutti - Libro
Oltre l’agricoltura biologica, per curare la terra e guarire il Pianeta.
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Neologismo derivato dalla fusione di permanent e agriculture (agricoltura permanente), la permacultura nasce intorno al 1978 per opera di Bill Mollison e David Holmgren e si afferma con grande rapidità negli anni seguenti in tutto il mondo anglosassone.

Il punto di forza della permacultura è la sua capacità di andare oltre l’agricoltura sostenibile per proporsi come sistema per progettare insediamenti umani modellati sugli ecosistemi naturali, allo scopo di creare sistemi produttivi durevoli, sostenibili e produttivi, ovvero in grado di automantenersi e rinnovarsi con un basso input di energia.

Di carattere essenzialmente pratico, la permacultura si può applicare a un balcone, a un piccolo orto, a un grande azienda agricola o a intere zone naturali, così come ad abitazioni isolate, ecovillaggi e insediamenti urbani.

Il libro, pubblicato nel Regno Unito con il titolo Permaculture in a Nutshell, e già tradotto nelle principali lingue, è uno dei testi di maggior successo sui principi ispiratori e le pratiche della permacultura.

Ad arricchire la versione italiana sono le schede di Deborah Rim Moiso riguardanti le esperienze attive in diverse regioni, con le voci e le storie di chi sta già applicando i suggerimenti della permacultura in Italia.

Si va diffondendo sempre di più la consapevolezza che l’attuale modello di sviluppo sia incompatibile con i limiti fisici della Terra. Sappiamo di non poter continuare a inquinare come facciamo ora e che non riusciremo a soddisfare per sempre la nostra fame di materie prime ed energia.

Fino ad oggi abbiamo usato il petrolio e altri combustibili fossili come se fossero fonti inesauribili, sviluppando un sistema agro-alimentare che per ogni caloria di cibo prodotta consuma circa dieci calorie di energia.

Passare a una produzione agricola biologica potrebbe contribuire a riequilibrare il bilancio energetico, dato che la produzione di fertilizzanti e pesticidi di sintesi richiede elevate quantità di energia fossile.

Tuttavia, neanche l’agricoltura biologica convenzionale è in grado di ridurre in modo significativo la dipendenza del sistema agro-alimentare dalle macchine agricole e dalla logistica dei trasporti.

Dunque, anche con la conversione al biologico di tutta l’agricoltura, la filiera che dai campi porta il cibo sulle nostre tavole continuerebbe a consumare più energia di quanta ne produce sotto forma di calorie alimentari.

 



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Apr 13

La mia vita con 300 euro al mese

La mia vita con 300 euro al mese

I giovani e la crisi. I giovani e il lavoro. Secondo l’Istat si sono persi un milione di impieghi negli ultimi tre anni. Tutti di ragazzi. Dietro a ogni dato, dietro a ogni statistica, ci sono persone. Questa è la storia di Stefania Cimini, 28 anni, che sopravvive con 300 euro al mese.

Ho ventotto anni e sono una stagista. Vivo con trecento euro al mese. E fin qui, niente di anormale, direte voi. No, infatti niente di anormale, se non fosse che c’è un errore di fondo nella frase precedente, non dovrei utilizzare la parola “vivo”, perché a voler dare un’occhiata più approfondita questa non è vita.

L’affitto di una stanza in una casa che condivido con altre tre persone, tutti lavoratori, la pagan i miei genitori. E per il resto a loro non chiedo altri soldi, perché fanno già tanto. Vedere che ora neppure possano godersi quel poco di stipendio che gli avanza perché devono ancora provvedere alla loro figlia ventottenne mi fa molta rabbia. E poi ci sono i miei trecento euro.

Cento vanno via automaticamente ogni mese, tra abbonamento ai mezzi, sigarette e altre spese fisse. Con altri cento faccio la spesa, e a volte, quando verso fine mese non ho più nulla in dispensa e devo saltare la cena, vado a letto ancor più arrabbiata per lo stomaco vuoto e per essere costretta a vivere così. Gli ultimi cento euro me li tengo per i fine settimana, quando le mie amiche mi chiamano per uscire ed io invento scuse per rifiutare gli inviti a cenare fuori e centellino le adesioni ai dopocena, nei quali ordino di solito una coca, la cosa meno cara che ci sia sul menù, sperando che i miei compagni di serata non se ne accorgano. Provo addirittura a mettere qualche euro da parte, per le emergenze, anche se l’emergenza è tutti i giorni. Eppure, se mi vedeste camminare per la strada, nessuno sospetterebbe minimamente della mia situazione. Anzi… Bei vestiti, tutti comprati più di due anni fa, quando ancora avevo uno stipendio, passo sicuro e testa alta, di chi sa di valere, anche se non gli è riconosciuto.

E al mattino quando vado a lavorare in tailleur (obbligatori nel ruolo che occupo) i senzatetto si avvicinano per chiedermi qualche spiccio ed io mi sento insieme arrabbiata, triste e imbarazzata. Arrabbiata perché sembra che io sia senza cuore piena di soldi ed invece a volte ho davvero solo due euro nel portafoglio. Triste perché nel mondo in cui vivo io, a differenza di loro, nonostante non abbia soldi, non devo darlo a vedere, o meglio, devo comunque truccarmi, vestirmi, farmi i capelli. Imbarazzata perché nonostante tutto io ho più di loro e non mi basta, non può bastarmi.

Il tutto mentre la generazione precedente alla mia si ingozza. In moltissimi casi non ha nemmeno la metà della mia preparazione e delle mie competenze eppure si lamenta perché non ha soldi, ma ha la casa di proprietà, auto e moto in garage, vacanze in località balneari e uno stipendio ogni mese garantito a vita (dicasi di contratto a tempo indeterminato, in Italia).

E poi mi guardano, si rivolgono a me ed hanno il coraggio di dirmi: beata te che sei giovane ed hai ancora tutta la vita davanti. Questa giovane, vorrei risponder loro, ha quasi trent’anni, età in cui sua madre aveva già due figlie adolescenti. Questa giovane non ha neppure la possibilità di affittare un buco di monolocale, e non solo perché non ha uno stipendio, ma perché per affittare un appartamento è necessario un contratto a tempo indeterminato. Questa giovane è pronta a fare una famiglia ed è consapevole che per mettere al mondo un figlio non le restano che pochi anni, ma purtroppo quel desiderio le sembra lontano anni luce, se non riesce neppure a valere per se stessa. Questa giovane non tollera di venire additata come la causa dei suoi mali, perché non vuole andare a raccogliere i pomodori o lavare i piatti nei ristoranti, quando la società in cui vive le ha venduto l’illusione di una vita migliore per quelli che studiavano, rimangiandosela poi in modo vergognoso e scaricando persino la colpa su chi, a questa illusione, ci ha creduto. Questa giovane si indigna, quando nemmeno troppo velatamente viene inserita nella categoria dei “bamboccioni”, senza che nessuno si sia preso il disturbo di scoprire che nell’arco della sua vita ha cambiato 18 appartamenti, vissuto in 7 città differenti, condiviso casa con qualcosa come 35 coinquilini. E la cosa più importante di tutte è che questa giovane rappresenta migliaia di giovani come lei, preparati, svegli, intelligenti, con potenzialità e idee e voglia di fare, ma che lentamente si stanno spegnendo in una società che non li rappresenta minimamente, non dà loro alcuna opportunità, e quando gliela dà, si preoccupa subito di precisare che “oggi lo stipendio è obsoleto, passato in secondo piano, non si lavora più per quello ma per prestigio e crescita personale”.

Ma allora, ditemi voi, cara generazione precedente, che legge sui giornali che i giovani sono in crisi, ma poi di nascosto pensa che è colpa loro, ditemi voi se questa è vita, privandoti di tutto il superfluo perché non puoi permettertelo. Ditemi voi signori, che speranza ha un giovane oggi se ogni ideologia è fallita ed il dio denaro, in adorazione al quale ci hanno cresciuti, ci ha abbandonato. Ditemelo voi signori, perché io mi sforzo ogni giorno di trovare una risposta, ed ogni giorno vivo l’ennesima, bruciante sconfitta.

Di Benedetta Argentieri.
Fonte: http://solferino28.corriere.it

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