Dic 23

Candace B. Pert

Molecole di Emozioni

Il perché delle emozioni che proviamo. Prefazione di Deepak Chopra

Tea libri
ISBN: 9788850207589

Prezzo € 9,60

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Per quale motivo sentiamo quel che sentiamo? In che modo i pensieri influiscono sulla nostra salute fisica? Corpo e mente sono separati oppure funzionano in sintonia? In questo libro fondamentale la neuroscienziata Candace Pert fornisce risposte sorprendenti e risolutive a questi interrogativi che tengono impegnati da secoli scienziati e filosofi.

Accertando l’esistenza delle basi bio-molecolari delle nostre emozioni e illustrando le sue scoperte in modo chiaro e accessibile, l’autrice ci consente di comprendere noi stessi, le nostre sensazioni e i complessi rapporti tra mente e corpo.

«Un’interessante sintesi del rapporto tra corpo, mente e spirito, con un approccio scientifico e spirituale al tempo stesso.»



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Dic 17
Dentro i recessi della mente

Recessi della mente

Edoardo Boncinelli alle Vacances de l’Esprit 2008 a San Gimignano

Immaginate tante linee parallele, un fascio di percorsi che non si toccano mai. Ogni percorso si occupa di un particolare carattere della nostra attività mentale, ad esempio nel sistema visivo ci sono vari processi che si occupano delle linee verticali, di quelle orizzontali, di un certo colore, della profondità e così via. La visione è quando queste linee si intrecciano tra loro a formare un restringimento -come la strettoia di una clessidra-, cioè la coscienza visiva. Se riuscite a estendere questo concetto a tutto quello che accade nell’enorme intrico di neuroni del nostro cervello e che giunge a consapevolezza, ecco che potrete almeno immaginare il tema del seminario invernale a San Gimignano, in cui Edoardo Boncinelli ha tentato di spiegarci le basi materiali e i modelli teorici della coscienza, in occasione delle Vacances de l’Esprit 2008. Da grande divulgatore quale è, il genetista fiorentino ci ha guidato attraverso i recessi della mente, indicandoci il presente della ricerca, il suo futuro e ciò che non si potrà mai sapere su questo misterioso fatto: sappiamo di esserci.

Innanzitutto, non possiamo prescindere dalla cruda materia, da atomi, molecole, strutture biologiche e leggi che regolano il vivente e la sua evoluzione. Quindi, quando parliamo di coscienza e di mente, dobbiamo dire che c’è un cervello, che questo cervello presiede ad un’innumerevole quantità di processi che si svolgono contemporaneamente e che ci permettono di vivere, anche se non sono tutti presenti a livello conscio. Anzi, se lo fossero saremmo nei guai, dovremmo preoccuparci in continuazione del fatto che siamo in equilibrio se stiamo in piedi, che respiriamo, che digeriamo e così via. Queste attività vengono svolte da un sistema autonomo che, tuttavia, può essere escluso in alcuni casi dalle decisioni di un livello più raffinato del cervello.

Occorre tener presente che, attorno alle funzioni primarie, soprattutto nell’uomo, c’è una parte importantissima di cervello che ricopre tutte le altre parti, sia fisicamente che funzionalmente. Questa parte è la corteccia cerebrale, che è spessa pochi millimetri e che, grazie ai caratteristici ripiegamenti, occupa un’area molto estesa che si trova tutt’intorno alla parte “antica” del cervello. E’ proprio qui che dobbiamo andare a cercare molte delle spiegazioni su come funziona la mente; tanto è stato fatto, soprattutto negli ultimi anni grazie alle nuove tecniche di neuroimaging, ma tantissimo è ancora da fare. La corteccia - questo lo sappiamo - si occupa delle attività “alte” come il linguaggio, anche se entreremmo nei guai se volessimo dire esattamente cosa fa la corteccia e soprattutto come lo fa. Boncinelli su questo è abbastanza chiaro e invita a diffidare dagli annunci pomposi che cercano di spiegare quale area è deputata a cosa o che tendono a semplificare qualcosa di enormemente complicato - si parla di centinaia di miliardi di neuroni che si intrecciano in una maglia di milioni di miliardi di sinapsi, i collegamenti tra neurone e neurone (ogni neurone si stima abbia decine di migliaia di queste sinapsi). Possiamo iniziare a capire alcune cose, ma ci vorranno molti anni per poter districare questa enorme matassa. Certamente, occorre andare a guardare proprio lì per capire che tutte le funzioni del cervello sono la base materiale per quella che chiamiamo mente, e che il genetista di origini toscane ha analizzato a fondo negli anni della ricerca di laboratorio prima al CNR di Napoli e poi al San Raffaele di Milano e su cui sta molto riflettendo in questi ultimi anni.

Cosa significa coscienza e cosa possiamo scoprire di essa andando a guardare nel cervello? La risposta che ci dà uno scienziato DOC come lui non coincide con quella che ci aspetteremmo. Boncinelli separa il problema in tre parti: la prima coscienza è il sapere di essere qui e ora. Per intenderci, se non l’avessimo non ci preoccuperemmo di stare attenti ad un autobus che ci sta investendo, non percepiremmo il denso dell’ineluttabilità, la paura, la gioia. Non solo i nostri colleghi animali, ma anche le piante hanno questa coscienza, tant’è vero che comprendono benissimo che è meglio rivolgersi al Sole per catturare più energia. Quindi questo aspetto della coscienza si può dire caratteristico della vita.

Un secondo aspetto della coscienza è il linguaggio, la capacità di esplicitare ciò che si sta vivendo, di storicizzare, di riuscire a far sì che io stia scrivendo e voi stiate leggendo qualcosa di accaduto chissà dove, od anche di completamente inventato: una sorta di attualizzazione del non più attuale attraverso il significato che attribuiamo a tutto ciò che impariamo a conoscere. Avrete intuito che questa è una prerogativa umana, a meno che non si voglia andare a cercare dei protolinguaggi in primati molto vicini alla nostra specie o in pochissimi animali, come i delfini. Ma tutto questo è solo teoria o una forzatura della realtà, mentre il linguaggio umano è di gran lunga qualcosa di evidente e, soprattutto, mai apparso prima sulla faccia della Terra.

Il terzo aspetto è quello che, Boncinelli assicura, non verrà mai avvicinato dalla scienza - o da questa scienza -, in quanto è impossibile trattarlo con i suoi propri strumenti. E’ la coscienza fenomenica, o fenomenologica, ossia il nostro vissuto privato e incomunicabile, non condivisibile, che ci fa vivere una poesia di Leopardi secondo la nostra privatissima esperienza. La caratteristica che impedisce a questo aspetto della coscienza di essere risolto è che non è oggettivo, quindi non può essere studiato attraverso un modello da verificare, cosa che la scienza sperimentale moderna esige. Non è chiaro se, a questo punto, il “residuo” fenomenico sia uno scarto da ignorare in quanto non scientifico o se occorra cambiare i vecchi parametri per andare a guardare anche in questo terzo aspetto della coscienza dandogli valore. Di certo, non si può dire che l’esperienza soggettiva non c’è!

Boncinelli su questo non prosegue, il suo lavoro non si spinge oltre su questa strada e ci lascia soli a riflettere con gli strumenti osservativi che fornisce: la coscienza è una strozzatura dei processi inconsci che ha una durata misurabile, un minimo di 300 millisecondi, e consiste in una specie di emersione dall’indistinto. Questa focalizzazione può durare al massimo qualche decina di secondi, forse molto di più se ci si allena, ma c’è un limite. Alla domanda di un partecipante sul perché la focalizzazione - o serializzazione dei processi paralleli - si sposti proprio in un certo modo e su chi decide questo spostamento, il professore candidamente risponde che non si sa. Non sappiamo perché stiamo pensando ciò che, istante per istante, stiamo pensando. Boncinelli, per rincarare la dose, rievoca l’esperimento di Libet che mostra che la presa di coscienza di un’azione è successiva all’attivazione della zona preposta all’atto in . Come dire, prima facciamo qualcosa e poi ne siamo consapevoli. Qui si chiude questo splendido seminario e ci fermiamo, come flutti sugli scogli, a infrangerci con le nostre domande contro questo vertiginoso pensiero. Una cosa è certa - anzi due -, andiamo via con molte più domande di prima ma, come il nostro ama dire, se non ci facciamo una domanda è difficile che arrivi una risposta.

Di Paolo Ferrante.

Fonte: http://www.associazioneasia.it

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Dic 04
La meditazione? È scientifica

La meditazione? È scientifica

Le ricerche confermano l’efficacia della meditazione contro stress ed ansia.

Negli ultimi anni l’interesse verso le tecniche di meditazione di origine orientale è aumentato sempre più e numerose ricerche hanno evidenziato i loro effetti positivi per il benessere psicologico e fisiologico. In realtà le ricerche scientifiche iniziarono molti anni fa, quando queste tecniche erano ancora poco conosciute e guardate con sospetto: nel 1970 Benson e Wallace, medici dell’università di Harvard, rivelarono diversi effetti fisiologici prodotti dalla Meditazione Trascendentale (MT) di Maharishi, maestro indiano di Yoga laureato in fisica.

Le ricerche di Benson e Wallace mostrarono che durante la meditazione si aveva una netta diminuzione del lattato nel sangue, che indicava eliminazione di stress, ed un forte aumento della resistenza elettrica cutanea, che indicava una diminuzione dell’ansia. Le analisi elettroencefalografiche (EEG) mostravano un maggior ordine delle onde cerebrali, che produceva una maggior chiarezza mentale. Tutto ciò confermava oggettivamente le sensazioni personali di sollievo e benessere riportate dai praticanti. Questi notevoli risultati furono pubblicati su importanti riviste scientifiche, tra cui Science e Scientific American (in italiano comparve un articolo nel 1972, su Le Scienze n. 45).

L’utilità di queste tecniche si rivela in ambito psicologico e fisiologico, ma esse possono essere studiate anche in termini di fisica. Tutto questo è spiegato nel mio libro Il segreto dell’universo (sottotitolo: mente e materia nella scienza del terzo millennio, ed. Età dell’Acquario, 2003), che sviluppa questo tema in una direzione inaspettata: il collegamento tra la mente dell’uomo e le leggi fondamentali della fisica, che governano l’intero universo.

La teoria della relatività di Einstein, con la celebre formula E=mc2, ha dimostrato che la materia è una forma di energia. Successivamente la meccanica quantistica, che studia gli atomi e le particelle che compongono la materia, ne ha evidenziato la natura ondulatoria. Di solito si immagina che queste particelle (protoni, elettroni e così via) siano piccolissime ‘palline’. In realtà esse hanno proprietà paradossali. Anzitutto hanno caratteristiche vibratorie, ondulatorie, cioè in pratica sono oscillazioni nello spazio, non molto diversamente dalla luce e dai campi elettromagnetici. Faraday, un fisico dell’Ottocento che aveva intuito il concetto di ‘campo’ in fisica, disse: “Nell’universo esistono solo campi matematici di forza”. Per esempio, se prendiamo una bussola, vediamo che l’ago si rivolge verso il Nord, perché è immerso nel campo magnetico terrestre. Anche le onde radio, Tv o dei telefoni cellulari sono dei campi, in questo caso elettromagnetici, che si propagano alla velocità della luce. Un campo fisico ancora più familiare è quello della gravità: se prendiamo un sasso e lo lasciamo a mezz’aria, il sasso cade, poiché siamo immersi nel campo di gravità terrestre.

Ebbene, le particelle sub-atomiche non sono ‘palline’ o ‘corspuscoli’ ma piuttosto ‘campi fisici’, qualcosa di più ‘immateriale’ rispetto a quello che normalmente si immagina. A questi livelli l’energia implicita nella materia si rivela in una forma più ‘pura’, meno ‘materiale’, come se fosse un ‘codice’ o un’informazione. Ma il concetto di informazione implica il concetto di ‘mente’, di consapevolezza. Poiché noi siamo esseri coscienti, dotati di una mente, e viviamo nell’universo materiale, dobbiamo essere connessi in qualche modo con questi campi fisici fondamentali.

Purtroppo lo studio di questa connessione è stata ostacolata, nella nostra cultura, dal contrasto fra scienza e religione. Oggi però tutta la questione dovrebbe essere rivista alla luce delle scoperte della fisica d’avanguardia, che hanno evidenziato che la materia, ai livelli sub-atomici, è una sorta di codice che, a partire dall’atomo e procedendo verso scale più grandi, si organizza in strutture stabili, dall’aspetto ‘solido’, cioè si manifesta come ‘materia’ nel senso tradizionale del termine e struttura l’universo che vediamo. A questo punto ci si può riconnettere alla ricerca sulle tecniche di meditazione, che ordinano le onde cerebrali e ripuliscono il sistema nervoso da stress e tensioni, e per poter far ciò devono agire sui neuroni a livelli profondissimi. Poiché i neuroni sono costituiti da molecole e queste a loro volta di atomi, è ragionevole ipotizzare che la meditazione giunga ad agire fino a questi livelli, perché solo così si può spiegare la profondità e l’intensità degli effetti ottenuti.

D’altra parte a scale atomiche la natura è governata dalla meccanica quantistica, che, come abbiamo visto, concepisce le particelle come vibrazioni dello spazio all’interno di se stesso, ovvero rivela gli aspetti ‘immateriali’ della materia. Il meccanismo che permette al cervello, che è un oggetto materiale, di diventare cosciente e generare la nostra mente e i nostri pensieri, è sempre rimasto misterioso per gli scienziati. Ma grazie a questa nuova visione, che coinvolge direttamente la meccanica quantistica, tutto ciò potrebbe confluire in una visione unificata.

In definitiva, l’universo non è puramente materiale, come la scienza credeva fino a qualche decennio fa, ma dev’essere interpretato come una struttura psico-fisica, in cui mente e materia sono molto più collegate di quanto si pensasse. Da una parte la fisica moderna ha evidenziato che la materia è sostanziamente costituita di codici, informazioni. Dall’altra parte le tecniche di meditazione hanno mostrato che la mente riesce ad agire sulla fisiologia, ordinando le onde cerebrali e diminuendo lo stress, l’ansia e le tensioni.

In conclusione, la realtà è una, e sarà inevitabile progredire verso un’unificazione delle scienze, sulla base di queste nuove scoperte.

Di Fabrizio Coppola.

Fonte: http://www.nonsoloanima.tv

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Nov 21
La dinamica delle emozioni

La dinamica delle emozioni

La massa del cervello giallo, la corteccia cerebrale, è fatta di una miriade di neuroni. Ogni neurone ha un recettore ed una connessione sinaptica.

Qualsiasi cosa il cervello ritenga sogno viene collocata nel lobo frontale. E il lobo frontale allora diventa legge per l’energia e anche legge per il corpo.

Come esseri spirituali, quando abbiamo creato l’immagine nel cervello, abbiamo creato la realtà. Ma la personalità vuole sempre la prova. Aspetta sempre che accada. Se siamo persone spirituali, quella realtà esiste già, se siamo persone fisiche (rivolte alla materia) non è ancora accaduta.

Tutte le informazioni dell’immagine, localizzata nel lobo frontale e diventata pensiero comune, sono messe insieme dai neuroni in un ologramma. L’ologramma viene attraverso il lobo frontale approvato dal subconscio del Dio interiore e quindi trasmesso al cervello e al corpo. Il corpo reagisce consapevolmente e chimicamente all’immagine. La realtà primaria è quella che accade nel cervello; la realtà fisica è la realtà secondaria.

Il cervello funziona in base ai neurotrasmettotori. Esso contiene dentro di sé tutte quelle sostanze che vengono chiamate molecole di informazione che possiede anche il corpo. In sostanza nel cervello è contenuto tutto ciò che c’è anche nel corpo. La distribuzione delle informazioni nel corpo avviene i peptici/amminoacidi. I peptici sono amminoacidi che vengono creati dal DNA quando riproduce se stesso attraverso una copia chiamata RNA che induce le cellule a creare tutti quegli amminoacidi che sono veramente importanti per la distribuzione delle informazioni nel corpo. Ora il cervello contiene ogni peptide/amminoacido contenuto nel corpo. Se un peptide è presente nell’intestino, nelle surrenali o nel pancreas, viene prodotto anche nel cervello. Quindi i peptici sono amminoacidi e sono portatori di informazioni. Essi agiscono sui recettori che li accendono e li spengono. Il cervello contiene in sé tutti gli amminoacidi. Gli amminoacidi servono per creare le emozioni ed anche la crescita e le sensazioni. Le emozioni che il cervello trasmette al corpo sono ordini ai quali il corpo risponde. Questo vuol dire in realtà che l’intero corpo vive nel cervello. Così il corpo umano è duplicato emozionalmente nel cervello. L’emozione viene prima sentita nel cervello e poi trasmessa al corpo.

Per esempio l’ipotalamo è la sede della memoria a lungo termine. L’ipotalamo è il custode delle registrazioni del passato. Le registrazioni del passato vengono immagazzinate anche nei peptici/amminoacidi che compongono gli ormoni. Ogni memoria è chimica e viene conservata nel cervello in forma chimica.

Quando abbiamo un passato e continuiamo a rivisitarlo, lo portiamo nel nostro cervello che lo trasmette al nostro corpo. Come avviene? I neuroni dell’ipotalamo che contengono i peptidi del passato arrivano direttamente alla ghiandola Ipofisi, cioè l’ipotalamo nel rigenerare la sua memoria, manda all’ipofisi l’informazione di quella memoria. La ghiandola ipofisi è la ghiandola maestra del corpo, è il settimo sigillo: il “sia fatta la tua volontà”. L’ipofisi sperimenta quella memoria e invia le informazioni, sotto forma di sostanze chimiche, nel flusso sanguigno del corpo. Le sostanze chimiche prodotte dall’ipofisi sono amminoacidi in forma di ormoni.. Da ricordare che l’ipofisi produce anche l’ormone della morte e della crescita (ringiovanimento). L’amminoacido che l’ipofisi ha immesso nel flusso sanguigno, raggiunge le surrenali, le quali immediatamente iniziano a pompare nel flusso sanguigno gli steroidi che causano un picco emozionale. Gli steroidi sono la risposta di sollievo allo stress. Quando le persone sentono questo picco intenso emozionale, prodotto dagli steroidi, provano un senso di sollievo, di benessere, dallo stress. Perciò gli steroidi sono un agente lenitivo.

Questo induce le persone a voler parlare del proprio passato con qualcun altro per arrivare a dire: “Dio mio, mi sento proprio meglio ora”. Cosicché uno tende a tenere in circolazione il passato perché soffrire lo fa sentire così bene. E quando questa “beatitudine” svanisce, si tira fuori di nuovo la memoria, tornando alle persone, ai luoghi, ai tempi, egli eventi, per cercare la “redenzione”. In sostanza, si vuole essere tormentati in modo da poter essere redenti, perché si ha bisogno di sentirsi bene.

Questa è la chiave della tossicodipendenza. E’ la chiave dell’alcolismo, del fumo, della droga, perché non si riesce a star bene per conto proprio. Si è dipendenti delle reazioni chimiche, così si cerca la sofferenza in modo da poter essere redenti e sentirsi bene. Queste sono le persone attaccate al passato. A cosa sono aggrappate? Al vittimismo, al povero-me, alla sessualità, alla giustizia, alla vendetta, allo screditare, ecc..

Continuando a rivisitare frequentemente il passato si impegnano gravemente le surrenali a produrre steroidi nel flusso sanguigno fino ad intossicarsi. Questa è la depressione cronica della mente e del corpo. Le persone depresse sono così piene di steroidi che sovraccaricano tutti i recettori fino a bloccare tutte le altre sostanze nutritive vitali, gli amminoacidi e tutti gli altri messaggi provenienti dal cervello. Così i recettori che avevano la funzione di far entrare il calcio nelle cellule, si trasformano ora e fanno entrare gli steroidi. E questa diventa una dipendenza. Le persone sono dipendenti dal loro passato.

L’ipotalamo fa arrivare il codice chimico nell’ipofisi, che poi a sua volta, come ghiandola maestra trasmette l’informazione a tutto il corpo. L’ipotalamo fa parte del sistema libico, perché il passato è una cosa emozionale. E quando lo attiviamo, quando attiviamo il passato, attiviamo inutili emozioni nel corpo. Così l’ipofisi comincia a secernere l’ormone della morte, perché il corpo in questo modo diventa come un morta vivente. L’ipofisi lavora in armonia con l’anima e lo Spirito che vede che sta avvenendo una soppressione della spiritualità per il piacere della dipendenza emozionale. Ogni carica che ci da il passato porta con sé quei piccoli peptici, quegli amminoacidi che sono distruttivi e provocano il continuo esaurimento emozionale del corpo stesso. Richiamando la memoria del passato cerchiamo la redenzione, ma non la troveremo mai nelle emozioni che consumano il corpo. Vogliamo la redenzione per sentirci bene per un po’. Il passato crea dipendenza biochimica e crea dipendenza alla personalità, la quale si nutre di emozioni. In questo processo sono coinvolte soprattutto le surrenali ed anche gli steroidi del sesso.

Il cervello crea i propri steroidi, la propria morfina. Il cervello crea la propria estasi. Esso può creare e ricreare qualsiasi sostanza.

Quando collochiamo un’immagine o un intento nel lobo frontale, sia essa del passato, del presente o del futuro, inonda di neuroni che contengono tutti gli amminoacidi di tutte le forme. Il corpo umano è qui nel lobo frontale come un negativo. E qualsiasi immagine appaia nel lobo frontale olograficamente, automaticamente accende i neuroni.

Se visualizziamo che siamo in buona salute anche se non lo siamo e diciamo”No, tu guarirai!” e mettiamo quell’immagine li nel lobo frontale e siamo tutt’uno con noi stessi, con tutto il nostro corpo, con la nostra personalità, allora nel nostro cervello abbiamo creato la meravigliosa guarigione, perché abbiamo cambiato la struttura delle cellule che sono duplicate nel corpo. Ciò che curiamo nel cervello, lo curiamo neurologicamente e neurochimicamente nel corpo. Se non lo guariamo nel cervello, non lo guariremo mai nel corpo.Dobbiamo prima sognarlo nella realtà primaria, anche chimicamente; se prima avviene chimicamente può avvenire anche biofisicamente.

Perciò noi non siamo condannati dal nostro DNA, né siamo condannati dal nostro ceto, dalla nostra cultura, dalla ereditarietà a meno che non lo approviamo.

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