
Pensiero e sentimento
Tratto da Daniel Goleman - Intelligenza emotiva
…Nella vita mentale, queste connessioni fra corteccia prefrontale e sistema limbico hanno un’importanza fondamentale che va ben oltre la regolazione fine delle emozioni; esse sono essenziali per guidarci nelle più importanti decisioni della vita.
Armonizzare emozione e pensiero
Le connessioni fra l’amigdala (e le strutture limbiche affini) e la neocorteccia sono al centro di quelle che possiamo definire come le battaglie o gli accordi di cooperazione fra mente e cuore - fra pensiero e sentimento. Questi circuiti spiegano come mai l’emozione è tanto importante ai fini del pensiero, sia quando si debbano prendere sagge decisioni, sia quando si tratti di pensare lucidamente.
Prendiamo, a titolo di esempio, la capacità delle emozioni di rendere disorganizzato il pensiero. I neuroscienziati usano l’espressione “memoria di lavoro” per indicare la capacità di attenzione che fissa nella mente i dati essenziali per completare un certo compito o per risolvere un particolare problema; tali dati possono essere di natura molto varia: può trattarsi dei requisiti ideali che cerchiamo in una casa da acquistare quando vagliamo diverse possibilità, oppure degli elementi di un problema razionale durante un esame.
La corteccia prefrontale è la regione del cervello in cui ha sede la memoria di lavoro. Ma i circuiti che connettono il sistema limbico ai lobi prefrontali comportano la possibilità che i segnali di forti emozioni - ansia, collera e simili - creino dei rumori di fondo, per così dire un’elettricità statica neurale, sabotando così la capacità del lobo prefrontale di conservare la memoria di lavoro. Ecco perché quando siamo sconvolti diciamo che “non riusciamo a pensare”; ecco perché una continua sofferenza psicologica può causare delle carenze nelle capacità intellettuali dei bambini, compromettendone l’apprendimento.
Quando questi deficit sono meno pronunciati non vengono sempre evidenziati dai test per la misura del QI, sebbene essi siano rivelati da misure neuropsicologiche più mirate e affiorino anche nel caso in cui il bambino mostri un comportamento costantemente agitato ed impulsivo.
In uno studio condotto su bambini della scuola elementare, ad esempio, questi test neuropsicologici dimostrarono che i soggetti con QI al di sopra della media, ma le cui prestazioni scolastiche erano insoddisfacenti, presentavano una compromissione del funzionamento della corteccia frontale. Questi bambini erano anche impulsivi e ansiosi, spesso confusi e agitati - una serie di riscontri che indicavano un controllo difettoso dei lobi prefrontali sugli impulsi del sistema limbico. Nonostante le loro potenzialità intellettuali, questi bambini erano soggetti ad altissimo rischio di fallimento scolastico, alcolismo e criminalità (non perché fossero carenti sul intellettuale, ma per le loro scarse capacità di controllo sulla vita emotiva). Il cervello emozionale, del tutto separato dalle aree corticali la cui funzione viene vagliata dal test QI, controlla la collera e la compassione. Questi circuiti vengono scolpiti dall’esperienza durante l’infanzia - e noi, a nostro rischio, permettiamo che quelle esperienze siano completamente affidate al caso.
Consideriamo ora il ruolo delle emozioni quando dobbiamo prendere una decisione, anche la più “razionale“. Antonio Damasio, neurologo al College of Medicine della lowa University, ha compiuto ricerche ricche di importanti implicazioni per la nostra comprensione della vita mentale; in particolare, egli desiderava scoprire quali funzioni fossero compromesse nei pazienti con lesioni del circuito che collega i lobi prefrontali all’amigdala. La capacità di questi soggetti di prendere decisioni è spaventosamente compromessa - e tuttavia essi non presentano alcun deterioramento del loro QI o di qualunque abilità cognitiva. Nonostante la loro intelligenza sia intatta, essi compiono scelte disastrose negli affari e nella vita privata, e possono anche tormentarsi all’infinito per prendere decisioni semplici come quella di fissare un appuntamento.
Damasio sostiene che le scelte di questi pazienti sono tanto sbagliate perché essi hanno perso la possibilità di accedere alla memoria emozionale. Essendo il punto di incontro fra pensiero razionale ed emozione, il circuito che collega lobi prefrontali e amigdala è una via di accesso fondamentale all’archivio contenente tutte quelle preferenze e quelle avversioni che andiamo accumulando nel corso della nostra vita.
Se si esclude la memoria emozionale custodita nell’amigdala, qualunque cosa venga elaborata dalla neocorteccia non è più in grado di innescare le reazioni emotive in passato associate allo stesso evento, e tutto assume i toni di una grigia neutralità. Uno stimolo esterno, indipendentemente che si tratti del loro amato cagnolino o di una maledetta seccatura, non suscita più in questi pazienti attrazione o avversione: essi hanno “dimenticato” tutti gli insegnamenti emozionali precedentemente appresi perché non hanno più accesso al luogo dove li avevano archiviati - in altre parole, l’amigdala.
Dati come questi hanno portato Damasio su una posizione opposta a quanto suggerirebbe 1′intuito; lo hanno indotto cioè a ritenere che i sentimenti siano solitamente indispensabili nei processi decisori della mente razionale; essi ci orientano nella giusta direzione, dove poi la pura logica si dimostrerà utilissima. Spesso la realtà vi mette di fronte a una gamma di scelte molto difficili (come investire la liquidazione? chi sposare?); in questi casi, gli insegnamenti emozionali impartitici dalla vita (ad esempio il ricordo di un investimento dimostratosi disastroso o di una dolorosa rottura sentimentale) inviano segnali che restringono il campo della decisione, eliminando alcune opzioni e mettendone in evidenza altre fin dall’inizio. In questo modo, secondo Damasio, il cervello emozionale è coinvolto nel ragionamento proprio come il cervello pensante.
Le emozioni, allora, hanno un ruolo importante ai fini della razionalità. Nel complesso rapporto fra sentimenti e pensiero, la facoltà emozionale guida le nostre decisioni momento per momento, in stretta collaborazione con la mente razionale, consentendo il pensiero logico o rendendolo impossibile. Allo stesso modo, il cervello razionale ha un ruolo dominante nelle nostre emozioni - con la sola eccezione di quei momenti in cui le emozioni eludono il controllo e prendono, per così dire, il sopravvento di prepotenza.
In un certo senso, abbiamo due cervelli, due menti - e due diversi tipi di intelligenza: quella razionale e quella emotiva. Il nostro modo di comportarci nella vita è determinato da entrambe: non dipende solo dal QI, ma anche dall’intelligenza emotiva, in assenza della quale, l’intelletto non può funzionare al meglio. La complementarietà del sistema limbico e della neocorteccia, dell’amigdala e dei lobi prefrontali, significa che ciascuno di essi è solitamente una componente essenziale a pieno diritto della vita mentale. Quando questi partner interagiscono bene, l’intelligenza emotiva si sviluppa, e altrettanto fanno le capacità intellettuali.
Quanto abbiamo detto capovolge le antiche opinioni sulla tensione fra ragione e sentimento: noi non vogliamo fare a meno dell’emozione e mettere al suo posto la ragione, come avrebbe desiderato Erasmo; vorremmo invece trovare il giusto equilibrio fra le due componenti. Il vecchio paradigma sosteneva un ideale in cui la ragione poteva liberarsi dalla spinta delle emozioni. Il nuovo modello ci spinge piuttosto a trovare un’armonia fra mente e cuore. Per farlo, però, dobbiamo per prima cosa comprendere più esattamente che cosa significhi fare un uso intelligente dell’emozione.
Daniel Goleman - Intelligenza emotiva
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