Gen 07
Tutto è uno

Tutto è uno

Le filosofie orientali affermano da sempre che ogni cosa è connessa. Oggi, la scienza olografica afferma che il nostro cervello elabora le informazioni provenienti da un ordine implicito, che collega ogni aspetto della realtà.

Già nel V a.C. secolo Parmenide pensava che la molteplicità fosse solo apparenza, e che l’Essere corrispondesse all’Uno. L’idea dell’unità di tutte le cose è vecchia quanto la filosofia occidentale, ma nel corso della storia essa è stata messa da parte, in Occidente, a favore dell’analisi e della scomposizione: mentre in Oriente la riflessione sull’unità non si è mai interrotta, noi ci siamo concentrati – con successo – sui particolari.

Quanto abbiamo perso e quanto guadagnato nell’operazione è una domanda aperta. Tuttavia le cose non sono più esattamente così, e l’idea dell’Unità del Tutto comincia a non essere più riservata a una piccola riserva indiana di mistici e filosofi. La stessa comunità scientifica, che più di tutti deve all’analisi del particolare, è costretta oggi a interrogarsi sulla globalità. E a dare risposte che possono essere sorprendenti.

Una teoria in particolare ripropone oggi una visione olistica della realtà, in cui tutte le cose sono interconnesse. Essa nasce da due interrogativi molto diversi, ma dalle risposte straordinariamente simili.

Nel campo della neurobiologia si è scoperto che la visione tradizionale, per cui i ricordi e le capacità individuali sarebbero localizzati in zone particolari del cervello, non corrisponde alla realtà: infatti, in casi di amputazioni di parti considerevoli di materia grigia, altre zone del cervello iniziano a svolgere le funzioni prima “appartenenti” alle aree perdute. Esse non sono quindi localizzate, ma diffuse in tutto il cervello e presenti in qualche modo interamente in ogni singola porzione di esso: come è possibile che qualcosa si trovi contemporaneamente dappertutto e da nessuna parte?

Analogamente nel campo della meccanica quantistica si è arrivati alla conclusione che due particelle “legate” tra loro (per esempio originate dallo stesso atomo radioattivo) mantengono la capacità di influenzarsi anche a grande distanza, in maniera istantanea. Una relazione di questo tipo è detta “non-locale”, perché apparentemente le particelle sono collegate tra loro al di là dello spazio. In un sistema quantistico di questo tipo, modificando un elemento si modifica istantaneamente tutto l’insieme: come può qualcosa trovarsi in un posto, dappertutto e da nessuna parte allo stesso tempo?

Cercando di rispondere a queste due domande un neurobiologo e un fisico, Karl Pribram e David Bohm, hanno avanzato l’ipotesi che sia il cervello che la realtà fisica siano strutturati come ologrammi, cioè immagini illusorie generate a partire da una realtà sottostante.

La tecnica degli ologrammi, inventata negli anni sessanta, permette di riprodurre immagini tridimensionali altamente realistiche. Un raggio laser viene scomposto e fatto riflettere su un oggetto, andando poi a impressionare una pellicola fotografica. Proiettando un nuovo raggio attraverso la pellicola, si crea un’immagine tridimensionale così realistica che l’oggetto fotografato sembra trovarsi realmente nello spazio davanti alla pellicola.

Bohm pensa che, proprio come in un ologramma l’immagine tridimensionale è prodotta dall’immagine impressa sulla pellicola, così la realtà sia composta da un “ordine esplicito”, cioè le cose come ci appaiono, e un “ordine implicito”, ovvero le leggi sottostanti. E Pribram ritiene che il cervello percepisca l’ordine implicito, “creando” poi la realtà sensibile “all’interno” della nostra mente. È importante notare che le due immagini, quella sulla pellicola e quella proiettata olograficamente, sono completamente diverse: non solo una è bidimensionale e l’altra tridimensionale, ma l’immagine sulla pellicola non assomiglia affatto all’oggetto fotografato: in effetti è un disegno “astratto”, simile a quello che si ottiene gettando due sassi in uno stagno (infatti come il disegno sull’acqua è creato dall’interferenza delle onde prodotte dai sassi, così il disegno sulla pellicola è creato dell’interferenza dei due raggi laser).

Ma è un’altra caratteristica peculiare degli ologrammi, a rendere interessante l’idea di Bohm e Pribram. Il modo in cui l’immagine fotografata è contenuta sulla pellicola infatti è molto diverso che in una foto normale. Se tagliamo a metà un normale negativo fotografico, otterremo naturalmente solo metà dell’immagine originale. Invece se tagliamo a metà una pellicola olografica e poi la colpiamo con un laser, apparirà nuovamente l’immagine intera. Anche continuando a ridurre la pellicola in pezzi sempre più piccoli, avremo sempre tutta l’immagine in ogni singolo frammento. L’immagine olografica si trova interamente in ogni punto della pellicola, proprio come le capacità mentali si trovano in ogni punto del cervello. E proprio come nei sistemi quantistici, la totalità è contenuta in ogni singolo punto.

Dunque se Tutto è Uno, e ogni cosa è il Tutto, nella realtà più profonda non valgono le normali leggi fisiche, non esistono lo spazio e il tempo né la concatenazione di cause e effetti. Questo permette di spiegare non solo i fenomeni per cui la teoria è stata sviluppata, ma anche tutti i fenomeni paranormali normalmente rifiutati dalla ricerca scientifica, come le coincidenze inspiegabili, la telepatia o l’apparente capacità della mente di influenzare la materia. Infatti se “tutto è uno” non ha più senso dire che una cosa provoca l’altra, che la mente modifica la realtà o legge in un’altra mente: semplicemente, due diversi fenomeni derivano dalla stessa e identica realtà sottostante.

Solo nell’ordine esplicito esistono due cose o due menti diverse: nell’ordine implicito esse sono la stessa cosa e la stessa mente. Il loro rapporto non ha più bisogno di essere spiegato, perché non c’è più alcun rapporto ma solo identità.

Di Aldo Riboni.

Fonte: http://www.nonsoloanima.tv

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Gen 06
Psicologia Quantistica

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Da diverso tempo sta prendendo sempre più piede una particolare disciplina di “crescita personale” che viene definita psicologia quantistica. Molti libri e ricerche stanno sviluppando questa materia, portandone a galla gli incredibili benefici. Nel libro “La fisica della mente“, edito da Brunoeditore, viene illustrata la dinamica della psicologia quantistica come materia di crescita personale.

Ma cosa si intende per psicologia quantistica? È una particolare “neuroscienza” derivata dalla meccanica quantistica, una branca particolare della fisica. L’evoluzione della fisica sta infatti portando a scoperte quasi sconcertanti in grado quasi di spiegare scientificamente la coscienza, portando a galla una serie di rivelazioni fino a qualche tempo fa impensabili.

Queste scoperte ci hanno portato a capire l’effetto della volontà umana sul mondo fisico, l’influenza che l’uomo ha sulla realtà e sulle vicende che accadono. È stato infatti scientificamente provato che la mente umana è in grado realmente di interferire sul mondo, addirittura il nostro DNA ha il potere di modificare fisicamente le cose.

Le rivelazioni della meccanica quantistica hanno aperto nuove strade su una sempre più profonda conoscenza dell’uomo, della sua coscienza e dei “meccanismi” interiori che intervengono nella nostra mente, partendo dall’interpretazione della realtà che ci circonda.

Heisemberg dichiarò “il grande contributo scientifico alla fisica teorica venuto dal Giappone dopo l’ultima guerra può essere un indice dell’esistenza d’un certo rapporto tra le idee filosofiche delle tradizioni orientali e la sostanza filosofica della teoria dei quanti”.

Di sicuro molti degli studi ed esperimenti che sono tuttora in corso sono incentrati sulla ricerca di una verità più sottile rispetto a quella a cui siamo abituati. È una verità che arriva a spiegare fisicamente la struttura delle emozioni, dei pensieri, della coscienza. L’incredibile somiglianza della fisica con le filosofie religiose, in termini di misticismo, meditazione o preghiera, ci conduce su un sentiero molto più elevato della solita materialità fisica, nel senso più stretto del termine, al quale siamo abituati. Molte teorie della fisica, infatti, sembrano riprendere dei concetti che diverse religioni esprimono dalla notte dei tempi.

Un esempio eclatante è quello dell’unione delle cose: nelle culture orientali in particolar modo, viene espresso il fatto che ogni cosa sia legata ad un’altra, dagli eventi alle persone. L’essenza delle filosofie orientali (che sia taoismo, buddismo o altro) è la consapevolezza dell’unità e della interrelazione tra tutte le cose.

Una delle più importanti rivelazioni della fisica moderna è, incredibilmente, che tutta la materia, indipendentemente dallo spazio che li separa, è costantemente collegata ed unita nel vero senso della parola. E più osserviamo il mondo micro fino al subatomico (ossia particelle più piccole dell’atomo) e più questo legame è evidente.

Pare dunque che qualsiasi strada si possa percorrere, che sia scientifica o religiosa, conduca ad una meta comune: un livello di consapevolezza superiore! Da qui prende forma la psicologia quantistica, ovvero un concetto di psicologia che va oltre la realtà percepita. Se la meccanica quantistica arriva ad esprimere la realtà in funzioni di “probabilità”, la psicologia quantistica applica questi criteri alla mente umana e alla realizzazione degli eventi che possono accadere, ragionando in termini di eventi “probabili”.

Capire le basi della fisica quantica, significa capire le basi della psicologia quantistica, poiché sono le medesime. Nel mare delle infinite possibilità che un evento possa avvenire in modi diversi, la psicologia quantistica fonda le sue basi su come ottimizzare le probabilità che una cosa accada come la vogliamo noi.

Di Luca Clun.

Fonte: http://www.articolionline.net

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