Dic 24
Dalai Lama

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“La tradizione antica che collabora con la scienza moderna: ecco la mia visione dell’insegnamento e della ricerca”. È un Dalai Lama sorridente, ma anche disorientato e forse infastidito da un eccessivo clamore, quello che si è presentato all’università di Roma Tre per ricevere la laurea honoris causa in Biologia. Gremita l’aula magna. Oltre mille giovani hanno partecipato alla cerimonia (tra loro, ma in minoranza, anche monaci tibetani e fedeli buddisti), e centinaia di studenti, docenti e ricercatori rimasti fuori si sono dovuti accontentare dei maxischermi allestiti in alcune aule della facoltà di Lettere.

Accolto con grida e tifo da stadio e decine di fotografi e operatori che non gli lasciavano nemmeno lo spazio per raggiungere la propria postazione da “candidato”, Tenzin Gyatzo, il quattordicesimo Dalai Lama, ha voluto dedicare gran parte della propria lezione magistrale agli studenti e ai giovani, ascoltando a lungo le loro domande.

Si trattava, in effetti, di un’occasione unica nel suo genere: era la prima volta che il Dalai Lama riceveva l’alto riconoscimento in una disciplina scientifica. “All’origine del conferimento della laurea honoris causa in Biologia - ha spiegato il rettore dell’ateneo, Guido Fabiani - c’è l’interesse che lei ha dimostrato per la scienza e le sue applicazioni e, in particolare, il riconoscimento per l’impegno che l’ha distinta a livello internazionale nel contribuire a tenere vivo il dialogo tra scienza e spiritualità, tra scienza e religione. Se quest’uomo non fosse diventato monaco - ha spiegato il rettore - sarebbe diventato un ottimo ingegnere”.

Tra le domande degli studenti, molte proprio sull’interesse che il Dalai Lama ha dimostrato nel dialogo tra spiritualità orientale e scienza occidentale: “Se - ha spiegato il religioso - nello studiare qualcosa troviamo che c’è ragione o prova di esso, dobbiamo accettare la validità, anche se è in contraddizione con le spiegazioni naturali delle scritture. La didattica moderna - continua, rivolgendosi agli studenti delle facoltà scientifiche - si concentra molto sulla conoscenza, sul cervello, ma trascura l’aspetto etico-morale. Per questo mi sento di lanciare un appello: pensiamo di più, insieme alla parte scientifica, a promuovere l’etica e il cuore. Solo attraverso questa via si può vedere più chiaramente la realtà. Per questo - aggiunge - serve una mente più compassionevole, più calma e con più empatia, elementi fondamentali per una vita felice“.

Temi di stretta attualità, che suscitano spesso lunghi applausi, come quando ad esempio si parla dell’etica laica: “Dobbiamo rispettare tutte le religioni e dobbiamo rispettare anche coloro che non credono. Tra religione e materialismo dovremmo sempre scegliere una terza via: una vita etica, morale, di consapevolezza. E proprio voi giovani potete contribuire a questo”.

Amerigo, studente di Ecologia, chiede al Dalai Lama: “Siamo indotti a pensare che con la morte tutto sarà finito. È vero questo? Ha il buddismo un antidoto a questa nostra convinzione? E questa esperienza è accessibile a noi giovani occidentali?”. La prima risposta, su due piedi, è: “Non lo so”. Scherza il Dalai Lama: la domanda, in effetti, era posta in modo molto complesso, mentre lui ha sempre cercato di utilizzare concetti e parole semplici. Poi si torna sui toni seri e inizia una piccola lezione sull’identità del : “Il concetto buddista è che corpo e anima sono collegati. Il corpo cambia durante la vita, ma tra l’io, il corpo e la mente c’è un collegamento molto stretto. La morte - aggiunge - fa parte della nostra vita. Così come tutte le tradizioni che contemplano la vita dopo la vita, il buddismo pensa che ci sia una rinascita. La morte è soltanto un cambiamento del corpo, ma non del sé”. E a chi gli domandava quale fosse la strada per raggiungere la felicità e la pace interiore, la risposta è quella più semplice: “La fede in Dio, chiunque esso sia. La religione allevia la sofferenza e dà speranza“.

“Il buddismo - chiede Elena, studentessa di Cinema - ci insegna che tutti i problemi provengono dalla mente. Nonostante questo, siamo circondati da situazioni esterne come la guerra, la povertà e le discriminazioni sociali, che causano sofferenza. Come possiamo conciliare queste due idee?”. “È vero - risponde il Dalai Lama - tutta la sofferenza proviene dalla mente. Pensiamo ad esempio al terrorismo: questo proviene dall’odio, e il problema si trova nella nostra mente. L’inquinamento, ancora, proviene dal riscaldamento dell’atmosfera, che proviene dall’avidità, anch’essa nella nostra mente. Alla base di tutto questo - continua - vi è l’ignoranza: sviluppiamo il cervello! L’ignoranza si ridurrà e queste sofferenze non si verificheranno più. E poi aggiungo: per odio e avidità l’antidoto è la tolleranza. Cerchiamo di essere più compassionevoli, contribuiremo a ridurre i problemi”.

“Giovani, non aspettatevi troppo”, risponde poi sorridente a Viola, studentessa di lettere, che gli ha posto una domanda sulla possibilità dei giovani occidentali di comprendere profondamente il , così come i tibetani: “Non tutti i problemi del male possono essere risolti con la tradizione tibetana. Per questo - continua - ai giovani italiani dico: dovete trovare la risposta ai vostri problemi secondo la vostra tradizione. Cercare altrove non serve“. E poi, scherzando: “Se i problemi sono vostri, ve li dovete risolvere da soli”.

Il momento più commovente della cerimonia è sicuramente l’ultima domanda, quella posta da Diki, una studentessa tibetana che da sei anni vive in Italia. Dopo essersi laureata all’università di Trento con una tesi sui tibetani in esilio, si sta specializzando a Roma sui diritti delle minoranze. Commossa e con la voce che trema, chiede: “La politica del Dalai Lama è quella della non violenza. Pensando al Tibet e alla Cina, che cosa può fare il Dalai Lama per aiutare un popolo oppresso che sta soffrendo?”. Scrosciano gli applausi, tanti in sala espongono bandiere e striscioni inneggianti al Tibet libero dall’oppressione cinese che dura da più di 47 anni e a causa della quale hanno perso la vita oltre un milione di tibetani.

Il Dalai Lama, capo del governo tibetano in esilio e premio nobel per la Pace nel 1989, risponde con molta franchezza: “Apprezzo molto la preoccupazione per il destino dei tibetani. La nostra lotta è basata su una rigorosa non violenza e sul pensiero compassionevole, per questo tendiamo a minimizzare i sentimenti negativi nei confronti dei cinesi. Un mio vecchio amico che ha trascorso 18 anni nei gulag cinesi è venuto da me e mi ha detto di aver visto poche occasioni di pericolo. Tra queste, gli ho chiesto, quali? E lui: ‘Il rischio di perdere la compassione verso i cinesi’. Vedete - aggiunge - il fondamento del nostro pensiero è di considerarli fratelli, anche se continuano a fare male al nostro popolo, questo è il puro significato della non violenza. Noi i problemi con la Cina vogliamo risolverli, ma per fare questo la Cina ci deve dare autonomia, dobbiamo poter preservare la nostra cultura e la nostra lingua. Se la Cina - conclude - vuole essere una superpotenza rispettata a livello mondiale, basta con le mistificazioni della realtà, gli attacchi alla libertà personale e alla libertà di stampa: la Cina dev’essere ragionevole. E non riusciamo a capire perché, a queste nostre domande, la Cina non risponde in maniera favorevole“.

(14 ottobre 2006)

Di Daniele Semeraro.

Fonte: http://www.repubblica.it/

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What the Bleep do We Know? - dvd in italiano

Ma che… Bip… Sappiamo Veramente? Il film.

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“What the Bleep Do We Know!?” negli Stati Untiti  è stato un vero e proprio caso cinematografico che ha dato l’avvio ad un nuovo genere orientato alla metafisica.

Il DVD del film ha venduto più di un milione di copie negli Stati Uniti, raggiungendo un successo straordinario a testimonianza dell’apprezzamento nelle sale cinematografiche.

Centinaia di anni fa, la scienza e la religione si sono separate, diventando antagoniste nel grande gioco della spiegazione e della scoperta. Ma scienza e religione sono due facce della stessa medaglia. Entrambe aiutano a spiegare l’universo, il nostro posto nel grande disegno, e il significato della nostra vita.

Il film Ma che ..bip.. sappiamo veramente!? con l’aiuto di oltre una dozzina di scienziati risponde a domande quali:
Di che cos’è fatto un pensiero?
Di che cos’è fatta la realtà?
E soprattutto, come può un pensiero modificare la natura della realtà?

Questa scienza non porta soltanto al mondo materiale, ma nel profondo del regno della spiritualità. Se l’osservazione influenza l’esito, noi non solo siamo parte dell’universo, ma ne siamo parte attiva. Se i pensieri sono più di attivazioni neurali casuali, la coscienza è più di un incidente anatomico.
Esiste un potere più elevato, ma è veramente là fuori? Dov’è la linea di demarcazione tra là fuori e qui dentro?

Questo dvd non da risposte definitive. Questo è un film nel quale vengono formulate domande che espandono la mente. È un film che non vi mostra la via, ma le infinite possibilità.

Pensate di dover andare ogni giorno allo stesso lavoro, a fare le stesse commissioni, di dover fare gli stessi pensieri, sentirvi allo stesso modo?
Bene, ripensateci: scoprirete infinite possibilità di cambiare la realtà quotidiana.



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Nov 21
La dinamica delle emozioni

La dinamica delle emozioni

La massa del cervello giallo, la corteccia cerebrale, è fatta di una miriade di neuroni. Ogni neurone ha un recettore ed una connessione sinaptica.

Qualsiasi cosa il cervello ritenga sogno viene collocata nel lobo frontale. E il lobo frontale allora diventa legge per l’energia e anche legge per il corpo.

Come esseri spirituali, quando abbiamo creato l’immagine nel cervello, abbiamo creato la realtà. Ma la personalità vuole sempre la prova. Aspetta sempre che accada. Se siamo persone spirituali, quella realtà esiste già, se siamo persone fisiche (rivolte alla materia) non è ancora accaduta.

Tutte le informazioni dell’immagine, localizzata nel lobo frontale e diventata pensiero comune, sono messe insieme dai neuroni in un ologramma. L’ologramma viene attraverso il lobo frontale approvato dal subconscio del Dio interiore e quindi trasmesso al cervello e al corpo. Il corpo reagisce consapevolmente e chimicamente all’immagine. La realtà primaria è quella che accade nel cervello; la realtà fisica è la realtà secondaria.

Il cervello funziona in base ai neurotrasmettotori. Esso contiene dentro di sé tutte quelle sostanze che vengono chiamate molecole di informazione che possiede anche il corpo. In sostanza nel cervello è contenuto tutto ciò che c’è anche nel corpo. La distribuzione delle informazioni nel corpo avviene i peptici/amminoacidi. I peptici sono amminoacidi che vengono creati dal DNA quando riproduce se stesso attraverso una copia chiamata RNA che induce le cellule a creare tutti quegli amminoacidi che sono veramente importanti per la distribuzione delle informazioni nel corpo. Ora il cervello contiene ogni peptide/amminoacido contenuto nel corpo. Se un peptide è presente nell’intestino, nelle surrenali o nel pancreas, viene prodotto anche nel cervello. Quindi i peptici sono amminoacidi e sono portatori di informazioni. Essi agiscono sui recettori che li accendono e li spengono. Il cervello contiene in sé tutti gli amminoacidi. Gli amminoacidi servono per creare le emozioni ed anche la crescita e le sensazioni. Le emozioni che il cervello trasmette al corpo sono ordini ai quali il corpo risponde. Questo vuol dire in realtà che l’intero corpo vive nel cervello. Così il corpo umano è duplicato emozionalmente nel cervello. L’emozione viene prima sentita nel cervello e poi trasmessa al corpo.

Per esempio l’ipotalamo è la sede della memoria a lungo termine. L’ipotalamo è il custode delle registrazioni del passato. Le registrazioni del passato vengono immagazzinate anche nei peptici/amminoacidi che compongono gli ormoni. Ogni memoria è chimica e viene conservata nel cervello in forma chimica.

Quando abbiamo un passato e continuiamo a rivisitarlo, lo portiamo nel nostro cervello che lo trasmette al nostro corpo. Come avviene? I neuroni dell’ipotalamo che contengono i peptidi del passato arrivano direttamente alla ghiandola Ipofisi, cioè l’ipotalamo nel rigenerare la sua memoria, manda all’ipofisi l’informazione di quella memoria. La ghiandola ipofisi è la ghiandola maestra del corpo, è il settimo sigillo: il “sia fatta la tua volontà”. L’ipofisi sperimenta quella memoria e invia le informazioni, sotto forma di sostanze chimiche, nel flusso sanguigno del corpo. Le sostanze chimiche prodotte dall’ipofisi sono amminoacidi in forma di ormoni.. Da ricordare che l’ipofisi produce anche l’ormone della morte e della crescita (ringiovanimento). L’amminoacido che l’ipofisi ha immesso nel flusso sanguigno, raggiunge le surrenali, le quali immediatamente iniziano a pompare nel flusso sanguigno gli steroidi che causano un picco emozionale. Gli steroidi sono la risposta di sollievo allo stress. Quando le persone sentono questo picco intenso emozionale, prodotto dagli steroidi, provano un senso di sollievo, di benessere, dallo stress. Perciò gli steroidi sono un agente lenitivo.

Questo induce le persone a voler parlare del proprio passato con qualcun altro per arrivare a dire: “Dio mio, mi sento proprio meglio ora”. Cosicché uno tende a tenere in circolazione il passato perché soffrire lo fa sentire così bene. E quando questa “beatitudine” svanisce, si tira fuori di nuovo la memoria, tornando alle persone, ai luoghi, ai tempi, egli eventi, per cercare la “redenzione”. In sostanza, si vuole essere tormentati in modo da poter essere redenti, perché si ha bisogno di sentirsi bene.

Questa è la chiave della tossicodipendenza. E’ la chiave dell’alcolismo, del fumo, della droga, perché non si riesce a star bene per conto proprio. Si è dipendenti delle reazioni chimiche, così si cerca la sofferenza in modo da poter essere redenti e sentirsi bene. Queste sono le persone attaccate al passato. A cosa sono aggrappate? Al vittimismo, al povero-me, alla sessualità, alla giustizia, alla vendetta, allo screditare, ecc..

Continuando a rivisitare frequentemente il passato si impegnano gravemente le surrenali a produrre steroidi nel flusso sanguigno fino ad intossicarsi. Questa è la depressione cronica della mente e del corpo. Le persone depresse sono così piene di steroidi che sovraccaricano tutti i recettori fino a bloccare tutte le altre sostanze nutritive vitali, gli amminoacidi e tutti gli altri messaggi provenienti dal cervello. Così i recettori che avevano la funzione di far entrare il calcio nelle cellule, si trasformano ora e fanno entrare gli steroidi. E questa diventa una dipendenza. Le persone sono dipendenti dal loro passato.

L’ipotalamo fa arrivare il codice chimico nell’ipofisi, che poi a sua volta, come ghiandola maestra trasmette l’informazione a tutto il corpo. L’ipotalamo fa parte del sistema libico, perché il passato è una cosa emozionale. E quando lo attiviamo, quando attiviamo il passato, attiviamo inutili emozioni nel corpo. Così l’ipofisi comincia a secernere l’ormone della morte, perché il corpo in questo modo diventa come un morta vivente. L’ipofisi lavora in armonia con l’anima e lo Spirito che vede che sta avvenendo una soppressione della spiritualità per il piacere della dipendenza emozionale. Ogni carica che ci da il passato porta con sé quei piccoli peptici, quegli amminoacidi che sono distruttivi e provocano il continuo esaurimento emozionale del corpo stesso. Richiamando la memoria del passato cerchiamo la redenzione, ma non la troveremo mai nelle emozioni che consumano il corpo. Vogliamo la redenzione per sentirci bene per un po’. Il passato crea dipendenza biochimica e crea dipendenza alla personalità, la quale si nutre di emozioni. In questo processo sono coinvolte soprattutto le surrenali ed anche gli steroidi del sesso.

Il cervello crea i propri steroidi, la propria morfina. Il cervello crea la propria estasi. Esso può creare e ricreare qualsiasi sostanza.

Quando collochiamo un’immagine o un intento nel lobo frontale, sia essa del passato, del presente o del futuro, inonda di neuroni che contengono tutti gli amminoacidi di tutte le forme. Il corpo umano è qui nel lobo frontale come un negativo. E qualsiasi immagine appaia nel lobo frontale olograficamente, automaticamente accende i neuroni.

Se visualizziamo che siamo in buona salute anche se non lo siamo e diciamo”No, tu guarirai!” e mettiamo quell’immagine li nel lobo frontale e siamo tutt’uno con noi stessi, con tutto il nostro corpo, con la nostra personalità, allora nel nostro cervello abbiamo creato la meravigliosa guarigione, perché abbiamo cambiato la struttura delle cellule che sono duplicate nel corpo. Ciò che curiamo nel cervello, lo curiamo neurologicamente e neurochimicamente nel corpo. Se non lo guariamo nel cervello, non lo guariremo mai nel corpo.Dobbiamo prima sognarlo nella realtà primaria, anche chimicamente; se prima avviene chimicamente può avvenire anche biofisicamente.

Perciò noi non siamo condannati dal nostro DNA, né siamo condannati dal nostro ceto, dalla nostra cultura, dalla ereditarietà a meno che non lo approviamo.

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