Gen 07
Tutto è uno

Tutto è uno

Le filosofie orientali affermano da sempre che ogni cosa è connessa. Oggi, la scienza olografica afferma che il nostro cervello elabora le informazioni provenienti da un ordine implicito, che collega ogni aspetto della realtà.

Già nel V a.C. secolo Parmenide pensava che la molteplicità fosse solo apparenza, e che l’Essere corrispondesse all’Uno. L’idea dell’unità di tutte le cose è vecchia quanto la filosofia occidentale, ma nel corso della storia essa è stata messa da parte, in Occidente, a favore dell’analisi e della scomposizione: mentre in Oriente la riflessione sull’unità non si è mai interrotta, noi ci siamo concentrati – con successo – sui particolari.

Quanto abbiamo perso e quanto guadagnato nell’operazione è una domanda aperta. Tuttavia le cose non sono più esattamente così, e l’idea dell’Unità del Tutto comincia a non essere più riservata a una piccola riserva indiana di mistici e filosofi. La stessa comunità scientifica, che più di tutti deve all’analisi del particolare, è costretta oggi a interrogarsi sulla globalità. E a dare risposte che possono essere sorprendenti.

Una teoria in particolare ripropone oggi una visione olistica della realtà, in cui tutte le cose sono interconnesse. Essa nasce da due interrogativi molto diversi, ma dalle risposte straordinariamente simili.

Nel campo della neurobiologia si è scoperto che la visione tradizionale, per cui i ricordi e le capacità individuali sarebbero localizzati in zone particolari del cervello, non corrisponde alla realtà: infatti, in casi di amputazioni di parti considerevoli di materia grigia, altre zone del cervello iniziano a svolgere le funzioni prima “appartenenti” alle aree perdute. Esse non sono quindi localizzate, ma diffuse in tutto il cervello e presenti in qualche modo interamente in ogni singola porzione di esso: come è possibile che qualcosa si trovi contemporaneamente dappertutto e da nessuna parte?

Analogamente nel campo della meccanica quantistica si è arrivati alla conclusione che due particelle “legate” tra loro (per esempio originate dallo stesso atomo radioattivo) mantengono la capacità di influenzarsi anche a grande distanza, in maniera istantanea. Una relazione di questo tipo è detta “non-locale”, perché apparentemente le particelle sono collegate tra loro al di là dello spazio. In un sistema quantistico di questo tipo, modificando un elemento si modifica istantaneamente tutto l’insieme: come può qualcosa trovarsi in un posto, dappertutto e da nessuna parte allo stesso tempo?

Cercando di rispondere a queste due domande un neurobiologo e un fisico, Karl Pribram e David Bohm, hanno avanzato l’ipotesi che sia il cervello che la realtà fisica siano strutturati come ologrammi, cioè immagini illusorie generate a partire da una realtà sottostante.

La tecnica degli ologrammi, inventata negli anni sessanta, permette di riprodurre immagini tridimensionali altamente realistiche. Un raggio laser viene scomposto e fatto riflettere su un oggetto, andando poi a impressionare una pellicola fotografica. Proiettando un nuovo raggio attraverso la pellicola, si crea un’immagine tridimensionale così realistica che l’oggetto fotografato sembra trovarsi realmente nello spazio davanti alla pellicola.

Bohm pensa che, proprio come in un ologramma l’immagine tridimensionale è prodotta dall’immagine impressa sulla pellicola, così la realtà sia composta da un “ordine esplicito”, cioè le cose come ci appaiono, e un “ordine implicito”, ovvero le leggi sottostanti. E Pribram ritiene che il cervello percepisca l’ordine implicito, “creando” poi la realtà sensibile “all’interno” della nostra mente. È importante notare che le due immagini, quella sulla pellicola e quella proiettata olograficamente, sono completamente diverse: non solo una è bidimensionale e l’altra tridimensionale, ma l’immagine sulla pellicola non assomiglia affatto all’oggetto fotografato: in effetti è un disegno “astratto”, simile a quello che si ottiene gettando due sassi in uno stagno (infatti come il disegno sull’acqua è creato dall’interferenza delle onde prodotte dai sassi, così il disegno sulla pellicola è creato dell’interferenza dei due raggi laser).

Ma è un’altra caratteristica peculiare degli ologrammi, a rendere interessante l’idea di Bohm e Pribram. Il modo in cui l’immagine fotografata è contenuta sulla pellicola infatti è molto diverso che in una foto normale. Se tagliamo a metà un normale negativo fotografico, otterremo naturalmente solo metà dell’immagine originale. Invece se tagliamo a metà una pellicola olografica e poi la colpiamo con un laser, apparirà nuovamente l’immagine intera. Anche continuando a ridurre la pellicola in pezzi sempre più piccoli, avremo sempre tutta l’immagine in ogni singolo frammento. L’immagine olografica si trova interamente in ogni punto della pellicola, proprio come le capacità mentali si trovano in ogni punto del cervello. E proprio come nei sistemi quantistici, la totalità è contenuta in ogni singolo punto.

Dunque se Tutto è Uno, e ogni cosa è il Tutto, nella realtà più profonda non valgono le normali leggi fisiche, non esistono lo spazio e il tempo né la concatenazione di cause e effetti. Questo permette di spiegare non solo i fenomeni per cui la teoria è stata sviluppata, ma anche tutti i fenomeni paranormali normalmente rifiutati dalla ricerca scientifica, come le coincidenze inspiegabili, la telepatia o l’apparente capacità della mente di influenzare la materia. Infatti se “tutto è uno” non ha più senso dire che una cosa provoca l’altra, che la mente modifica la realtà o legge in un’altra mente: semplicemente, due diversi fenomeni derivano dalla stessa e identica realtà sottostante.

Solo nell’ordine esplicito esistono due cose o due menti diverse: nell’ordine implicito esse sono la stessa cosa e la stessa mente. Il loro rapporto non ha più bisogno di essere spiegato, perché non c’è più alcun rapporto ma solo identità.

Di Aldo Riboni.

Fonte: http://www.nonsoloanima.tv

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Dic 01


Esther e Jerry Hicks

La Legge dell’ Attrazione in Azione (2 DVD Live)

Gli Insegnamenti di Abraham. Episodio 1. The Secret Behind the Secret! (Il Segreto dietro al Segreto)

Rossivideo.net
ISBN: 9788862850377

Prezzo € 22,95 (sconto del 15%)

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Hai letto il libro “The Secret” e vuoi saperne di più su come funziona realmente “Il Segreto?”, cioè la Legge di Attrazione? Hai visto il film “The Secret” e ancora non ti è chiaro come La Legge di Attrazione agisce concretamente nella vita di tutti i giorni? Sia che tu ne sia consapevole o meno? Bene… allora questo dvd è perfetto per te!

L’uscita è molto attesa, perché i concetti, solo accennati in “The Secret”, li trovi qui spiegati in modo approfondito e sotto forma di seminario, non di film.

Riguardo agli autori… lo sapevi che gli Hicks (Esther e Jerry Hicks sono marito e moglie) sono i più grandi divulgatori a livello mondiale della “Legge di Attrazione”?

Lo sapevi che Esther Hicks ha partecipato attivamente alla realizzazione della prima versione del film “The Secret”, per poi dissociarsi da alcune scelte fatte dalla produzione e chiedere il “taglio” delle scene in cui compariva?

Lo sapevi che gli Hicks sono riconosciuti come “i leader mondiali” del Manifesting? E sai perché questi due ispiranti dvd, registrazione integrale “live” di una giornata di seminario tenuta a Los Angeles, sono così speciali?

Perché Esther diffonde gli Insegnamenti di Abraham, cioè “canalizza” l’entità “Abraham”, che chiama “Intelligenza infinita” e suo marito Jerry definisce come “la più pura forma di Amore che abbia mai incontrato”.

Abraham è una entità non locale che diffonde in modo pratico e concreto gli Insegnamenti basilari sulla Legge di Attrazione. Risponde a qualsiasi domanda del pubblico dando indicazioni precise sull’applicazione in ogni contesto della vita quotidiana. Ascoltando le risposte alle domande degli altri ti identifichi e trovi risposta anche alle tue domande.

Gli Hicks conducono workshop in oltre 60 città ogni anno, hanno pubblicato centinaia tra libri, dvd e cd audio. Questo dvd è il primo episodio della serie e contiene le basi degli insegnamenti sulla Legge di Attrazione.

Se stai cercando un video corso concreto ed efficace che contenga descrizioni specifiche e dettagliate su come realmente funzioni la Legge di Attrazione… questo dvd è adatto a te!

All’estero è già un best seller.. ora lo diventerà anche in Italia! Quindi siediti, rilassati e concediti di apprendere come realmente funziona la Legge di Attrazione in azione!

  • Scopri l’entusiasmo per ciò che vuoi davvero raggiungere nella tua vita.
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  • Chiedi con parole semplici e concise.
  • Credi nel raggiungimento del risultato a livello consapevole e anche a livello inconsapevole.
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  • Ricordati sempre di ringraziare l’universo e senti la gratitudine nel cuore.

«Qui avete tutto ciò che vi serve sapere sulla vita e su come farla funzionare. Tutti gli strumenti che vi servono per creare le esperienze che avete sempre voluto
Neale Donald Walsch

«Adoro Esther e Jerry Hicks.»
Louise L. Hay



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Nov 23
Universo: lintera città delluomo

Universo: l'intera città dell'uomo

Il fatto è che noi siamo proprietà comune, non proprietà privata. Noi esplichiamo una funzione collettiva, non solo individuale. In definitiva noi siamo simultaneamente l’una e l’altra cosa. Onda e Oceano. Atomo e nello stesso tempo Universo. Il che vuol dire che noi siamo un Ologramma, un “Tutto-parte”, cioè una versione ridotta dell’Intero Corpo Universale

Contrariamente a quanto crede la massa degli studiosi e dei ricercatori, oltre naturalmente a differenza di quello che pensa la gente, l’Universo è una struttura naturale, interamente intelligente.

In pratica lo afferma lo stesso secondo principio della fisica quantistica il quale, nel suo enunciato fondamentale, suona pressappoco così:

Dalla cosmologia alla Geologia, dalla Paleontologia all’Antropologia, risalendo dall’osservazione astronomica (ex astrologica) e/o astrofisica a quella ontologica, confortata dai dati in possesso della ricerca microbiologica, ci sono serie conferme sulla attendibilità di un processo che ha portato allo sviluppo di un fenomeno apparentemente unico: a partire dalla apparente comparsa della vita biologica sulla superficie della Terra, c’è stata una lunghissima evoluzione, durata miliardi e miliardi di anni, che ha portato l’Universo Organico, l’OSSERVATO, un sistema interamente vivente ed intelligente, ad assumere lo stesso corpo del suo stesso OSSERVATORE.

Purtroppo, con una persistenza che sfiora l’alienazione, un programma intelligente inserito dalla cultura dominante, scientifica e biologica, nel cervello umano da millenni, come fosse un microchip, in modo che il pensiero degli individui ne risultasse polarizzato per via genetica e culturale, ha prodotto il dualismo: l’OSSERVATORE e l’OSSERVATO, il baco che infetta l’umanità.

Di conseguenza la visione dell’ALTROVE ha avuto sempre nel corso dei tempi un ruolo centrale, ponendosi al posto dell’OVUNQUE, e la stessa cosa ha fatto il relativismo (la relatività) collocandosi al posto dell’assoluto, l’ALTRO al posto dell’UNO, il SEPARATO in sostituzione del “Tu sei ME ed Io sono TE”.

Così ancora oggi e chissà per quanto tempo ancora tra l’Uomo e Dio si inseriscono le religioni, tra conoscenza e vera realtà ci sono scuole ed accademie, tra l’ essere umano ed il suo corpo si interpongono medicine e farmaci, tra individui e collettività si frappongono politici e media, ed infine tra spirito e materia, il vuoto.

Ecco, tanto per soffermarci su quest’ultima illusione, su quest’ultima inesistente realtà separativa, dove sta il vuoto?

Se la fisica quantistica ha già dimostrato che le particelle che costituiscono la materia oltre ad essere sé stesse, sono anche lo spazio che intercorre tra loro, dov’è quel nulla che chiamiamo vuoto?

Se il TUTTO esistente (che noi chiamiamo “spazio”) è già occupato totalmente e “fisicamente” da sé stesso, come possono esistere interstizi interspaziali e separativi, dove possono annidarsi angoli di vuoto?

Che senso ha pensare che l’ uomo debba conquistare lo spazio, usando una scienza, che è solo una conoscenza contraffatta, un modo semicosciente di sapere che siamo coscienti?

Dal momento infatti che lo spazio è già l’Ovunque, e noi siamo quello, come potremmo noi conquistare noi stessi?

Solo essendo in preda di una piacevole ubriacatura, ma molto meno piacevole della “coscienza”.

Quale coscienza?

Quella che genera l’esperienza, e non il contrario. Perché noi non viviamo in un mar morto di inesistenza, di stasi, di inerzia e di morte. In questo aveva ragione Gandhi quando diceva che “nel mezzo della morte la vita persiste”.

E tanto meno noi viviamo in un universo spezzato nei suoi componenti più minuti, come crediamo che siano atomi, nuclei, elettroni, quark o neutrini, che sembrano costituirlo. Ma anzi noi ci troviamo in un “sistema” che se proprio non possiamo far a meno di considerarlo frammentato (ma non lo è) esiste ed è reale in uno stato di “sincronicità” che lega “simultaneamente” tutte le particelle in una indissolubile condizione di interconnessione. E quindi anche noi a lui attraverso le nostre “molecole delle emozioni” come le chiama Candace Pert.

Sembra incredibile, ma se ci si chiede quale sia quel “quid” che tiene insieme sincronicamente e creativamente l’universo, la risposta è l’“amore”. L’ amore naturalmente inteso come “campo” (informativo), e non certo il sentimento che è alla base delle pulsioni affettive degli uomini (pur essendo quelle una forma di amore che unisce).

L’amore è la cosiddetta “anima mundi”, una vera e propria forza fisica unitiva (forza debole), come rivela il suo stesso etimo: a-more, da “a-mors” che significa “non-morte” e quindi “Vita”, ovvero quella Cosa che anima e tiene in vita tutto. O meglio che è ciò che è tutto, come diceva Giordano Bruno, che la chiamava “anfitrite”. E che noi chiamiamo coscienza eterna.

Persino le particelle (ragionanti) ne fanno parte, come hanno confermato gli esperimenti condotti dai fisici John Bell (nel 1964) e Alain Aspect (nel 1982) su coppie di elettroni e/o di fotoni, che ne hanno studiato il comportamento dopo averne prodotto una “presunta separazione” nel tempo e nello spazio a distanze indifferenti. E noi siamo fatti di quelle, no?

Quindi: niente divisione, disunione o estraniazione.

Infatti, pur apparentemente “separate” e scagliate in direzioni opposte a distanze incommensurabili, le coppie di particelle hanno dato prova di un profondo legame (d’“amore”) indissolubile, rimanendo sempre informatissime, coerenti e correlate tra loro mediante un campo di connessione “non-locale” in una situazione di sincronicità risonante in grado di trascendere le nozioni di separazione nello spazio e nel tempo.

E’ strabiliante osservare come il “ricordo di essere state insieme” (in fisica si dice: di essersi trovate nello stesso stato quantico) è un qualcosa che non le abbandona mai, ed è ancora più sorprendente constatare come, pur (apparentemente) separate, esse continuino a mantenere lo stesso stato di sintonia, ove non c’ è spazio e tempo che tengano e che siano in grado di separarle.

Se questa non è sincronicità, unione, telepatia e…”amore”, nel contempo, che cos’ è?

Sappiamo che le infinite coppie di particelle con spin (verso di rotazione) opposti (“maschio e femmina”, in chimica si dice antiparallele) mostrano di essere simmetriche rispetto ad un immaginario ASSE androginico, che le tiene indissolubilmente unite in una condizione di eternità.

C’ è “ragionamento” o “spirito”, che dir si voglia, in tutto questo.

Se questa non è …fedeltà, un…matrimonio, legge o principio unico, legittimato e celebrato da Madre Natura, che cos’ è?

Wolfgang Pauli (premio Nobel per la fisica nel 1945) e Carl Jung, psicologo analitico, anche questi una “strana coppia”, lavorando di concerto, non ne ebbero nessun dubbio.

Possiamo allora noi continuare a tenere separati Spirito e Materia in una componente che chiamiamo “coscienza” ed in una componente che chiamiamo “materia”? Insistere sulla coppia degli opposti?

Alla luce del PENSIERO congiunto insistere sulla dualità di due apparenti manifestazioni della stessa matrice universale, il PENSIERO, significa continuare ad essere “ i cittadini dei sensi”, i costruttori dei “cancelli della mente”, e continuare a rimanere fuori dalla cinta della città dell’UOMO, fuori dalle porte della sua vera, infinita umanità.

E’ dunque questo quello che vogliamo? Rimanere chiusi nella prigione della propria coscienza individuale. Rimanere sulla soglia della nostra coscienza universale?

Possiamo farlo. Nulla osta.

Il fatto è però che noi non siamo una proprietà privata, ma una proprietà comune. Noi non esplichiamo solo una funzione individuale, ma collettiva.

In definitiva noi siamo simultaneamente l’una e l’altra cosa. Onda e Oceano. Atomo e nello stesso tempo Universo. Il che vuol dire che noi siamo un Ologramma, un “Tutto-parte”, cioè una versione ridotta dell’Intero Corpo Universale, una mini-copia del cosiddetto “Intatto”. Uno “zero” ed un “Tutto”, contemporaneamente.

NOI, in ultima analisi, siamo UNO.

La Chiave dell’Universo nascosto. Dalle esperienze di pre-morte ad una nuova visione della vita

Insomma, come abbiamo visto al primo punto, non c’ è spazio e tempo che separi le particelle.

E se questo non è “telepatia” , e se questo non è “amore”, e se questo non è la più chiara dimostrazione che materia e coscienza sono la stessa cosa, e che tutto quindi si riassume nel cosiddetto “Spirito Santo” (“Sant” in sanscritto significa “Tutto”, e “Spiritus” significa “Vivente”), non sappiamo proprio quale altra prova fornire per connotare una Vibrazione che noi chiamiamo “Campo Univivente”, la quale le tiene indissolubilmente (in)fuse in “” in una condizione di eternità., esattamente come tutte le altre, loro omologhe.

Questo apparentemente strano meccanismo di unione istantanea tra due entità sembra ricordare quei fenomeni superficialmente definiti “paranormali” come la telepatie e la “remote view” (vista remota), dove l’ informazione viene trasmessa in modo (psichicamente) istantaneo.

Il fatto è che questa informazione non nasce dai tradizionali campi elettromagnetici della fisica classica, ma nasce da un campo “informativo” che “in-forma” la materia in coincidenza con il suo contenuto psichico in maniera istantanea.

Le esperienze di confine (NDE) confermano tutto questo. I racconti dei redivivi o dei rianimati ribadiscono infatti che tutto questo è possibile quando il pensatore si fonde con il pensiero stesso.

Dunque l’aspetto più sconcertante del pensiero è che tutto sia pensiero, come ha riferito lo stesso David Bohm a quei pochi ascoltatori che erano presenti ai suoi colloqui privati. Senza inizio e senza fine.

Evidentemente allora questa totale massa di comunicazione quantistica doveva già esistere prima che nascessero la materia, l’energia, lo spazio ed il tempo.

Il che significa che la Vita è da sempre e per sempre. E che andare a cercarne l’origine laddove non esiste, è come inseguire la linea dell’orizzonte cercando di afferrarla. Questo lo possono fare solo i “cittadini dei sensi”, non gli abitanti dell’“Info-regno”.

Di Vittorio Marchi.

Fonte: http://www.scienzaeconoscenza.com

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Nov 15
Nuovo paradigma scientifico

Paradigma scientifico

«Ciò che vedete dipende dalle teorie che usate per interpretare le vostre osservazioni
Albert Einstein

Giorgio de Santillana nell’introdurre il suo capolavoro “Il mulino di Amleto” coglie l’inadeguatezza del pensiero umano di fronte alle attuali scoperte astrofisiche, l’uomo contemporaneo non riesce a collocarsi all’interno di così vasto e profondo universo se non a costo di una perdita delle proprie facoltà mentali, l’uomo arcaico, invece, ordinava il cosmo a sua misura in modo da non scomparire di fronte alla pur terribile vastità della antica cosmologia.

Oggi, fra gli scopi più alti della scienza vi è quello di conoscere e descrivere l’universo per dare un senso all’esistenza umana; scienza, filosofia e religione si sono poste sempre in rapporto dialettico e hanno ricercato, e a volte hanno creduto di aver trovato, il senso dell’esistenza. Con Galileo la scienza ha cambiato radicalmente i presupposti di conoscenza basandosi sul metodo sperimentale, mentre con Cartesio si ha la scissione dicotomica fra anima e materia. Cartesio scinde i due aspetti della realtà relegando la mente al dominio della religione e della speculazione filosofica e la materia al metodo scientifico.

La dicotomia cartesiana anima-materia, in occidente, ha aumentato le distanze fra lo sperimentalismo scientifico e il dogma religioso. Per la scienza, agire solo su entità materiali osservabili rappresenta una semplificazione concettuale di grande portata mentre la religione rafforza il dogmatismo perché ormai totalmente svincolata dalle leggi matematiche e fisiche che regolano e descrivono il cosmo. La scienza dal canto suo si è sempre limitata a descrivere i fenomeni fisici mentre alla religione è stato dato il privilegio di spiegare la causa ultima del funzionamento del meccanismo universo.

La rivoluzione scientifica del secolo scorso ha minato dalle fondamenta il nostro senso comune e le nostre convinzioni al riguardo della natura dell’universo.

Lo scorrere del tempo e la stessa suddivisione fra passato, presente e futuro sembrano non avere più molto senso, lo spazio indissolubilmente legato al tempo forma un unità quadridimensionale inimmaginabile dalla mente abituata ad agire nella realtà osservabile; la meccanica quantistica ha enormi implicazioni sul nostro modo di vedere la realtà e sulla posizione che ha la coscienza all’interno dell’universo.

Teorie assolutamente rivoluzionarie sembrano oggi avere poco impatto sulla nostra visione del mondo e sulla nostra produzione di realtà. Se la teoria della relatività e le sue implicazioni spazio temporali hanno influenzato il campo dell’arte con il cubismo e parte del razionalismo architettonico, la fisica quantistica non ha avuto nessun influenza sul cambiamento dei modi di percezione e fruizione dello spazio.

L’ipotesi di un mondo regolato dalle leggi meccaniche è stata avvalorata per secoli, con Cartesio ha inizio il dualismo anima-materia considerate come entità distinte e separate cosicché l’anima non aveva alcun influenza sulla materia, sul corpo. La meccanica newoniana non fece altro che avvalorare tale dualismo proponendo un universo regolato da un meccanismo perfetto. Nei primi anni dello scorso secolo la teoria della relatività inserì nelle dimensioni spaziali anche la quarta dimensione del tempo, che divenne indissolubilmente legato allo spazio a formare un’unica realtà spazio-temporale mettendo a dura prova le capacità immaginifiche della mente umana; ma se la teoria della relatività si dimostrò di efficacia eccezionale nel descrivere il macrocosmo, d’altro canto non poteva spiegare i fenomeni su scala atomica, il comportamento delle particelle subatomiche. Nello stesso periodo, agli inizi del secolo fu sviluppata da W. Heisemberg la teoria dell’indeterminazione dei quanti di luce, una teoria che spiega gli strani comportamenti delle cellule subatomiche e del loro essere contemporaneamente entità fisiche ed entità probabilistiche, formulando il famoso dualismo onda particella.

La fisica quantistica suggerisce che la realtà dipende dall’osservatore, e nel caso delle particelle subatomiche l’osservazione si esplicita con una misurazione (una misura è un confronto fra oggetti per determinarne il rapporto).

Un onda probabilistica collassa in una particella allorché essa viene osservata, in altri termini la posizione di una particella subatomica in un certo punto dipende dall’osservazione in quel dato punto. Inoltre due particelle subatomiche che sono state in relazione, se vengono separate e a distanza una di esse viene modificata, anche l’altra simultaneamente si modifica e questo succede senza possibilità di comunicazione fra le due particelle, questo è detto comportamento non locale delle particelle subatomiche

La realtà profonda che la moderna fisica teorica ci suggerisce è una realtà interconnessa dove l’indeterminismo quantistico è controllato dalla coscienza che assume ruolo fondamentale per la costituzione della realtà fisica; le implicazioni di siffatte teorie hanno enorme portata filosofica e ci pongono nella condizione di ridefinire il nostro posto nell’universo, l’architettura in quanto costruzione, e materializzazione di una volontà cosciente diventa essa stessa metafora e oggetto della creazione della realtà, la mente cosciente è l’origine della realtà fisica e non un epifenomeno, David Bohm ipotizza un potenziale quantico che pervade il creato e che informa e funge da substrato a tutta la realtà fisica che altro non sarebbe che gesto creativo dell’universo entro se stesso in una sorta di speculare riflessione.

La realtà sarebbe puramente illusoria , essa è forma della mente che pervade l’universo.

Nonostante la sua apparente realtà fisica, l’Universo si comporterebbe come un ologramma dove la parte corrisponde dettagliatamente al tutto.

Ma in che modo la metafora dell’ologramma può spiegare alcuni paradossi sperimentali quali ad esempio la non località? È lo stesso Bohm a suggerirci un esempio esemplificativo: immaginate un acquario contenente un pesce. Immaginate anche che l’acquario non sia visibile direttamente ma che noi lo si veda solo attraverso due telecamere, una posizionata frontalmente e l’altra lateralmente rispetto all’acquario. Mentre guardiamo i due monitor televisivi possiamo pensare che i pesci visibili sui monitor siano due entità separate, la differente posizione delle telecamere ci darà infatti due immagini lievemente diverse. Ma, continuando ad osservare i due pesci, alla fine ci accorgeremo che vi è un certo legame tra di loro: quando uno si gira, anche l’altro si girerà; quando uno guarda di fronte a sé, l’altro guarderà lateralmente. Se restiamo completamente all’oscuro dello scopo reale dell’esperimento, potremmo arrivare a credere che i due pesci stiano comunicando tra di loro, istantaneamente e misteriosamente.

Probabilmente sia l’ipotesi di un a realtà assimilabile ad un ologramma e sia l’ipotesi di una soggiacente rete di informazioni sul modello di Internet non sono sufficienti a descrivere il nuovo concetto di realtà che la fisica quantistica ci fa intravedere, essi potrebbero essere solo modelli di riferimento del nostro stato attuale di progresso tecnologico e percettivo, probabilmente anche il solo linguaggio matematico non è più sufficiente a descrivere una realtà complessa, forse avremmo bisogno dell’aiuto di un nuovo linguaggio, di nuove forme espressive appannaggio dell’intuizione e dell’espressione artistica, un arte che si esprima mediante metafore e connessioni nuove e che vada al di là del simbolo ma che agisca in sostituzione di esso non per essere misura della realtà ma per essere medium fra la percezione e l’intuizione.

Fonte: http://spaziotempoarchitettura.blogspot.com

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