Dic 23
Wolfgang Pauli

Wolfgang Pauli

Il dialogo tra la religione e la scienza avviene non solo come dibattito aperto tra due discipline. È anche un movimento verso la completezza in un individuo che cerca di riconciliare interiore ed esteriore, soggettivo ed oggettivo, teoria ed esperienza. Nel considerare questa relazione tra la scienza e la religione è utile rivolgersi alla vita di Wolfgang Pauli, uno dei più importanti fisici del ventesimo secolo.

Pauli nacque nel 1900 a Vienna e pubblicò il suo primo scritto scientifico due mesi dalla fine della scuola superiore. A vent’anni aveva scritto un articolo di 200 pagine sulla teoria della relatività che fu elogiato da Einstein con le seguenti parole, “nessuno che studiasse questo lavoro maturo e magnificamente concepito potrebbe credere che l’autore sia un uomo di 21 anni (sic).

Ci si chiede cosa dovremmo ammirare di più … la comprensione psicologica dello sviluppo delle idee, la sicurezza della deduzione matematica, la profonda visione fisica, la capacità di presentazione.” Le conversazioni di Pauli con Heisenberg spianarono la strada per la teoria quantistica e, ad alcuni mesi dalla scoperta di Heisenberg, Pauli aveva applicato la nuova teoria per calcolare lo spettro dell’atomo di idrogeno. Le sue successive discussioni con Bohr aiutarono a formulare l’interpretazione di quella teoria. Il suo famoso Principio di Esclusione spiega perché c’è struttura nell’universo. Elettroni, protoni ed altre particelle chiamate fermioni sono governate da un principio di asimmetria, che significa che non possono essere tutti nello stesso stato quantistico.

Questa restrizione dà inizio alla differenziazione del mondo materiale in uno di vari elementi chimici. Dall’altra parte, le particelle bosone sono governate dal principio della simmetria che permette loro di aggregarsi in un singolo stato coerente, com’è il caso dei laser, dei superconduttori e dei superfluidi.

La visione di Pauli dell’importantissima simmetria in natura lo portò anche a predire il neutrino, venticinque anni prima che fosse scoperto sperimentalmente. Da parte sua, Max Born, credette che Pauli fosse uno scienziato più grande di Einstein. Però il nome di Pauli non è mai stato molto conosciuto al pubblico in generale come gli altri giganti della scienza degli ultimi trecento anni. Il motivo è che Pauli preferì lavorare dietro le quinte proponendo nuove idee e fornendo commenti critici in conversazioni, lezioni e lettere. Nella sua personalità Pauli fu un po’ un paradosso. Mentre alcuni si riferirono a Pauli come “la coscienza della fisica” altri lo soprannominarono “il tremendo Pauli” e “la frusta di Dio” a causa dei suoi commenti brutali e severi durante i seminari. Riferendosi ad un articolo di un collega, ad esempio, disse, “Questo non è corretto. E non è nemmeno sbagliato. Pauli era molto attaccato a sua madre che si suicidò nel 1927 quando scoperse che suo marito aveva una relazione. Da questo punto in avanti la vita di Pauli cadde a pezzi.

Il suo matrimonio con una cantante di nightclub durò solo alcune settimane. Iniziò a bere sempre più e divenne aggressivo nei bar al punto di essere buttato fuori. Finalmente a trent’anni consultò Carl Jung che lo trovò “un individuo estremamente unidirezionale il cui inconscio era divenuto turbato ed attivato; così si proiettava su altri uomini che gli apparivano come suoi nemici … divenne molto solitario … iniziò a bere … litigare … fu picchiato”.

Nella tipologia junghiana, Pauli era il tipo di pensatore la cui funzione dei sentimenti era stata così repressa e non riconosciuta che ora minacciava di esplodere e di travolgerlo. Jung trovò Pauli così “stracolmo di materiale arcaico” che, non volendo influenzare o “contaminare” questo materiale in alcun modo, lo indicò ad un collega, Erna Rosenbaum, per l’analisi dei sogni. La Rosembaum si era appena laureata perciò Jung sapeva che non avrebbe “interferito” col suo paziente. Ed invero durante i cinque mesi di analisi Pauli riportò centinaia di sogni eccezionali. Aveva aperto un dialogo con i più profondi livelli della sua mente inconscia. L’incontro di Pauli con l’inconscio culminò in una visione di una tale sublime armonia - l’Orologio del Mondo - che produsse qualcosa di simile ad una conversione religiosa nel fisico. Questo sogno espresse la misteriosa armonia del cosmo e nel suo simbolismo unì due mondi - rappresentati da dischi rotanti.

Questo tema di unificazione di due mondi sarebbe ricorso ripetutamente durante la vita da sveglio ed onirica di Pauli. Grazie a questi messaggi dall’inconscio Pauli iniziò ad avere intuizioni sulla sua stessa natura ed avvertì il pericolo della sua personalità nell’oscillare da un estremo all’altro. Si rese conto che era stato freddo, cinico, ateo ed intellettuale. Poteva oscillare, scrisse, dal delinquente e criminale all’eremita non intellettuale che aveva manifestazioni d’estasi e visioni. Verso il 1935 Pauli sognò che Einstein venne da lui e gli disse che la teoria quantistica era unidimensionale ma che la realtà era bidimensionale. Pauli doveva accettare una nuova dimensione della realtà ed egli credette che la dimensione mancante fosse l’inconscio ed i suoi archetipi. Jung aveva proposto gli archetipi come princìpi strutturali della mente inconscia ma Pauli ora affermava che essi erano anche i princìpi sottostanti per le strutture ed i processi nel mondo fisico. A questo proposito intraprese un programma di ricerca per sviluppare quello che definì un “linguaggio neutro”, uno che si fosse applicato ugualmente bene alla fisica come alla psicologia.

Collaborò con Jung sul lavoro di quest’ultimo sulla sincronicità (il “principio di connessione acasuale” di Jung o la “connessione significativa). Indipendentemente iniziò a studiare il modo in cui l’archetipo della Trinità aveva influenzato Keplero nella sua formulazione delle leggi del movimento planetario. Ma Pauli stava ora facendo altri sogni in cui una “donna esotica” gli andava a far visita. Pauli credeva che lei fosse la sua anima. Iniziò a capire che la questione più importante era “la mancanza dell’anima nella moderna concezione scientifica del mondo”. Lo “spirito della materia”, credeva, era stato negato per 300 anni ed ora stava lottando per la resurrezione. Era guidato da una visione del ritorno dell’anima nel mondo. Mentre aveva parlato con pochissime persone del suo nuovo lavoro, una volta disse al suo assistente, H.B.G. Casimir, “Credo di sapere cosa succederà. Lo so esattamente. Ma non lo dico agli altri. Perciò sto facendo piuttosto teoria a cinque dimensioni della relatività benché non ci creda veramente. Ma so cosa succederà. Forse te lo dirò qualche altra volta.”

Contemporaneamente al suo lavoro sulla psiche, Pauli continuò a lottare con i princìpi della simmetria e dell’asimmetria in fisica che, nelle sue numerose conversazioni con Heisenberg, egli definì come un tentativo di riconciliare “Cristo e il Demonio”. Se seguiamo l’ingiunzione di Carl Jung che l’alchimia non era tanto primitiva sperimentazione chimica ma un movimento psicologico verso la completezza, in cui i processi interni della psiche sono proiettati esternamente sulla materia, allora l’opera di Pauli in fisica è tutt’uno col suo tentativo di ottenere un matrimonio mistico tra la materia e lo spirito. Secondo Jung, il sogno di Pauli dell’Orologio del Mondo aveva prodotto qualcosa di simile ad una conversione religiosa ed un cambiamento radicale nella vita di Pauli.

Ciò nonostante nella sua mezza età iniziò a diventare depresso. All’età di 47 anni ebbe il primo di una serie di sogni preoccupanti in cui un “persiano” lo andava a trovare. Nella prima occasione lo straniero arrivò portando delle lettere. Voleva entrare nell’università di Pauli e studiare ma non gli era concesso. Quando iniziò a parlare a Pauli con voce acuta Pauli gli chiese se fosse la sua ombra. “No,” disse lo straniero, “tu sei la mia ombra”. Pauli gli chiese se voleva studiare fisica. Il visitatore disse che non riusciva a comprendere il linguaggio di Pauli e Pauli non avrebbe compreso la fisica nel suo linguaggio. Ma avrebbe aiutato Pauli portandogli una sedia perché non c’era una sedia nello studio di Pauli. Pauli avrebbe dovuto lasciar andare le sue illusioni. “Ha molte donne ma ce ne può essere soltanto una.” Ripensando al sogno Pauli si rese conto che il suo tentativo di un matrimonio mistico era stato troppo accademico.

Malgrado le sue intuizioni psicologiche egli stesso rimase scollegato dalla realtà - il suo ufficio non aveva neppure una sedia. Nonostante questa visione di unificazione continuò a vivere in un mondo dove c’era una chiara divisione tra spirito e materia. Il messaggio del persiano era chiaro, il linguaggio neutrale di Pauli non sarebbe mai stato sufficiente per colmare quel divario. Pauli si rese conto che l’elemento fondamentale nel nostro mondo moderno è la mancanza d’anima nella concezione scientifica del mondo, però ora gli si dice di essere fedele soltanto ad una donna - la sua stessa anima. I sogni di Pauli continuarono a metterlo in guardia. Due anni dopo sognò che era nel dipartimento di fisica di un alto edificio. Lesse un annuncio che ci sarebbe stata una lezione di cucina fatta dal Professor Pauli. Improvvisamente scoppiò un incendio nell’edificio. Pauli riuscì a fuggire e trovò un taxi all’entrata. Il conducente era lo “straniero” che disse “Ti porterò dove appartieni”. Di nuovo Pauli era stato avvisato che aveva perso contatto con la realtà. La cucina lo avrebbe portato alla materia grezza della vita, alla trasformazione alchemica. Credette che lo straniero fosse Ermes o Mercurio che lo tentava ad entrare nel mondo dei sensi. Se Pauli non riuscì a fare questo passo nella sua vita come avrebbe mai potuto trasformare la visione scientifica per includerne l’anima? In una lettera a Jung scrisse che l’elemento mancante era Eros; solo l’amore avrebbe saputo colmare il divario tra la fisica, lo spirito e la psicologia.

Sempre più Pauli si sentì diviso nella sua vita. I suoi sogni avevano mostrato la direzione in cui avrebbe dovuto muoversi, però gli mancava il coraggio di cambiare. Iniziò a far visita all’assistente di Jung, Maria von Franz, e formò una relazione che ebbe un profondo significato spirituale per lui. Perseverò nell’analisi dei suoi sogni però, secondo von Franz, “non voleva arrendersi alle richieste dell’inconscio e soffrirne le conseguenze.” Nella scienza il calore è la chiave di trasformazione. Come metafora si applica ugualmente all’alchimia come pure alla psicoterapia. I processi entro una storta alchemica sono rispecchiati da quelli dell’incontro terapeutico. Solo il calore, che sale con l’amore, scongelerà “gli incidenti ghiacciati della vita” come dice la junghiana Beverly Zabriski. Attraverso questo dialogo con l’inconscio e le sue proiezioni nel mondo della fisica, come pure i suoi tentativi di riconciliare materia e spirito nel mondo, Pauli stesso stava facendo lavoro alchemico. Però l’oro alchemico non apparì mai. Eros era sempre stato assente dalla sua vita. Verso la fine della sua vita al fisico fu concesso un sogno finale. Una donna gli insegnerà a suonare il pianoforte. Lei prende un anello dal suo dito e lo dà a lui. Gli dice che quest’anello unirà i due mondi perché è l’anello della sua scuola di matematica. È “l’anello di i.” Il significato di quest’anello è che in matematica “i” sta per quelli che sono conosciuti come numeri immaginari. Assieme ai numeri reali essi creano un piano bidimensionale.

Ancora il simbolismo ritornava al sogno trasformatore di Pauli dell’Orologio del Mondo, un congegno che univa due mondi nell’armonia più sublime. Ma le figure nei suoi sogni stavano diventando arrabbiate ed iniziarono a perseguitarlo. Aveva perso il suo orientamento ed alla fine abbandonò il suo sogno di unificare il mondo interno e quello esterno. Per qualche tempo continuò con la fisica e con il suo tentativo di riconciliare “Cristo e il Diavolo”. Durante il Natale del 1957, scrisse ad Heisenberg, “Se solo i due divini contendenti - Cristo e il Diavolo - potessero riconoscere che sono diventati molto più simmetrici!” Poco tempo dopo Pauli si recò negli Stati Uniti per spiegare la sua nuova teoria.

Da là Heisenberg ricevette una brusca lettera che gli diceva che lui, Pauli, ritirava il suo lavoro. Alcuni mesi dopo Pauli si ammalò e, a seguito di un’operazione, morì di cancro. Pauli stesso poteva credere che la sua vita era finita in fallimento - il fallimento di unire “Cristo e il Demonio” entro la sua teoria del campo unificato della fisica ed il fallimento di effettuare un’unione di materia e spirito entro il mondo della fisica. Ciò nonostante la validità del suo sogno vive ancora. L’esempio di Pauli è salutare. Ci dice che questo desiderio di un matrimonio tra la materia e lo spirito, la scienza e la religione, rimane unilaterale quando è fatto solo a livello astratto o intellettuale. Eros deve entrare, non si deve solo cercare l’unità all’esterno, nel mondo delle idee, ma all’interno nella propria vita. Quest’ultima, questa ricerca per la completezza interiore, può essere un processo infinito. A dire il vero, il processo stesso potrebbe essere più significativo di qualche fantasia di uno scopo finale.

Questo mi porta ad una considerazione finale, che, spero stimolerà il dibattito. È che la religione in … che, io credo la scienza (com’è praticata al momento), e la religione si separino, o almeno rivelino un atteggiamento diverso verso la conoscenza e la certezza. La religione tollera il mistero, il vivere con l’incertezza e l’accettazione del dubbio. I filosofi lavorano in una lunga tradizione, rivedendo ed illuminando eterni problemi di verità, morale e comportamento. Scrittori, artisti e compositori aggiungono continuamente, consolidano o trasformano le loro stesse tradizioni. La scienza però, particolarmente la fisica teorica della seconda metà del ventesimo secolo, ha costantemente cercato una chiusura. Vuole raggiungere il livello più fondamentale, l’equazione suprema, la particella “Dio”.

La fisica ha creato questo scopo finale per se stessa e crede che sia un fine raggiungibile. L’incapacità di raggiungere una tale ipotetica meta può perciò essere facilmente vista come un fallimento personale. È vero che il livello o la spiegazione suprema possono effettivamente esistere. Allo stesso modo possono non esistere. È del tutto possibile che, in un certo senso, la fisica possa continuare a dialogare con la natura nell’immediato futuro. È possibile che sia stato a questo livello che Pauli ha confuso il suo fallimento di unificare la simmetria (Cristo e il Demonio) in fisica con l’apertura della sua ricerca per la completezza della materia e dello spirito e con la natura interiore della sua stessa ricerca interiore. Io credo che la vita di Pauli ci insegni che il dialogo tra la scienza e la religione deve anche continuare nella vita di ciascun individuo che si impegni nel dibattito. A questo proposito mi ricordo di una storia che Carl Jung spesso raccontava.

Si tratta della storia di un uomo della pioggia che fu invitato in un villaggio che aveva avuto un lungo periodo di siccità. Dopo essere entrato nel villaggio il vecchio andò in una capanna dove restò per qualche tempo. Finalmente le piogge iniziarono e gli abitanti del villaggio chiesero all’uomo come aveva fatto la pioggia. “Io non ho fatto la pioggia,” fu la sua risposta.

“Quando sono entrato nel villaggio l’ho trovato in grande disarmonia, così i processi della natura non operavano nel modo che avrebbero dovuto. Questo ha prodotto disarmonia anche in me. Perciò sono andato dentro alla capanna per ricompormi finché la mia armonia interna fu ritornata e l’equilibrio ristabilito. Poi iniziò a piovere.”

Di F. David Peat.

Fonte: http://www.scienzaeconoscenza.it

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Dic 12
Shiatsu e fisica quantistica

Shiatsu e fisica quantistica

Negli ultimi tre o quattro secoli la tendenza della scienza è stata quella di cercare di definire una totale divisione tra soggetto ed oggetto, mente e natura.
Galileo Galilei (1564-1642) fu il primo ad usare con regolarità la sperimentazione per investigare i fenomeni naturali (…e imprigionato dall’inquisizione per aver suggerito l’ipotesi che i pianeti ruotassero intorno al sole).
“Misura il misurabile e rendi misurabile ciò che non lo è” (Galileo) è divenuta la frase ispiratrice, il motto del moderno pensiero scientifico e filosofico e sottolinea l’approccio occidentale attuale alla salute ed alla medicina.
Nella moderna ricerca scientifica l’oggettività è ancora un principio base che viene però sempre più messo in questione sia all’interno che all’esterno della comunità stessa.
Nel ventesimo secolo l’esplorazione del mondo subatomico ha rivelato la natura intrinsecamente dinamica della materia. Non si ritiene più che la materia sia costituita da mattoni fondamentali, precisamente localizzabili nello spazio e nel tempo.
I costituenti dell’atomo sono configurazioni dinamiche che non esistono in quanto entità isolate, ma in quanto parti interagenti di una inestricabile rete di interazioni.

Una “inestricabile rete di interazioni”: non è questo un modo stupendo di descrivere il sistema dei meridiani di Masunaga usato nello shiatsu?
In effetti l’attuale visione del mondo subatomico contiene in germe una visione di uomo e natura molto più evoluta, ove energia e materia non sono più entità separate, dove osservatore ed osservato non possono più essere separati, essendo essi stessi parte del fenomeno oggetto di studio.
La Fisica e la Matematica sono tutt’oggi le basi della Scienza. Nella Fisica moderna la vecchia visione Newtoniana / Cartesiana degli atomi come costituenti base è stata sostituita da una più complessa visione di interdipendenze ed interazioni, di energia e probabilità.
L’atteggiamento su cui si basa la Medicina occidentale ai giorni nostri è di suddividere e categorizzare. Nel frattempo, l’esplorazione a livello subatomico denuncia quanto semplicistica ed inadeguata sia una visone basata su questi principi. Se un’atomo del fegato può essere descritto come una probabile vibrazione energetica interagente non sembrerebbe logico estrapolare che l’organo stesso può essere similmente descritto?
Analogamente nel Sistema Masunaga il meridiano non viene definito attraverso precisi riferimenti anatomici o punti ben localizzati, modalità usata dal modello tradizionale cinese. Masunaga suggerisce un approccio percettivo che richiede un adeguato atteggiamento mentale. Se siamo in grado di “allenare la mente” ad usare precise forme-pensiero, possiamo risuonare con l’energia del meridiano che stiamo cercando di contattare.
L’esperienza percettiva che ne risulta è ricca e significativa.
Parafrasando Masunaga stesso, i meridiani della sua rappresentazione energetica hanno natura e profondità variabile, ed il modo in cui si manifestano dipenderà dalla natura del trattamento dato e dalla natura dell’interazione tra operatore e cliente.
Ciò non significa che un sistema è giusto e l’altro è sbagliato: ognuno offre una peculiare visione del mondo, ciascuno nella sua specifica prospettiva (segni e sintomi nel caso del modello della Medicina Tradizionale Cinese, la persona nel suo processo di vita nel caso del sistema Masunaga ).
L’obiettivo del trattamento cambia a seconda della “Visione del Mondo” che abbiamo. In realtà, nulla nella nostra realtà quotidiana ci permette di comprendere gli strani fenomeni che dominano il mondo subatomico. Lo stesso Einstein pare abbia affermato: “La realtà è un’illusione, anche se alquanto persistente”. Nel mondo subatomico, le particelle si comportano come onde e viceversa, gli elettroni perdono la loro identità e si modificano a seconda di chi li osserva. Un singolo fotone sembra essere in due luoghi contemporaneamente.
Quando osservatore ed osservato sono pensati come parte del fenomeno stesso, non ha più alcun senso confrontare le informazioni raccolte, per esempio nella diagnosi di Hara. Ciò che si manifesta nell’incontro di due persone è unico ed appartiene a quel contesto specifico, non limitato ma arricchito dall’unicità dell’esperienza.
L’effettiva rivoluzione avvenuta con la teoria di Einstein fu l’abbandono dell’idea secondo la quale spazio e tempo fossero grandezze con valore assoluto. La teoria di Einstein suggerisce che tali valori sono elementi di un linguaggio che viene usato da un osservatore per descrivere un ambiente. Quindi, come tali, relativi all’osservatore ed all’ambiente stesso. Sia i fisici moderni che i mistici orientali affermano che tutti i fenomeni in questo mondo di cambiamento e trasformazione sono dinamicamente connessi. Sono inoltre d’accordo nel sostenere che sia la struttura della natura che i fenomeni in essa osservati non sono altro che creazioni della mente umana, che misura e classifica. Maya è il nome che a tutto ciò viene dato dagli induisti, mentre i buddisti parlano di Avydia.
Quando pratichiamo lo Shiatsu basato sul sistema Masunaga, vogliamo contattare una qualità vibrazionale che ha la sua massima probabilità di espressione lungo percorsi suggeriti sulla mappa. In questo contesto non siamo vincolati alle quattro dimensioni spazio-temporali che regolano la realtà quotidiana o alle leggi classiche che regolano i fenomeni naturali. Possiamo anche svincolarci dal modello tradizionale Cinese, che, similmente al modello occidentale prima di Galileo e delle sue esperienze con il telescopio, colloca l’uomo al centro dell’Universo, tra Cielo e Terra. La visione di Masunaga non è più così antropocentrica. L’uomo è, nell’ Universo, uno degli infiniti corpi energetici interagenti tra loro.
La spazialità non è più a tre dimensioni ed il fattore tempo non ha più un andamento lineare. Tutto è, in un certo senso, apparenza che si manifesta nel momento del presente. L’Universo che si svela e si rivela ai nostri sensi.
Come conseguenza di un’allargata definizione dei fattori Spazio e Tempo, il concetto del Kyo e Jitsu assume un significato più ampio rispetto al modello quantitativo di vuoto/pieno. Risulta superato anche il modello qualitativo, che vede nel Kyo un prima/causa/bisogno compensato da un jitsu dopo/effetto. Ora c’è una manifestazione “Kyo-Jitsu” che insieme rappresenta il “movimento in vita” di quell’essere umano, con una varietà di possibili sfumature per comprendere il processo in corso che prima si perdevano. Parlando di meridiano come onda, lo spettro delle diverse frequenze di vibrazione che la descrive rappresenta le diverse manifestazioni di quel meridiano-funzione a tutti i livelli (fisico, emotivo, mentale, spirituale). Nello Shiatsu usiamo istintivamente vibrazioni e ritmi come strumento per sintonizzarci con l’energia a tutti questi diversi livelli. Questo forse è sufficiente a spiegare perché stili di shiatsu più statici sono efficaci soprattutto sul piano fisico ed emotivo, che corrisponde alla parte dello spettro di frequenze più basse. Spiega anche perché non sono possibili “ricette a priori” di intervento sul Kyo e sul Jitsu, esistendo possibili molteplici combinazioni di meridiani e livelli che danno alla stessa manifestazione sintomatica significati diversi, che richiederanno modalità di intervento differenziato. Quando lavoro cerco di non avere preconcetti riguardo al mio intervento. Desidero incontrare l’altro con un atteggiamento ed un tocco aperto, in grado di coglierne le diverse espressioni di vita. Solo così posso modulare la mia risposta cercando la risonanza, “l’eco vitale” che nel suo manifestarsi fornirà informazioni preziose per il trattamento. A volte, in una frazione di secondo, l’intera vita del ricevente sembra scorrere davanti a noi, e ciò merita il più profondo rispetto, prima ancora della comprensione del fenomeno stesso. Con umiltà, durante la seduta shiatsu, cerco di sostenere il mio ricevente a riconoscere le sue risorse e potenzialità affinché possa utilizzarle al meglio per la sua vita.

Di Patrizia Stefanini.

Terza revisione (febbraio 2005) dell’ articolo originale (Shiatsu Society News – 1999) - © 2005: Patrizia Stefanini – Istituto Europeo di Shiatsu Milano - Tutti i diritti riservati.

Fonte: http://www.shiatsuincammino.it

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