Gen 08

Foundation for Inner Peace

Un Corso in Miracoli

Testo Libro degli esercizi Manuale per gli insegnanti

Armenia

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Nulla di ciò che è reale può essere minacciato.
Nulla di irreale esiste.
In questo si trova la pace di Dio.

Così inizia Un corso in miracoli. Esso fa una distinzione fondamentale tra ciò che è reale e ciò che non lo è: tra la conoscenza e la percezione. La conoscenza è la verità, sotto una unica legge: la legge dell’amore o di Dio. La verità è inalterabile, eterna e per niente ambigua. Può non essere riconosciuta, ma non può essere modificata. Si applica ad ogni cosa creata da Dio, e solo ciò che Lui ha creato è reale. Va al di là di ogni apprendimento perché è al di là del tempo e dell’andamento delle cose. Essa non ha opposti, non ha inizio né fine. Semplicemente è.

Il mondo della percezione, d’altro canto, è il mondo del tempo, del cambiamento, dell’inizio e della fine. È basato sull’interpretazione, non sui fatti. È il mondo della nascita e della morte, basato sul credere nella scarsità, nella perdita, nella separazione e nella morte. La percezione viene imparata, non donata, è selettiva nella sua enfasi sulla percezione, instabile nel suo funzionamento ed inesatta nelle sue interpretazioni.

Rispettivamente dalla conoscenza e dalla percezione emergono due distinti sistemi di pensiero, che sono opposti in ogni aspetto. Nel regno della conoscenza non esiste alcun pensiero separato da Dio, poiché Dio e la Sua Creazione condividono una sola Volontà. Il mondo della percezione, tuttavia, nasce dalla credenza negli opposti ed in volontà separate, perennemente in conflitto gli uni con gli altri e con Dio. Ciò che la percezione vede e sente sembra essere reale perché permette di portare alla consapevolezza solo ciò che è conforme ai desideri di chi percepisce. Ciò porta ad un mondo di illusioni, un mondo che ha bisogno di costanti difese proprio perché non è reale.

Quando sei stato catturato nel mondo della percezione, sei intrappolato in un sogno. Non puoi sfuggirvi senza aiuto, poiché ogni cosa che i tuoi sensi ti mostrano testimonia semplicemente la realtà del sogno. Dio ha fornito la Risposta, la sola Via d’uscita, il vero Aiutante. La funzione della Sua Voce, il Suo Spirito Santo, è di mediare tra i due mondi. Egli può fare ciò perché, mentre da un lato conosce la verità, dall’altro riconosce anche le nostre illusioni, pur senza credere in esse. L’obiettivo dello Spirito Santo è quello di aiutarci ad uscire dal mondo dei sogni insegnandoci come capovolgere il nostro sistema di pensiero e disimparare i nostri errori. Il perdono è la lezione più grande offertaci dallo Spirito Santo per compiere questo capovolgimento del nostro sistema di pensiero. Tuttavia il Corso ha la sua specifica definizione di cos’è in realtà il perdono, proprio come ha una propria definizione del mondo.

Il mondo che noi vediamo riflette la nostra propria struttura di riferimento interna - le idee dominanti, i desideri e le emozioni che si trovano nella nostra mente. “La proiezione fa la percezione” (Testo pag. [445]). Prima guardiamo dentro, decidiamo il tipo di mondo che vogliamo vedere e poi proiettiamo questo mondo all’esterno, facendolo diventare la verità come noi la vediamo. Lo rendiamo vero attraverso la nostra interpretazione di ciò che stiamo vedendo. Se stiamo usando la nostra percezione per giustificare i nostri errori - la nostra rabbia, i nostri impulsi di attacco, la nostra mancanza di amore, qualunque sia la forma che assume - vedremo un mondo malvagio, di distruzione, cattiveria, invidia e disperazione. Dobbiamo imparare a perdonare tutto ciò, non perché siamo “bravi” o “caritatevoli”, ma perché ciò che vediamo non è vero. Abbiamo distorto il mondo con le nostre difese distorte e pertanto vediamo ciò che non c’è. Quando impariamo a riconoscere i nostri errori di percezione, impariamo anche a guardare al di là di essi o a “perdonare”. Allo stesso tempo perdoneremo noi stessi, superando i nostri distorti concetti del per giungere al Sé che Dio ha creato in noi e che noi siamo.

Il peccato viene definito come “mancanza di amore” (Testo pag. [11]). Poiché l’amore è tutto ciò che c’è, nella visione dello Spirito Santo il peccato è un errore da correggere, piuttosto che una cattiveria da punire. I nostri sensi di inadeguatezza, debolezza ed incompletezza vengono dal nostro forte investimento nel “principio di scarsità” che governa l’intero mondo dell’illusione. Da questo punto di vista, cerchiamo negli altri ciò che sentiamo mancante in noi stessi. Noi “amiamo” un altro in modo da ottenere qualcosa noi stessi. Questo, di fatto, è ciò che passa per amore nel mondo del sogno. Non ci può essere errore più grande di questo, poiché l’amore è incapace di chiedere qualsiasi cosa. Solo le menti si possono veramente unire, e nessun uomo può separare ciò che Dio ha unito (Testo pag. [365]). E’ comunque solo al livello della Mente Cristica che la vera unione è possibile, e di fatto non l’abbiamo mai perduta. Il “piccolo io” cerca di accrescersi con l’approvazione dall’esterno, il possesso esterno e “l’amore” esterno. Il Sé che Dio ha creato non ha bisogno di niente. È per sempre completo, al sicuro, amato ed amorevole. Cerca di condividere piuttosto che ottenere, di estendere piuttosto che proiettare. Non ha bisogni e desidera unirsi agli altri solo per la loro reciproca consapevolezza di abbondanza.

Le relazioni speciali del mondo sono distruttive, egoistiche e puerilmente egocentriche. Eppure, se offerte allo Spirito Santo, queste relazioni possono diventare la cosa più santa sulla terra - i miracoli che indicano il cammino verso il ritorno al Cielo. Il mondo usa le sue relazioni speciali come arma definitiva per escludere e come dimostrazione della separazione. Lo Spirito Santo le trasforma in lezioni perfette di perdono e risveglio dal sogno. Ciascuna di esse è un’opportunità per guarire le percezioni e correggere gli errori. Ciascuna di esse è un’altra opportunità di perdonare se stessi perdonando l’altro. E ciascuna di esse diventa ancora un’altro invito per lo Spirito Santo e per ricordare Dio.

La percezione è una funzione del corpo e pertanto rappresenta un limite alla consapevolezza. La percezione vede attraverso gli occhi del corpo e sente con le orecchie del corpo. Evoca le risposte limitate che il corpo produce. Il corpo appare essere ampiamente auto motivato ed indipendente, eppure in realtà risponde solo alle intenzioni della mente. Se la mente vuole usarlo per una qualsiasi forma di attacco, esso diventa preda di malattia, invecchiamento e decadimento. Se invece la mente accetta lo scopo che lo Spirito Santo assegna al corpo, esso diventa un’utile via di comunicazione con gli altri, invulnerabile fintanto che ce n’è bisogno, per essere lasciato dolcemente da parte quando il suo scopo è finito. Di per sé, esso è neutrale, come lo è ogni cosa nel mondo della percezione. Che venga usato per gli obiettivi dell’ego o dello Spirito Santo dipende interamente da ciò che la mente vuole. L’opposto del vedere attraverso gli occhi del corpo è rappresentato dalla visione del Cristo, che riflette forza invece che debolezza, unità invece che separazione ed amore invece che paura. L’opposto del sentire con le orecchie del corpo è la comunicazione attraverso la Voce che parla per Dio, lo Spirito Santo, che dimora in ciascuno di noi. La Sua Voce sembra distante e difficile da ascoltare in quanto quella dell’ego, che parla per il piccolo sé separato, sembra essere più forte. In realtà è il contrario. Lo Spirito Santo parla con inconfondibile chiarezza e richiamo irresistibile. Nessuno di coloro che scelgono di non identificarsi con il corpo può rimanere sordo al Suo messaggio di liberazione e di speranza, né può mai mancare di accettare gioiosamente la visione di Cristo al posto della miserevole visione che ha di sé stesso.

La visione del Cristo è il dono dello Spirito Santo, l’alternativa di Dio all’illusione della separazione ed al credere nella realtà del peccato, della colpa e della morte. E’ la sola correzione a tutti gli errori di percezione, la riconciliazione degli apparenti opposti sui quali si basa questo mondo. La sua dolce luce mostra ogni cosa da un altro punto di vista, riflettendo il sistema di pensiero che emerge dalla conoscenza e rendendo il ritorno a Dio non solo possibile ma inevitabile. Ciò che veniva visto come un’ingiustizia fatta da uno a qualcun altro ora diventa una richiesta di aiuto ed un richiamo all’unione. Peccato, malattia ed attacco vengono visti come errate percezioni che chiedono di essere guarite con dolcezza ed amore. Le difese vengono messe da parte perché dove non c’è attacco non c’è bisogno di difese. I bisogni dei nostri fratelli diventano i nostri, poiché essi stanno facendo con noi il viaggio che procede verso Dio. Senza di noi essi perderebbero la strada. Senza di essi noi non potremo mai trovare la nostra.

Il perdono è sconosciuto in Cielo, dove l’averne bisogno sarebbe inconcepibile. Comunque in questo mondo il perdono è una correzione necessaria per tutti gli errori che abbiamo fatto. Offrire il nostro perdono è il solo modo che abbiamo per ottenerlo, poiché riflette la legge del Cielo secondo la quale dare e ricevere sono la stessa cosa. Il Cielo è lo stato naturale di tutti i figli di Dio come Lui li ha creati. Tale è la loro realtà per sempre. Non è cambiata per il solo fatto che è stata dimenticata. Il perdono è il mezzo tramite il quale ricorderemo. Attraverso il perdono il modo di pensare del mondo sarà capovolto. Il mondo perdonato diventerà la porta del Cielo poiché grazie alla sua misericordia potremo finalmente perdonarci. Non mantenendo più nessuno prigioniero nella colpa, saremo liberi.

Riconoscendo Cristo in tutti i nostri fratelli riconosceremo la Sua Presenza in noi stessi.

Dimenticando tutti i nostri errori di percezione, e con niente del nostro passato che ci trattenga ed ostacoli, potremo ricordare Dio. L’insegnamento non può andare oltre questo. Quando saremo pronti, Dio Stesso farà il passo finale per il nostro ritorno a Lui.

Fonte: http://www.ucim.it

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Vorrei conoscermi

Vorrei conoscermi

Ho sempre desiderato conoscermi. Trovo strano che, mentre passiamo la maggior parte della nostra vita a studiare, a osservare, a contemplare il mondo che ci circonda, indirizziamo così raramente le nostre organizzate facoltà mentali verso il mondo interiore. Quest’apparente indifferenza nasconde certamente una buona dose di ansia, di riluttanza o di paura e ciò, naturalmente, mi rende ancor più curioso.

La maggior parte delle nostre attività è diretta all’esterno e questo ci distrae dall’introspezione. Quest’ossessiva tendenza a guardare all’esterno persiste indipendentemente da necessità di sopravvivenza come quelle di cibo e di calore, e persino dal piacere: attimo dopo attimo, fino all’ultimo respiro, ci lasciamo catturare da ciò che vediamo, da ciò che gustiamo, da parole, da movimenti, da stimoli elettronici.

E’ singolare come molte attività normali che apparentemente facilitano la riflessione, come fumare la pipa o contemplare un tramonto, in definitiva ci impediscano di fermare l’attenzione sulla realtà della nostra vita.

Non è quindi per pura adesione intellettuale al socratico “conosci te stesso” che io “mi siedo”, ma perché mi rendo conto che io e i miei simili siamo continuamente condizionati da stimoli esterni, siamo fondamentalmente incapaci di controllarci e siamo mossi unicamente dalle nostre reazioni. Voglio conoscere questo essere vivente semplicemente osservandolo, così com’è, non come appare mentre è sballottato da un avvenimento all’altro. Questo può certamente essere utile al mio lavoro di psichiatra, ma le mie motivazioni vanno più in profondità: esse sono personali ed esistenziali.

Conoscere mente e corpo
M’interessa la mia mente e m’interessa il mio corpo. Prima di coltivare l’abitudine a meditare, avevo riflettuto su me stesso e avevo usato il mio corpo come strumento per afferrare una penna o spaccare la legna, ma non l’avevo mai osservato in modo sistematico.

Non avevo mai fatto attenzione a ciò che esso prova, o l’avevo fatto saltuariamente o distrattamente, non certo attimo dopo attimo, per ore e giornate intere. Non mi ero mai applicato ad osservare l’influenza reciproca di mente e corpo in situazioni di fatica e di riposo, di fame, dolore, rilassamento, eccitazione, apatia o concentrazione. Il mio desiderio di conoscere non è puramente obiettivo e scientifico. Questa mente e questo corpo sono il recipiente della mia esistenza. Non voglio bere il nettare e, se necessario, la feccia; ma voglio conoscerlo, voglio immergermi nella sua vita segreta, per lo stesso impulso, credo, che a ogni inverno e primavera spinge l’oca selvatica delle nevi a volare per diecimila miglia.

Le regole della creazione
A me pare che le forze della creazione e le leggi della natura, dalle quali sono nati questa mente e questo corpo, continuino a operare incessantemente in me, e lo fanno ora, in questo momento e ogni volta che faccio lo sforzo di osservarle. L’attività di creazione deve essere la causa originaria e perpetua della mia vita. Vorrei conoscere queste leggi, le forze che operano in essa, chi mi ha dato la vita, e osservare questa continua creazione, addirittura parteciparvi.

Newton ha fondato la scienza moderna sul presupposto che esiste un unico mondo durevole, un solo ordine ininterrotto e un insieme di leggi che governano sia la terra che il cielo. Così, basandomi su questo principio e sulle antiche tradizioni dell’India, presumo che le leggi fisiche delle stelle siano anche le leggi del mio corpo. Anche le leggi della chimica e della biologia, basate su quelle della fisica, sono uniformi in tutto il mondo della natura.

Poiché queste leggi operano continuamente, senza limitazioni, in maniera uniforme e omnicomprensiva, ne deduco che in me operino leggi eterne e ininterrotte che mi hanno creato e mi creano. La mia vita è una loro espressione, ed è incessantemente collegata da causa ed effetto a tutto ciò che è stato, che è, e che sarà. Nella misura in cui sono cosciente e umile nell’apprendimento, se vi concentro la mia attenzione, posso studiare sistematicamente e arrivare a conoscere le regole della creazione.

Anche se sono spesso incapace di osservare i livelli più elementari della realtà, i fenomeni fisici e mentali che continuamente si affollano in me sono espressioni delle leggi di natura: essi devono diventare il mio laboratorio di ricerca. Voglio “sedermi”, mentre la mia mente e il mio corpo fanno emergere e scorrere davanti a me e dentro di me il materiale umano fatto della stessa sostanza e retto dalle stesse leggi che governano le galassie e gli scriccioli.

Sono percorso da un’armonia dolce e tremenda al tempo stesso; vorrei poterla gustare e invece riesco a malapena a intuirla. Per questo voglio “sedermi” con forte determinazione, per sbarazzarmi del brusio delle distrazioni e dello sfilacciamento d’inutili preoccupazioni. “Sedermi” vuol dire scoprirmi come manifestazione di ciò che è universale. E’ un’impresa appassionante e senza fine, e spero proprio di poterla proseguire anche di fronte al cunicolo della morte. E’ un pensiero, questo, che m’infonde una gioia e una forza straordinarie.

Da Karma e caos di Paul R. Fleishman.

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